Posts Tagged ‘Michela Murgia’

Come è possibile che due persone che fanno lo stesso lavoro alle stesse condizioni siano assunte con tutele e diritti differenti?

12 febbraio 2013

di Michela Murgia

[...] Mi interessa invece il modo in cui ancora una volta un soggetto politico, nello specifico il Partito Democratico, si è servito di un disagio concreto per raccontare di star prendendo sul serio i problemi del mondo del lavoro.
Chiara di Domenico su quel palco (e poi sulle pagine del Manifesto) ha raccontato il suo percorso professionale, tanto lineare negli studi quanto accidentato nei contratti, e ha giustamente riproposto una questione che da anni in Italia i politici fanno finta di non vedere, anche quelli del Pd: come è possibile che due persone che fanno lo stesso lavoro alle stesse condizioni siano assunte con tutele e diritti differenti?
Sulla bocca di Chiara di Domenico questa domanda fondamentale ha però trovato espressione nel nome di Giulia Ichino, figlia del noto giuslavorista, spostando radicalmente la questione, che non è stata più: “Come è possibile lavorare con diritti diversi?”, ma è diventata “I figli dei potenti le tutele le hanno”. A sancire il proprio sollievo per questo slittamento del discorso, Pierluigi Bersani si è precipitato ad abbracciarla, sinceramente grato di non dover rispondere alla prima domanda. E come dargli torto? La risposta avrebbe mostrato sin troppo chiaramente le responsabilità dirette del suo partito. [...]

Leggi tutto l’articolo che Michela Murgia ha pubblicato nel proprio sito.

Se non sapete nulla del “caso” di cui Michela Murgia parla in questo articolo, potete farvene un’idea leggendo questo articolo del Corriere.

Bottega di narrazione 2012-2013

26 febbraio 2012

di giuliomozzi

La prima Bottega di narrazione dell’editore Laurana si è conclusa il 4 dicembre 2011 con l’incontro tra la pattuglia degli “apprendisti” e un nutrito gruppo di esponenti del mondo editoriale (in rappresentanza degli editori Bietti, Einaudi, Mondadori, Newton Compton, Rizzoli, Sironi, Terre di Mezzo, Transeuropa, e dell’Agenzia letteraria internazionale – Ali). Altri editori e agenzie, impossibilitati a essere presenti, hanno comunque richiesto gli estratti dai “lavori in corso” (che tutti possono prelevare qui, mentre altri assaggi pubblicati in vibrisse si possono leggere qui).

I risultati della prima Bottega

Un primo bilancio della Bottega di narrazione 2011 si può leggere qui. A distanza di tre mesi dal 4 dicembre scorso posso aggiungere che Silvia Montemurro ha firmato un contratto con l’editore Newton Compton, e dovrebbe pubblicare entro l’anno (vedi qui un estratto); Sara Loffredi ha terminato in gennaio 2012 il suo romanzo ed è ora ufficialmente rappresentata dall’Ali (vedi qui un estratto); i lavori di altri “apprendisti” sono al momento in lettura presso editori grandi e piccoli (giusto la settimana scorsa Mondadori ha chiesto di poter leggere integralmente tre testi); e altre occasioni più o meno rilevanti si stanno presentando.
Non tutti i lavori sono terminati; alcuni sono prossimi alla fine; in queste settimane abbiamo ripreso a incontrare individualmente gli “apprendisti” (ci vorrà un po’) per un editing finale.

In che cosa consiste la Bottega di narrazione

La Bottega non è e non vuol essere un “corso di scrittura creativa”, bensì un luogo nel quale venti persone, selezionate sulla base di un progetto narrativo, possano abitare per un anno: lavorando sul proprio progetto, confrontandosi con altre persone alle prese con i propri progetti, godendo della compagnia di persone più esperte. Come avveniva, appunto, nelle “botteghe” degli artisti.

