Archivio per la categoria ‘Retoriche’

La furbizia orientale delle domande retoriche

14 maggio 2013

di giuliomozzi

Leggo nell’Ansa l’articolo sulla requisitoria del pm nel cosiddetto “processo Ruby”. Ci trovo due perle interessanti (vedi):

“Possiamo credere che una persona che ha dedicato la sua vita e il suo credo a Berlusconi come Emilio Fede, non gli abbia detto che Ruby era minorenne?”. Con questa domanda retorica il pm Ilda Boccassini ha chiarito che l’ex premier era a conoscenza della minore età di Ruby.

A me pare chiaro che la “domanda retorica” non “chiarisce” un accidente. Al massimo, fa pensare che il pm non sia riuscito a provare ciò che vuole sostenere. Poi:

Ruby “aveva una furbizia orientale, i genitori non riuscivano a tenerla a freno e lei sfruttava a proprio vantaggio l’avvenenza fisica e il fatto di raccontare la storia della povera musulmana scappata da un padre-padrone”. Così il procuratore aggiunto, Ilda Boccassini, ha descritto Karima El Mahroug nel corso della requisitoria al processo a carico di Silvio Berlusconi. La famiglia della marocchina, invece, a differenza della ragazza “attratta dai soldi facili”, si “spaccava la schiena lavorando”.

Evidentemente i genitori della ragazza non erano orientali e non disponevano della furbizia tipica – che avrebbe permesso loro una vita assai più comoda.

Tre questioni decisive per il futuro della Chiesa

27 marzo 2013

Francesco d’Assisi sposa Madonna Povertà.

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Un esempio di bruttezza

22 marzo 2013

di Giambattista Marino

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Mediazione (un appunto)

7 marzo 2013

di giuliomozzi

In calce a questo articolo di Valter Binaghi in vibrisse si è sviluppata una discussione (tuttora in corso) attorno a una domanda: chi sono gli elettori di M5S? E, in subordine: da dove vengono? che cosa hanno votato negli anni scorsi? qual è la loro storia, la loro formazione politico-culturale, la loro composizione sociale, eccetera (e vedi anche questo articolo di Sara Rocutto, ripreso in vibrisse).

Al di là dell’interesse scientifico delle analisi dei flussi elettori eccetera (interesse per me molto forte: la prima volta che mi occupai di queste cose, con gli amici di una bizzarra e intelligente associazione culturale, fu nel 1983), propongo di provare a vedere un altro aspetto della questione. L’aspetto, se volete, retorico.

Comincio da un paio di esperienze personali. Tanti anni fa – ma proprio tanti, diciamo sempre primi anni Ottanta – in un seminario di formazione organizzato dalla Democrazia cristiana, mi capirò di ascoltare una lezione di Beniamino Andreatta. Il quale tra le altre cose disse, più o meno: uno dei lavori sporchi che la Dc ha fatto, dal dopoguerra a oggi, è stato quello di contenere una quota importante di elettorato: l’elettorato disponibile al fascismo. Non quello fascista (che ha avuto il suo Msi), ma quello che senza essere consapevolmente fascista potrebbe facilmente dare il proprio consenso a un partito fascista.

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Il ricatto

23 febbraio 2013

di giuliomozzi

Il ricatto è: “Fate i bravi, votate bene. Perché, se non votate bene, i mercati ci ammazzeranno. Tutti. Subito. Faranno un sol boccone dell’Italia. Non ci sarà più un soldo. Non riusciremo a fare la spesa, a comprare la benzina, a mantenere i figli, a pagarci il medico”. Ecc.

Ora: se questo fosse vero, non sarebbe irragionevole “votare bene” (non dico che sarebbe giusto: dico che non sarebbe irragionevole).
Ma: è vero?

Me lo domando da un anno, e non sono riuscito a trovare una risposta che mi soddisfi.

Si può fare quest’altra domanda: “Mettiamo di essere sotto ricatto. Ci conviene affrontarlo e far saltare la baracca (con tutti i rischi connessi) o evitarlo tenendola in piedi (con tutti i suoi difetti)?”.

Più precisamente: “Se facciamo saltare la baracca, scatterà il ricatto. C’è in giro un qualche soggetto che abbia l’aria di essere capace di conservare il consenso durante il tempo in cui il ricatto sarà attuato, e di fare tutto ciò che servirà fare per uscire dalla condizione nella quale il ricatto ci metterà?”.

“La partecipazione non è che sia stata eliminata in questi anni. L’avete non agita”

22 febbraio 2013

[...] Ed ecco, non mi arrabbierei se non fosse che quelli che oggi votano Grillo ieri erano quelli che non avevano mai tempo per venire a una commemorazione per il 25 aprile, quelli che all’Università neppure andavano a votare per i rappresentanti, quelli che non avevano mai tempo per venire a sentire un dibattito sindacale, quelli che avevano sempre altro da fare se gli proponevi un dibattito politico, fosse pure venire a conoscere i candidati (ehi tu, contro il finanziamento pubblico ai giornali, quanti giornali compri in un mese?). Quelli che fino a 5 anni fa neppure votavano se c’era di meglio da fare.
Però a me pare proprio che sia quella gente li, la mia generazione, risvegliata in cassa integrazione o con la paura di finirci, che oggi stia decidendo il nuovo Parlamento in questo modo. [...]

