Il corpo di Eluana e l’anima di Beppino

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di giuliomozzi

Eluana Englaro è morta ieri sera. Spero che il dio l’abbia accolta con un abbraccio: immagino che il dio l’abbia accolta con un abbraccio. Il suo corpo sarà ora, a quanto leggo, sequestrato e aperto e investigato per soddisfare la curiosità di chi, dopo aver finto di volerlo tenere in vita, e dopo averlo strumentalizzato per i propri scopi di potere, è ora pronto a tutto ed è pronto a usare tutto per colorire retoricamente l’accusa lanciata sul padre Beppino e su chi nel padre Beppino ha creduto di vedere un uomo giusto: assassino.

A chi crede che questo mondo è stato creato dal dio, tocca ora la responsabilità dell’anima di Beppino Englaro. Sia che abbiamo visto in lui un uomo giusto che agiva giustamente, sia che abbiamo visto in lui un uomo giusto che errava nel suo giudizio, sia che abbiamo visto in lui un uomo accecato dal male, sia che abbiamo sospeso il nostro giudizio: qualunque sia o sia stato il nostro pensiero, il nostro desiderio deve essere rivolto alla salvezza della sua anima. Il nome di questo desiderio è: preghiera.

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16 Risposte to “Il corpo di Eluana e l’anima di Beppino”

  1. pirofila Says:

    Io non prego, credo che la morte sia l’evento più umano che ad Eluana potesse capitare.
    Provo pena per quanto sta accadendo in Italia, eccoli i nostri amanti della vita che appoggiano i bombardamenti in Iraq, riducono le tutele sanitarie agli immigrati e si stracciano le vesti per la fine di un calvario.
    Che Dio mi perdoni dice la Chiesa, io confido di presentarmici da solo davanti a dio, ammesso che esista, senza l’accompagno di Ratzinger, con tutte le mie contraddizioni e le mie incertezze. Poi staremo a vedere.

  2. andrea barbieri Says:

    A me viene in mente ‘Preghiera di gennaio’ di De Andrè.

  3. marilena russo Says:

    Ho visto in Beppino e Saturna Englaro ( perchè nessuno parla mai della mamma di Eluana?) un uomo e una donna che amavano la figlia di un amore immenso. Non sono credente, la salvezza della sua anima non rientra nei miei orizzonti, ma un desiderio l’ho anch’io: che non si continui a gettare fango, a mortificare il loro amore di genitori.
    Mi è molto difficile, almeno per ora, perdonare chi l’ha fatto, prima e dopo la morte di Eluana, anche dai banchi di un’istituzione come il Senato.

  4. demetrio Says:

    Ho provato da giorni a scrivere qualcosa su Eluana Englaro, ma non riesco a mettere insieme frasi staccate. Penso che sia male quando il corpo di una persona diventa un pezzo, una cosa e un mezzo per una diatriba politica: penso che questa sia una profanazione, e che questa profanazione sia un abominio.

    Penso che il padre di eluana amava eluana di un amore che io spero di avere per mia figlia.

    Penso che una persona come Gasparri (dico lui per dire quasi la totalità del parlamento eletto) non possa avere una intelligenza e una sensibilità tali emotiva tali da poter legiferare su le cose ultime della vita.

    d.

    penso che non sono un buon cattolico, ma spero con Paolo che sarò giustificato per la fede, disperata che nutro.

  5. finO Says:

    In questa vicenda sono state dette troppe cose incredibili, è tale il frastuono, l’offesa alla verità, alla dignità, ai principi più elementari di umanità che non trovo alcuno spazio adesso per il raccoglimento che invochi, e che io non chiamo preghiera ma forse è la stessa cosa.

  6. Alcor Says:

    E per chi non crede il pensiero della sua solitudine adesso che non ha più niente per cui combattere.

  7. macondo Says:

    Se è giusto consegnare alla preghiera o, per chi non crede (io sono tra questi), al silenzio e al rispetto del dolore la vicenda di Eluana, non è giusto però tacere di tutta la bava politica e mediatica depositatale attorno. Perché siamo anche cittadini (citoyen, col senso che questa parola ha da oltre due secoli). E allora, mentre un gruppo estremamente minoritario di cittadini colti (è la cultura il nodo di quanto sto dicendo), qui e in altri blog ieri si interrogava sulla vicenda drammatica, la maggioranza degli italiani ha risposto guardando alla tv il “Grande fratello”. Che lo si voglia o no, questa è la democrazia del numero. A questa, a un numero indifferente al contenuto dell’opzione, sono state consegnate le sorti democratiche del paese. O ci si interroga per cambiare le regole del gioco, o si affonda nella palude, magari col ditino alzato come tanti profeti inascoltati.

