“Di cosa ha bisogno questo Paese per lasciarsi alle spalle queste tragedie?”

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di Cletus

[Riporto qui la parte finale di un articolo di Cletus. Lo leggete intero qui. Cletus si occupa professionalmente di materiali per l’edilizia. gm]

[…] Perchè lo Stato […] non abolisce quell’assurdo meccanismo del ribasso della base d’asta che comporta, nella logica imperante del sub appalto, di dover vedere [crollare] edifici adibiti a strutture pubbliche, costruiti dopo tanti altri sismi, altre solenni promesse, poi puntualmente disattese. Allora dietro a certe scelte c’è l’uomo, la sua dignità. Rubare su un appalto, oltrechè criminale è indice di una idea della sicurezza degli utenti vicina allo zero. E’ la logica del profitto, dirà qualcuno, no, forse è la sua degenerazione. Allora non accettiamo da uno Stato, che poi siamo, saremmo, noi, che conceda l’affidamento dei lavori con queste normative, con questi strumenti medioevali. Non devono esistere, in una nazione che si dice civile, leggi che legalizzano la ruberia, l’arte di arrangiarsi. Ribassi in base d’asta, significa dosare il cemento a 200 kg al metro cubo laddove è prescritto (e pagato) per essere a 350 kg. Stessa cosa per il diametro dei ferri. Ecco allora che dove non è l’età, vetusta, degli edifici dei centri storici dei piccoli paesini, costruiti in conci di pietra, anche edifici cosidetti “moderni”, roba costruita pochi decenni fa, si sbricioli, col suo carico di morte, per l’amara felicità di qualcuno, “costretto” a lucrare sulla bontà (e quantità) dei materiali a scapito della vita dei suoi simili.

Per non dover piangere ancora, storie come questa.

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20 Risposte to ““Di cosa ha bisogno questo Paese per lasciarsi alle spalle queste tragedie?””

  1. Andrea D'Onofrio Says:

    Perchè non servirebbe a nulla, il meccanismo è diverso.

  2. cletus Says:

    Elenco prezzi dei materiali e delle opere redatti dalle pubbliche amministrazioni aggiornati mediamente a 12/24 mesi prima (se non di più). Meccanismi d’aggiudicazione (quando non per importi minimi – il festival della discrezionalità – concessi in cosidetta licitazione privata, ossia, mi sta simpatico Andrea D”Onofrio e quindi gli dò l’appalto) ispirati al concetto della media mediata (ossia, parto da un prezzo – base d’asta- e aggiudico a quello che ritengo soddisfi la media mediata). Ovvero, affido l’appalto, con prezzi non più attuali a chi addirittura mi promette uno sconto. Buon’ultima, con la pratica del sub-appalto, è data facoltà all’Impresa che si aggiudica l’appalto (spesso mere partite IVA senza alcun operaio iscritto a libro paga e iscritte come Imprese senza dover sostenere alcun esame- come richiesto ad esempio per un pizzettaro- presso qualunque camera di commercio) ma che hanno ottenuto, in forza di criteri discutibili(*), vari patentini detti SOA per poter partecipare, in chiave d’importanza degli importi, alle varie gare) di poter affidare a sua volta sub appalto all’ultimo scalzacani che pur di non rimetterci l’osso del collo, vista l’esiguità di ciò che gli resta in mano dopo tutti sti passaggi, vi lascio immaginare dove va a rosicchiare reddito.

    Ciò detto, ben vengano altri meccanismi che, al contrario di questi, lacunosamente illustrati, portino a concreti miglioramenti.

    (*) dico discutibili, perchè ammetto la mia incapacità a comprenderne il senso, “inchiavardato” com’è ad una sorta di loop infernale in base al quale l’ottengo se ho già partecipato (e vinto) in passato ad altre gare, scandite in chiave d’importo.

  3. vibrisse Says:

    Andrea, dici che “il meccanismo è diverso”. E com’è, allora? gm

  4. antonio latrippa Says:

    Non e’ nulla piu’ di una curiosita’.
    Ma attesta che la situazione che oggi e’ deplorata, constatandone gli effetti di disastro e di lutto, permane immutata da secoli, dettata dall’interesse che ha in spregio, intrinsecamente, ogni forma di moralita’.
    Si tratta di una lettera, inviata da un (architetto) maresciallo di Francia al proprio ministro della guerra.
    http://www.igitalia.it/documentazione/vauban.pdf

  5. Andrea D'Onofrio Says:

    Il ribasso d’asta in se e per se non è nulla di male, tutti giochiamo al “ribasso d’asta” quotidianamente, chi di noi paga di più quello che può comprare a meno?

    I punti chiave di un appalto, di qualsiasi tipo, sono 2:

    1) Il flusso di pagamenti

    2) Il controllo sull’eseguito, cioè chi stabilisce se tu hai messo 200kg o 350kg.

    Assicurato il controllo su questi due punti hai vinto l’appalto. Anche se lo vince materialmente un altra ditta.

