La chiesa è stata fregata

by

di giuliomozzi

Enrico Manfrini, papa Giovanni XXIII

Enrico Manfrini, papa Giovanni XXIII

Si sente dire, si legge in continuazione: la chiesa è sempre più invadente, si intromette in qualunque questione, il governo italiano è prono davanti alla chiesa, non desidera altro che compiacerla, la chiesa è più potente delle istituzioni, la chiesa vuole sostituirsi allle istituzioni, il papa non avrà divisioni ma ha un potente gruppo parlamentare, ci sono parlamentari e ministri che prendono ordini dalla chiesa, basta che il papa parli e il parlamento ubbidisce, eccetera eccetera. Con una immagine divertente, qualche giorno fa Andrea Inglese (in Nazione indiana, qui) ha restituito vivacità a questo luogo comune (e ricordo che si danno luoghi comuni veri e luoghi comuni non veri):

C’è già la rottura di palle delle finestre. Che non puoi più lasciarle aperte, manco per cinque minuti, che ti ritrovi un vescovo in casa. Sono abilissimi, nonostante la faccia raggrinzita, il corpo mummificato, e il tonacone abbottonato, inforcano facilmente il davanzale, e hop! sono dentro casa a ravanare tra le tue cose. E un vescovo mica lo puoi cacciare via in malo modo, come fosse un rumeno qualsiasi o un ladro. […]

Ora: premettendo (e sia ben chiaro) che qui quando parlo di chiesa adotto l’uso comune di questa specie di discorsi, e intendo la gerarchia della chiesa cattolica (papa, vescovi, conferenze episcopali e via dicendo), vorrei dire che, secondo me le cose non stanno per niente secondo il luogo comune.

Quando la chiesa dice che è criminale affrontare la questione dell’immigrazione come la sta affrontando questo governo; quando la chiesa dice che è osceno schedare i minori immigrati registrando dati sensibili ben oltre le esigenze dell’anagrafe; quando la chiesa dice che è osceno e criminale (e pericoloso per i nativi) rendere rischioso l’accesso ai servizi sanitari alle persone immigrate non in regola; quando la chiesa dice che è offensivo (ed economicamente irrilevante, e burocraticamente dispendioso) distribuire a un certo numero di persone povere una carta di credito con 40 o 200 euro dentro; quando la chiesa dice che un ministro che invita a essere “cattivi” nei confronti di certe persone dice quantomeno una fesseria; quando la chiesa depreca che questo governo abbia il vizio di togliere ai poveri per dare ai ricchi; quando la chiesa ricorda che nell’attuale crisi economica ci sono soggetti deboli e soggetti forti, ed è prima di tutto verso i deboli che bisogna avere attenzione; eccetera; quando la chiesa dice queste cose, a imbizzarrirsi per l’ingerenza è proprio il governo; e invece applaude, magari lodando l’alto profilo morale del pontefice eccetera, chi solitamente protesta per le ingerenze della chiesa in altri ambiti (fine vita, generazione, famiglia).

E non si può dire che il governo ascolti molto la chiesa su questi temi sociali ed economici. Magari, con un comportamento che di questo governo è specialmente proprio, c’è un ossequio formale; subito seguito da scelte esattamente opposte a quelle invocate dalla chiesa. Ma in qualche caso – ad esempio quando il settimanale Famiglia cristiana ha scritto che, avanti così, ci manca poco alle leggi razziali – il governo, o un suo esponente (il ministro Maroni, nel caso), ha addirittura annunciato querele.

E allora?

E allora la chiesa, secondo me, semplicemente si è lasciata fregare. Rubo una domanda retorica a Luca Doninelli (dalla recensione al Davide di Coccioli, qui): “Com’è possibile essere il sale della terra e, al tempo stesso, una parte politica con amici e nemici?”. Svanita la Democrazia cristiana, la chiesa si è messa a fare – in prima persona – una sorta di politica dei due forni: il mondo associativo cattolico, ad esempio, è rigorosamente spartito tra chi sta con le forze politiche e associative di destra (tutta l’area Comunione e liberazione, ad esempio) e chi sta con le forze politiche e associative di sinistra (le Acli, ad esempio, nonostante qualche tentennamento). Ma se è difficile essere il sale della terra e, al tempo stesso, una parte politica con amici e nemici, è ancora più difficile essere il sale della terra e, al tempo stesso, amicinemici con ambedue le parti politiche.

Soprattutto se una delle due parti politiche è, nella politica dei due forni, particolarmente abile. Abilità che le viene da un uso strategico della negazione dell’evidenza. Faccio un esempio. Il 29 ottobre 2008 Silvio Berlusconi dichiarava: “Farò in modo che la tv pubblica e quella privata non siano ansiogene. La tv pubblica non può essere il punto principale di pessimismo” (fonte). Ora, è sotto gli occhi di tutti (e lo spiega bene, ad esempio, Claudio Giunta nelle prime pagine del recente L’assedio del presente. Sulla rivoluzione culturale in corso) che la televisione italiana, pubblica o privata che sia (e ricordo che almeno quella privata è in buona parte nelle mani di Silvio Berlusconi), mette al lavoro telespettatori e telespettatrici, per il proprio profitto, proprio per mezzo dell’ansia, dell’insoddisfazione, della depressione, del desiderio – inevitabilmente frustrato in quasi tutti – di autorealizzazione magica. La televisione italiana fa stare male, ma questo star male non è un sottoprodotto irrilevante o casuale: è la mission aziendale. Perché solo un popolo di ansiosi insoddisfatti e depressi imbottiti di desiderio di autorealizzazione magica può credere di salvarsi aderendo a proposte commerciali esclusive alla portata di tutti. La preoccupazione da “buon padre di famiglia” dichiarata il 29 ottobre 2008 da Silvio Berlusconi è dunque una negazione dell’evidenza: Silvio Berlusconi non farà mai ciò che ha dichiarato di voler fare. Ne è un esempio la questione che ha portato alle dimissioni di Enrico Mentana: perché Grande fratello è esattamente una produzione che induce ansia, insoddisfazione, depressione, desiderio di autorealizzazione magica. La verità è, mi pare, che Silvio Berlusconi per “pessimismo” intenda “diminuzione della propensione all’acquisto di merci destinate a calmare la propria ansia, la propria insoddisfazione e la propria depressione, nonché a indurre l’illusione di poter ottenere una autorealizzazione magica”.

Non voglio dire che la chiesa dovrebbe fare uno “spostamento a sinistra”. Non mi auguro per nulla una scelta del genere. Voglio dire che la chiesa mi pare si sia imprigionata, con le sue stesse mani, in un gioco che le organizzazioni politiche di destra sanno fare molto meglio di lei, e possono giocare con molta più destrezza in quanto non hanno alcuna remora a barare. O, più esattamente, barano per esigenza di sopravvivenza, barano strategicamente: tra barare e giocare non conoscono differenza.

Da queste organizzazioni la chiesa è stata fregata. Il semplice fatto che esistano degli amici e dei nemici (e, per di più, amici e nemici tattici, secondo la politica dei due forni), che avvengano degli scambi (io do questo a te, tu dai questo a me) degrada la chiesa (e la Chiesa con lei), la trasforma in mercante che vende la sua roba nel tempio. E se si illude, la chiesa, di avere in questo modo un po’ di potere, e che questo potere le serva per fare del bene: be’, è proprio un’illusione.

L’arte del possibile è un’arte laica.

Io sto nella Chiesa. E vorrei un po’ più di lucidità nella chiesa.