Invito a leggere questo articolo di Sara Rocutto. Tenendo conto che (secondo me) il titolo è sbagliato; che la parte interessante è circa da metà articolo in giù; e che l’oggetto vero del discorso non è il Movimento 5 stelle ma chi si propone di votarlo. gm

Campagna elettorale

15 febbraio 2013
Clicca per ingrandire.

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Come è possibile che due persone che fanno lo stesso lavoro alle stesse condizioni siano assunte con tutele e diritti differenti?

12 febbraio 2013

di Michela Murgia

[...] Mi interessa invece il modo in cui ancora una volta un soggetto politico, nello specifico il Partito Democratico, si è servito di un disagio concreto per raccontare di star prendendo sul serio i problemi del mondo del lavoro.
Chiara di Domenico su quel palco (e poi sulle pagine del Manifesto) ha raccontato il suo percorso professionale, tanto lineare negli studi quanto accidentato nei contratti, e ha giustamente riproposto una questione che da anni in Italia i politici fanno finta di non vedere, anche quelli del Pd: come è possibile che due persone che fanno lo stesso lavoro alle stesse condizioni siano assunte con tutele e diritti differenti?
Sulla bocca di Chiara di Domenico questa domanda fondamentale ha però trovato espressione nel nome di Giulia Ichino, figlia del noto giuslavorista, spostando radicalmente la questione, che non è stata più: “Come è possibile lavorare con diritti diversi?”, ma è diventata “I figli dei potenti le tutele le hanno”. A sancire il proprio sollievo per questo slittamento del discorso, Pierluigi Bersani si è precipitato ad abbracciarla, sinceramente grato di non dover rispondere alla prima domanda. E come dargli torto? La risposta avrebbe mostrato sin troppo chiaramente le responsabilità dirette del suo partito. [...]

Leggi tutto l’articolo che Michela Murgia ha pubblicato nel proprio sito.

Se non sapete nulla del “caso” di cui Michela Murgia parla in questo articolo, potete farvene un’idea leggendo questo articolo del Corriere.

“Un tentativo onesto, indipendente”

5 febbraio 2013
Questa immagine c'entra un po' con l'articolo, ma non tantissimo

Questa immagine c’entra un po’ con l’articolo, ma non tantissimo

di giuliomozzi

Il fatto (che non mi interessa: che cosa mi interessa lo dico dopo) sembra essere questo: Bill Emmott, già direttore di The Economist, ha realizzato con Annalisa Piras, corrispondente de L’Espresso da Londra, un film sull’Italia degli ultimi anni intitolato Girlfriend in a Coma. La prima proiezione del documentario in Italia – una cosa a inviti, con pubblico scelto ecc. – doveva avvenire il 13 febbraio 2013 presso il Maxxi di Roma, in una sala messa a disposizione da uno sponsor privato (Terravision).

Questo il comunicato del Maxxi (1 febbraio 2013):

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La verità sui numeri del Monte dei Paschi di Siena

31 gennaio 2013

di giuliomozzi

– Banca Mps acquisì Antonveneta [dal Santander] al prezzo di 9,2 miliardi.

– Mps pagò all’istituto spagnolo Antonveneta 10,138 miliardi di euro, accollandosene anche tutti i debiti, pari a oltre 6 miliardi.

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La questione del centro

21 gennaio 2013

di Valter Binaghi

Il Centro è innanzitutto e letteralmente un elemento di uno schema spaziale. Sarebbe meglio dire che ci sono tre schemi spaziali all’interno dei quali il termine Centro ha un senso e, data la diversità dei “frames”, ha un senso diverso in ognuno di essi.
C’è lo schema spaziale che corrisponde all’asse verticale, dove il centro è la medietà tra alto e basso.
C’è lo schema spaziale che corrisponde all’asse orizzontale, dove il centro è la medietà tra destra e sinistra.
Infine, c’è lo schema spaziale che corrisponde all’intersezione, dove il centro è il punto in cui si incontrano minimo due, massimo infinite rette.
Brevemente, vorrei mostrare come l’utilizzo del termine Centro in politica risente volta a volta di uno di questi tre “frames” (più spesso risulta dalla loro contaminazione) con effetti diversi di rispondenza alla realtà sociale e di acquisizione del consenso.

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Spam!

17 gennaio 2013

di giuliomozzi

Mi càpita stamattina di leggere Il Giornale in treno (a scrocco), e ci trovo un articolo sulla questione Ingroia/Bonelli, che dovrebbe essere più o meno questo. La cosa che mi pare bizzarra è Antonio Ingroia, con questa storia, almeno da quel che si ricava dall’articolo stesso, non c’entra nulla: o, al massimo, è un danneggiato.
E vabbè.
Dopodiché, oggi mi trovo nei commenti-spam di vibrisse questa cosa qui:

Clicca sul ritaglio per vederlo più grande.

