Trovarobe, 6

by

di giuliomozzi

[Nel giugno del 2005 Gianni Bonina, direttore di Stilos (una bella rivista che oggi non c’è più, per la quale avevo già compilate le 100 puntate del (non) corso di scrittura e narrazione) mi chiese di inventarmi una nuova rubrica. Nacque così Trovarobe, rubrica dedicata (almeno in teoria) all’andar cercando libri. Poiché non mi sembrano poi brutti articoli, li ricupererò qui. Leggi tutti i Trovarobe].

Un paio di settimane fa ero a Casteggio, in provincia di Pavia, per un laboratorio di scrittura che è durato un sabato e una domenica. Il sabato sera siamo andati a cena tutti insieme. Nel mio angolo di tavolo ci siamo messi a discutere sull’ideologia. Come in tutte le sane discussioni, dopo un po’ ci siamo accorti che il problema non era tanto l’essere d’accordo o non esserlo – in ogni caso non potevamo essere d’accordo, poiché i nostri principi erano diversi: e sui principi non si può, nel senso che proprio non è possibile, discutere – quanto il puro e semplice capirci. Io dicevo, ad esempio: «ideologia», e così dicendo intendevo: «Complesso di idee e principi propri di un’epoca, di un gruppo, di una classe sociale»; un interlocutore mi sentiva dire: «ideologia» e, marxianamente, (lui, che mi accusava d’essere marxista!), capiva: «Dottrina o concezione che nasconde sotto i propri ideali gli interessi particolari di una classe»; il terzo, ancora marxianamente, ma in una sorta di declinazione antipolitica del marxismo, capiva: «Complesso di idee astratte e mistificatorie che non hanno riscontro alcuno nella realtà»; e per il quarto (ché di questo discutevamo in quattro: mentre gli altri commensali, sanamente, preferivano discorrere d’altro), «ideologia» era semplicemente una cosa brutta, un residuo del passato, uno scheletro da armadio.

Bene. Per i più curiosi, dirò che le tre definizioni riportate tra virgolette vengono dal dizionario della lingua italiana curato da Tullio De Mauro e pubblicato da Paravia (disponibile anche in rete: http://www.demauroparavia.it), che peraltro ne riporta anche una quarta: «Corrente filosofica francese fondata nel sec. XIX da A.L.C. Destutt de Tracy, continuatrice del sensismo illuministico». E infatti – vi invito a farvi qualche domanda sul preciso valore di questo infatti – il giorno successivo a quella discussione, sempre lì a Casteggio, al mercato in piazza, m’imbattei nella quarta definizione di «ideologia». Per soli cinquanta euro (lasciatemi l’illusione di aver fatto un buon affare) comperai l’Ideologia di Melchiorre Gioia, due tomi rilegati in unico volume (pp. 327+395), pubblicato a Torino nel 1859 presso lo Stabilimento Librario Paravicini (non si tratta della prima edizione, che è del 1822; ma mi sembra comunque una buona edizione, peraltro in ottimo stato).

Melchiorre Gioia (Piacenza 1767, Milano 1829), che pubblicò tra le altre cose un trattato di medicina legale e assicurativa (Trattato del merito e delle ricompense, 1822: e c’è ancora, con sede a Pisa, una Associazione Melchiorre Gioia, che raccoglie medici legali e giuristi che lavorano nel campo della valutazione e del risarcimento del danno alla persona) e una Filosofia della statistica (1826), è l’inventore della famosa «regola del calzolaio»: «Un calzolaio […] eseguisce due scarpe e un quarto al giorno; voi avete indebolito la sua mano che non riesce più che a fare una scarpa; voi gli dovete dare il valore di una fattura di una scarpa e un quarto moltiplicato per il numero dei giorni che gli restano di vita, meno i giorni festivi» (vedi). Se mai in vita vostra un’assicurazione vi ha risarcito per un danno, voglio dire, lo dovete un pochettino anche a Melchiorre Gioia, filosofo storico statistico e, per non farsi mancare niente, patriota – nel 1820 fu arrestato dal governo austriaco, insieme a Silvio Pellico e Piero Maroncelli; ebbe la buona sorte di essere rilasciato dopo circa un anno.

Il pensiero filosofico di Gioia è più o meno questo: l’«ideologia», nel senso appunto di scienza dell’origine e dello sviluppo delle «idee», deve «prendere le mosse dal paragone delle sensazioni primitive coi prodotti ideali e sentimentali», cosicché «la differenza risultante dal paragone diviene misura delle facoltà dell’animo». E nella sua Ideologia si leggono cose meravigliose. Ad esempio, una tabella (a p. 312 del primo tomo) mette a paragone la «identità di alcuni effetti per cause fisiche e morali»: i capelli imbiancano per la «vecchiezza» ma anche per lo «spavento»; l’obesità deriva da «abitudine di alimenti succulenti» ma anche da «tranquillità d’animo»; il tetano può essere causato da una «grave ferita alla testa» riportata «ne’ paesi caldi», ma anche da «vivissima commozione d’animo»; eccetera.

Non avessimo discusso d’ideologia proprio la sera prima, non avrei badato questo libro: che mi sta divertendo pazzamente. Così tanto, che ho già trovato a chi prestarlo.

Ideologia, di Melchiorre Gioia. Le prime righe.

Ideologia, di Melchiorre Gioia. Le prime righe.

[Se siete curiosi di Melchiorre Gioia, sappiate che di suo in commercio si trova ormai solo il tattatello su Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell’Italia. Se frugate nel servizio BookSearch di Google, invece, trovate varie cose scaricabili (qui). Non l’Ideologia, però. Quella, ahimè, potete trovarla a caro prezzo in Mare Magnum.]

[La ripubblicazione di Trovarobe è dedicata ad Alex Fringberger, i cui libri sono così difficili da trovare che abbiamo dovuto inventarceli. gm]

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3 Risposte to “Trovarobe, 6”

  1. Felice Muolo Says:

    Giulio, la tua scrittura è velluto di prima qualità ed è una autentica goduria leggerla. Con il contenuto di essa, credo lo fai apposta (o ti viene naturale?), e ci riesci, spesso ci fai sentire ignoranti. Naturalmente, parlo per me.

  2. Maura Says:

    Se non sbaglio partecipai anch’io a quella discussione (si arrivò addirittura a parlare di Lucky Luciano e Giulio Andreotti, mi pare).

  3. vibrisse Says:

    Non ti sbagli, Maura. gm

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