“Davide” di Carlo Coccioli recensito in prima pagina da “Le Monde”

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di Jacqueline Platier

[Questo articolo di Jacqueline Platier, e il successivo di Arnold Mandel, sono apparsi nel quotidiano Le Monde, in prima pagina, l’11 novembre 1978].

L'articolo che qui traduciamo è quello in basso a destra.

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Ecco una nuova e sorprendente avventura: il re Davide torna tra noi. Non si tratta di una nuova traduzione dei Salmi o del Libro di Samuele o del Libro dei Re, nei quali si iscrivono la sua poesia e la sua epopea. Lo scrittore Carlo Coccioli si è lasciato invadere da questa grande figura dei tempi antichi. Ha prestato a Davide la sua voce, la sua anima e, non senza ardimento, ha composto per lui delle Memorie* postume.
In questo genere letterario si è resa illustre Marguerite Yource- nar. Tra le Memorie di Adriano e le Memorie del re Davide, l’accosta- mento è inevitabile. E le seconde reggono il paragone con le prime. Non che i due libri si somiglino: più filosofica, più da storica la creazione di Marguerite Yourcenar; più lirica, più carica di sentimento religioso quella di Carlo Coccioli.

Ma non siamo nello stesso universo. L’impero romano agonizzante differisce profondamente dai primi tempi biblici, dove tutto era segnato dal sigillo dell’Eterno.

Lo spirito religioso non manca a Marguerite Yourcenar: ma Carlo Coccioli, lui, vi è immerso. Italiano d’origine e ovviamente cattolico, è cresciuto in Libia, a contatto con l’Islam. Fin dai suoi esordi letterari è etichettato come scrittore cattolico. Trascorre lunghi anni in Francia e il francese diventa per lui una seconda lingua materna. Scrive i suoi libri indifferentemente in italiano e in francese. Da Parigi emigra in Messico, dove ben presto si esprime con altrettanto agio in spagnolo. Frequenta la comunità ebraica di Città del Messico e si converte all’ebraismo. Il tormento di Dio, suo penultimo libro, registra questa trasformazione. Eccolo dunque scrittore in possesso di tre lingue e capace di sposare la spiritualità di tre religioni.

La nuova edizione italiana.

La nuova edizione italiana.

Di persona, Coccioli non appare contegnoso. È vivace, gioviale, caloroso, emotivo. Se gli si domanda perché Davide e perché queste Memorie, risponde: «È per via dei Salmi. Non c’è afflizione alla quale i Salmi non portino rimedio, anche per la morte di un cane». E la sua voce trema ancora quando evoca la morte del suo. Ci fu anche l’inondazione di Firenze, dove possiede tuttora una casa. All’epoca del cataclisma Coccioli abitava in quella città, che la statua di Michelangelo domina come un santo patrono. Davide lo seguiva ovunque.

Da quando una discutibile esigenza di neutralità tiene separata la storia biblica, intesa come storia della Chiesa, dall’insegnamento laico, che cosa sappiamo noi di Davide? Quello che la scultura e la pittura, dal Medio Evo a Rembrandt, hanno illustrato. Non più di un decimo di quanto raccontano i Libri Sacri, un quarto del libro che Coccioli ha scritto. Il resto costituisce il più bello dei romanzi.

La prima edizione francese di Davide.

La prima edizione francese.

La regalità è una novità in Israele, quando Davide vi accede senza alcun diritto legittimo. Non è il figlio di Saul, il primo re succeduto ai Giudici. Appartiene anche alla tribù rivale: Giuda contro Beniamino. Ma il profeta Samuele l’ha unto in segreto quando aveva quindici anni. Era pastore, a quel tempo, e poeta; e accompagnava il suo canto con la cetra. È grazie all’arte che, all’inizio, entra nell’intimità del re ormai anziano. Saul soffre di angosce al pensiero della morte, e solo la musica lo quieta. Davide diventa il suo trovatore e Gionata, figlio di Saul, se ne innamora. Poi il valore guerriero fa di Davide un eroe, e il marito della figlia di Saul.

I disegni di Dio si realizzano spesso per vie tortuose. Attraversano la gelosia del re, il suo desiderio di mettere a morte un uomo rivale in giovinezza, in bellezza, in promesse di gloria; attraversano l’amore di Gionata, che tradisce suo padre Saul per salvare l’amico: Davide, braccato, in fuga nel deserto, andrà a prestare le sue armi e il suo coraggio ai Filistei. Finché la tribù di Giuda lo proclama re, nella speranza che egli unifichi Israele sotto il suo scettro.

Dopo la gloria vengono le prove sofferenze, che nascono da un crimine. Davide, al quale non mancano né spose né concubine, manda il guerriero Uri a morire sul campo di battaglia, per sposare la sua Betsabea. È il ricco che ruba la preda al povero. Tutta la fine del regno di Davide sarà devastata dagli scandali dei suoi discendenti e dalla contesa per la successione: l’incesto di Amnone con la sorella Tamar, la rivolta di Assalonne… Perché Betsabea veglia sugli interessi del proprio figlio Salomone, contro le pretese degli altri principi.

