Chiamare le cose col loro nome

by

di Massimo Adinolfi

[Questo articolo di Massimo Adinolfi è apparso il 10 febbraio 2009 in Left Wing con il titolo: Il significato della fame]

Intervistato dal Corriere, Camillo Ruini ha affermato che quel che sarebbe accaduto a Eluana, con l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione, va descritto, se si vogliono “chiamare le cose col loro nome”, in questi termini: “Farla morire di fame e di sete”. Ora Eluana è morta. Il cardinale Barragan chiede perdono al Signore per coloro che l’hanno uccisa. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, dice che pesano le firme non messe sotto il decreto legge del governo. Maurizio Sacconi chiede di proseguire nella discussione sul cosiddetto testamento biologico. Fioccano le dichiarazioni: è il caso di provare a tessere il filo di un ragionamento, che non debba nulla all’emozione del momento e aiuti, se possibile, a fare una legge migliore di quella che il parlamento sembra accingersi a votare. Nec ridere nec lugere.
Cominciamo allora col dire che non c‘è pretesa al mondo più impegnativa di questa: chiamare le cose col loro nome. Siccome il cardinale Ruini ha trovato il nome per la cosa, gli si deve chiedere: cosa sono la fame e la sete, che ha creduto di nominare così a proposito nel caso di Eluana Englaro? L’opinione pubblica discute di questioni che appaiono (e in verità anche sono) molto più grandi di quella che è impegnata dalle parole di Ruini, ma non è cosa del tutto secondaria neppure questa, come mi propongo di dimostrare.
E dunque: cosa sono la fame e la sete?

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