di giuliomozzi

Paolo Nori
Dentro la Repubblica delle lettere si fa un gran parlare, in questi giorni, di una certa faccenda. La faccenda è che Paolo Nori, scrittore riputato
di sinistra, ha cominciato a scrivere per
Libero, quotidiano indubbiamente
di destra. Dentro la Repubblica delle lettere la faccenda ha fatto un certo scandalo: il quotidiano
il manifesto, addirittura, ci ha dedicato una pagina intera un giorno, una pagina intera un altro, e una terza pagina intera quest’oggi. L’aspetto più divertente di questa faccenda è che Paolo Nori, avendo discusso privatamente di questa sua scelta con Andrea Cortellessa, critico letterario riputato anch’esso
di sinistra, ha proposto allo stesso Cortellessa di fare un dibattito pubblico – che si è fatto, a Roma, alla libreria Giufà, il 19 gennaio scorso – e il quotidiano
Libero, quello sul quale ha appunto cominciato a scrivere Paolo Nori, ha presentato il dibattito come “una cialtronesca iniziativa nella quale si voleva mettere al rogo Paolo Nori”: dando così a intendere che Paolo Nori, scrittore
di sinistra collaboratore dello stesso
Libero, sarebbe uno che mette su un’iniziativa cialtronesca per mettersi sul rogo da solo. La cosa interessante è che dopo questa pesante opera di disinformazione fatta da
Libero sul conto di Paolo Nori, Paolo Nori – se ho ben capito – non ha cambiato la sua decisione di scrivere in
Libero. A questo punto mi vien da pensare che se uno scrittore
di sinistra decide di scrivere su
Libero, e insiste nella decisione anche quando
Libero fa disinformazione su di lui, le possibilità sono tre: o questo scrittore è un santo, o è più furbo che santo, o è più coglione che furbo. Trattandosi di Paolo Nori, propendo per la prima opzione, e gli faccio i miei migliori auguri per il suo viaggio
in partibus infidelium.
Un articolo di Paolo Nori su questa faccenda. Le pagine del manifesto su questa faccenda. Un articolo di Andrea Inglese in Nazione indiana su questa faccenda. Argomenti connessi: Pubblicare per Berlusconi?, di Helena Janeczek ; La scomparsa dell’alterità, di Tiziano Scarpa.