Gli ultimi occhi di mia madre

by

di Barbara Garlaschelli

[Barbara Garlaschelli ha pubblicato questo articolo nel suo blog].

ultimi-occhi-di-mia-madre[…] Ecco, il libro di Patrizia Patelli, Gli ultimi occhi di mia madre (Sironi, 2009) non è una buona novella. Soprattutto non è una novella di buoni.
Parola dopo parola, riga dopo riga, pagina dopo pagina, in una scrittura convulsa, rovente, rabbiosa, struggente, Patelli ricuce uno strappo: quello tra lei e la madre morta dopo una lunga, dolorosamente assurda malattia. E’ il tentativo di riempire spazi che la morte lascia irrimediabilmente vuoti, ma che la scrittura riesce, invece, a riempire.
E’ la storia di due donne, madre e figlia, e di un rapporto mancato.
Questo libro è un atto d’amore postumo, ma anche un atto d’accusa, prima di tutti verso stessa per non essere riuscita a vivere in un tempo possibile l’amore per sua madre, e verso sua madre, donna dura, gran lavoratrice, incapace di dare spazio alla propria emotività e alla propria affettività, condannata a una sofferenza fisica prolungata nel tempo, indecente, ingiusta. Come solo il dolore fisico sa essere. Ma è un atto d’accusa anche contro i parenti che se ne sono rimasti lontani; i datori di lavoro che hanno sfruttato sino all’osso (nel senso reale del termine) questa donna ligia al dovere, ambiziosa, che ha sacrificato tutto per il lavoro; il padre che amando sua moglie non è stato capace però di “contenerla”, orientarla anche verso la figlia e gli affetti famgliari. […]

Leggi tutto l’articolo nel blog di Barbara Garlaschelli.

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3 Risposte to “Gli ultimi occhi di mia madre”

  1. patrizia patelli Says:

    perdonate ma uso questo spazio per lasciarlo io un commento. la pubblicazione di questo libro mi ha fatto un regalo grande e inaspettato, anzi tre. uno: mi ha messo in comunicazione con molte persone da tutta Italia, uomini e donne in egual misura, che mi hanno scritto e mi hanno regalato parti della loro storia e questo ha riempito spazi importanti della mia esperienza e ha dato forza e coraggio alla mia scrittura e alla capacità di credere in essa. Due: mi ha portato molte donne. donne che scrivono a loro volta che sono diventate amiche importanti (federica sgaggio mi tocca citarla se no mi picchia… e scherzo, so che mi darebbe solo carezze!) o semplicemente si sono occupate della mia scrittura e lo hanno fatto con umiltà e entusiasmo e questo alla faccia di ciò che si dice di noi ragazze. tre: ho avuto due critiche per me eccezionali da massimiliano melilli e da nicola vacca che sono due uomini e che mi hanno convinto che il mio libro aveva un valore trasversale, poteva essere preso in considerazione dalle persone (non solo dalle donne) che di mestiere si occupano di libri o anche di libri.

  2. Ausilio Bertoli Says:

    Mi era sfuggito questo libro, nel senso che non l’avevo preso in considerazione. Ma leggendo attentamente il post, il cuore mi si è riempito di ammmirazione e insieme di amore per Patrizia Patelli e sua madre, vittima delle crudeltà naturali e “culturali”, e non potrò non leggerlo e – nello stesso stempo – non essere vicino virtualmente a Patrizia. Tanto più che da un po’ frequento spesso un ospedale in cui sono ospitate due persone che mi hanno dato e mi danno amicizia. Cerco di risollevarle, sdrammatizzando il loro dolore e – soprattutto – soffocando, o cercando di soffocare, quel senso tetro d’impotenza, angoscia, ribellione, rabbia che mi sgorga dall’anima. Ma credo che – se affrontassi di petto, coraggiosamente, appunto il dolore di quei miei amici malati, forse li vinceremo insieme, il dolore e il senso d’angoscia e di rabbia.
    Un caro saluto, A. B.

  3. patrizia patelli Says:

    Grazie, Ausilio. Un caro saluto a te.

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