[Fonte dell’immagine: Fonderia Battaglia]l

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41 Risposte to “La chiesa è stata fregata”

  1. Federico Platania Says:

    Giulio, in questo post hai affrontato un tema sul quale sto rimuginando da anni ormai. Sono sostanzialmente d’accordo con tutto quello che hai scritto. Vorrei porre un interrogativo, come contributo alla discussione.

    Quanto pesa, in questo intrappolamento a destra della chiesa, la presenza di gruppi dichiaratamente anticlericali nella coalizione di centrosinistra?

    Se dovessi dire chi è il politico più distante dal cattolicesimo, oggi, non esiterei a fare il nome di Silvio Berlusconi. E tuttavia il PDL non è un partito dichiaratamente anticattolico. Dall’altra parte, invece, alcuni partiti di sinistra (non di centrosinistra) e soprattutto le varie incarnazioni del partito radicale hanno sempre combattutto dichiaratamente il Vaticano (*)

    Anch’io sono d’accordo con te sul fatto che l’unico modo che ha la chiesa di esercitare positivamente la propria autorità (e dunque fare del bene) sia quello di essere il più possibile sganciata da entrambi gli schieramenti, ma temo sia inevitabile che finché a destra ci saranno atteggiamenti quanto meno ambigui mentre a sinistra persisteranno chiare posizioni di ostilità (seppure limitate a piccoli gruppi/partiti) le gerarchie cattoliche continueranno purtroppo a pendere da una parte.

    (*) per gli eventuali curiosi: quanto detto in questo commento non mi ha impedito – nelle ultime elezioni politiche – di votare per il PD.

  2. vbinaghi Says:

    Resta il fatto che, essendo le tue osservazioni alla portata di tutti (e largamente condivisibili), chi vede sistematicamente nella Chiesa un progetto egemonico sul politico che avrebbe il governo Berlusconi come suo braccio armato (presunti buontemponi come Andrea Inglese o livorosi apostoli dell’ateismo come Franco Buffoni di Nazione Indiana) è in totale ed evidente malafede. Anch’io dalla Chiesa vorrei più spiritualità, ma da chi prende parola in pubblico e si atteggia a intellettuale come costoro sarei per pretendere un minimo sindacale di onestà.

  3. vibrisse Says:

    Valter, il problema non è che Andrea Inglese o Franco Buffoni vedano nella Chiesa un progetto egemonico sul politico che avrebbe il governo Berlusconi come suo braccio armato eccetera.

    Il problema è che pensano esattamente questo, e lo approvano, molti cristiani cattolici. I quali non si accorgono che è il governo a strumentalizzare la chiesa, e non viceversa.

    giuliomozzi

  4. vbinaghi Says:

    Potrei dirti che, a quanto capisco io, non è il loro “cattolicesimo” ma il loro “conservatorismo” più o meno becero a fargli concepire un progetto come questo. Quando a suo tempo Calderoli propose il Maiale Day (urina di maiale sui luoghi destinati a ospitare delle moschee), pensi che fosse il suo cattolicesimo a muoverlo in tal senso o piuttosto una xenofobia che tenta di sfruttare l’elemento religioso? Del pari, cosa pensi di chi chiederebbe al Papa di schiaffeggiare capi di stato colpevoli di suscitare guerre imperialistiche? Rispetto alla rivelazione cristiana, Farisei e Zeloti sono pezzi di coscienza diversamente regressiva, più o meno nascosti nel sociale, da cui credo che la Chiesa dovrebbe ben guardarsi, proprio perchè la sua missione è affermare che le braccia allargate di Cristo sulla croce sono per il mondo intero, e nessuno tranne Cristo è L’Innocente.

  5. matteo Says:

    dico una cosa molto semplice…gesu…che diciamo ha fatto iniziare tutto questo…mondo…non aveva intenzione di creare una Chiesa….di creare un vaticano= istituzione, il quale hai propri ministri…cioè si sta parlando di qualcosa che va al di là della fede. La chiesa dovrebbe far parlare molto di più la sua gente…i teologi…che invece li tratta solo come dei bambini. Ma purtroppo si fa fatica a parlare di tutto questo , fa fatica credere che il Cristo è altra cosa, fa fatica discutere nelle parrocchie…oramai posti, dove anche lì, esiste una nomenclatura….! E fa rabbrividire sentire lo Psiconano dire…siamo in totale accordo con la Chiesa…proprio come se fosse un altro governo, appunto un istituzione…triste…molto triste. La fede vera credo dovrebbe scuotere le genti…io non sento più parlare di persome come don milani…oggi i preti di strada sono visti come eretici, estremisti…siamo punto e a capo…

  6. vibrisse Says:

    Sì, Valter, è il loro “conservatorismo” a far loro concepire “un progetto come questo”.

    Fai due domande retoriche alle quali nell’articolo ho già risposto: quindi non serve che mi ripeta.

    Però scrivendo “molti cristiani cattolici” non pensavo mica a Calderoli o ad altri potenti. Pensavo a mia zia, quella che da giovane lavorò nella segreteria di Aldo Moro ed era seriamente e serenamente convinta che grazie alla Dc sarebbe stata fondata in terra la Gerusalemme celeste. Oggi ha ammirazione per Silvio Berlusconi “perché lui fa la politica che vuole la chiesa”.

    Matteo, scrivi che “Gesù non aveva intenzione di creare una Chiesa”. Io sono sempre sbalordito quando qualcuno dice di conoscere le intenzioni di qualcun altro (perché, per sapere le intenzioni di qualcuno, bisogna leggere nella sua mente); e ancor più sbalordisco se questo qualcun altro è un essere onnisciente e onnipotente che, peraltro, non è più a questo mondo da un paio di migliaia d’anni.

    Dicci, Matteo, dicci: come hai potuto conoscere le “intenzioni” di Gesù di Nazaret? Hai avuta una rivelazione privata? Hai scovato qualche antichissimo documento scritto di suo pugno? Te le ha dette un uccellino?