Clicca sul ritaglio per vederlo più grande.

Ecco, ho pensato: è come se io usassi questa roba qui per sostenere che il Movimento 5 stelle fa campagna elettorale con metodi sporchi, o raccoglie fondi facendo pubblicità occulta a farmaci piuttosto dubbii…

E per chi non sapesse ancora da dove viene la parola Spam, ecco il celeberrimo originale.

Le pulci al Grillo

29 dicembre 2012

di Beppe Pulce

[Nota. Questa rubrica non si occupa del Movimento 5 stelle. L'estensore della rubrica è convinto che il programma elettorale del Movimento 5 stelle sia il migliore del mondo, né più né meno. Questa rubrica non si occupa di Beppe Grillo - persona di specchiata onestà e di amabilissimo carattere -, ma soltanto di ciò che egli dice-La periodicità sarà irregolare].

Nel suo post L’Agenda Grillo, Beppe Grillo scrive:

[Monti] lascia, da assoluto impunito, la sua Agenda in eredità al prossimo governo.

Che c’è di strano e che c’è di male se, nel momento in cui se ne va, un presidente del Consiglio dei ministri diffonde un documento nel quale scrive che cosa, secondo lui, il successivo governo dovrebbe fare?

[Monti] impone il programma ai successori al pari delle Tavole della Legge di Mosè.

Falso. Il governo futuro, qualunque esso sia, sarà obbligato a seguire l’Agenda Monti? No.

[Monti] Non è stato sfiduciato dal Parlamento, ma si è sfiduciato da solo.

Falso nella sostanza. Un partito, i cui voti sono necessari per fare maggioranza, ha dichiarato ufficialmente che non avrebbe più sostenuto il governo se non su questo e quel provvedimento indispensabile. Fatti quei provvedimenti, Monti si è dimesso. Avrebbe potuto andare in aula a chiedere la fiducia; gliel’avrebbero negata; e sarebbe stata una cerimonia inutile.

Non si è mai visto in una democrazia che ci si candidi alla guida di una Nazione con la pretesa di non partecipare alle elezioni.

Monti è Senatore a vita. Dovrebbe forse dimettersi e candidarsi?
A qualcuno risulta che Beppe Grillo – leader carismatico del Movimento 5 stelle – si candiderà?
No, non si candiderà: è incandidabile secondo l’articolo 7 del “non statuto“, in quanto condannato per omicidio colposo.

“A 55 anni compiuti della politica italiana ritengo di non aver capito quasi niente”

12 dicembre 2012

di Valter Binaghi

A 55 anni compiuti della politica italiana ritengo di non aver capito quasi niente, tranne due o tre cose che mi accingo ad esporvi.
Primo. Dovrebbe essere proibito ad ogni movimento politico o partito che sia mantenere lo stesso nome per più di dieci anni.
Il motivo è molto semplice: la politica, dal dopoguerra ad oggi (ma forse è sempre stato così) ha molto meno a che fare con i massimi sistemi rappresentativi del mondo e del sociale che con la risoluzione di problemi contingenti. E siccome le circostanze cambiano, sarebbe opportuno che anche le ricette con cui si pretende di affrontarle si approntassero e ricevessero consenso senza pregiudizi legati ad appartenenze e schieramenti del passato. [...]

Ho il sospetto che Valter, invece, abbia capito tutto; e vi invito a leggere tutto il suo articolo.

Chi è stato alzi la mano

6 dicembre 2012
Il giornale, 6 dicembre 2012, ore 7.20, home page

Il giornale, 6 dicembre 2012, ore 7.20, home page

La domanda del titolo è seria. “Molti chiedono”: ma chi? “Il Paese desidera”: ma chi? “La gente vuole”: ma chi? Sempre soggetti indeterminati. Il sospetto è che la formula serva a negare un’evidenza: o che in realtà nessuno chiede, desidera o vuole; o che effettivamente c’è chi chiede, desidera o vuole, ma gli si sta per rifilare l’esatto contrario. gm

Non sono più

26 novembre 2012

Foglie di fico

di giuliomozzi

Leggo nel comunicato congiunto di Fieg e Fnsi (Federazione degli editori di giornali e sindacato dei giornalisti) diffuso in occasione della odierna giornata di mobilitazione:

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Il blog della mamma dilettante

16 novembre 2012

di mamma dilettante

- Sai, Mamma, oggi in piscina c’era una bambina che aveva un paio di braccioli uguali ai miei.
- Davvero?
- Si, e quando li ha visti pensava fossero i suoi e li ha presi… ho dovuto rincamminarla per farmeli ridare…
- Rincorrerla, vorrai dire…
- No Mamma, andavo piano.
- …

Vi invito a seguire le avventure della mamma dilettante, della Piccola e del Cucciolo, qui. Sempre che vi piaccia l’umorismo che piace a me, a Xhara e ad altri.


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