Testamento biologico

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di Marco Candida

Prima di dichiarare la mia volontà in questo testamento biologico, vorrei esprimere qualche dubbio proprio riguardo l’impiego di un tale strumento. La mia perplessità è la seguente: ma davvero può esistere qualcuno a questo mondo che possa dichiarare in un documento scritto che in caso di stato vegetativo desidererebbe seguitare a vivere? Qualcuno che dichiari di desiderare di protrarre la propria esistenza nutrito da un sondino nasogastrico e tenuto in vita da ingranaggi, rotelle, dentellature, siano pure esse microscopiche? Qualcuno che posto davanti alla eventualità di vivere come una pianta, una rapa, un tubero potrebbe dichiararsi disposto a vivere in queste condizioni? Che dichiari di esigere che i parenti, gli amici, i conoscenti seguitino ad assisterlo, a non dimenticarsi di lui, a venirlo a trovare almeno una volta alla settimana, una volta al mese, almeno una volta all’anno? Adesso che ci penso mi viene anche da domandarmi: “Ma quando sentiamo dichiarare da qualcuno che si trova sul letto di morte: “Non dimenticatevi di me”, allora come dobbiamo interpretarle queste parole?” Quando muore una persona cara, e purtroppo anche io ho fatto tragicamente esperienza di questo evento, e nel modo peggiore, ossia si è trattato di un evento capitato all’improvviso (una mattina mi hanno telefonato e mi hanno comunicato la notizia), soltanto l’oblio, la dimenticanza – o quantomeno un certo grado di oblio e dimenticanza, perché del tutto non si dimentica mai – può aiutarci a rimettere insieme i pezzi del nostro corpo e della nostra psiche. “Non dimenticatevi di me”.

La nostra vita tutta è il tentativo di non farsi dimenticare, di uscire di scena con classe, di avere una significatività, di non essere vissuta del tutto in vano. “Non dimenticatevi di me”. Ora, invece, con questo strumento che è il testamento biologico mi pare si sia portati a dichiarare cose come: “In caso di una evidente condizione di non-vita, vi autorizzo a fare tutto quello che è necessario per dimenticarvi di me, per elaborare il lutto e per proseguire in pace la vostra vita”. Dopotutto queste parole mi appaiono non come un atto di coraggio ma come la sola dichiarazione sensata possibile (almeno teoricamente, sulla carta). Tuttavia queste parole mi appaiono anche una contraddizione. Così davanti a quella che a me pare una contraddizione (“Non dimenticatevi di me”; “Dimenticatevi di me”) mi domando se non sia proprio lo strumento del testamento biologico che possa portare a dichiarazioni che non corrispondono alla rappresentazione reale della nostra volontà. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni di scrittura è che la scrittura può cambiare le persone. Può farle diventare qualcosa di molto diverso da ciò che appaiono ai nostri occhi. Attraverso la scrittura individui mansueti possono trasmettere un’idea di tracotanza. Vigliacchi possono apparire coraggiosi. Persone assolutamente valorose possono essere insozzate nel peggiore dei modi. Così, mi chiedo, almeno, se non sarebbe opportuno tentare una riflessione non solo su che cosa sia vita e che cosa sia morte (“Questa è una rapa”; “Questo è un organismo vivo”), ma su quali siano innanzitutto gli strumenti di rappresentazione più adatti a stabilire che cosa sia vita, che cosa morte e quali gli strumenti più adatti a decidere se seguitare a vivere oppure morire.

Ciò detto, oggi che ho trent’anni, dichiaro di lasciare liberamente decidere alle persone che più mi vogliono bene che cosa fare di me nel caso mi occorresse un evento così tragico da ridurmi in uno stato vegetativo.