    giuliomozzi

  7. Livio Romano Says:

    Acutissimo definire la tv italiana come una macchina che alimenta l'”autorealizzazione magica”. Io ho l’impressione che la Chiesa cattolica si faccia fregare molto volentieri. Non credo che veda in Berlusconi il suo braccio armato, ma è un fatto che le uscite di Ratzinger su questioni socio-economiche son talmente rare e flebili e inconsistenti rispetto, per esempio, alla vibrante forza rivoluzionaria delle deliberazioni del Concilio vaticano II, ma anche rispetto al contenuto di intere encicliche sociali scritte da Wojtyla: che danno l’idea di esser fatte tanto perché il ruolo lo prevede -e infatti la gente, la secolarizzata annoiata obnubilata impoverita gente italiana così vive quei proclami: come il borbottio di un vecchio zio cui si dà una pacca sulla spalla per dirgli “bene, vecchio, bene, ora continua a mangiare la minestra e poi va’ a letto”. L’impressione è che Ratzinger sia molto più preoccupato della perdita dell’egemonia da parte del cattolicesimo fra le popolazioni latine che del rincoglionimento che le anime -cattoliche e non- stanno subendo da decenni, o dell’orrenda spirale di odio e pregiudizio che questo governo sta portando a conseguenze non degne d’un grande stato di diritto. Io ricordo mio padre, democristiano e cattolicissmo, quando morì Pasolini. Era un uomo colto, mica un bigotto. Eppure ricordo benissimo che esclamò: “Quell’uomo avrebbe portato il Paese alla perdizione”. Era, mio padre, evidentemente imbottito di propaganda cattolica anticomunista e sessuofoba. Eppure una propaganda C’ERA. Oggi uno s’aspetta che chi va a messa venga edotto, interpretando le Scritture e il Vangelo in combinato disposto, come dicono i giuristi, da parte dei sacerdoti, sulla miserevole merda che propala ogni giorno dagli schermi (compresa la messinscena di tutto il deterioramento morale e culturale che questo governo INCARNA). Invece io vedo gente che si fa la Comunione e ha tre amanti, segue la processione del Venerdì Santo e di mestiere fa l’usuraio, si fa benedire la gola durante la tradizionale celebrazione di San Biagio ma tira un respiro di sollievo quando sa che Eluana è morta. Vedo, insomma, tutto la ritualità cattolica come un ennesimo simulacro, come una passerella fra le tante, insieme alla palestra, al botulino prima delle vacanze, al saggio di danza classica della figlia. Parole ormai prive di senso che risuonano tiepide e confortanti. Vedo, cioè, che gli italiani praticanti sono infinitamente più libertari di quanto la mitografia televisiva (papa Ratzinger compreso) li narri. Spesso amici cattolici mi dicono che sbaglio a impostare così i ragionamenti. Mi dicono che la Chiesa cattolica è IN QUANTO TALE aperta a ogni genere di “peccatore”, che si può trasgredire ad libitum, che fa parte del gioco, che basta però di tanto in tanto confessarsi e pentirsi. Bene, posso anche vagamente comprendere questa filosofia. Ma se è così mi chiedo a cosa serva alla fine dire cos’è bene e cos’è male, emanare encicliche, pontificare, perfino dire messa. Diventa un fatto del tutto umano, uno dei molti atteggiarsi della vita nella polis -un fatto politico, dunque- e fra i più teatrali, colmi di finzione e artificio. Sicuramente nulla, ma proprio nulla a che vedere con la cura dell’anima.

  8. Federico Platania Says:

    @matteo:
    un’occhiatina al tuo omonimo evangelista, capitolo 16? Così, mica per convincerti, tanto per avere un argomento in più… 🙂

    @livio:
    sì, quelli che fanno la comunione e hanno tre amanti sono i più bisognosi di eucarestia, come dicono giustamente i tuoi amici cattolici (e, per inciso, incredibile come chi a messa non ci va sia così informato su cosa accade durante la messa, su quante gente ci va, sulle vite private di chi va a fare la comunione, etc.)
    Ma un punto di quello che dici secondo me va sottolineato: “Se è così mi chiedo a cosa serva alla fine dire cos’è bene e cos’è male”. Beh, Livio, io credo che in un mondo come quello in cui viviamo, già dire che esiste il bene ed esiste il male, già dire che alcune cose sono bene e altre male, a me sembra un messaggio dai contenuti fragorosi.

  9. cletus Says:

    per puro caso, oggi su LA STAMPA (pag.10) c’e’ un’inchiesta su Papa Raztinger trattato come può esserlo un allenatore che sbaglia formazione. Singolare l’occhiello “IL CASO”.

    Quindi, Giulio, c’è un “CASO” Papa e non ce ne eravamo accorti.

    Nel magma di spunti del tuo post mi rubo le parole dedicate all’effetto (perverso) della televisione e voglio ragionarci su.

  10. Livio Romano Says:

    Ehi un attimo. Io non dico che è bene o male avere tre amanti, non entro nel merito delle vite delle persone. Dico solo che, poiché so che la Chiesa non lo consente, non capisco cosa ci vada a fare a messa uno/a con sì intensa, e soddisfacente, attività sentimentale. In generale voglio dire che le persone fanno, vivaddio, la vita che par loro indipendentemente dai dettami ecclesiali -dettami che, ripeto, mi pare siano diventati un rumore di fondo familiare, una nota di folklore come il suono delle campane la domenica mattina. Ancora più in generale, diffido dal Bene e dal Male preconfezionati, o eteroconfezionati (ma qui parlo ovviamente solo per me: rispetto profondamente chi decida di far suo l’intero pacchetto valoriale di una qualche chiesa).
    Ma è troppo immaginarsi una Chiesa cattolica più caritatevole, più immersa nel tempo in cui viviamo, meno normativa, più aperta e ospitale, meno dogmatica, più attenta alle “opere” che alle preghiere fatue, più dedita alla “realizzazione” dell’anima tramite l’essere -anche spirituale- e il fare la quale faccia piazza pulita della “magia” su cui fa leva il capitale e i suoi vati?

  11. antonio latrippa Says:

    La chiesa (con la minuscola) quando agisce in base ad una valutazione di tornaconto, sia essa tattica o strategica non ha importanza, sbaglia in modo “assoluto”, simoniaco.
    Ogni suo rappresentante dovrebbe “sempre” avere come solo riferimento il libretto dei vangeli, e considerare costantemente e onestamente quali errori abbia comportato, nel corso della storia della chiesa, la sua interpretazione in termini di utilita’ particolare.

  12. andrea barbieri Says:

    Giulio, ma quelle istanze radicali che sono – dovrebbero essere – della sinistra come della chiesa delle origini, sei sicuro appartengano al Papa e alla gerarchia?
    Io sento ‘famiglia cristiana’ dire certe cose, più che la gerachia.

    E poi diciamo una cosa sul sale della terra: a certe categorie più deboli, il sale viene sparso sulle ferite.

  13. vibrisse Says:

    Andrea, il mio articolo non parla di questo.

    La chiesa (sempre nel senso di: la gerarchia ecc.) è un’organizzazione, che si comporta come tutte le organizzazioni. Chiedere a un’organizzazione di agire realmente secondo “istanze radicali” (che, in quanto radicali, sono potenzialmente autodistruttive per l’organizzazione stessa) è come chiedere a una sedia di diventar violino. Il mio articolo parla di un’organizzazione (la chiesa) che compie un errore nel suo agire proprio come organizzazione. L’errore è: credendo di strumentalizzare una organizzazione politica, ne è in effetti strumentalizzata; e mi pare che ne derivi un aumento di potere per l’organizzazione politica, e una diminuzione di potere (e di autonomia) per l’organizzazione-chiesa.

    Tra un giornale come “Famiglia cristiana” e certe parti della gerarchia c’è (di fatto) un gioco delle parti che nella storia della chiesa si è riprodotto innumerevoli volte. Se una grande organizzazione non vuol morire, è necessario che sia disponibile al cambiamento; e deve esserci pertanto al suo interno una certa quantità di discussione, di pensiero critico, anche di contestazione e ribellione.

    Le “istanze radicali” della comunità giudeocristiana comunemente indicata come “chiesa delle origini” a me sembrano molto diverse da quelle della “sinistra”. Tra disinteressarsi del mondo perché tanto l’instaurazione del Regno di Dio è vicina, e darsi da fare per costruire un mondo migliore, mi pare che ci sia un abisso.

    L’essere “sale del mondo” appartiene alla chiesa che è Chiesa; alla comunità cristiana quando riesce a essere “movimento” e non “istituzione”.

    giulio mozzi

  14. Weissbach Says:

    Gesù è stato fregato, non la Chiesa. IMHO.

