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Dunque vi sono dieci buoni motivi

31 luglio 2011

di Luca Negri

[Questo articolo è apparso oggi nel sito L'Occidentale. gm]

Leggi la scheda del libro nel sito dell'editoreQualche anno fa Aldo Nove, scrittore politicamente collocabile a sinistra, pubblicò Maria, una bella raccolta di poesie dedicata alla Madonna. Molti suoi colleghi ed estimatori non la presero benissimo; pareva intelligenza col nemico, imbarazzante eco di Radio Maria, l’emittente più sfottuta dell’etere italico. E quando un altro autore assai stimato negli ambienti radical, Tiziano Scarpa, decise di scrivere un articolo in difesa del crocifisso nelle aule scolastiche, se lo vide bocciare da il manifesto e fu costretto a trovare ospitalità sulle pagine di Libero (vedi). Insomma, a sinistra pare che gli argomenti a favore del cattolicesimo, anche solo inteso come tradizione culturale, siano solamente robaccia per scrittori e giornalisti vicini al centrodestra, come Antonio Socci, Camillo Langone e Rino Cammilleri.
Ora che due fra i più brillanti romanzieri italiani, certo non sospettabili di leghismo e berlusconismo, Valter Binaghi e Giulio Mozzi hanno scritto in coppia 10 buoni motivi per essere cattolici (Laurana editore), la situazione parrà ancora più grave.

Continua a leggere.

Mettersi dalla parte

19 gennaio 2011

[...] Ci sono non pochi elementi per dubitare della colpevolezza di Battisti. Questo, in coscienza, mi ha spinto a firmare quell’appello. La mia convinzione è immutata, perciò non vedo perché dovrei ritirare la mia firma, a sette anni di distanza. Non lo farò né per conformismo, né perché conviene alla mia carriera di autore, né perché i miei libri vengono tolti dalle biblioteche. Mi sono messo dalla parte delle vittime, dei parenti sopravvissuti e delle persone rimaste menomate per sempre. Ho guardato a quei crimini dal loro punto di vista, e ho pensato che dobbiamo alle vittime la verità, non un mostro di comodo a cui addossare tutti i mali. [...]

Questo articolo di Tiziano Scarpa è apparso oggi nel Corriere del Veneto, dorso regionale del Corriere della sera, e si può leggere in Il primo amore.

Una lettera e un articolo, seguiti da una conversazione

1 luglio 2010

Cari lettori,
Gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera si associano alla protesta di gran parte dei cittadini italiani contro il disegno di legge “bavaglio” che intende limitare l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, il diritto di informazione e la libertà di stampa nel nostro paese.
Questa legge, millantando di proteggere la privacy di molti, vuole salvaguardare l’impunità di pochi, stendere un velo di segretezza sulla criminalità organizzata e, contemporaneamente, reprimere ogni voce di dissenso.

Francesco Abate; Niccolò Ammaniti; Andrea Bajani; Eraldo Baldini; Giulia Blasi; Ascanio Celestini; Mauro Covacich; Giancarlo De Cataldo; Diego De Silva; Giorgio Falco; Marcello Fois; Anilda Ibrahimi; Nicola Lagioia; Antonella Lattanzi; Carlo Lucarelli; Michele Mari; Rossella Milone; Antonio Moresco; Michela Murgia; Aldo Nove; Paolo Nori; Giacomo Papi; Laura Pariani; Valeria Parrella; Antonio Pascale; Francesco Piccolo; Rosella Postorino; Christian Raimo; Gaia Rayneri; Giampiero Rigosi; Evelina Santangelo; Tiziano Scarpa; Elena Stancanelli; Domenico Starnone; Benedetta Tobagi; Vitaliano Trevisan; Simona Vinci; Hamid Ziarati; Mariolina Venezia.

