Trovarobe, 4

by

di giuliomozzi

[Nel giugno del 2005 Gianni Bonina, direttore di Stilos (una bella rivista che oggi non c’è più, per la quale avevo già compilate le 100 puntate del (non) corso di scrittura e narrazione) mi chiese di inventarmi una nuova rubrica. Nacque così Trovarobe, rubrica dedicata (almeno in teoria) all’andar cercando libri. Poiché non mi sembrano poi brutti articoli, li ricupererò qui. Leggi tutti i Trovarobe].

La biblioteca dei miei genitori (nati entrambi nel 1928, sposati nel 1956, di professione biologi) era fatta di due specie di libri: i libri di biologia e i libri tascabili. Tra i libri di biologia ce n’erano di bellissimi: gli atlanti della flora trentina, i libri su come gli uccelli conoscono i nidi, gli studi sulla motilità delle stelle marine, i primi (parlo degli anni tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta) testi di ecologia – per non parlare dei grandi trattati come la Zoologia generale del D’Ancona (Utet). Quand’ero piccolo, l’idea che certi libri osassero tentar di contenere l’elenco e la descrizione di tutti i viventi, mi stordiva; li sfogliavo instancabilmente, meravigliandomi a ogni pagina, interrogandomi sull’apparentemente infinita varietà della vita e sulla delirante inventiva della Natura (che ragionevolezza c’è, nell’inventarsi qualcosa come ottantamila specie di coleotteri?).

I libri tascabili invece erano i libri che dovevano esserci in un’onesta biblioteca familiare. Erano Bur, Libri del Pavone (la collana mondadoriana che precedette gli Oscar), Libri Pocket Longanesi, Oscar, Delfini Bompiani. C’era anche (c’è ancora) l’Oscar Numero Uno, Addio alle armi di Hemingway. E c’erano Faulkner, Somerset Maugham, Fallada, Fante, Cronin, Vittorio G. Rossi, Graham Greene, Pearl S. Buck, Di Donato (Cristo tra i muratori), Steinbeck, Mario Soldati, Alba De Céspedes, Pavese, Cassola, Bernanos, eccetera. Tutto quello che doveva esserci, più o meno, nella biblioteca di una famiglia giovane composta da due sposi di estrazione cattolica e borghese dotati al momento di: assai pochi soldi, tre bimbi da crescere, una grande determinazione.

Di quei tascabili, oggi se ne trovano a scatoloni interi nei mercatini dell’usato. Un euro un libro, cinque euro sei libri, e così via: la minutaglia della minutaglia. Eppure sono preziosi. Certe cose che non si ristampano da decenni, o li trovi in quelle edizioni lì o non li trovi per niente. Manhattan Transfer di Dos Passos, ad esempio, lo pedinai per mesi; in commercio non era più; e finalmente pescai, nel marzo del 2003, un’edizione in due volumetti nei Libri del Pavone (due volumetti, due euretti), datata 1953: la pescai in una libreria di Ferrara acarosissima (roba da accopparsi di starnuti) che stava svendendo i rimasugli della biblioteca del Trentesimo Corpo dei Vigili del Fuoco, con sede appunto a Ferrara. Manhattan Transfer, si evince dai timbri applicati all’interno, era il libro numero 95 di quella biblioteca. Anzi: non Manhattan Transfer, ma Nuova York: perché, evidentemente, nell’Italietta del 1953 l’editore Mondadori riteneva impossibile vendere un libro intitolato Manhattan Transfer, e impossibile tradurre un titolo come Manhattan Transfer.

Non feci a tempo a finir di leggere il libro, che me lo ritrovai in libreria, tra le novità dei tascabili, ristampato da Baldini Castoldi Dalai, con il titolo giusto e non tradotto, Manhattan Transfer, ma peraltro con la medesima traduzione del 1953 (di Alessandra Scalero: invecchiata ma bella, per quel che posso capirci). Ora: un tascabile vale l’altro; il formato del mio del 1953 è più comodo di quello adottato da BCD nel 2003 (la comodità del formato, per un lettore da treno come me, è essenziale); ma il punto non è questo; il punto è che il mio Manhattan Transfer del 1953 intitolato Nuova York è un libro che è stato scelto da un Vigile del Fuoco bibliotecario (o richiesto da un Vigile del Fuoco lettore), timbrato con somma cura, letto almeno un paio di volte (a occhio), aggiustato probabilmente dal Vigile del Fuoco bibliotecario con del nastro adesivo di eccellente qualità (il nastro adesivo di cattiva qualità si secca, si squama, si scolla, svanisce lasciando solo una traccia sporca: non li fanno più, i nastri adesivi di una volta!): è in somma un libro che ha una storia. Un libro che è passato di mano in mano. Un libro che non è solo mio (anche se non so quanti siano, i lettori di Dos Passos, oggidì: vent’anni di fuori catalogo ammazzano qualunque scrittore, anche uno grandissimo e ormai Entrato Nei Libri Di Storia) ma è stato anche di altri. Un «libro comune».

L’altra settimana cantavo le lodi del «libro segreto». Oggi mi entusiasmo per il «libro comune». Già sento le voci: «Lei si contraddice!». I lettori di libri son gente strana, si sa. Ma – come dice Snoopy – nell’ultima puntata riunirò tutti i fili.

[La ripubblicazione di Trovarobe è dedicata ad Alex Fringberger, i cui libri sono così difficili da trovare che abbiamo dovuto inventarceli. gm]

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2 Risposte to “Trovarobe, 4”

  1. Felice Muolo Says:

    Mio fratello maggiore riuscì a comprare i primi cento libri degli oscar mondadori, come venivano pubblicati, poi partì per il militare. Io li lessi tutti facendo attenzione a non sciuparli.

  2. Bartolomeo Di Monaco Says:

    La tua rubrica la seguii su Stilos, ma è bello ritrovare qui gli articoli, ancora attuali e assai stimolanti.

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