  8. vibrisse Says:

    Fabrizio De André, “Preghiera in gennaio”

    Lascia che sia fiorito
    Signore, il suo sentiero
    quando a te la sua anima
    e al mondo la sua pelle
    dovrà riconsegnare
    quando verrà al tuo cielo
    là dove in pieno giorno
    risplendono le stelle.

    Quando attraverserà
    l’ultimo vecchio ponte
    ai suicidi dirà
    baciandoli alla fronte
    venite in Paradiso
    là dove vado anch’io
    perché non c’è l’inferno
    nel mondo del buon Dio.

    Fate che giunga a Voi
    con le sue ossa stanche
    seguito da migliaia
    di quelle facce bianche
    fate che a voi ritorni
    fra i morti per oltraggio
    che al cielo ed alla terra
    mostrarono il coraggio.

    Signori benpensanti
    spero non vi dispiaccia
    se in cielo, in mezzo ai Santi
    Dio, fra le sue braccia
    soffocherà il singhiozzo
    di quelle labbra smorte
    che all’odio e all’ignoranza
    preferirono la morte.

    Dio di misericordia
    il tuo bel Paradiso
    lo hai fatto soprattutto
    per chi non ha sorriso
    per quelli che han vissuto
    con la coscienza pura
    l’inferno esiste solo
    per chi ne ha paura.

    Meglio di lui nessuno
    mai ti potrà indicare
    gli errori di noi tutti
    che puoi e vuoi salvare.

    Ascolta la sua voce
    che ormai canta nel vento
    Dio di misericordia
    vedrai, sarai contento.

    Dio di misericordia
    vedrai, sarai contento.

    Anche qui: http://www.youtube.com/watch?v=kA933tCt1rM

  9. paolozardi Says:

    @Macondo: I dati Auditel riferiti al giorno 9 febbraio 2009 dicono che, in prime time, il Grande Fratello ha il 28.3 di share, contro il 20.7 di Rai Uno con il suo speciale su Eluana (ok, purtroppo condotto da Vespa). La scelta di Mediaset di mettere in onda il Grande Fratello, anziché uno speciale di Mentana sul caso, è stata dunque “commercialmente” corretta.
    Oltre a questo, tenendo conto di chi è il proprietario di Canale5, la scelta risulta corretta anche da un punto di vista politico: evitando di fornire informazioni ai citoyen, è possiile riuscire a spacciare Gasparri per un politico, e Berlusconi per uno statista.
    Il punto è che il meccanismo sul quale si basava la democrazia – sostanzialmente il diritto di voto a tutti i cittadini – non è più adeguato, perché non entra nel merito di come si forma il giudizio. All’uscita della metropolitana di Milano regalano giornali: nessuno si chiede come mai, ma la riposta è semplice, e scontata: qualcuno mette i soldi al posto nostro, perché è sicuro di riuscire, con questo sistema, a farne di più. Cioè qualcuno sa che è sufficiente metterci in mano un pezzo di carta igienica stampata perché le nostre scelte di acquisto siano modificate a suo favore.
    Ma in Vent’anni di televisione commerciale non sono passati solo spot: è arrivato un messaggio, più o meno esplicito, che ha portato alla creazione di questa Italia che vediamo oggi.

    @Giulio e Macondo: sono ateo. Ma come non basta la preghiera, così non basta neanche il silenzio. Il caso Englaro può diventare un crocevia verso un paese più civile, o verso un paese molto più barbaro. E’ proprio in questo momento che dovremmo far sentire più forte la nostra voce…

  10. Teo Lorini Says:

    @Macondo: Ieri sera ho visto che partiva GF e mi sono detto (come penso abbia fatto anche tu) che l’auditel di stamani avrebbe raccontato l’Italia meglio di qualsiasi gazzarra in Senato o sotto la clinica di Udine.
    Risultato: 31% e rotti. Quasi un italiano su tre ha guardato grande fratello con le sue espulsioni, i nuovi arrivi ecc. ecc.
    Onestamente però non so dire se sia la “bava mediatica” che ieri sera gocciolava da Vespa o da Fede renda chi la guardava più “cittadino” di coloro che seguivano i bicchieri che volavano e i siliconi di canale5. Anche le dimissioni di Mentana, pur fondate su argomentazioni sacrosante, hanno lo sgradevole retrogusto del bimbetto a cui levano il giocattolino di uno speciale con alti ascolti. Sulla questione-Englaro Mentana non ha certo banchettato meno degli altri, né era presumibile aspettarsi da lui qualcosa di molto diverso dagli Speciali Porta a porta o Tg4 di ieri. Poi naturalmente Mediaset ha accettato al volo le dimissioni, cancellando anche (“per ripicca” scrive oggi il comitato di redazione) la puntata di Matrix e questo ci dice che i rapporti erano ormai tesissimi, che si è preferito conferire al più affidabile Emilio Fede lo spargimento di bava mediatica e che forse (ma questa è un’immaginazione, rinforzata anche da un tantino di malizia) Mentana si è giocato con la morte di Eluana un ultimo bluff che però non gli è servito.