    Il meccanismo del ribasso d’asta è già stato abolito in alcuni casi
    http://www.medicocompetente.it/forum/thread/1429/Abolito-il-ricorso-al-ribasso-d-asta-per-i-costi-della.htm
    il futuro ci dirà se è servito a qualcosa (per me no). Comunque già da oggi il ribasso d’asta non è libero, un eccessivo ribasso d’asta ti pone fuori gara. Ma, ripeto, il punto non è il ribasso d’asta, ma il controllo. Sull’opera (o servizio) e sul flusso monetario.

    Cletus, mio padre è un vecchio ingegnere edile di 85 anni, da una vita propone la consegna e apertura SIMULTANEA E PUBBLICA delle buste con le offerte.
    Ma secondo me anche questa misura sarebbe assai poco utile. Non ci sono ricette facili.

  6. Andrea D'Onofrio Says:

    Vorrei fare un esempio.

    Il comune di giuliomozzi propone la costruzione di una mensa scolastica con gabbia di faraday per la protezione da scariche atmosferiche.

    Il progetto lo vince la ditta cletus con un ribasso che sarebbe anomalo (cioè troppo basso) ma non lo è perchè la ditta con una relazione ha dimostrato che in questo caso specifico il parafulmine è migliore; l’ufficio tecnico del Comune concorda con la ditta cletus.
    Io posso fare ricorso al TAR.

  7. cletus Says:

    @ D’Onofrio,
    1. I tempi di pagamento della pubblica amministrazione difatto scremano i partecipanti a qualsiasi gara = se hai soldi e spalle forti per reggere pagamenti anche a 365 giorni bene, altrimenti conosco imprese che se ne tengono debitamente alla larga, conscie delle proprie capacità finanziarie.

    2. La piaga dei controlli. Mi risulta che sebbene guidati da un professionista denominato “direttore dei lavori” che viene remunerato in percentuale sull’importo dei lavori, e che in un qualche modo garantisce della buona esecuzione degli stessi, abbiamo, sulla carta, una fra le normative più garantiste in materia di lavori: prove effettuate (credo dal Genio Civile o da laboratori universitari autorizzati) sui cubetti di calcestruzzo fatti in cantiere apposta per detti controlli. Nulla mi vieta di pensare che, a fronte della necessità di tagliare i costi per via del tanto lodato “ribasso della base d’asta”, in alcuni casi i dosaggi dei campioni e di quanto effettivamente “gettato in opera” possano non necessariamente coincidere.
    Sulla carta, dovesse succedere qualcosa, sono tutti a posto: controllati e controllori.
    Peccato che talvolta la natura ci metta, come in questo caso, lo zampino.

  8. Andrea D'Onofrio Says:

    Cletus io non taglio i costi per via del ribasso, io taglio i costi perchè mi occorre il nero.

  9. cletus Says:

    In ogni caso, anche bene, grazie a virtuosismi contabili e di gestione, l’aggiudicatario consegnasse un manufatto “a regola d’arte” (come risulterebbero essere la gran parte degli edifici italiani) la mia considerazione partiva dalla frase di Barberi “se fosse successa in California o in Giappone, la stessa scossa non avrebbe prodotto una vittima”. A L’Aquila sono venuti giù edifici pubblici edificati quando erano già in essere normative antisismiche. Sfiga ? Destino cinico e baro ?
    Lascio a voi la risposta.

  10. Andrea D'Onofrio Says:

    Quello che vorrei far passare e che il meccanismo del ribasso da solo non basta.

    Io ditta posso sempre agire su due fronti:

    1) Riduzione dei costi
    2) Aumento dei ricavi

    Il punto 1 è il caso recente di Chiesa.
    Il punto 2 è il caso recente di Romeo.

  11. Andrea D'Onofrio Says:

    Cletus quello che è successo è nulla, aspettate l’eruzione del vesuvio poi vedrete che strage.

  12. cletus Says:

    Facciamo allora che gli elenchi prezzi vengano aggiornati dinamicamente. Aboliamo il ribasso della base d’asta e cominciamo a metterci in testa (e qui lo stato dovrebbe ragionare come ogni coscenzioso padrone di casa) che quello che OGGI mi sembra più conveniente, quando si parla di lavori edili, va visto IN PROSPETTIVA in tempi lunghi, collocati temporalmente sulla lunghezza di decenni. Si scoprirebbe, una buona volta, che quello che appare OGGI più oneroso, in assenza di cicli di manutenzione, vista l’intrinseca qualità, si rivelerebbe, in capo a dieci anni, (magia !!!) come il più economico. E’ una questione di testa, prim’ancora che di cassa.

  13. cletus Says:

    Un’eventualità che non voglio nemmeno considerare. In ogni caso è O.T., a mio avviso. Attiene all’altra faccia della medaglia: l’abusivismo, l’assenza di piani regolatori e la qualità dell’edilizia privata. Qui si parlava di edilizia pubblica e di regolarità degli appalti.