[Testamenti biologici in Il primo amore] [testamenti biologici nel vecchio vibrisse] [testamenti biologici in questo nuovo vibrisse]

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8 Risposte to “Testamento biologico”

  1. andrea branco Says:

    A me non sembra che si dica “Dimenticatevi di me”. Se si dicesse “Dimenticatevi di me” non si lascerebbero disposizioni riguardo accanimento o meno etc. Si lascerebbe fare. Non ci importerebbe a cosa saremmo sottoposti. Fare il proprio testamento biologico è invece far ricordare che ci siamo e che abbiamo avuto una volontà.
    Elaborare un lutto, anche, non significa dimenticare. Vuol dire, per me, accettare che la vita di una persona abbia una fine. Che mi sembra una cosa diversa dal dimenticare. A volte, invece, l’elaborazione di un lutto fa ricordare. Ti fa ricordare cose che davi per scontato, e che quasi non sapevi, non conoscevi, di cui non eri cosciente di stare facendo esperienza.
    Anche proseguire in pace la vita non mi sembra che sia dimenticare. Che il ricordo mi sembra invece possa aiutare nel proseguio della vita.

    Non mi sembra, in somma, si chieda di dimenticare, bensì di ricordare come siamo, e non come pensano che dovremmo essere. Di ricordare, nell’eventualità, che siamo un corpo incapace di vivere, e non siamo più, né potremo essere di nuovo, quel corpo capace di vita che vorrebbero fossimo.

    Non so quanto questo mio discorso sia chiaro, ma spero il succo perlomeno sia comprensibile.
    ciao. grazie.

  2. Marco Candida Says:

    Andrea, io non ho capito.

  3. andrea branco Says:

    Eh.
    Dunque: nel secondo paragrafo tu scrivi:
    “Ora, invece, con questo strumento che è il testamento biologico mi pare si sia portati a dichiarare cose come: “In caso di una evidente condizione di non-vita, vi autorizzo a fare tutto quello che è necessario per dimenticarvi di me, per elaborare il lutto e per proseguire in pace la vostra vita”.”
    A me sembra che questo sia invece un modo diverso di dire “non dimenticatevi di me”, poiché dare disposizioni riguardo noi stessi ricorda all’altro di noi, elaborare un lutto non vuol dire dimenticare, e si può vivere in pace meglio ricordando che no. Secondo me, ecco.

  4. Carlo Cannella Says:

    Credo che gli altri pensino a noi molto meno di quanto possiamo immaginare. In pratica ci dimenticano da vivi, figuriamoci da morti. Non che poi mi sembra importante farsi ricordare, anzi…
    Il testamento biologico lo vedo piu’ che altro come un modo di far valere una volonta’,o meglio la propria dignita’ di persona, in un momento in cui sfortunatamente le condizioni fisiche non lo permettono direttamente. E’ un modo di rivendicare il possesso del proprio corpo e della propria mente anche in condizioni vegetative, dunque uno strumento di liberta’. E la liberta’ spaventa sempre.

  5. Marco Candida Says:

    Andrea e Carlo, mi premeva nel testo far notare come mentre una delle nostre preoccupazioni maggiori (probabilmente non di tutti) è non cadere nell’oblio dopo la morte, venire ricordati, continuare “a vivere” nel ricordo dei cari, e questo per amor proprio, per narcisismo, per egoismo, per puro istinto di sopravvivenza, invece in una dichiarazione scritta, mentre ci troviamo ancora in condizioni di perfetta salute, ci rendiamo conto che se venisse la morte per noi (posto che possiamo considerare “morte” uno stato vegetativo in condizioni estreme) noi vorremmo che la faccenda finisse in fretta, e questo lo facciamo per generosità, bontà d’animo nei confronti dei nostri cari, e anche per quella che consideriamo la nostra dignità di persone: ossia noi non vogliamo che certe immagini che consideriamo indegne della nostra persona possano entrare nei ricordo dei nostri cari, di chi ci circonda, degli “altri”. Solo che tutto questo, e questo va considerato, a mio avviso, avviene sulla carta, teoricamente, e queste dichiarazioni vengono fatte da persone in salute.

