Più parlamentari per tutti

by

di giuliomozzi

[Un articolo correlato a questo è: Silvio Berlusconi ha una paura fottuta del parlamento, o: i lavoratori della chiacchiera]

Mettiamo che esista un Paese governato da una solida maggioranza. Mettiamo che quella solida maggioranza abbia un riconosciuto e incontrastato leader. Mettiamo che quel leader della solida maggioranza sia anche capo del Governo. Mettiamo, infine, che quel leader della solida maggioranza, nonché capo del Governo, sia anche un uomo dotato di grande potere personale e di enormi risorse economiche.

Ora, mettiamo che quest’uomo, volendo che sia fatta una certa legge, invochi un disegno di legge d’iniziativa popolare, nella convinzione dichiarata che esso raccoglierà le firme di “milioni e milioni di elettori”.

La domanda è: perché quest’uomo, che è capo del Governo e leader della solida maggioranza, non si limita a fare un bel disegno di legge governativo? Perché, visto che fino ad oggi ha avuto dal Parlamento tutte le leggi che ha volute, non sceglie le vie ordinarie? Perché quest’uomo così forte nel Governo e nel Parlamento propone e invoca un disegno di legge d’iniziativa popolare?

Inoltre: che razza di disegno di legge d’iniziativa popolare è, un disegno di legge che viene proposto e invocato dal capo del Governo, nonché leader della solida maggioranza?

Patti Smith. People Have the Power.

Patti Smith. People Have the Power.

Poiché sono convinto che due fatti contraddittori non possono essere considerati in un discorso razionale (un uomo non può essere considerato contemporaneamente vivo e morto; un pezzo di legno non può essere considerato contemporaneamente sedia e violino), propongo di pensare che se quest’uomo s’inventa una legge d’iniziativa popolare è perché, al di là delle apparenze, egli non è davvero il capo del Governo, e non è davvero il leader della solida maggioranza – o, in alternativa, egli è il leader della maggioranza ma la maggioranza non è solida.

E quindi la legge d’iniziativa popolare proposta e invocata da quest’uomo che è capo del Governo e leader dell’apparentemente solida maggioranza, è una legge che egli intende usare contro il Governo da lui solo apparentemente capeggiato e contro l’apparentemente solida maggioranza.

E’ evidente dunque che quest’uomo non potrà sostenere tale proposta di legge con gli strumenti in possesso del capo del Governo (visto che in realtà non è lui il capo del Governo), né con gli strumenti in possesso del leader della solida maggioranza (visto che in realtà non è lui il leader della maggioranza, oppure la maggioranza non è solida); egli dovrà quindi sostenere tale proposta di legge con gli altri strumenti in suo possesso, con gli strumenti in possesso di lui in quanto privato cittadino, ossia il suo grande potere personale e le sue enormi risorse economiche.

Con una formula breve e imprecisa, ma suggestiva, potremmo dire: quest’uomo sta cercando di comperare uno stato. Tutt’intero.

***

Ciò detto, faccio qualche considerazione nel merito. Si dice che il Parlamento italiano ha dimensioni esagerate. Si fa il paragone con il Congresso degli Stati Uniti d’America: 435 persone nella Camera dei rappresentanti, 100 senatori. Per una popolazione che è il quintuplo della nostra. Il paragone è sicuramente suggestivo. Ma ho il sospetto che sia insensato.

Gli Usa hanno formato il loro sistema istituzionale molti anni fa. Man mano che la dimensione degli Usa aumentava (nuovi Stati, popolazione in aumento), a fronte di pochissime riforme istituzionali si è avuta una grande crescita degli “apparati paraistituzionali”.

In sostanza: se un cittadino vuol fare arrivare una sua richiesta o proposta a un membro del Congresso, troverà il modo di farlo attraverso gli apparati dei partiti, gli apparati personali dei membri del Congresso, i sindacati, o le varie organizzazioni di pressione (lobby) di categoria, industriali, sociali, confessionali eccetera. Il funzionamento di tutti questi soggetti è regolato, per quel che ne so, da qualche legge e da molte consuetudini. Il loro radicamento nel territorio e nella popolazione è molto profondo. Il loro potere d’influenza è vero e serio (e non per nulla, ad ogni campagna elettorale locale, nazionale o federale, pressoché tutti questi soggetti si schierano piuttosto esplicitamente).