Tutto questo, si dirà, è raccontato nella Bibbia. Ma chi la legge? Ora Coccioli, seguendola da presso, ci inizia ad essa. E non se ne fa limitare, ricreando dall’interno il suo personaggio maggiore e una folla di altre figure, piene di vita, uomini o donne, profeti o guerrieri.

Un audace sacrilegio? Tutto qui appartiene a una storia sacra. Innegabilmente, il gesto seduce il profano; ma cosa ne pensa il credente, lo studioso versato nelle Scritture? Arnold Mandel, scrittore ebreo, ci offre qui la reazione.







Un “ebreo dei Salmi”
di Arnold Mandel

Arnold Mandel

Arnold Mandel

Il Davide della storia, della leggenda e della rapsodia del popolo ebreo non è il Davide di Michelangelo, immagine scolpita della giovinezza, della forza e della fierezza; bensì un essere tormentato, poeta sia del grido di sofferenza sia dell’Alleluia di gioia, interlocutore e preda di Dio, progenitore del Messia della redenzione d’Israele. E il Davide del toscano Carlo Coccioli è molto più l’unto del Signore, l’ebreo archetipico di Hebron e di Gerusalemme, che la figura della statuaria fiorentina.

Il racconto biblico non è un mero materiale. È elaborato, concluso e denso di significato. Cosa vi si può aggiungere? Sembra davvero che non si possa creare o ricreare nulla, a partire dalla Bibbia, restando fedeli a ciò che essa invoca, evoca e racconta. Ma non è così: perché la parola ebraica chiama nuova parola. È per questo che la Bibbia è diventata, nella coscienza ebraica, un movimento perpetuo dell’anima e dello spirito. Così i Salmi, ad esempio, furono illuminati dalla viva voce, «istoriati», e le loro lettere trasmutate.

Con le sue Memorie del re Davide Carlo Coccioli, la cui adesione all’ebraismo è profonda, non dogmatica ma affettiva, non concettuale ma percettiva, si colloca in una tradizione di recitazioni-commento a molte voci, alle quali ciascun partecipante presta la sua tonalità, la sua inflessione e la sua riflessione. Poiché i recitanti-interpreti investivano il loro fervore soprattutto nel canto dei Salmi, li si chiamava, nell’ambito del giudaismo pietista del tempo antico, «ebrei dei Salmi». Per la disposizione di spirito e stati d’animo Coccioli è sicuramente uno di essi: con, in più, il dono dell’essere grande scrittore e il linguaggio contemporaneo.

Chagall. Il re Davide suona l'arpa.

Chagall. Il re Davide suona l'arpa.

Il re Davide, settantenne, ormai privo di vigore e reso fragile dall’età, coricato accanto alla giovane Abisag – il cui corpo lo riscalda, ma con la quale non ha commercio carnale –, racconta la sua vita splendida e miserabile; racconta le sue afflizioni, i suoi peccati, i suoi rapimenti, i suoi dubbi, nella prossimità dell’amore di Dio o nella disgrazia dell’abbandono. Il libro è un lungo monologo recitativo, intrecciato a – ma non “ornato” da – meditazioni sui rapporti tra l’uomo e Dio, sul mistero della creazione.

Ed è proprio il Carlo Coccioli del Tormento di Dio che, qui, nella luce e nelle tenebre dei rapimenti e delle angosce del suo eroe, continua e approfondisce la sua ricerca. Sola e prima di tutto importa la presenza di Dio, chiunque egli sia o, più esattamente, comunque egli sia: «Oh! ricordami, interlocutore, che io posso e che io devo accontentarmi di un Dio avvolto di nebbie, a dispetto di tante parole, poiché non volge mai la sua faccia».

In questa dimensione drammatica la morte ignominiosa di Assalonne tra i rami del terebinto, la nudità fiammeggiante di Betsabea, la cupa follia di Saul, l’ardente amicizia di Gionata, le razzie dei Filistei e le guerre di sterminio, le disgrazie dell’Arca dell’Alleanza e le amare rimostranze dei profeti Samuele e Nathan, sono gli indizi di un mistero, ancora rassicurante al di là del suo potere angosciante. Un Dio che tormenta è manifesto, quindi accessibile.

Carlo Coccioli ci trasmette questa visione nel fremito della sua realtà e della sua verità. Memorie del re Davide è un bellissimo libro, tutt’altra cosa e molto di più che ciò che si etichetta, nella routine di un certo vocabolario, come “messaggio”. È la rappresentazione fervida e tesa di una presenza tra noi, di una presenza in noi.

* Il titolo francese del libro, in italiano semplicemente Davide, è: Mémoires du roi David.

Traduzioni di giulio mozzi. Testi tratti dal volume: Carlo Coccioli, Itinerario en el caos, edizione privata non commerciale, México 2000

L’immagine del quotidiano Le Monde viene da qui.

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