  15. andrea barbieri Says:

    Sì, mi riferivo solo alle parti in cui scrivi ‘quando la Chiesa dice che…’ perché appunto la voce che sento io perlopiù è quella della redazione di Famiglia cristiana.
    Sulla chiesa delle origini non ne so abbastanza. C’è solo una cosa che mi viene da osservare. C’è un modo di dire le cose, di porre i problemi che è per così dire ‘imprudente’, un tipo di imprudenza che scrolla le gabbie retoriche costruite intorno a quei problemi. E’ un modo di dire le cose, anzi addirittura di renderle dicibili. Forse anche quelli là del tempo delle origini avevano scoperto questo modo di dire le cose.

  16. maioba Says:

    Bel sito e bell’articolo. Complimenti. Ci sono arrivato attraverso il blog di Luigi Accattoli.
    Concordo con te che non si può essere contemporaneamente sale della terra e amicinemici con ambedue le parti.
    Qui la dinamica dell’et et, tanto cara a Von Balthasar, mi pare, non funziona.
    ciao,
    donMarco

  17. vibrisse Says:

    “Famiglia cristiana” è un settimanale popolare (che peraltro su alcuni temi, come quello del fine vita, non si discosta dalle indicazioni della gerarchia). Per pochi lettori, ma assai importanti, sono periodici come “Il Regno” e “Rocca”. gm

  18. difesadellalingua Says:

    Caro Mozzi, sulla Sua profonda analisi del pervertito meccanismo televisivo sono completamente d’accordo. Mi permetta – però – giusto un promemoria grammaticale. Il pronome personale femminile (“lei”) si deve usare, appunto, con “persone” di sesso femminile. Esclusivamente.Con i nomi astratti o di gruppi e organizzazioni di genere femminile, si deve usare il neutro (“essa”). Se vuole rasserenarsi Le dirò che è un errore frequentissimo. Ma , per quel che mi riguarda, ciò non mi rasserena affatto. Ora, Lei c’è cascato nei due periodi seguenti: “…la chiesa mi pare si sia imprigionata, con le sue stesse mani, in un gioco che le organizzazioni politiche di destra sanno fare molto meglio di lei…” ; “…che avvengano degli scambi (io do questo a te, tu dai questo a me) degrada la chiesa (e la Chiesa con lei)…”
    La prego di credere che il mio intervento serve solo a migliorare la forza dei Suoi messaggi (quando studiai Psicologia della Comunicazione mi fu spiegato che l’errore di forma indebolisce sempre la forza del comunicato presso chi lo riceve). Cordiali saluti.
    Sergio Sammartino

  19. lycopodium Says:

    Ho ritrovato questo sito -per la stessa via di Maioba- dopo tanto tempo (all’incirca dal referendum sulla L. 40); non che fosse sparito, colpa mia che non l’ho cercato.
    Mi ritrovo in gran parte delle tesi espresse da Mozzi e nei commenti di Platania e Binaghi.
    Mi colpisce però questa distinzione troppo tranciante fra “chiesa” e “Chiesa”: gli elementi per una corretta valutazione stanno tutti nell’articolo di Doninelli. Il mistero della “Chiesa” sta proprio nell’esporsi anche come “chiesa”, senza vergognarsi troppo di essere “chiesa”.
    Più che farsi una bandiera o un feticcio con il “cristianesimo delle origini” (era l’errore anche di un grande come PPP), sarebbe certo meglio lo stare con “l’Origine del cristianesimo”, Gesù Cristo e con la storia e l’umanità che lui ha scelto per diffonderLo e comunicarLo.

  20. Angelo De Lorenzi Says:

    Se può servire, magari a inquadrare un po’ di più l’argomento. Cito un brano tratto dal discorso del Papa al convegno della Chiesa italiana a Verona del 2006.
    Qui il link all’intero discorso
    http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20061019_convegno-verona_it.html

    “sui rapporti tra religione e politica Gesù Cristo ha portato una novità sostanziale, che ha aperto il cammino verso un mondo più umano e più libero, attraverso la distinzione e l’autonomia reciproca tra lo Stato e la Chiesa, tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr Mt 22, 21). La stessa libertà religiosa, che avvertiamo come un valore universale, particolarmente necessario nel mondo di oggi, ha qui la sua radice storica. La Chiesa, dunque, non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico”

    A questo si può aggiungere l’intervento, più sull’attualità, del Cardinale Scola che su Avvenire di qualche giorno fa parlava degli interventi della Chiesa come contributi alla civiltà, più che intromissioni. E dettagliava molto bene questa posizione e tale giudizio. Il riferimento era al caso Englaro.

    Sempre Scola evidenziava che all’interno della stessa chiesa ci siano due posizioni molto distinte, quasi opposte. Chi dall’avvenimento cristiano fa seguire una presa posizione su tutto, un giudizio sulle cose (e citava una frase di Giovanni Paolo II, cioè se la fede non si fa cultura, quindi giudizio non è vera fede) e chi invece vive la fede (in buona fede, direi) in modo da renderla disincarnata rispetto alla realtà diciamo “politica”.

    (Mi dispiace non riuscire a trovare il link del discorso).

    Detto questo, quello che dice Giulio è interessante e molto lucido. Berlusconi lo conosciamo. Ma Berlusconi è anche la persona che ha preso una posizione in totale sintonia con la cristianità nel caso Englaro, anche se magari, forse, con un po’ di ritardo, come ha scritto Feltri. Quindi su Berlusconi si potrebbe parlare a lungo, così come del Pdl, dei partiti di destra e di sinistra. Però c’è una cosa da dire: il cristianesimo si pone come avvenimento imprevisto e imprevedibile della storia e manda all’aria tutto. Ha una portata rivoluzionaria. Quindi è destinato ad essere sempre segno di contraddizione per il potere. La chiesa deve continuamente essere se stessa, accogliere questa “rivoluzione” e da qui ripartire. Poi, certo. C’è la politica: Berlusconi, Veltroni, il voto da dare a qualcuno. E’ inevitabile. Aspettiamoci dei cristiani che critichino Berlusconi, la sua televisione, che abbiano nel cuore l’insegnamento di Pasolini che proprio nella televisione vedeva uno strumento di potere totalizzante, brutale, anticattolico. Ma nello stesso tempo, non è detto che non sia opportuno, in certe circostanze riconoscere a Berlusconi dei meriti politici. E appoggiarlo.

    Naturalmente ci sarebbe molto altro ancora da dire… Ma è tardi e il commento è già fin troppo lungo.

  21. vibrisse Says:

    Sostenere che nel “caso Englaro” l’attuale governo ha preso, “magari con un po’ di ritardo” una posizione “in totale sintonia con la cristianità” mi pare bizzarro.

    A me pare che l’attuale governo, nel “caso Englaro”, ha fatto propria la posizione di una parte della gerarchia (di una parte credo maggioritaria, ma non di tutta) dopo essersi assicurato che tale posizione non fosse troppo impopolare (e non lo era: il governo non ha né perso né guadagnato consenso con questa scelta, come hanno mostrato Mannheimer e altri in articoli nei giorni successivi) nel momento in cui ha visto la possibilità di sfruttare il “caso” per tentare una svolta autoritaria (cioè per aprire un conflitto con la presidenza della repubblica sulla questione dei decreti legge).

    Piuttosto che di “totale sintonia” parlerei di “strumentalizzazione”.

    Vedi anche:
    https://vibrisse.wordpress.com/2009/02/08/il-diverso-valore-di-uneluana-viva-e-di-uneluana-morta/

    Le ultime righe del tuo intervento, Angelo, sono una lode della “politica dei due forni”. Non nego che sia un discorso ragionevole. E’ però, secondo me, un discorso suicida.