    Poiché io so (naturalmente, si può obiettare che io credo di sapere, che è una presunzione, ma accidenti, nel momento in cui lo affermo io lo so) che la scrittura cambia le persone, e che una cosa scritta non è detto rispecchi interamente la nostra volontà e le nostre rappresentazioni, allora mi chiedo se il testamento biologico sia il mezzo più adatto al quale affidare la nostra volontà e soprattutto il mezzo più adatto dal quale dedurre la reale volontà di un’altra persona. Insomma, non dimentichiamo che stiamo parlando del fatto che in presenza di un testamento biologico scritto e firmato, io posso decidere di staccare la spina di un’altra persona – e probabilmente di una persona che amo. Il vero problema non è tanto di chi sottoscrive il suo testamento biologico, ma di chi poi lo deve eseguire. Qui, capite, non possiamo cavarcela dicendo: la legge stabilisce così, il soggetto interessato dispone così, perciò tu sei dispensato da ogni responsabilità, e anzi sei responsabile del compimento della volontà del soggetto. Qui parliamo di rappresentazioni della vita e della morte, e spero si capirà che tutto diventi terribilmente delicato e complesso. Io sono assolutamente per salvaguardare la volontà di ogni individuo, ci mancherebbe soltanto questo, mi chiedo, però, se lo strumento del testamento biologico sia il più idoneo a farlo.

  6. giuliomozzi Says:

    Marco scrive: “Il vero problema non è tanto di chi sottoscrive il suo testamento biologico, ma di chi poi lo deve eseguire”, e lo penso anch’io. Così come penso che l’esistenza di un testamento non dispensi dalla responsabilità.

    Vedi quanto scrivevo nell’ottobre scorso, in un articolo intitolato “Scaricabarile”:
    http://www.vibrissebollettino.net/archives/2008/10/testamento_biol_24.html

  7. Carlo Cannella Says:

    E’ vero, una cosa scritta non sempre rispecchia la nostra volonta’. Resta il fatto che noi sappiamo sempre, a meno di non voler essere disonesti con noi stessi, se in un certo frangente stiamo scrivendo il vero o il falso, dunque nel momento in cui decidiamo di redigere un testamento biologico ce ne assumiamo tutta la responsabilita’.
    Puo’ anche succedere che una disposizione testamentaria, scritta di nostro pugno e in piena coscienza, non corrisponda piu’ alla nostra volonta’ nel momento cruciale. L’attaccamento alla vita, perfino al simulacro della vita, potrebbe essere cosi’ forte da farci desiderare, qualora per assurdo fossimo in grado di esprimere le nostre volonta’, di tornare indietro alle decisioni prese e di restare attaccati alla spina per tutto il tempo. Potrebbe essere. Forse.
    Ma e’ come se ci ammazzassero un figlio. Se uno mi dicesse: pensa se una cosa del genere succedesse a te, non vorresti farti giustizia con le tue mani? Se mi succedesse una cosa del genere probabilmente si’, vorrei farmi giustizia con le mie mani, non sarei razionale al punto di accettare sentenze e condanne. Il punto e’ questo. Fin quando una faccenda non mi tocca da vicino posso mantenere l’equilibrio e il distacco necessari per decidere secondo coscienza. Cosi’ come penso sia giusto non cedere alla giustizia fai-da-te, cosi’ penso che un eventuale testamento biologico rifletterebbe le mie reali convinzioni in materia, ora e per sempre.

  8. Marco Candida Says:

    In ogni caso credo sarebbe sensato avviare una seria riflessione sulla scrittura in quanto mezzo più idoneo al quale affidare l’esecuzione della propria volontà in un caso complicato come questo. Probabilmente sarebbe anche opportuno ipotizzare casi dove la volontà contenuta in un testamento biologico non si potrebbe o non si dovrebbe eseguire immediatamente.

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