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Dunque vi sono dieci buoni motivi

31 luglio 2011

di Luca Negri

[Questo articolo è apparso oggi nel sito L'Occidentale. gm]

Leggi la scheda del libro nel sito dell'editoreQualche anno fa Aldo Nove, scrittore politicamente collocabile a sinistra, pubblicò Maria, una bella raccolta di poesie dedicata alla Madonna. Molti suoi colleghi ed estimatori non la presero benissimo; pareva intelligenza col nemico, imbarazzante eco di Radio Maria, l’emittente più sfottuta dell’etere italico. E quando un altro autore assai stimato negli ambienti radical, Tiziano Scarpa, decise di scrivere un articolo in difesa del crocifisso nelle aule scolastiche, se lo vide bocciare da il manifesto e fu costretto a trovare ospitalità sulle pagine di Libero (vedi). Insomma, a sinistra pare che gli argomenti a favore del cattolicesimo, anche solo inteso come tradizione culturale, siano solamente robaccia per scrittori e giornalisti vicini al centrodestra, come Antonio Socci, Camillo Langone e Rino Cammilleri.
Ora che due fra i più brillanti romanzieri italiani, certo non sospettabili di leghismo e berlusconismo, Valter Binaghi e Giulio Mozzi hanno scritto in coppia 10 buoni motivi per essere cattolici (Laurana editore), la situazione parrà ancora più grave.

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Il bersaglio logico del libro

24 luglio 2011

Una lettera di Michela Murgia

Caro Giulio,
come promesso ti scrivo meglio che tipo di riflessione ho fatto leggendo il vostro libro; ti autorizzo a renderla pubblica dove ritieni.
Nel parlare di 10 buoni motivi per essere cattolici su Saturno (qui) ho utilizzato l’aggettivo “apologetico” come se si trattasse di una critica, ma per capire in che senso lo è mi sembra necessaria una premessa. La letteratura cristiana apologetica è un discorso fecondo e ininterrotto che parte da Giustino di Nablus e arriva – fate le debite proporzioni – fino a testi contemporanei come Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori. La sua caratteristica è quella di identificare degli avversari e articolare razionalmente un discorso contro le loro tesi. Nella storia dell’apologetica cristiana di rado gli avversari sono stati esterni al cristianesimo, anzi; spesso si è trattato di altri cristiani dalle idee percepite come eretiche. Non è importante che qualche apologeta si sia fatto prendere dallo zelo dell’argomentazione e nel gioco delle accuse sia poi morto eretico a sua volta: quello che conta è che l’apologia, partendo da un presunto dato di ortodossia, è sempre adversus qualcosa o qualcuno. Amo questo approccio solo quando identifica i suoi avversari, isola le loro tesi e le attacca con le armi di cui teologicamente e razionalmente dispone. Ho invece moltissime perplessità (anche teologiche) quando l’apologia diventa una dimensione essenziale e fondativa dell’essere cristiani, perché allora tutto il mondo diventa avversario e l’unica posizione argomentativa assumibile è la difesa a oltranza. Non della fede però, ma di sé stessi in quanto cristiani, che è cosa piuttosto diversa. Viene dritta da questa concezione la teoria di don Giussani secondo la quale il cristianesimo “per porsi deve opporsi”, un’ermeneutica che agisce sempre supponendo il cristiano come naturale antagonista del mondo in cui si trova. Non nego che in certi casi opporsi sia una dimensione senz’altro necessaria, ma non sono affatto certa che si tratti di una conseguenza ontologica dell’essere di Cristo. Da questo punto di vista, benché non siano molte le differenze teologiche tra il papato di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI, almeno una c’è: Wojtyla con il suo stentoreo “Non abbiate paura” ha scelto sin da subito di rinunciare simbolicamente alla sindrome della trincea di cui invece la teologia di Ratzinger è del tutto vittima. Ogni volta che mi trovo davanti a un testo, un sito internet, un discorso o un articolo di giornale che descrive i cristiani come gente minacciata che vive (anche solo culturalmente) in un fortino assediato con livello di allerta a DefCon 1 non solo mi sento infastidita come cristiana, ma non posso fare a meno di interrogarmi sulle conseguenze pratiche di questo approccio, tanto più alla luce della recentissima cronaca.