    Non si può essere “segno di contraddizione per il potere” e poi stipulare alleanze tattiche come un qualsiasi soggetto della società civile. Non si può non per ragioni morali, ma si può perché non funziona. Si resta fregati e ci si lasciano le penne.

    giulio mozzi

  22. Angelo De Lorenzi Says:

    Giulio,
    sul caso Englaro e di come si è comportato il governo, anch’io ho dei dubbi. E posso concordare con quanto scrivi. Per quanto non escluda in Berlusconi un reale ripensamento personale sulla questione.

    Detto questo, Berlusconi o non Berlusconi, sono dalla parte della Chiesa (intesa come gerarchia, come dici tu) che da Ratzinger, Scola, Tettamanzi, Bagnasco ( e con pochissime eccezioni, direi) ha espresso un unico giudizio e continua ad esprimerlo. Giudizio che è anche carico e ricco di implicazioni “politiche”, morali, giuridiche e tecniche.

    E mettiamoci dentro pure qualche interessante e inaspettato pensiero come quello del medico Jannacci.

    Comunque, giusto. Non lasciamo fregare da nessun potere…

    Angelo

  23. vibrisse Says:

    Angelo, per sapere se c’è stato un “reale ripensamento sulla questione” da parte del capo del governo, bisognerebbe leggere nella sua mente. Ci sia o non ci sia stato questo “reale ripensamento”, mi pare che la strumentalizzazione eccetera (non mi ripeto) sia evidente.

    Tu hai deciso di essere “dalla parte della Chiesa (intesa come gerarchia)”, dici. Il mio articolo non è una critica alla posizione della gerarchia sulla questione del “fine vita”, ma un allarme sulla fregatura che la gerarchia sta prendendo – da questo governo. Su questo io non posso stare “dalla parte della Chiesa (intesa come gerarchia)”: perché non mi va che la gerarchia si faccia fregare in questo modo.

    giulio mozzi

  24. Angelo De Lorenzi Says:

    Giulio, il tuo pensiero è chiarissimo. Il mio lo sto elaborando. Dammi un po’ di tempo prima di esprimere un giudizio definitivo. Ho bisogno di riflettere.

    Una sola precisazione: sono nella chiesa. Integralmente nella chiesa. Intesa come chiesa tutta. Quando parlo di gerarchia, non intendo tagliare il resto.

  25. andrea barbieri Says:

    Per capire la ‘parte della chiesa’ nella vicenda di Eluana Englaro, è utile leggera anche questa l’intervista a Monsignor Giuseppe Casale [da La Stampa del 5 febbraio 2009].

    “Lasciamola morire in pace come facemmo con Giovanni Paolo II

    «Mi sento vicinissimo a papà Beppino. Quella di Eluana non è più vita, porre termine al suo calvario è un atto di misericordia». Nel pieno della mobilitazione cattolica contro la «condanna a morte» della Englaro, l’arcivescovo Giuseppe Casale prende le distanze dall’«accanimento contro un povero corpo martoriato, tenuto artificialmente in un limbo».

    Lasciar morire Eluana è carità cristiana? «Sì. Non è tollerabile accanirsi ancora né proseguire questo ormai stucchevole can can.

    C’è poco da dire: l’alimentazione e l’idratazione artificiali sono assimilabili a trattamenti medici. E se una cura se non porta alcun beneficio può essere legittimamente interrotta. Perciò, lasciamo che Eluana termini i suoi giorni senza stare lì a infierire senza alcun esito né speranza di guarigione. Si è creato il “caso Eluana” agitando lo spettro dell’eutanasia, ma non qui si tratta di eutanasia. Alla fine anche Giovanni Paolo II ha richiesto di non insistere con interventi terapeutici inutili. Vedo quasi il gusto di accanirsi su una persona chiusa nella sua sofferenza irreversibile».

    Vaticano e Cei combattono una battaglia durissima. «Dovremmo smettere di agitarci contro i mulini a vento e chiederci se quella della Englaro sia realmente vita. Una vita senza relazioni, alimentata artificialmente. non è vita. Come cattolici dovremmo interrompere tutto questo clamore e dovremmo essere più sereni affinché la sorte di Eluana possa svilupparsi naturalmente. I trattamenti medici cui è stata sottoposta non possono prolungarle una vera vita, ma solo un calvario disumano. E’ giusto lasciarla andare nella mani di Dio. Invece di fare campagne bisognerebbe accostarsi con pietà cristiana alla decisione di un padre».

    Perché non è eutanasia? «L’alimentazione artificiale è accanimento terapeutico, se la si interrompe Eluana muore. Rispettiamo le sue ultime volontà e non lasciamo solo quel padre che, appena si saranno spenti i riflettori di una parossistica attenzione, sarà in esclusiva compagnia del suo dolore. Io lo comprendo, prego per lui, gli sono vicino. Neanche io vorrei vivere attaccato alle macchine come Eluana, anche per me chiederei di staccare la spina. Proprio perché crediamo che la morte non abbia l’ultima parola, dobbiamo inchinarci al suo mistero, invece di nasconderci nelle dispute tecniche. Eluana non c’è più da tanto, da molto tempo prima della rimozione del sondino che simula un’esistenza definitivamente svanita».”

  26. lycopodium Says:

    Dice Casale: «Dovremmo smettere di agitarci contro i mulini a vento e chiederci se quella della Englaro sia realmente vita. Una vita senza relazioni, alimentata artificialmente. non è vita».
    Questa frase mostra tutta l’ambiguità del termine “vita” e un’intrinseca debolezza cattolica di partenza, che precede la battaglia culturale e politica sul “termine vita”.
    Io dico che la posizione culturale autenticamente cattolica non dovrebbe affermare l’astratto “diritto alla vita”, ma il concreto del “diritto del vivente a vivere”.
    Perché uso “vivente” e non “vita”?
    Seguo un lontano spunto da Ivan Illich, contenuto in “Nello specchio del passato”, nel diffidare del termine “vita”, come entità generalissima e comunissima, a prescindere dall’universale concreto del vivente; si tratta di un essenzialismo inessenziale, che si rovescia facilmente nel suo opposto, come ha dimostrato il dibattito bioetico.
    Infatti, alla sacra “intangibilità della vita”, si è contrapposto facilmente, da parte dei laicisti, l’ideale della “qualità della vita”.
    Adottando invece la nozione di “intangibilità dell’essere vivente” è impossibile (a meno di non smascherarsi!) contrapporvi una “qualità dell’essere vivente”.
    L’opzione per la “qualità della vita” significa in prima ipotesi “diritto alla qualità della vita”, poi “diritto alla qualità della morte” e, infine, fatalmente “diritto alla … morte”.
    Badate bene, la colpa non è del pensiero laicista, ma di quello cristiano, che ha usato un’arma spuntata, un boomerang.
    Ma se ci si avvale della nozione di “intangibilità dell’essere vivente”, tale contrapposizione non può essere neppure posta, in quanto svelerebbe il trucco perverso del pensiero laicista.
    In effetti se il laicista prova solo ad esprimersi in termini di “qualità dell’essere vivente”, immediatamente si espone al sospetto “razzistico” (su che base, come e perché determini l’essere più o meno uomo?): altro è dire “questa vita è così brutta da non essere degna di essere vissuta”, altro è dire “questo vivente … non è degno di vivere”!
    E immediatamente dopo emerge l’inconfessato (nazista, stalinista, eutanasico…): da un “diritto alla … morte” ad un “dovere di … morte”: “questo vivente … non è degno di vivere”, dunque “deve morire”.
    Strano che nessuno dei cattolici se ne sia accorto.