    Fin qui condivido il problema che tu poni: dopo 15 anni di sovraesposizione alle più varie bave mediatiche, dopo l’asservimento sempre più capillare del giornalismo e dell’informazione al Padrone delle Ferriere, l’Italia è divenuta lo Stato che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, che guarda il grande fratello con la stessa indifferenza con cui cambia parere in soli cinque giorni.
    E’ un Paese in cui molti, moltissimi sono cittadini non informati, o informati male (per incapacità o, più spesso, ad arte) e comunque poco interessati a un’informazione diversa. Un Paese in cui spesso a chi deplora questo stato di cose, viene risposto: «Allora ha ragione Berlusconi quando dice che voi (e al posto di “voi” metti quello che ti pare: comunisti, magistrati, studenti, medici, cultori della morte, presidenti, costituenti ecc. ecc.) siete pessimisti, vi lamentate sempre. Di cosa vi lamentate? Non va tutto bene? Non possiamo vestirci come ci pare, guardare quel che ci pare, avere quel che ci pare (magari a rate) e “sfondare” senza saper fare un cazzo?»

    Non andiamo bene. Non va bene che questa “maggioranza di italiani” sia tanto manovrabile e che cinque, dieci, quindici giorni di martellamento possano farle cambiare idea, dandole per di più l’impressione o la voglia di appassionarsi al punto da fare manifestazioni o di buttarsi sotto le ambulanze per fermarle.
    Sono d’accordo con te anche sul fatto che il numero non sia tutto, né sia o debba essere una forza in sé. Nazisti e fascisti godevano di grandi consensi popolari, ma questo non rende giusti i loro atti.

    Però non credo neppure che questo stato di cose possa renda il gruppo minoritario di colti citoyens superiore al gruppo largamente maggioritario di cittadini incolti. Né d’altra parte credo che tu stia pensando a adunanze di platonici Saggi che giudichino di volta in volta a chi accordare o togliere il diritto di voto.
    Io personalmente arrivo sino ad auspicare mobilitazioni, prese di posizione, manifestazioni che facciano emergere il numero di coloro che non sono d’accordo (e che non penso debbano essere per forza “assolutamente minoritari”: magari anche tra i telespettatori delle tette siliconate c’è chi ha un punto di vista diverso e magari è anche pronto a manifestarlo). In questo senso trovo che la politica eternamente tentennante di Veltroni e del Pd sia del tutto insoddisfacente, e mi fa rabbrividire che l’opposizione abbia calato le braghe anche in questo caso, affrettandosi ad accettare tempi rapidi per una legge che, se approvata così com’è, renderà di fatto impossibile la rinuncia (anche se certificata in pieno possesso delle facoltà e davanti a un esercito di notai) a trattamenti come l’alimentazione e l’idratazione forzata…

    Ciò detto torno a chiederti: come le cambiamo queste “regole del gioco”? Non ho alcun intento polemico, sia chiaro, ma solo bisogno di conoscere altri punti di vista e magari soluzioni che non avevo proprio considerato.
    Grazie

  11. andrea barbieri Says:

    ‘Preghiera di gennaio’ parla di un suicidio (era dedicata a Luigi Tenco). In sostanza dice la canzone, il suicida è condannato dagli uomini (a quel tempo erano negati persino i funerali religiosi), ma riceverà certamente la consolazione di un dio:
    “Dio, fra le sue braccia
    soffocherà il singhiozzo
    di quelle labbra smorte
    che all’odio e all’ignoranza
    preferirono la morte.”
    Il padre di Eluana ha dovuto decidere su una vita che, per così dire, faceva parte della sua. E sta ricevendo la stessa condanna che spettava a un suicida ai tempi di Tenco.

  12. mimmo Says:

    Anch’io sono giorni che vorrei dire qualcosa, ma non riesco a “ragionare” ed esporre tesi e argomenti, a confrontarmi su materie come il diritto e la politica, di fronte al dramma di una persona, prima in stato vegetativo, e adesso morta. Personalmente ha vinto un senso di pietà e rispetto per Eluana, che mi fa scegliere ancora oggi il silenzio. Il silenzio che si deve sia agli infermi gravi, che ai morti. Almeno così mi hanno insegnato. Ci sarà il tempo per riprendere coscienza e cercare di capire e trovarsi meno sguarniti un’altra volta di fronte a una questione simile. Mi farà piacere in quel momento confrontarmi prima fra tutti con L’associazione predatori di organi e con la questione che viene definita “morte cerebrale”. Ma per adesso invito tutti al silenzio.

