La sensualità nella religione

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[Questi due articoli sono apparsi ieri 11 febbraio nei quotidiani Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso e La Nuova Venezia]

Trenta libri in una vita irrequieta

di Nicolò Menniti Ippolito

Carlo Coccioli

Carlo Coccioli

La cultura italiana è tendenzialmente smemorata. La gran parte degli scrittori del secondo novecento è finita in un buco nero, da cui si sono salvati pochi nomi, non sempre quelli necessari. Fra i dimenticati, forse più dimenticato degli altri, c’è Carlo Coccioli, che solo ora viene ripubblicato da Sironi. Qualcuno dirà che è successo perchè era cattolico e tirerà in ballo l’egemonia culturale della sinistra. Qualche altro dirà che era un personaggio scomodo. Nulla di vero. La realtà è che la cultura italiana è distratta, pigra e che Coccioli è uno scrittore duro, denso, ossessivo. Leggere i suoi libri è un corpo a corpo che turba, che inquieta, che qualche volta esaspera, che comunque non lascia indifferenti. La sua stessa vita è piena di fratture, di passioni, di una modernità vera perchè mai cercata.
Nato nel 1920, è prestissimo antifascista, comandante della terza brigata di Giustizia e libertà. Incarcerato dai tedeschi fugge armi in pugno ed è medaglia d’argento della Resistenza; è cattolico nel profondo e omosessuale altrettanto nel profondo. A Parigi è scrittore apprezzato da Bernanos, da Mauriac, da Gabriel Marcel, da cattolici ed esistenzialisti. Diceva, di se stesso: «i miei libri hanno un’ unica coerenza su due temi che mi ossessionano: il religioso e il sesso». Inseguendo l’uomo che ama con passione accecante, finisce in Messico: ancora scrittore, giornalista, amico di Diego Rivera. Ed in più anche pittore.

Abbandona il cattolicesimo, per avvicinarsi all’ebraismo che studia con rigore quasi maniacale. E poi ancora turbamenti, amori, ossessioni, l’alcool [*]. Nel 1973 pubblica Uomini in fuga, con cui dà inizio al cammino del movimento degli Alcolisti Anonimi in Italia. Nella sua inesausta ricerca spirituale si avvicina all’induismo, poi negli anni ottanta incontra il buddismo. Piccolo Karma e Budda ed il suo glorioso mondo sono tradotti in tutto il mondo e anticipano quella che diventerà, per altri, una moda.

Lui vive un po’ in Texas, un po’ in Italia, un po’ a Città del Messico dove muore. I suoi trenta libri, la sua scrittura accompagnano questa vita inquieta, ne rispecchiano alti e bassi, in un autobiografismo che non è mai esteriore, ma radicato nel profondo. «Di che altro dovrei parlare – diceva – se non di Dio?» Ma anche: «La mia letteratura è la storia di me stesso». E non è una contraddizione.

[*] A scanso di equivoci: Carlo Coccioli era pressoché astemio. Si interessò e avvicinò agli Alcolisti Anonimi perché una persona da lui amata era alcolista. gm

La sensualità nella religione

di giuliomozzi

All’inizio degli anni Novanta, in quel libro pieno di meraviglie che è Un week-end postmoderno di Pier Vittorio Tondelli, trovai alcune pagine dedicate a uno scrittore che non avevo mai sentito nominare. Lo sconosciuto era Carlo Coccioli; Tondelli sembrava ammirarlo molto e lodava in particolare un libro recente, intitolato Piccolo Karma. «In nessun autore italiano contemporaneo», scriveva Tondelli, «è presente una così grande tensione interiore, un’irrequietezza spirituale che poi si traduce in un nomadismo culturale e metafisico assolutamente originale, per non dire eccentrico».

Avevo trent’anni, consideravo Tondelli un fratello maggiore del quale era sensato fidarsi, e mi misi in cerca di Piccolo Karma. Che ovviamente era già – come tutti gli altri libri di Coccioli – fuori commercio: ma ce l’aveva, a Padova, una libreria di libri a metà prezzo. Lo lessi, e lo trovai stupefacente. Non càpita tutti i giorni di sentirsi raccontare come si può intuire Dio, né più né meno, in mezzo alla perfezione automatica delle attrazioni di Disneyland. Promisi a me stesso che avrei letti tutti i libri di Coccioli, a costo di inseguirli uno per uno per antiquari, bancarelle e biblioteche altrui.

