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Il Reportage fotografico a parole: un’avventura di scrittura e correzione

28 gennaio 2013

di Amedeo Savoia e Giulio Mozzi

Clicca qui per prelevare gratis il volume[E' stato pubblicato oggi, ed è disponibile gratuitamente nel sito dell'Istituto per la ricerca e la sperimentazione educativa della Provincia di Trento (Iprase) il volume curato da Amedeo Savoia e Giulio Mozzi - con un contributo di Silva Filosi - che racconta e descrive l'esperienza del Reportage fotografico a parole, svolta in numerose classi di scuole medie superiori trentine negli anni scolastici 2010-2011 e 2011-2012. La scheda descrittiva del volume è qui. Per prelevare direttamente il volume, cliccare qui. Le istruzioni per richiedere una copia cartacea del volume (gratuita) sono qui. Quella che segue è la quarta di copertina. gm]

Col Reportage fotografico a parole s’imparano tante cose.
Gli insegnanti imparano, ad esempio, a:
- mettersi in gioco praticando in prima persona quanto si richiede di fare agli allievi;
- fissare e condividere preventivamente pochi, pratici e chiari criteri di scrittura;
- essere cortesi, positivi, concreti e costruttivi nel momento della correzione;
- motivare, esemplificare e porre in discussione con gli allievi e con gli altri insegnanti i propri interventi di correzione;
- distinguere il momento della correzione da quello della valutazione.
Gli allievi, invece, imparano a:
- svolgere un compito di realtà con onestà intellettuale;
- osservare e percepire la realtà esterna;
- selezionare nel flusso del tempo singoli fatti;
- scrivere seguendo precise regole;
- ricostruire gli eventi in una forma narrativa compiuta ed efficace;
- cercare e trovare le parole giuste per dirli;
- distinguere i fatti dalle opinioni e dai commenti;
- assumersi la responsabilità di pubblicare;
- modificare il proprio testo in base alle indicazioni di correzione ricevute;
- motivare le proprie scelte in modo cortese, positivo, concreto e costruttivo;
- sapere che ogni testo è per definizione migliorabile.
Il Reportage fotografico a parole è un grande esperimento di scrittura collettiva sommato a un grande esperimento di correzione collettiva.
Nella prima parte di questo volume Amedeo Savoia ne illustra il funzionamento, Giulio Mozzi racconta la sperimentazione fatta negli anni scolastici 2010-2011 e 2011-2012 nell’ambito del progetto Iprase «Scuola d’Autore», Silva Filosi ricostruisce il percorso di una classe dal Diario personale (già oggetto di una pubblicazione Iprase: Il diario di tutti, a c. di A. Savoia e G. Mozzi) al Reportage.
La seconda parte raccoglie un’ampia documentazione di scritture, correzioni e riscritture.

(continua…)

Reportage fotografico a parole

28 aprile 2011
Iprase

Clicca sul ritaglio per leggere l'articolo

Giulio Mozzi annuncia l’uscita in libreria di un romanzo del quale è, per così dire, protagonista assente e involontario

6 aprile 2010

Un uomo ha deciso di scoprire dove finiscono i manoscritti che manda a un consulente editoriale di nome Giulio Mozzi. Un’ossessione che lo porterà a cambiare città e lavoro: diventerà postino, si trasferirò a Padova, e col tempo riuscirà a farsi assegnare la via dove abita il lettore delle sue prose, e si vendicherà sottraendo ogni tanto alla sua posta le grosse buste sigillate che contengono le speranze di altri scrittori. Il giorno in cui il postino va in pensione decide di mandare un’ultima lunghissima lettera a Giulio Mozzi, confessando il suo piccolo crimine e offrendogli un campionario di voci, come prova dei suoi furti. Estratti di romanzi, racconti, saggi, plagi. Alcuni di questi scrittori nel frattempo sono diventati autori di valore (dal risvolto).

Il magazzino delle alghe, inventato e curato da Marino Magliani, edizioni Eumeswil, con la partecipazione di Giovanni Agnoloni, Franco Arminio, Mauro Baldrati, Remo Bassini, Mario Bianco, Valter Binaghi, Fabrizio Centofanti, Riccardo De Gennaro, Marco Drago, Riccardo Ferrazzi, Francesco Forlani, Carlo Grande, Franz Krauspenhaar, Stefania Nardini, Alberto Pezzini, Giacomo Sartori, Beppe Sebaste, Giorgio Vasta.

Carlo Coccioli / Presenza dello scrittore assente

16 gennaio 2009

a cura di giuliomozzi

Parla una composita pattuglia di lettori di Carlo Coccioli: Franco Buffoni, Antonella Cilento, Giancarlo De Cataldo, Mario Fortunato, Bruno Gambarotta, Massimiliano Governi, Giuseppe Lupo, Marino Magliani, Sergio Pent, Alcide Pierantozzi, Giacomo Sartori, Giorgio Vasta.

[Questo articolo è stato ripreso il 2 febbraio 2009 in Nazione indiana, qui].

Carlo Coccioli

Carlo Coccioli

“Quello con Carlo Coccioli è stato un esemplare incontro mancato. Non siamo mai riusciti a stringerci la mano, eppure non potrei dire di non averlo conosciuto”. Comincia con queste parole il capitolo che dedica a Coccioli, nel suo bel libro Quelli che ami non muoiono mai, Mario Fortunato (Bompiani 2008). Mi ha colpito sentirmi ripetere più volte queste o simili parole – quasi un ritornello – quando ho provato a domandare a un po’ di scrittrici e scrittori d’Italia chi sia per loro Carlo Coccioli. E, in effetti, non l’ho mai conosciuto, ma è come se l’avessi conosciuto, lo dico anch’io.

Per molti più o meno della mia generazione, la via verso Carlo Coccioli è stata Pier Vittorio Tondelli. Che recensì con entusiasmo, nel 1987, Piccolo Karma; e inserì poi la recensione, ampliandola, in quel formidabile racconto degli anni Ottanta che è il volume Un week-end postmoderno (Bompiani 1987). “In nessun autore italiano contemporaneo”, scriveva Tondelli, “è presente una così grande tensione interiore, un’irrequietezza spirituale che poi si traduce in un nomadismo culturale e metafisico assolutamente originale, per non dire eccentrico”. Tuttavia “quello che si ama nell’opera di Carlo Coccioli non è solo, a ben guardare, l’incessante tormento teologico che lo ha spinto ora verso il cristianesimo ultraortodosso, poi verso l’ebraismo, quindi, fra gli Stati Uniti e il Messico, verso gli Hare Krishna della Casa di Tacubaya (1982), i riti indigeni, lo spiritismo, la psichedelia e gli Alcolisti Anonimi di Uomini in fuga (1973) e, finalmente, verso le filosofie e le religioni orientali, l’induismo e il buddhismo Zen [...] ma anche lo stile di vita appartato, l’amore per gli umili e i reietti, l’assoluta fedeltà alle ragioni della propria ispirazione e della propria scrittura che altro non sono, poi, che la ricerca ossessiva di una risposta, mai definitiva, alle ragioni del Bene e, più ancora, del Male. E poi, finalmente, la sensualità di molte sue pagine, l’erotismo, la predilezione omosessuale”.

(continua…)


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