  27. Angelo De Lorenzi Says:

    Andrea, dici “Per capire la ‘parte della chiesa’ nella vicenda di Eluana Englaro, è utile leggera anche questa l’intervista a Monsignor Giuseppe Casale [da La Stampa del 5 febbraio 2009].

    Mi pare che questo intervento rispecchi il pensiero di un esponente della Chiesa, ma sicuramente non è la posizione espressa nè dalla gerarchia, nè da molte altre voci di cattolici che si sono espresse nei giorni passati sulla vicenda. Basta sfogliare Avvenire.it, ad esempio, e recuperare ad esempio, le interviste delle suore di Lecco che hanno accudito per anni Eluana.

    Il pensiero di Monsignor Giuseppe Casale è rispettabile come qualsiasi altro intervento ma non mi sembra che sia rappresentativo del mondo cattolico. Detto questo, personalmente, ritengo che sia un intervento che contiene alcune affermazioni fortemente in contrasto con il pensiero cattolico. Tipo questa: “Una vita senza relazioni, alimentata artificialmente. non è vita”. Ma come si permette? Che ne sa questo sacerdote che vita ha avuto Eluana, che tipo di relazioni ha avuto se è vero che la scienza non è in grado di stabilirlo? Se c’è un margine di incertezza, deve prevalere la prudenza. Per questo non si è mai voluto staccare l’alimentazione a Eluana. Per questo si è lasciato che Eluana continuasse a vivere accudita con carità, amore e il massimo della carità il massimo di amore da parte delle suore di Lecco.

  28. vibrisse Says:

    Sospetto, Angelo, che la posizione di Giuseppe Casale sia in contrasto con quella dell'”Avvenire”; ma che potrebbe essere “rappresentativa del mondo cattolico” (immagino che, se hai usate le parole “mondo cattolico”, tu intendessi indicare qualcosa di diverso dalla gerarchia e/o dalla Chiesa).

    Se, come affermi, sei “integralmente nella Chiesa”, come ti permetti di dire a un vescovo “Come si permette?”. Essere “integralmente” nella Chiesa vorrà dire anche accettare e accogliere (“integralmente”) come una ricchezza la discussione interna alla Chiesa, la diversità di opinioni nella Chiesa, eccetera.

    O no?

    E: che ne sai tu, Angelo, della vita che ha avuta Eluana Englaro? Sei proprio sicuro che esistesse “un margine di incertezza”? Degli uomini di scienza che si sono pronunciati sul caso, quanti hanno parlato con cognizione di causa, ovvero conoscendo i dati precisi del caso?

    Io credo che le suore di Lecco abbiano agito con carità e amore; e credo che il signor Beppino Englaro abbia agito con carità e amore. Stanti uguali la carità e l’amore, la ragione può portare a scelte diverse.

    giulio mozzi

  29. Angelo De Lorenzi Says:

    Caro Giulio,

    non ho nulla di personale nei confronti dei Monsignor Giuseppe Casale. Figuriamoci! Posso prendere tutte le opinioni espresse all’interno della chiesa come ricchezza e contributo e arricchimento come persona e come fedele. Però, lasciami dire che come fedele, appunto, avrei bisogno di un chiaro punto di riferimento. E in questo Monsignor Giuseppe Casale, semplicemente, non mi aiuta perché esprime concetti che sono in evidente contrasto e contraddizione con quelli espressi dal Papa.

    Si, come si evince dalla tua risposta c’è un mondo cattolico che la pensa esattamente come Monsignor Giuseppe Casale e c’è un mondo – diciamo non cattolico – che la pensa esattamente come Monsignor Giuseppe Casale.

    Avrei bisogno di una guida. In questo frangente (il caso Eluana) non sono mancate le indicazioni e le testimonianze precise su questo aspetto da parte della chiesa. E tanti sono gli esempi che potrei farti. Dai pronunciamenti chiari di molti vescovi, alla posizione di Avvenire che non è un giornale qualsiasi perché esprime la linea dei vescovi, quindi della gerarchie e che è stato sempre molto chiaro nella sua linea. Alla posizione delle suore di Lecco, alla testimonianza anche di molti laici che hanno in casa situazioni simili a quelli di Eluana e hanno scelto un’altra strada.

    Non discuto che molti siano in buona fede. E che la maggior parte abbiano agito con carità amore.

    Caro Giulio, ti prego. Lasciami però la libertà di polemizzare da cristiano incoerente e peccatore ma che ci tiene alla chiesa perché tengo anche a me stesso, con un vescovo che dice cose che a me sembrano perlomeno stonate.

    Anche questa mia critica, credo, può essere intesa come “una ricchezza una discussione interna alla Chiesa” O no?

    A me ha convinto e fatto riflettere le parole sulla vicenda di Eluana di Giancarlo Cesana, in una recente intervista pubblicata da Tempi:

    “Quello che avevo da dire l’ho detto. Sono cristiano, per me la vita è sacra, è un dono di Dio, è un bene di cui non posso disporre come voglio. Dopo di che ci sono due aspetti che secondo me sono troppo poco sottolineati. Primo: il padre che ha voluto porre fine alla vita di questa donna non si accorge che non è solo.

    Perché le suore l’hanno sempre assistita e dicevano che erano disposte a continuare ad assisterla. Quindi l’atteggiamento di papà Englaro, consapevolmente o meno, ha negato la vita della figlia e la carità di chi l’assisteva. Ma negare la carità è negare la libertà.

    È l’impronta tremenda di questa società, negare la libertà di amare. Perché, vedi, io potrei capire uno a cui tocca accudire sua figlia nel modo in cui doveva essere accudita Eluana. Posso capirlo, anche se non giustificarlo. Però, che uno neghi il bene che un altro può fare mi sembra proprio disumano.

    Secondo aspetto. I sostenitori dell’eutanasia sono generalmente anche i sostenitori del dubbio, i cosiddetti “laici”, mentre noi cattolici, sempre secondo questa versione di laicità, saremmo quelli che vorrebbero imporre la loro fede e le loro certezze agli altri. Questa vicenda rivela esattamente il contrario. Di fatto, da una parte viene negata ogni possibilità di dubitare e si afferma la fede certa di che cosa fosse il bene per Eluana. Dall’altra il dubbio e quindi il senso del limite davanti al mistero.

    Di fatto i sostenitori dell’eutanasia negano ogni possibilità di dubitare su quello che questa donna comprendeva, sentiva, soffriva. E che avrebbe potuto comprendere, sentire e soffrire mentre la uccidevano staccandole il sondino dell’acqua e delle altre sostanze nutritive. Insomma, si sa così poco che per ucciderla hanno dovuto sedarla. Un trattamento che evidentemente dice che i dubbi c’erano. E invece sono andati avanti.

    Questo atteggiamento mi ricorda la lettera che una signora scrisse al Corriere della Sera per contestare la posizione del professor Giorgio Pardi, medico abortista che poi ho saputo cambiò opinione pochi mesi prima della sua morte (vedi intervista a Tempi del 5 ottobre 2006, ndr). Pardi sosteneva di non sapere se l’embrione avesse o no dignità umana.

