Maggiori e minori

by

di giuliomozzi

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[…] A Mario era sempre piaciuto leggere i poeti cosiddetti minori delle varie epoche perché lo interessava affiancare, alla lettura dei poeti veramente grandi, la lettura di quei poeti minori che attorno ai maggiori fanno, per così dire, da contorno e da paesaggio. In verità lo affascinava l’idea che un poeta potesse essere considerato un poeta minore, che il popolo dei poeti si dividesse in poeti maggiori e poeti minori, e non ad esempio in buoni poeti e cattivi poeti: anche un poeta minore è un poeta a tutti gli effetti, pensava Mario, è un poeta a tutto tondo, un vero poeta, i cattivi poeti non esistono, esistono i poeti e i non poeti, e i poeti si dividono in maggiori e minori. A volte Mario si immaginava di vedere, nell’aldilà dei poeti (a Mario piace fare immaginazioni sull’aldilà), i poeti maggiori vestiti in pompa magna ed assisi su troni, e attorno a loro i poeti minori, piccoli come bambini, vestiti come bambini e anche effettivamente con un comportamento da bambini, diciamo discolo e confusionario; e i poeti maggiori, in questa immaginazione di Mario, badavano ai poeti minori un po’ come le baby sitter, ai giardini pubblici, badano ai bambini: conversando tra loro, facendo discorsi appunto da grandi, guardando i piccoli giusto con la coda dell’occhio e di tanto in tanto concedendo loro attenzione per risolvere un problema di metrica o valutare l’accettabilità di una metafora o l’opportunità di un arcaismo. Mario aveva pensato spesso che se mai fosse diventato un poeta o uno scrittore, avrebbe voluto essere un poeta o uno scrittore minore, perché mentre i poeti e gli scrittori veramente grandi sono ammirati da tutti, ma da lontano e forse un po’ per convenzione o per conformismo, oppure per convenienza turistica (vedi Recanati dove c’è l’Albergo Silvia e la Trattoria dell’Infinito, e manca solo il Pornoshop Aspasia o il Circolo Anarchico La Ginestra) i poeti e gli scrittori minori, invece, sono amati da pochi, ma da quei pochi sono amati follemente. Un poeta veramente grande è un poeta veramente grande e basta, riceve gli onori di tutti e l’amore di nessuno, è antologizzato nelle antologie scolastiche e celebrato nelle celebrazioni pubbliche; un poeta minore, pensava Mario, ha invece qualche chance di diventare un poeta minore follemente amato, un poeta minore cult. […]

[Francesco Sasso ha pubblicato in La poesia e lo spirito un capitolo di un mio romanzo incompiuto, Introduzione ai comportamenti vili. Il romanzo incompiuto completo, chi lo volesse leggere, può trovarlo qui].

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