Ci sono riuscito. Per mia fortuna Coccioli era, fuori d’Italia, uno scrittore di fama internazionale. Aveva vissuto a Parigi, dal 1953 viveva in Messico, e scriveva i suoi libri indifferentemente in italiano, francese o spagnolo. Lessi quindi Il cielo e la terra, cioè il romanzo che gli diede la prima fama, nell’edizione Vallecchi del 1950; ma La pietra bianca, che ne è la continuazione, lo lessi come Le caillou blanc nell’edizione dei Livres de Poche. Dopo aver inseguito per anni il misterioso Documento 127, pubblicato da un misteriosissimo Club degli autori, scoprii che era – sebbene leggermente diverso, perché Coccioli nell’autotradursi da una lingua all’altra non esitava a riscriversi – ciò che avevo già letto come Le tourment de Dieu. E del Piccolo Karma che mi aveva tanto stupito lessi il seguito – molti anni dopo – come Pequeño Karma Segundo, in spagnolo…

Nel frattempo andavo scoprendo l’esistenza in Italia di un sotterraneo club di coccioliani. Erano quasi tutti della mia generazione e quasi tutti, come me, avevano ricevuta l’imbeccata da Tondelli. Così finì che diventai il prestatore ufficiale di libri di Carlo Coccioli. Soprattutto uno ha fatti innumerevoli viaggi postali per l’Italia: Fabrizio Lupo, il romanzo-scandalo per definizione, una storia di amore omosessuale raccontata come una storia di Amore con la A maiuscola: cioè di Amore che apre alla trascendenza, di Amore che fa accedere – attraverso l’esperienza dell’amore per la persona amata – all’Amore divino. Uscì in Francia nel 1951, in spagnolo l’anno dopo, in inglese nel 1960: in Italia solo nel 1978, dopo che la pubblicazione di Davide, finalista al Premio Campiello, aveva riportato Carlo Coccioli alla ribalta – temporaneamente – anche nella sua patria.

Già, Davide. Un romanzo al quale Coccioli aveva lavorato per dieci anni. Una autobiografia del del re Davide: il primo uomo che osò amare Dio, e lo amò di amore appassionato, sensuale, inebriante, come di amore appassionato, sensuale, inebriante aveva amato il suo popolo, le sue donne, l’amico fraterno Gionata, il figlio ribelle Assalonne. Mi tornavano nella mente, mentre leggevo Davide, le parole che Pier Vittorio Tondelli, nel suo romanzo terminale Camere separate, riferiva a Leo – il personaggio che era un suo trasparente alter ego – : «Vedeva la religione vissuta in modo sdilinquito, atrocemente svirilizzato senza la passione feconda, la recettività violenta della femminilità o l’esuberanza della virilità. Una religione senza sesso per uomini che hanno paura delle passioni e della forza dell’amore». Nel Davide di Coccioli trovavo una passione religiosa davvero sensuale, davvero corporale, tutt’altro che «svirilizzata».

Fu abbastanza naturale, quando cominciai a lavorare nell’editoria, pensare: «Adesso proviamo a ripubblicare Coccioli». Cosa non facile. Coccioli morì nel 2003. Alcune riedizioni erano apparse, ma sporadicamente. Non si capiva bene a chi rivolgersi, nelle mani di chi fosse la gestione dei diritti, se qualcuno avesse effettivamente un progetto – o almeno un desiderio di progetto – per Carlo Coccioli. Finché il 22 agosto del 2006 scrissi a Marco Coccioli, nipote di Carlo, per scoprire che pochi giorni prima mi aveva scritto lui – aveva trovato nella rete alcuni miei articoli su Carlo – presso un indirizzo elettronico che non usavo più. Ci eravamo trovati. E in poco tempo ci trovammo d’accordo: se si poteva cominciare a ripubblicare Carlo Coccioli, era doveroso cominciare dal Davide. Dal romanzo che lo stesso Coccioli considerava l’«apice» della sua carriera di scrittore.

È addirittura difficile, nell’anno 2009, capire come un romanziere come Coccioli possa essere stato tenuto per tanto tempo ai margini della nostra letteratura. Nel nostro tempo infatti i temi di Davide – in estrema sintesi: Dio e corpo – sono di fortissima attualità, e Coccioli non può che apparirci come un precursore. E attualissima – postmodernista, addirittura – è la sua scrittura, che cresce a ridosso del testo biblico senza tradirlo, esaltandone la ricchezza e la densità, umiliando sé stessa nel più glorioso e ardito dei lavori: la riscrittura, la ripetizione di una Parola sentita come totalmente umana e totalmente divina.

Scarica questo articolo in pdf nel sito www.carlococcioli.com.

Se non riuscite a trovare il Davide di Carlo Coccioli in libreria, ricordate che potete acquistarlo presso l’editore con il 10% di sconto e la spedizione postale gratuita (vedi qui le condizioni); oppure presso una delle tante librerie in rete: InternetBookshop, La Feltrinelli, BooksOnLine, Libreria Universitaria, Hoepli.it.

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Una Risposta to “La sensualità nella religione”

  1. pierangela a. Says:

    ciao nicolò
    ho appena letto il tuo pezzo su Coccioli che non conoscevo, ma che ora leggerò
    un pò perchè il tuo scritto me lo ha reso noto e ha saputo incuriosirmi e poi perchè mi fido di quello che dici.
    Sto correggendo le prime bozze del libro sul tam che uscirà a maggio, curato da fernando marchiori e ci sei anche tu grazie a quel bellissimo pezzo su monteleone/tam che con estrema gentilezza ci regalasti a suo tempo.
    monteleone un altro grande poco conosciuto, anche lui finito in un buco nero forse proprio perchè, proprio come Coccioli, necessario…
    grazie e a presto
    un saluto anche a giulio
    p.a.

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