La Costituzione italiana fissò un numero di parlamentari indubbiamente alto. D’altra parte, nel 1948 l’Italia era appena uscita a pezzi da una doppia guerra (la guerra fascista, la guerra civile), dopo vent’anni di un regime che aveva accuratamente smantellate tutte le forme associative, o le aveva assorbite e sottoposte all’autorità del partito (ad esempio attraverso l’Opera nazionale dopolavoro). Stante la debolezza delle forme associative – delle, chiamiamole così, “cinghie di trasmissione” tra la popolazione e i rappresentanti -, esisteva una reale esigenza di permettere un contatto il più possibile diretto tra i parlamentari e la popolazione.

Poi l’Italia è cambiata, e l’assetto istituzionale è rimasto sostanzialmente identico per vari decenni. I partiti sono diventati vere organizzazioni di massa, con ramificazioni sociali, economiche e finanziarie. I sindacati e le associazioni di categoria si sono articolati a livello provinciale, nazionale e (dagli anni Settanta) regionale. Un florido tessuto associativo si è sviluppato. E c’è stato un momento, forse, direi all’inizio degli anni Ottanta, nel quale una riforma del sistema parlamentare (con una diminuzione nel numero dei rappresentanti e una “ufficializzazione” delle attività lobbistiche, ecc.: all’epoca lavoravo in Confartigianato, e questi temi erano tutti i giorni nei quotidiani) sarebbe stata possibile e sensata.

Ma l’occasione andò perduta. Il mondo della politica si arroccò, finendo con lo screditare non solo sé stesso ma anche tutti i possibili interlocutori (se il partito non ascolta più il sindacato, agli occhi dell’iscritto non è solo il partito a screditarsi, ma anche l’impotente sindacato). E il mondo associativo ben si adattò a un sistema di relazioni sempre non ufficiali, sempre non istituzionali, e spesso meramente lucrative. Si può avere quello che si vuole: basta pagare.

Negli ultimi vent’anni, infine, abbiamo assistito alla quasi scomparsa dei partiti-organizzazione (in nome dei “partiti leggeri” e simili cose); alla messa in dubbio permanente della capacità rappresentativa dei sindacati; alla perdita di attrattiva di quasi tutte le organizzazioni sociali, confessionali eccetera. Con una parola ad effetto: la società italiana si è disgregata. Non esiste più nessuna “cinghia di trasmissione”. Le stesse carriere politiche sembrano crearsi da un giorno all’altro. Non occorre più rappresentare effettivamente qualcuno, per entrare in Parlamento.

In mezzo a tutto questo ci è capitato il fenomeno Berlusconi. Un fenomeno che è nel segno dei tempi, ma è anche legato alle qualità del tutto straordinarie di quest’uomo. Piaccia o non piaccia, ogni tanto la Storia regala queste singolarità. Che si consideri Silvio Berlusconi un uomo della provvidenza, un salvatore della patria, un decente governante, un male necessario o una mente criminale, si deve ammettere – mi pare – che berlusconismo e antiberlusconismo, come fenomeni non solo politici ma sociali e culturali, sono generati da questa personalità singolare.

Non so quanti siano i parlamentari italiani che hanno conservata l’antica abitudine di essere a disposizione della gente, nel territorio dove sono stati eletti, il lunedì. Ne conosco alcuni che ritengono del tutto inutile avere rapporti diretti con gli elettori. La mia impressione personale (è una semplice impressione personale) è che i parlamentari italiani siano oggi molto più irraggiungibili oggi, da parte della gente comune, rispetto a vent’anni fa. D’altra parte la politica era, fino a vent’anni fa, soprattutto un’arte della mediazione: mediazione tra le istanze dei vari soggetti sociali, economici eccetera; mediazione tra le volontà dei partiti coalizzati; mediazione anche, talvolta, con l’opposizione (e quindi con coloro che l’opposizione rappresentava). Tanto per chiarire che cosa intendo con la parola “mediazione”, voglio ricordare che la legge sul divorzio fu fatta dalla Democrazia Cristiana, che la votò in Parlamento. Così come la legge “per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” fu fatta dalla Democrazia Cristiana, che la votò in Parlamento. Oggi mi pare evidente che la mediazione è una merce diventata assai scarsa.

