Trovarobe, 13

by

di giuliomozzi

[Nel giugno del 2005 Gianni Bonina, direttore di Stilos (una bella rivista che oggi non c’è più, per la quale avevo già compilate le 100 puntate del (non) corso di scrittura e narrazione) mi chiese di inventarmi una nuova rubrica. Nacque così Trovarobe, rubrica dedicata (almeno in teoria) all’andar cercando libri. Poiché non mi sembrano poi brutti articoli, li ricupererò qui. Leggi tutti i Trovarobe].

La verità è che da settimane e settimane non leggo un libro. Per «libro» intendo un «libro stampato»: cioè un testo che non solo sia stato scritto, ma sia stato anche scelto da una casa editrice e ritenuto degno di pubblicazione. Invece, in queste settimane ho letto una ventina di dattiloscritti. Non li ho «sfogliati» o «guardati»: li ho proprio «letti»: facendo anche note a margine, pensandoci su, discutendone con altre persone, eccetera. Li ho letti, in somma, così come leggerei un libro che mi sta molto a cuore, un libro importante, un libro del quale mi interessa discutere con altri, eccetera.

Di questa ventina di dattiloscritti – a loro volta selezionati da una massa di circa quattrocento – solo uno diventerà un «libro». Solo uno, cioè, diventerà un oggetto che qualcuno potrà comperare in libreria fidandosi del fatto che qualcun altro – la casa editrice, le persone che ci lavorano dentro – lo ha letto, valutato, approvato e ritenuto degno di essere letto anche da altri.

Adesso non ne posso più. Ho bisogno, per qualche altra settimana, di leggere testi sicuri, ai quali io possa accostarmi con fiducia, con un confortevole pregiudizio positivo. Devo disintossicarmi. Non che quei trenta dattiloscritti fossero tutti brutti; tutt’altro; probabilmente tre o quattro sono degni di diventare un libro: se ne pubblichiamo solo uno, e non tre o quattro, è semplicemente perché possiamo fare solo un certo numero di libri l’anno, e dentro questo certo numero possiamo fare un certo, piccolo numero di «esordi».

Dovendo disintossicarmi, quindi, l’altro giorno, nel fare la borsa per andare a Milano, ci ho messa dentro la Divina commedia. Avrei potuto metterci dentro Il ritorno a casa di Enrico Metz di Claudio Piersanti, appena uscito da Feltrinelli; o Dicono di Clelia di Remo Bassini, Mursia; Piersanti è uno scrittore del quale mi fido ciecamente, nel senso che ogni suo libro mi è sembrato bello e interessante (soprattutto Luisa e il silenzio); Remo Bassini è una persona amabile e gentile, e di leggere questo suo romanzo sono veramente curioso; eppure, no, dovevo disintossicarmi sul serio, e allora nella borsa ci ho messa dentro la Divina commedia.

Così succede, l’altro giorno, che sono in treno, e sto leggendo il Paradiso. Giusto mentre leggo: «L’acqua ch’io prendo già mai non si corse; / Minerva spira, e conducemi Appollo, / e nove Muse mi dimostran l’Orse» (Par., ii, 7-9), il mio vicino (un signore grosso con i capelli corti e rossi, impegnato fino a un momento prima a leggere La Repubblica) mi dice: «Scusi, quella è la Divina commedia?».

«Sì», dico.

«Ma lei», dice il signore grosso, «è uno studioso?».

Ci penso un attimo. «No», dico.

«Ma allora», dice il signore grosso, «mi scusi per la domanda, ma perché la legge?».

«Ma», dico io, «perché mi piace».

«Le piace?», dice il signore grosso.

«Sì», dico.

«Ma lei, e mi scusi ancora», dice il signore grosso, «l’ha anche già letta?».

«Sì», dico, «è un libro che ho letto e riletto, che rileggo periodicamente. Appunto: mi piace, e molto».

«Ah», dice il signore grosso, «bene. Grazie. Mi scusi». E se ne torna alla lettura di Repubblica.

A questo punto, però, sono io che ho da fare delle domande. «Mi dica», dico, «ma perché il fatto che io legga la Divina commedia la incuriosisce tanto?».

«Ma, niente», dice il signore grosso, «è che non l’avevo mai visto fare».

«Non ha mai visto nessuno leggere la Divina commedia?», dico.

«No», dice il signore grosso, «è che non avevo ma visto nessuno leggerla perché gli piace».

[La ripubblicazione di Trovarobe è dedicata ad Alex Fringberger, i cui libri sono così difficili da trovare che abbiamo dovuto inventarceli. gm]

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