    Ma questa, gli replicò la donna, è la stessa posizione del cacciatore che sente qualcosa che si muove in un cespuglio e, pur non sapendo se si tratti di una lepre o di un bambino, spara lo stesso”

    Qui c’è tutta l’intervista: http://www.tempi.it/prima-linea/005428-con-quale-autorit

    Con simpatia,
    Angelo

  30. andrea barbieri Says:

    @ Angelo De Lorenzi
    Alla risposta di Mozzi aggiungo che Monsignor Giuseppe Casale è arcivescovo emerito di Foggia, quindi fa parte della gerachia ecclesiastica anche con posizione di rilievo.
    Ho postato quell’intervista non per cercare un testimonial che con la sua ‘auctoritas’ avalli qualche opinione, ma per aprire lo spazio del discorso, mostrare semplicemente altri discorsi che ritengo buoni.
    In questo caso l’intervista è importante perché apre il significato della parola ‘misericordia’: ‘Quella di Eluana non è più vita, porre termine al suo calvario è un atto di misericordia’.
    L’apertura per me corrisponde a questo spostamento di fuoco sulla vicenda: c’è una natura da rispettare, l’accanimento terapeutico è innaturale, lo stato drammatico che perpetua è innaturale. La misericordia allora sta nell’arrestare questa cosa non naturale.

    Questa è una riflessione che altri potrebbero condividere e diventare una base comune.

  31. andrea barbieri Says:

    Ancora @ Angelo De Lorenzi
    Scrivi: “I sostenitori dell’eutanasia sono generalmente anche i sostenitori del dubbio, i cosiddetti “laici”, mentre noi cattolici, sempre secondo questa versione di laicità, saremmo quelli che vorrebbero imporre la loro fede e le loro certezze agli altri. Questa vicenda rivela esattamente il contrario. Di fatto, da una parte viene negata ogni possibilità di dubitare e si afferma la fede certa di che cosa fosse il bene per Eluana. Dall’altra il dubbio e quindi il senso del limite davanti al mistero.”

    Quello che viene sostenuto da Beppino Englaro è semplicemente il principio di ‘autodetermicazione’ del malato. Cioè per avere cura questa deve essere accettata dal malato e il suo consenso deve essere informato.
    Questa puntualizzazione serve per capire che chi sostenga o no ‘il dubbio’ è una questione che non c’entra nulla.
    C’entra solo il rispetto del principio costituzionale di autodeterminazione del malato.

  32. lycopodium Says:

    Il principio dell’autodeterminazione, non è l’unico in ballo; l’architettura costituzionale si regge su altri, altrettanto importanti.
    Ancora diversa è la questione del suo riconoscimento giuridico, nella versione radicale e laicista, che non si può certo occultare nella retorica pietistica e democratica di cui oggi si riveste nella lotta politica.
    C’è ben altro in gioco, rispetto all’art.32.
    Ho trovato questo commento, f.to Dhalgren, tra i commenti di un recente post del sito Azioneparallela.
    Lo riporto, per evidenziare le implicazioni nascoste del principio dell’autodeterminazione:
    “Se sta in una legge non è intangibile, perchè la legge umana può cambiare. se sta in una legge ma non è effettivo, perchè nessuno lo può applicare (con la forza, se necessario), allora non è diritto ma semplice declamazione. Non c’è bisogno di una cultura raffinata e liberale per predicare il “diritto” alla morte e all’autodeterminazione: il più cencioso dei negri dimenticati nelle foreste preferirebbe tagliarsi le vene che farsi iniettare un antibiotico: si racconta che certi popoli, ridotti in catene, preferivano lasciarsi morire. non c’è neanche bisogno di credere in dio per abbandonarsi al destino, ossia alla cieca causalità. Questa libertà mi sembra solo l’istinto delle bestie impaurite, la paura del dolore e del dovere. darsi la morte in piena salute, in piena coscienza, è già infinitamente più nobile che rifiutare le cure, e tuttavia per me non è un diritto: è soltanto un vuoto, un punto in cui nessuno ti può raggiungere e dove non c’è più nulla, nè diritto, nè relazione ma solo l’uomo libero, sciolto da ogni legame, terribilmente. dh”
    L’autore non credo che sia nè cattolico, nè ateo devoto, ma dice cose ineludibili. Spero se ne voglia tener conto.

    luigipuddu

  33. andrea barbieri Says:

    @ Lycopodium
    La cosa che hai postato – sempre che l’abbia capita, perché è molto confusa – dice nella sostanza che l’autodeterminazione esiste per chi è libero di scegliere. Questo è corretto, perché stiamo parlando di una dichiarazione di volontà che potrebbe essere viziata (per esempio l’autore potrebbe essere stato minacciato).
    Ovviamente non si tratta di una compressione del diritto di autodeterminazione del malato, ma anzi di una protezione del diritto.
    Comunque sia tutto ciò opera già, infatti nel caso Englaro tribunali di diverso ordine e grado (praticamente tutti i tribunali possibili) hanno riconosciuto la sussistenza della volontà (non viziata ovviamente) di Eluana di non essere sottoposta a determinate terapie.

    Se invece il testo riportato è una specie di metafisica del selvaggio con impronta razzista (“il più cencioso dei negri dimenticati nelle foreste preferirebbe tagliarsi le vene che farsi iniettare un antibiotico”), allora siamo in un ambito non razionale.

  34. vibrisse Says:

    Angelo, nessuno ti toglie la libertà di polemizzare. La diversità delle opinioni e la libertà della discussione sono, appunto, ricchezze.

    Se il signor Giuseppe Casale è un esponente di rilievo della gerarchia, allora si può dire che la gerarchia non esprime una posizione graniticamente unica.

    La posizione di Carlo Maria Martini, già vescovo di Milano:
    http://www.vibrissebollettino.net/archives/2008/11/testamento_biol_25.html
    e:
    http://www.vibrissebollettino.net/archives/2008/10/di_carlo_maria.html

    giulio mozzi

  35. lycopodium Says:

    Segnalo
    http://valterbinaghi.wordpress.com/2009/02/23/la-chiesa-e-stata-fregata-di-giulio-mozzi/#comments
    (ci sono anch’io, col n. 9).
    A Barbieri, data l’ora tarda, proverò a rispondere poi.
    luigipuddu

  36. Angelo De Lorenzi Says:

    Giulio,

    concordo con quanto hai scritto nell’ultimo post. E’ così.

    Angelo

  37. lycopodium Says:

    @ Barbieri
    Io non sono certo un esegeta di Dhalgren.
    Provo a spiegare il perché della citazione.
    Quello che entra a far parte del diritto positivo è di per sé precario e non riesce a tutelare totalmente il bene meritevole di tutela. Nel merito: essere costretti ad affermare per legge una “intangibilità” (dell’essere umano in sé o di un valore connesso, quale la libertà decisionale in ambito di fine vita) è già riconoscere che è sotto attacco. Il diritto positivo, anche il migliore possibile, arriva “dopo”, “a cose fatte”.
    Siamo allora ad un altro livello: quello non del “di diritto”, ma del “di fatto”. Un ambito dove il diritto non riesce a farsi del tutto valere e l’arbitrio ha sempre più possibilità di imporsi, con la forza di legge.
    Ovviamente questo arbitrio, che si veste di “diritti umani” e che non riconosce un’istanza “sovra-umana”, difficilmente riesce a impedirsi una deriva “infra-umana”, anzi la cerca: “non è un diritto: è soltanto un vuoto, un punto in cui nessuno ti può raggiungere e dove non c’è più nulla, né diritto, nè relazione ma solo l’uomo libero, sciolto da ogni legame, terribilmente”.

