Posts contrassegnato dai tag ‘Romolo Bugaro’

Disadattato!

29 aprile 2010

di Romolo Bugaro

[...] Una volta un amico scrittore di cui tacerò il nome mi ha insultato perché m’ero autodefinito disadattato.
“Tu guadagni un mucchio di soldi” ha gridato in pizzeria, suscitando la preoccupazione dei cenatori ai tavoli vicini. “Un disadattato è una persona che non riesce a sbarcare il lunario!”
Sottintendeva che lui era molto più disadattato di me. Ci contendevamo il titolo. Devo ammettere che appariva in vantaggio. Tribolava moltissimo coi quattrini, il lavoro e la vita in generale. Sempre mi ribaltava addosso questa condizione problematica. Gli volevo bene, lo cercavo spesso, eppure era un po’ la mia bestia nera.
“Sono disadattato, sì!” avevo insistito sordamente. “Non sai come mi sento!”
“Non conta niente, come ti senti!” aveva ruggito l’amico scrittore, sgomentando in modo definitivo i tavoli vicini. “Contano i fatti! Tu hai uno studio d’avvocato! Paghi in tasse il doppio di quanto guadagno io!”
Era furioso. Magari aveva ragione. Facile fare il difficile, se hai la tranquillità materiale. Mi iscrivevo al club dei tormentati per posa?
“Tu non sei disadattato” insisteva, sporgendosi pericolosamente verso di me. “Non sai di cosa parli!”
Rendendomi conto della crescente preoccupazione dei vicini di tavolo e della inaspettata difficoltà della mia posizione, avevo rinunciato a replicare e ordinato un secondo Jack D. [...]

Dal libro Bea Vita! Crudo Nordest, appena giunto in libreria per Laterza, collana Contromano. Lo scrittore non nominato sono io. gm

La sessualità degli Italiani (e delle Italiane)

21 aprile 2010

di Michele Smargiassi

[Questo articolo è apparso nel quotidiano La Repubblica il 24 febbraio 2010. Del volume La sessualità degli Italiani si parlerà a Padova giovedì 22 aprile (vedi) con la partecipazione degli autori, degli scrittori Romolo Bugaro e Marco Franzoso, e dell'attice Saida Puppoli. gm].

Ora lo facciamo con la luce accesa. Tre volte su quattro. La vergogna è finita. Lo facciamo più spesso, più volentieri, più a lungo nella vita. Ci diverte, ci soddisfa, non ci ossessiona ma ne sentiamo il bisogno. Lo facciamo una volta al mese in più di trent’anni fa, altro che stress e sonnolenza da tivù. Lo facciamo spensierati ma non incoscienti, senza tabù ma con rispetto, via via più audaci e sperimentatori. La sessualità degli italiani (Il Mulino editore) è sempre più sensuale, ma non insensata. Giunti all’ultima delle oltre trecento pagine di analisi, grafici e tabelle di quello che non è esagerato chiamare il “Rapporto Kinsey italiano”, è palese che la pornomania, nel nostro paese, è essenzialmente una patologia del potere mediatico.

Era legittimo temere che la volgarità televisiva interpretasse una dissolutezza pandemica, pescasse in un libertinismo di massa. Ma pagina dopo pagina ci si convince che nel nostro paese la “modernizzazione sessuale” (quanto alla rivoluzione, vedremo poi) non solo non ci sta trascinando verso un bordello di lolite e prosseneti, ma l’abbandono progressivo dei due paradigmi tradizionali, quello ascetico e quello procreativo, insomma del “non lo fo per piacer mio”, solo in parte è sfociato in puro edonismo, più spesso in un legame più intenso tra affettività e sensualità, libero da sensi di colpa e di norme imposte, ma non privo di codici e di valori.

(continua…)

Pulp oggi, quale domani? Il caso italiano (1996)

1 febbraio 2009

di giuliomozzi

[Questo articolo apparve, nell'agosto del 1996, nel periodico in rete Nautilus. E' interessante confrontare le discussioni letterarie di dodici anni (e mezzo) fa con quelle di oggi. I prezzi, ad esempio, sono in lire. gm] [Sullo stesso argomento: Istruzioni per scrivere un racconto cannibale]

L’anno del pulp – Gli interventi di Giulio Ferroni e del Gruppo 63 – Un tentativo di definire il pulp – «Il pulp in letteratura», un incontro a Venezia organizzato dall’associazione Walter Tobagi

L’anno del pulp. Per la narrativa italiana il 1996 è stato, così si dice, l’anno del pulp. Durante la primavera e l’estate le cosiddette pagine culturali dei quotidiani e delle riviste illustrate ne hanno parlato a iosa, sostanzialmente dicendo: c’è una nuova anzi nuovissima generazione di narratori; il loro riferimento culturale è il film Pulp Fiction di Quentin Tarantino; raccontano di orrori metropolitani con tanto sangue, liquidi organici vari, superviolenza ovunque e così via; oltre che pulp sono trash e splatter; seppelliscono il passato con uno sputo (catarroso); sono cattivi anzi cattivissimi, nonostante l’aria angelica che si danno nelle fotografie con occhi dolci e gattoni a pelo lungo; la loro morale, se ne hanno una, è il cinismo; sanno di essere, come scrittori, pura merce; e ne godono; e chi più ne ha più ne metta.
I campioni di questa nuova ondata sarebbero: Aldo Nove autore di Woobinda e altre storie senza lieto fine, Castelvecchi; Tiziano Scarpa autore di Occhi sulla Graticola, Einaudi; Nicolò Ammaniti autore di Fango, Mondadori; Giuseppe Caliceti autore di Fonderia Italghisa, Marsilio; e, un po’ meno citata, Isabella Santacroce autrice di Fluo, Castelvecchi.

(continua…)


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 4.019 follower