Politica e pietas

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di Brunetto Salvarani

[Questo articolo di Brunetto Salvarani è apparso nel quotidiano il manifesto di ieri 4 febbraio 2009].

Ho riflettuto sul caso-Eluana. Con fatica, da padre e da cristiano che cerca di vivere la radicalità del vangelo e la fedeltà alla terra, come mi ha insegnato un grande testimone del ‘900, il teologo Bonhöffer. Non ho raggiunto conclusioni, ma frammenti di pensiero, che dicono la complessità della situazione, insieme alla fragilità di questi nostri giorni. Con delicatezza, e senza che appaia come un indice puntato verso chi ha maturato idee diverse, ammetto che personalmente provo perplessità di fronte all’interruzione dell’alimentazione, e che se mi trovassi in una condizione simile, vorrei rimanere al mio posto: senza accanimento terapeutico, ma intendendo sperimentare fino in fondo l’esistenza.
Il fatto è che ora non si tratta di me ma di lei, e quanto per me è un valore potrebbe non esserlo per lei (e per i suoi). Anzi, come capita spesso, si può percepire come barbarie ciò che per altri è invece addirittura luogo di edificazione. Se distanti visioni della vita producono diverse etiche, non necessariamente esse sono destinate a scontrarsi, ma piuttosto a domandarsi: qual è il bene per te? Per l’altro, che sta di fronte a me? E’ a partire dalla capacità di rispondere a questa domanda, spiega Lévinas, che si misura il nostro attuale grado di umanità.

Resta il dato, non più eludibile, per cui lo stato laico è convocato a produrre, prendendo spunto dalle etiche plurali dei suoi cittadini, un diritto unico, che riconosca secondo giustizia la possibilità di vivere e di morire alla luce della propria concezione del mondo. E custodendo ferma la distinzione fra etica e diritto. E’ poco, è molto? In ogni caso, è abbastanza per affermare che, com’è capitato spesso in questo Paese, si sta giocando attorno al corpo di una donna una partita asperrima. C’è stato troppo rumore, troppo chiasso, certo, soprattutto in assenza di una legislazione appropriata che dicesse la sua, di fronte a una situazione-limite.

Situazione-limite che, però, è e sarà sempre più di ordinaria quotidianità, in questi anni d’immensi passi avanti sul piano tecnologico e scientifico e tuttavia, fortunatamente, ancora impossibilitati a pronunciare una parola definitiva in casi simili. Che invece richiederebbero più silenzio, più rispetto per un dramma che si è consumato eccessivamente sotto i riflettori delle telecamere. E, se mi è concesso, richiederebbero più pietas. Per la tragedia che, comunque si voglia leggere, è ancora in corso, e per le mille altre tragedie del genere che stanno attraversando le giornate di tanti genitori, mariti, mogli e figli. I quali chiedono umanità insieme a una legge adeguata che eviti gli arbitrii sempre possibili in sua assenza. Sapranno, la migliore cultura cattolica e la migliore cultura laica di questo Paese sempre più percepito come un’accozzaglia di branchi decerebrati, venire incontro a tali esigenze, altissime eppure semplicemente umane? A questo interrogativo è consegnata l’ipotesi che vicende come quella di Eluana non si moltiplichino a dismisura nelle prossime settimane, lasciandosi alle spalle non solo il dolore di chi le vuole bene ma anche le ennesime macerie di reciproche scomuniche. Non sarà facile, ma è indispensabile augurarcelo. La politica, quella con la P maiuscola, è chiamata finalmente a battere un colpo.

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