(continua…)

Il capitalismo straniero

16 dicembre 2009

di Tiziano Scarpa

Solo l’essere amati, solo l’essere
voluti conta: non l’amare, non
il volere. Mio zio si è suicidato
perché aveva investito tutti i suoi
risparmi (trent’anni da elettricista
dentro una fabbrica di alimentari,
la Chiari & Forti di Silea, TV)
in un’operazione finanziaria
che acquisiva terreni in Romania.
(Il primo supermercato di Bucarest
è stato aperto dai soldi italiani).

(continua…)

Tentativo di descrizione di una tendenza in atto nella narrativa italiana (ovvero: come liberarsi dell’inutile categoria dell’autofiction)

19 agosto 2009

di giuliomozzi

Tanti anni fa il signor René Descartes decise di mettere tutto in dubbio. Dopo aver dubitato e dubitato, gli restò qualcosa, un resto, del quale non riuscì nonostante tutti gli sforzi a dubitare. “Poffarbacco”, pensò: “Sto pensando. E se sto pensando, esisto. Della mia esistenza, quantomeno della mia esistenza come essere pensante, non posso dubitare”.

Nel 2006 le acque di quel bicchiere che sono le pagine culturali dei giornali furono agitate da un breve saggio di Antonio Scurati: La letteratura dell’inesperienza. Due anni prima furono agitate da un articolo di Mauro Covacich apparso in L’Espresso con il titolo Ho le vertigini da fiction. Scriveva Covacich: “Ogni cosa per essere reale dev’essere trasmessa, ma non solo – questa ormai è roba vecchia – anche ogni esperienza di vita è reale solo se pensata da chi la vive coi ritmi, le sequenze e le inquadrature di una fiction. Il concetto la vita come un romanzo ha cambiato più volte faccia fino ad arrivare a la vita come un reality show“. Scurati non diceva cose tanto diverse: “La distinzione tra il finzionale (fictional) e il fattuale (factual) non è più rilevante, prima ancora di non essere possibile”, “Oggi il problema si riformula così: come trasformare in opera letteraria quel mondo che è per noi l’assenza di un mondo. Il mondo non c’è, e per questo diventa urgente raccontarlo”.

(continua…)

Pulp oggi, quale domani? Il caso italiano (1996)

1 febbraio 2009

di giuliomozzi

[Questo articolo apparve, nell'agosto del 1996, nel periodico in rete Nautilus. E' interessante confrontare le discussioni letterarie di dodici anni (e mezzo) fa con quelle di oggi. I prezzi, ad esempio, sono in lire. gm] [Sullo stesso argomento: Istruzioni per scrivere un racconto cannibale]

L’anno del pulp – Gli interventi di Giulio Ferroni e del Gruppo 63 – Un tentativo di definire il pulp – «Il pulp in letteratura», un incontro a Venezia organizzato dall’associazione Walter Tobagi

L’anno del pulp. Per la narrativa italiana il 1996 è stato, così si dice, l’anno del pulp. Durante la primavera e l’estate le cosiddette pagine culturali dei quotidiani e delle riviste illustrate ne hanno parlato a iosa, sostanzialmente dicendo: c’è una nuova anzi nuovissima generazione di narratori; il loro riferimento culturale è il film Pulp Fiction di Quentin Tarantino; raccontano di orrori metropolitani con tanto sangue, liquidi organici vari, superviolenza ovunque e così via; oltre che pulp sono trash e splatter; seppelliscono il passato con uno sputo (catarroso); sono cattivi anzi cattivissimi, nonostante l’aria angelica che si danno nelle fotografie con occhi dolci e gattoni a pelo lungo; la loro morale, se ne hanno una, è il cinismo; sanno di essere, come scrittori, pura merce; e ne godono; e chi più ne ha più ne metta.
I campioni di questa nuova ondata sarebbero: Aldo Nove autore di Woobinda e altre storie senza lieto fine, Castelvecchi; Tiziano Scarpa autore di Occhi sulla Graticola, Einaudi; Nicolò Ammaniti autore di Fango, Mondadori; Giuseppe Caliceti autore di Fonderia Italghisa, Marsilio; e, un po’ meno citata, Isabella Santacroce autrice di Fluo, Castelvecchi.

(continua…)


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