Sdoganare Carlo Coccioli

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libertatitolo

di Gabriele Dadati

[Questo articolo è apparso nel quotidiano piacentino Libertà l’8 aprile 2009].

Nel 1976 uscì per la prima volta il romanzo Davide di Carlo Coccioli, scrittore amatissimo da Pier Vittorio Tondelli, contemporaneamente in Francia e in Italia, dove vinse il premio selezione Campiello. Fu in seguito tradotto e pubblicato in Spagna. L’autore, nato a Livorno nel 1920, era però da molto in esilio volontario, appartato rispetto a queste vicende: s’era infatti trasferito nel 1954 a Città del Messico, dove sarebbe morto nel 2003, lontano da un paese, il nostro, col quale era forse entrato in conflitto anche a causa della sua omosessualità. Cattolico e quindi lontano dalla cultura di sinistra, ma omosessuale e quindi in difficoltà nel dialogo con la chiesa, Coccioli non poteva che cercare un’altra collocazione per sé.

Il romanzo Davide, che torna ora a più di trent’anni di distanza pubblicato dalla milanese Sironi, racconta la vita di re Davide, il più grande sovrano di Israele, impostando la narrazione come se si trattasse di un’autobiografia. Il re, anziano e in procinto di morire, è ormai costretto a letto, e negli intervalli del sonno si lascia andare alla rievocazione della sua vicenda terrena. E come si legge nel romanzo: «Si vedrà in Davide l’eroe, il poeta, il re, ma l’autentico destino di Davide concerne la santità», perché la vicenda di Davide, pastorello divenuto primo del suo popolo, è la vicenda di un uomo che ha il coraggio di levarsi al cospetto di Dio e parlargli senza timore, come mai nessuno prima di lui. Un uomo che, primo dell’Antico Testamento, riesce ad amare Dio.

La scrittura di Coccioli, ricchissima di riferimenti ai testi sacri, poggia su ricerche durate oltre dieci anni, dando vita a un libro straordinario. Perché questo romanzo torna ora in libreria? Perché nel 1989 passò brevemente nella collana degli Oscar Mondadori allora diretta da Ferruccio Parazzoli, e pur venendo ignorato quasi in toto dai recensori e rimanendo in catalogo un solo anno, fece però in tempo a interessare proprio il Tondelli di cui si diceva all’inizio. Lui ne scrisse [*] e così avvenne una piccola riscoperta che contribuì a costituire una comunità di lettori affezionati. Tra questi lettori c’è lo scrittore Giulio Mozzi, che lavora in ambito editoriale per Siorni e che ne ha potuto ora promuovere la ripubblicazione. E’ intervenuto di recente presso la Libreria Coop del centro commerciale «Gotico» della nostra città, per presentare il romanzo come sta facendo a un paio di mesi. La speranza è che inizi da qui un più completo sdoganamento dell’opera di questo scrittore.


[*] Chi scrive nei giornali spesso è costretto alla fretta; e per fretta qui Dadati si confonde. Il libro che incuriosì Tondelli fu Piccolo Karma. Tondelli lo recensì nell’Espresso (la storia è raccontata qui da Mario Fortunato) e in RockStar e – guardate quant’è sottile il filo che tiene in vita le opere di uno scrittore – attirò una breve attenzione su Coccioli. Tra quelli che lessero l’articolo di Tondelli e poi il libro di Coccioli c’ero anch’io: che di Coccioli non avevo sostanzialmente mai sentito parlare. Anche della pubblicazione italiana di Piccolo Karma fu artefice, in Mondadori, Ferruccio Parazzoli. gm

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Una Risposta to “Sdoganare Carlo Coccioli”

  1. Gabriele Dadati Says:

    Ops, hai ragione: ho fatto confusione. La fretta dei giornali non è buona consigliera.

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