Quindi? Quindi, il progetto di tagliare seccamente il numero dei parlamentari produrrà, tra i tanti effetti, anche questo: che i parlamentari saranno ancora più lontani dal territorio e dalle organizzazioni sociali, sindacali, economiche, confessionali eccetera; che sgli spazi di mediazione e di composizione degli interessi si ridurranno ulteriormente. Quindi tali organizzazioni subiranno una perdita secca di potere.

E questa è una buona ragione perché “milioni e milioni di elettori” non firmino una finta proposta di legge d’iniziativa popolare che, semplicemente, va contro il loro interesse: in quanto diminuisce seccamente la loro possibilità di fare presenti le loro istanze presso i parlamentari.

Il potere, peraltro, se qualcuno lo perde, qualcun altro lo acquista. Se le organizzazioni sindacali, economiche, sociali, confessionali eccetera perdono potere; se questo potere non lo acquista il Parlamento (non mi pare che l’attuale capo del Governo sia intenzionato ad aumentare i poteri del Parlamento; mentre più volte ha lamentato la limitatezza dei propri poteri); dove andrà a finire, questo benedetto potere? In quali mani?

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5 Risposte to “Più parlamentari per tutti”

  1. Felice Muolo Says:

    Un vantaggio c’è: un dittatore è molto più facile sbatterlo fuori a calci in culo. Per effettuare una operazione diversamente del genere e risolta a metà in passato, ci è voluto mezzo secolo. Considerazione senza fine alcuno. Più una battuta che altro.

  2. Bandini Says:

    Giulio, forse è un mio problema, ma non visualizzo tutto l’articolo: si interrompe così:
    “dove andrà a finire, questo benedetto potere? In quali mani?Un art”

  3. vibrisse Says:

    “Un art” è una cosa in più. Ora tolgo. L’articolo finisce lì.

    gm

  4. Federico Platania Says:

    Qualche tempo fa mi trovavo in macchina con un berlusconiano convinto. A un certo punto siamo passati davanti a un manifesto elettorale che raffigurava il faccione di un politico. «Guarda che faccia da maiale quello – mi ha detto il berlusconiano convinto – si è ingrassato fregandosi i nostri soldi».
    Rimasi molto sorpreso perché il politico con il faccione era un candidato del PDL. Come mai, pensai, il berlusconiano convinto che vota per il partito di Berlusconi dà del ladro maiale a un candidato del PDL?
    Non glielo chiesi, ma continuai a ragionare.
    Forse fu quel giorno che compresi una cosa nuova circa la psicologia degli elettori di Forza Italia prima e del PDL poi. E cioè che c’è una percentuale di questo elettorato (mi piacerebbe sapere quale) che considera tutta la cosiddetta casta politica come qualcosa di dannoso, a prescindere dallo schieramento.
    Per questa percentuale di elettorato berlusconiano tutti i politici sono dei corrotti mascalzoni; tutti i politici, compresi quelli del partito di Berlusconi; tutti i politici, eccetto Berlusconi, ovviamente.
    Per questa percentuale di elettorato berlusconiano il partito chiamato “Forza Italia” prima e PDL poi non è stato altro che una necessità tecniche cui Berlusconi ha dovuto ricorrere dal momento che purtroppo (“purtroppo” secondo loro intendo) il nostro sistema politico prevede elezioni, partiti, composizione delle camere, etc.
    Per questa percentuale di elettorato berlusconiano la cosa migliore sarebbe affidare immediatamente tutti i poteri a Berlusconi bypassando finalmente l’attuale architettura legislativa, ostacolante e dannosa (“finalmente”, “ostacolante” e “dannosa” secondo loro intendo).
    Sono d’accordo con Giulio quando si chiede che senso abbia chiamare “legge di iniziativa popolare” una cosa proposta e invocata dal presidente del consiglio. E tuttavia temo fortemente che una certa percentuale di elettorato berlusconiano riterrebbe questa una questione di lana caprina e sposerebbe subito tale legge.

  5. Bartolomeo Di Monaco Says:

    Sono d’accordo sulla riduzione del numero dei parlamentari.
    Ne parlo qui, e di altro:
    http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=4979

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