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Niente di tutto questo è accaduto

20 luglio 2011

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Dieci buoni motivi non bastano

15 luglio 2011

di Michela Murgia

[Questo articolo è apparso oggi nel quotidiano Il fatto].

Un libro che si chiama 10 buoni motivi per essere cattolici rischia di irritare il lettore sin dal titolo, a meno che non sia in cerca di conferme sulla sua fragile identità religiosa. Il sospetto nasce dal fatto che quando si parla di monoteismi il tono assertivo è spesso un trucco dietro al quale è sin troppo facile prevedere un’apologia camuffata da discorso pacato e razionale. Mica per niente l’assertività è anche la cifra stilistica prediletta da papa Ratzinger, per cui è probabile che ci voglia tutta la bella prefazione di Tullio Avoledo per convincere il lettore diffidente ad abbassare la guardia e a proseguire la lettura senza temere di trovarsi davanti a un catechismo a tradimento. E tuttavia, nonostante la pretesa dichiarata di rappresentare un ingaggio pacifico, quello di Mozzi e Binaghi ha proprio l’aria di un libro apologetico, che anziché confrontarsi con un antagonismo argomentativo affronta invece quella che si presume essere nel lettore l’ignoranza della vera matrice del cattolicesimo, cioè quella biblica, in osservanza al motto di san Girolamo per cui l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo.

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Mondadori, le tasse e la leggina ad hoc / link

29 agosto 2010

L’articolo di Vito Mancuso, in Nazione Indiana con una lunga discussione. Ivi, l’intervento di Franco Cordelli. L’opinione di Ferdinando Camon. L’opinione di Michela Murgia. L’opinione dei Wu Ming. L’opinione di Luca Casarini. L’opinione di Giulia Blasi. L’opinione di Carlo Lucarelli. Se avete visto altri interventi, vi invito a segnalarli nei commenti.

Una lettera e un articolo, seguiti da una conversazione

1 luglio 2010

Cari lettori,
Gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera si associano alla protesta di gran parte dei cittadini italiani contro il disegno di legge “bavaglio” che intende limitare l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, il diritto di informazione e la libertà di stampa nel nostro paese.
Questa legge, millantando di proteggere la privacy di molti, vuole salvaguardare l’impunità di pochi, stendere un velo di segretezza sulla criminalità organizzata e, contemporaneamente, reprimere ogni voce di dissenso.

Francesco Abate; Niccolò Ammaniti; Andrea Bajani; Eraldo Baldini; Giulia Blasi; Ascanio Celestini; Mauro Covacich; Giancarlo De Cataldo; Diego De Silva; Giorgio Falco; Marcello Fois; Anilda Ibrahimi; Nicola Lagioia; Antonella Lattanzi; Carlo Lucarelli; Michele Mari; Rossella Milone; Antonio Moresco; Michela Murgia; Aldo Nove; Paolo Nori; Giacomo Papi; Laura Pariani; Valeria Parrella; Antonio Pascale; Francesco Piccolo; Rosella Postorino; Christian Raimo; Gaia Rayneri; Giampiero Rigosi; Evelina Santangelo; Tiziano Scarpa; Elena Stancanelli; Domenico Starnone; Benedetta Tobagi; Vitaliano Trevisan; Simona Vinci; Hamid Ziarati; Mariolina Venezia.

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La responsabilità dell’autore

26 febbraio 2010

In Nazione indiana, l’articolo di Helena Janeczek Pubblicare per Berlusconi? è stato seguito da un intervento di Andrea Inglese, Su letteratura e politica. La redazione di Nazione indiana ha poi interpellato sull’argomento Erri de Luca (che ha inviato il racconto Il calzolaio) e, con una serie di dieci domande, Luigi Bernardi e Michela Murgia. gm


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