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Il giaguaro smacchiato

26 febbraio 2013

smacchia_il_giaguaro

di Valter Binaghi

Non è la campagna elettorale di Bersani che era sbagliata, e nemmeno gli ostacoli frapposti a Renzi (se uno vuole la leadership di un partito se la deve conquistare). E’ l’idea di sinistra. Fuori dal mondo reale, preoccupata più di compiacere la City che del paese reale. Ha lasciato mano libera ai sindacati di ipergarantire i loro iscritti fottendosene di due generazioni di giovani precari. Ha insistito col contrapporrre lavoratori e partite Iva, come se fossero antagonisti di classe. Dopo aver fagocitato e distrutto i Verdi non ne ha voluto nemmeno interpretare le istanze. Ha lasciato la questione settentrionale (che esiste eccome) alla Lega, e la difesa delle famiglie a Casini (mentre a sinistra ci si occupa di grandi e partecipate conquiste sociali come le adozioni alle coppie gay).

(continua…)

Idee per la sinistra, performatività vuota ecc.

15 agosto 2010

di giuliomozzi

[Prendo spunto dagli articoli che ho già citati qui; sullo stesso argomento anche Valter Binaghi ha scritto; segnalo anche un nuovo articolo di Raimo in Nazione indiana, che però non ho ancora avuto il tempo di leggere per bene].

Spero non sembri un’invasione di campo se io, democristiano da sempre, entro in una discussione attorno a “idee per un nuovo discorso di sinistra”, come ha sottotitolato Christian Raimo un suo intervento (qui). Cercherò di essere discreto e costruttivo.

(continua…)

La performatività vuota di Berlusconi

14 agosto 2010

In Nazione indiana si legge un articolo di Christian Raimo (già pubblicato nel quotidiano il manifesto) intitolato La performatività vuota di Berlusconi: idee per un nuovo discorso di sinistra. Non credo di condividerlo, ma mi pare interessante (è interessante anche la discussione). L’articolo di Raimo fa riferimento all’articolo di Giorgio Fontana La verità all’epoca di Silvio Berlusconi (anche in vibrisse, qui, con discussione), all’articolo di Ida Dominijanni Due nodi al pettine e all’articolo di Paolo Febbraro Intellettuali in esilio. Anche questi usciti nel manifesto. gm

Il “Big Man” viene da qui.

Una lettera e un articolo, seguiti da una conversazione

1 luglio 2010

Cari lettori,
Gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera si associano alla protesta di gran parte dei cittadini italiani contro il disegno di legge “bavaglio” che intende limitare l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, il diritto di informazione e la libertà di stampa nel nostro paese.
Questa legge, millantando di proteggere la privacy di molti, vuole salvaguardare l’impunità di pochi, stendere un velo di segretezza sulla criminalità organizzata e, contemporaneamente, reprimere ogni voce di dissenso.

Francesco Abate; Niccolò Ammaniti; Andrea Bajani; Eraldo Baldini; Giulia Blasi; Ascanio Celestini; Mauro Covacich; Giancarlo De Cataldo; Diego De Silva; Giorgio Falco; Marcello Fois; Anilda Ibrahimi; Nicola Lagioia; Antonella Lattanzi; Carlo Lucarelli; Michele Mari; Rossella Milone; Antonio Moresco; Michela Murgia; Aldo Nove; Paolo Nori; Giacomo Papi; Laura Pariani; Valeria Parrella; Antonio Pascale; Francesco Piccolo; Rosella Postorino; Christian Raimo; Gaia Rayneri; Giampiero Rigosi; Evelina Santangelo; Tiziano Scarpa; Elena Stancanelli; Domenico Starnone; Benedetta Tobagi; Vitaliano Trevisan; Simona Vinci; Hamid Ziarati; Mariolina Venezia.

(continua…)

Servizio pubblico

28 aprile 2010

Christian Raimo intervista Gilberto Squizzato

La tv che non c’è era all’inizio una lettera agli amici sui mali della televisione pubblica? Come mai una questione privata è diventata una questione pubblica e poi un libro?
Da più di quattro anni sono sottoposto dalla Rai ad un mobbing al quale neppure una sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano che ingiunge all’azienda di reintegrarmi nella mi attività di autore e regista è stata in grado di porre fine. Ho dunque avuto molto tempo per riflettere su che cosa è accaduto negli ultimi 15 anni dentro un servizio pubblico che – basta leggere i giornali e le lettere di molti lettori- molti cittadini che pagano il canone ormai stentano a riconoscere come tale: una lenta progressiva metamorfosi che ne ha per così dire mutato il codice genetico, non solo dilatando a dismisura le già forte ipoteche esercitate dal sistema dei partiti ma anche facendola assomigliare sempre più alle emittenti commerciali. Ho perciò pensato utile offrire anche ai cittadini che hanno a cuore la cosa pubblica un racconto ragionato, pacato e argomentato sulle ragioni di questa mutazione genetica, perché amo il servizio pubblico a cui ho dedicato 30 anni della mia vita professionale e lo considero un bene comune che non può e non deve essere snaturato né piegato a fini di parte.

Continua a leggere l’intervista nel sito di minimum fax.


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