  13. macondo Says:

    @ paolozardi,
    condivido il tuo discorso e l’analisi “fredda” per spiegare commercialmente le scelte “politiche” delle tv private. Ma io poi andrei al di là della fredda analisi, mi scalderei un po’, perché quelle ragioni, che tu metti in luce, hanno portato a questa devastazione della politica, a questo suo uso commerciale. Certo, la politica non è una gentil donzella stuprata dal bruto di turno, le colpe ce le hanno tutti, a 360°, quelli che l’hanno permesso, ma non di meno quelli che per incapacità o per rincorrere un numero “democratico”, hanno taciuto e tacciono e si defilano.
    Se i dati Auditel fossero percentuali elettorali, la legge del numero passivo l’avrebbe, una volta di più, vinta. Ma questo ci basta?

  14. Giovanni Accardo Says:

    Caro Giulio,
    grazie per le parole, misurate e profonde, essenziali ed emozionanti, con cui commenti una vicenda su cui di parole ne sono state dette troppe. Grazie per questo post e per quello dell’8 febbraio. A me, e forse a molti altri, hai dato le parole che ci mancavano, quelle che non trovavamo per esprimere il nostro dolore, il nostro disgusto e la nostra pietà.

  15. macondo Says:

    @ teo, tardivamente, ma ti sono in debito di una risposta. Che è un segno di testimonianza, ma non spiega nulla. Sulle “regole del gioco”, dunque, per il resto mi trovi piuttosto in sintonia. Qui in Europa, in UE, cioè, con i vincoli, i parametri, le vigilanze ecc. che hanno messo passando sopra la testa dei cittadini (tutti, da quelli che giuardano il GF a quelli che guardano Vespa) chi può avere una visione chiara? So solo che la pastoia l’hanno disposta a livello globale, e ci hanno detto che il pascolo è solo quello. Ma io sono abituato a camminare ascoltando e domandando (come dicono quelli che poi ti dirò), e quindici anni fa ho ascoltato una debole voce, proveniente da uno dei buchi di culo del mondo, che, via via che mi sono avvicinato ad essa, si faceva sempre più forte e convincente. Che mi ha fatto capire varie cose sulla democrazia, sulla partecipazione, sui vari mondi che esistono nel nostro mondi che crediamo unico. Il nome? Gli zapatisti. Il labortoraio politico? L’America Latina. Poi mi sono andato a leggere i dubbi che gli illuministi, si dice i padri della moderna democrazia, già manifestavano sulla democrazia del numero, e qualche filosofo attuale, tipo Badiou o Zizek, e adesso sono convinto che le regola del gioco vadano cambiate. Questo è stato il mio percorso. Utopia, forse. Ma la storia, prima o poi e inaspettatamente dice: Adesso basta. Credo che a questo “basta” noi non siamo lontani.

  16. paolozardi Says:

    @macondo
    La mia analisi è fredda, perché parte dai numeri. Le conseguenze, però, che io ne traggo non sono fredde allo stesso modo. Da anni – almeno venticinque – ci viene ripetuto che il libero mercato, e la sua famosa manina invisibile, assicurano il massimo benessere per tutti. Nei decenni, o nei secoli, precedenti, c’erano dogmi molto più complessi e sofisticati: la transustanziazione di Cristo nella particola, l’Inferno, la verginità della Madonna – cose alle quali tutti credevano senza porsi alcuna domanda.
    Il nostro ultimo trentennio (mi stava scappando ventennio) è stato devastato dal dogma del libero mercato. Se commercialmente funziona – è questa la motivazione di Mediaset – allora va bene, perché è il “libero” mercato che lo dice.
    E dal punto di vista di Mediaset, come dare torto alla loro decisione? Ma il punto è che sono le premesse ad essere sbagliate! Il fatto che “commercialmente” sia la scelta giusta, non significa che lo sia in assoluto – che il paese abbia bisogno di avere il GF nell’unico giorno dell’anno in cui si sarebbe dovuto spegnere la televisione ed uscire per incontrare qualcuno e scambiare le proprie opinioni sulla vita, sul suo senso, sulla dignità delle persone, sull’autodeterminazione, sul ruolo dello Stato nella formazione della morale… Tutte cose che “commercialmente” non funzionano neanche un po’: il che dimostra che il criterio commerciale, che viene esposto come un alibi ogni volta che si solleva una critica, è fallimentare, e sta portando alla devastazione – come dici bene tu – del tessuto sociale, della morale, del significato da dare a parole come “comunità”, “solidarietà”…

    Ecco: spero che questo commento contenga un po’ di quel calore che era rimasto fuori nel mio commento precedente.

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