  14. Andrea D'Onofrio Says:

    @Cletus: http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_09/gian_antonio_stella_le_leggi_pressappoco_del_paese_sempre_a_rischio_ca8216ec-24c9-11de-a682-00144f02aabc.shtml

  15. cletus Says:

    Stiamo parlando di prendere atto di una realtà che è sotto gli occhi di tutti. Bene fa Gianantonio Stella a non smettere di denunciare, con il suo lavoro, le cose come stanno. Voglio però fare presente un limite, che è insito in questo modo di fare. Con l’indignazione non si va avanti.
    (per altro questo è il paese dove è più facile che una denuncia venga fatta da uno scrittore – vedi Saviano – o da un giornalista, quei pochi rimasti affezionati al caro vecchio giornalismo d’inchiesta, che non dagli organi preposti) tutt’al più si fanno polaroid. Ora credo che di polaroid ce ne siano abbastanza in giro.
    E questa overdose di polaroid, per assurdo, viene poi fagocitata e metabolizzata nel sentire comune, come “male inevitabile”, per lasciare sostanzialmente le cose come stanno.
    Credo ci sia bisogno di altro. Forse di choc come questi, non so di quant’altre morti per aprire gli occhi e prendere atto che anteporre bieche logiche di profitto ad un sano modo di pianificare e gestire l’edilizia porta inevitabilmente ad altri lutti, quando non a una infima qualità della vita (intesa qui nel senso urbanistico del termine). C’è bisogno di una nuova cultura. Ed è questo il compito più difficile cui sono chiamati tutti coloro che “agitano pensiero”, in questo nostro paese.

  16. arvicola Says:

    1. I tempi di pagamento della pubblica amministrazione difatto scremano i partecipanti a qualsiasi gara = se hai soldi e spalle forti per reggere pagamenti anche a 365 giorni bene, altrimenti conosco imprese che se ne tengono debitamente alla larga, conscie delle proprie capacità finanziarie.

    non proprio: i tempi di pagamento della pubblica amministrazione sono, per legge e salvo diverso accordo, di 30 giorni dal ricevimento della fattura. se poi un fornitore propone 60 o 90 o diecimila giorni sono affari suoi, i tempi di pagamento non costituiscono punteggio in nessuna gara d’appalto; e ciò per il semplice motivo che, nella P.A., l’impegno di spesa, e relativa copertura finanziaria, viene preso non solo prima dell’incarico, ma prima della gara e quindi, anche se fosse possibile rimandare il pagamento, ciò non sarebbe di alcun vantaggio per la P.A. stessa, considerato che l’impegno, una volta assunto, ha già “sottratto”” al capitolo di bilancio la risorsa corrispondente

  17. cletus Says:

    …su Urano ? conosco il tristo festival dei ritardi….poi oh, magari al nord, in comuni piu piccoli funziona come dice lei…

  18. arvicola Says:

    Il fatto è che non può funzionare in un modo o in un altro; un modo è legale, l’altro no. non metto in dubbio che lei conosca amministrazioni che dilazionano pagamenti, ma ciò è completamente illegale (perchè, ripeto, l’intera copertura deve essere preventiva). Perciò parlare genericamente di “tempi di pagamento della pubblica amministrazione” senza specificare che i tempi di pagamento superiori alle norme sono illegali è come affermare che l’azione della P.A. è imprevedibile e umorale per sua natura, e non aiuta a discernere fra legalità e illegalità.

  19. cletus Says:

    Il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione, sia pure illuminato e governato dalle norme che lei ha illustrato, è tara tale da spingere lo stesso governo ad ipotizzare il regime di IVA per cassa proprio per “addolcire la pillola” nei confronti delle ditte che hanno fatturato (forniture, lavori, servizi) alla stessa.

    Il ritardo dei saldi di dette fatture ingenera un regime poco trasparente di raccomandazioni, quando non proprio di corruttele, affinchè tali pratiche vengano saldate quanto prima.

    [Guardacaso proprio stamattina devo riportare un assegno ad un cliente (che ha effettuato lavori per una P.A. di cui per pudore taccio il nome) perchè non ha di che coprirlo = leggi ulteriori dilazioni sui tempi di pagamento di un SAL (stato avanzamento lavori).] It’s only rock & roll.

  20. arvicola Says:

    probabilmente il governo farebbe meglio, anzichè modificare il regime IVA, ad applicare le norme esistenti e sanzionare penalmente i responsabili delle illeggittimità che, come lei saprà bene, nella P.A. sono sempre e necessariamente evidenti (il responsabile del servizio, il responsabile del procedimento, il responsabile finanziario, il collegio dei revisori e, in certi casi, la sezione competente per territorio della corte dei conti). ma pare si preferisca affidare la rinascita morale della P.A. alle popolari e letteralmente insignificanti trovate del principino dell’assenteismo europarlamentare. E con questo chiudo, perchè i casi di cui si è personalmente a conoscenza sono certo interessanti (e ne potrei portare molti in cui le “tare” non si sa nemmeno cosa siano, se non nelle imprese private che non rispettano nè tempi nè termini di fornitura ma godono di quella impunità, tutta politica e ideologica – non amministrativa – che chiamerei “la sacralità del privato”) ma temo non si arriverebbe da nessuna parte.

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