    Ma allora dobbiamo fare un passo avanti.
    Ci può essere un ambito che lo Stato non deve toccare, che riguarda “me, il mio prossimo (potenzialmente tutto l’uni-verso) e il mio Dio (a questo livello basta anche il “Dio” anche laicamente inteso, non necessariamente il Dio cattolico)”.
    Il punto è:
    1. che la posizione dell’uomo totalmente autodeterminato (la posizione radicale, laicista, progressista in genere) è di per sé “OBIEZIONE AL RAPPORTO CON L’ALTRO”, visto come fonte di maleficio e non di beneficio;
    2. che la forma che assume oggi politicamente questa “obiezione al rapporto” è quella della cancellazione dell’ambito personale e delle relazioni (io, il mio prossimo, il mio Dio) a favore del puro diritto di Stato; n.b.: definirla “zona grigia” è davvero troppo poco;
    3. l’ambito personale e delle relazioni ha anch’esso un suo Diritto, focalizzato anch’esso sul principio “obbligazione/sanzione (premio o punizione che sia)”; faccio un esempio terra terra: se uno da un appuntamento ad una ragazza e poi non ci va, cosa fa lei? se è sana, lo manda al diavolo, se è un mostro irragionevole (spt verso se stessa!) va dai carabinieri e sporge querela.

    luigipuddu

  38. andrea barbieri Says:

    lycopodium, capisco quello che vuoi dire, ma è una concezione del diritto utilizzata nello ‘Stato etico’.
    E’ un ambito non razionale che si rifà a istanze metafisiche, e lascia in sostanza il cittadino in balia di chi detiene il potere.
    Le nazioni europee ormai hanno superato questi ordinamenti.

  39. lycopodium Says:

    Scusa Barbieri, ma quale “Stato etico”?
    Io non ho fatto appello ad alcuna metafisica, ma all’ambito laico della relazione personale.
    La “persona” è garante delle propria competenza legale di fronte a sé e di fronte all’universo dei suoi rapporti, prima che nei confronti dello Stato.

    Ci sono infatti vincoli strutturali, limiti, che nessuno Stato può varcare:

    1. “io sono io” = “io sono titolare della mia competenza”;
    2. “io non sono l’altro” = “io NON sono titolare della sua competenza” = “l’altro non è titolare della mia competenza”;
    3. “io posso affidare ad un altro la mia competenza perche mi rappresenti e la faccia valere nei confronti di ogni altro possibile”;
    4. “questo altro non è però mai me stesso, io posso sempre revocargli questo affidamento”;
    5. “se il mandato è revocabile, io non ho diritto di esercitarlo come se fosse irrevocabile”;
    6. “le forme, i tempi e i modi me li devo gestire io, con il mio prossimo e con Dio (laicamente, Chiunque o Qualunque sia, il Terzo irrducibile ad ogni relazione duale)” = “nessun altro regime ha questa competenza”.

    Appaltare allo Stato questa competenza, farsi dire sadomasochisticamente da Esso magari “qual è la cosa da fare”, è perpetrare a sè e all’universo un danno ingiusto, di rilevanza incalcolabile, quanto a danno emergente e a lucro cessante.

  40. andrea barbieri Says:

    In Italia la Legge è sovraordinata a tutti i poteri dello Stato, non esiste un altro ‘livello’ come esiste invece nello ‘Stato etico’. Quindi è nella legge che si trovano le risposte se un comportamento si può o non si può tenere.
    Nella nostra legge attualmente, tutelato al livello più alto, cioè quello costituzionale, esiste il diritto di autodeterminazione del malato. Ovvero, per essere sottoposti a terapie occorre il consenso informato del malato.
    Il resto è fuori del diritto, ed è metafisica.

  41. lycopodium Says:

    Mi sono dilungato troppo e inutilmente, forse sviando dal tema del post.
    Come ritorno ai ranghi, riporto una parte dei commenti del blog di Valter Binaghi.
    luigipuddu

    8. «… Proviamo a rovesciare il discorso di Giulio. Se uno volesse togliere ogni credibilità alla Chiesa, sottraendole l’unico suo bene che è l’universalità e la trascendenza, come farebbe? Semplice, getterebbe discredito sull’unica cosa che è sacra perchè la custodisce senza esserne autrice, cioè la Rivelazione. O facendola parlare a sproposito in contesti dove risulta irritante, o mischiandola a errori gravissimi sul piano dottrinale. Da destra o da sinistra, non importa: si sfrutta il vento che c’è purché porti nella direzione voluta. E chi si ricorda le parole di Paolo VI quando disse che “il fumo di Satana” era entrato nella Chiesa di Cristo? Sicuri che fosse una metafora? »
    Commento di vbinaghi — Febbraio 26, 2009 @ 12:12 am

    9. «@ Binaghi. I media tolgono credibilità alla “Chiesa”, facendola diventare “chiesa” (uso la terminolgia di Mozzi). Non c’è dubbio. Come non c’è dubbio che gli stessi media fanno parlare la “chiesa” a sproposito. Qui però occorre un surplus di analisi. I media tifano per gli errori gravissimi sul piano dottrinale; fa molto “autodeterminazione” (che è lo slogan di oggi) e, se questo è vero, bisogna pur dirlo: ogni volta che si sente questo slogan, bisogna controllarsi il portafoglio e/o toccarsi le …, perché porta jella. I casi Mancuso e Kung sono emblematici, così come la strumentalizzazione delle parole di Martini e l’uso dissolvente della critica biblica (il kulturkampf di Augias andrebbe studiato e denunciato). L’autodeterminazione è il paravento dell’autodemolizione (il fumo di Satana!). I media censurano la “Chiesa”, solleticando i suoi avvversari e/o elicitando risposte da “chiesa”. Tuttavia … La “Chiesa” ricorda che anche la “libertà” deve essere “liberata”; se fa questo, ben venga l’irritazione: è quella del dormiente svegliato al suo compito. Poi questo ricordare può esprimersi in modi poco simpatetici e molto antipatetici; si può dare l’impressione di linee-piave che sono solo vicoli ciechi. Ma la “Chiesa” è anche questa povertà, che è la povertà di ciascuno, che non risparmia nessuno (cfr. il realistico e del tutto ipomediatico/antimediatico primo discorso di B16) e non è se non con questa povertà. La “Chiesa” non è mai senza la “chiesa”; è la “chiesa” non è mai solo “chiesa”. La “Chiesa” è “universalità concreta” e “trascendenza qui e ora”. Con le parole di T.S. Eliot, «Colei che veglia, la Straniera. Colei che vede ciò che è accaduto, colei che vede ciò che accadrà, colei che critica». Certo, anche “criticare” o -meglio- “discernere”, opportune et importune ».
    Commento di lycopodium — Febbraio 28, 2009 @ 12:53 am

    10. « Sono d’accordo. Come ho già risposto a Paola B. Non si costruisce una città per metterla sul monte. Però è l’innocenza dell’agnello che rende credibile il suo appello alla pace. Serve gente che sappia rinunciare non agli onori, se sono gli onori dell’abito, ma forse ai risultati, se somigliano troppo a un bottino. Quanto alle operazioni Augias-Pesce (e Mancuso), ho provato a svelarne la natura sul blog diretto da un prete (e per cui avevo lavorato sodo per un anno e passa), e ne sono stato praticamente allontanato. Perché sono troppo duro nei commenti, ti diranno. Ecco l’irenismo castrato con cui ti zittiscono a sinistra, vale le alleanze inguardabili strette a destra ».
    Commento di vbinaghi — Febbraio 28, 2009 @ 2:47 am

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