Archivio per la categoria ‘“Sangue di cane” di Veronica Tomassini’

“Una vicenda forte, intensa, piena zeppa di implicazioni sociali”

19 ottobre 2010

Da qualche settimana è arrivato in libreria un romanzo italiano che tratta una vicenda forte, intensa, piena zeppa di implicazioni sociali. È l’opera prima di Veronica Tomassini, il titolo è Sangue di cane, ed è uno dei primi titoli pubblicati da una nuova casa editrice, Laurana Editore. [...]

Continua a leggere l’articolo di Andrea Pomella nel blog del quotidiano Il Fatto.

La realtà più amara

19 ottobre 2010

di Valeria Parrella

[Questo trafiletto su Sangue di cane di Veronica Tomassini appare nel settimanale Grazia in edicola in questi giorni].

Una giovane impiegata ventiduenne di Siracusa di innamora profondamente di un giovane polacco incontrato per caso a un semaforo mentre chiede l’elemosina. Slawek vive in luoghi della città di cui tutti conoscono l’esistenza, ma dove nessuno si addentra, popolati di immigrati dell’Est, prostitute, alcolizzati. È lì che la ragazza si trasferisce per vivere la sua storia, litigando con i genitori, cercando soldi per aiutare il suo compagno – che ha lasciato nel suo Paese una moglie e una vita fatta di violenza – a disintossicarsi dall’alcol. La nascita di Grzegorz le fa sperare che riusciranno a costruirsi una vita insieme, ma la realtà sarà molto più amara.

Amore «irripetibile, prodigioso»

18 ottobre 2010

Di Tiziana lo Porto

[Questo articolo è apparso nei giorni scorsi in Eventi, mensile allegato al quotidiano La Sicilia. Preleva il pdf].

Già autrice di tre romanzi, Veronica Tomassini torna in libreria con Sangue di cane, storia dell’amore impossibile tra una giovane siracusana e un semaforista polacco. A fare da scenario un sottosuolo abitato da outsider, immigrati polacchi che vivono di espedienti e dormono in stanze che sono poco più che tuguri. E’ lì che il romanzo si muove con padronanza ed empatia, in modo così accurato da sembrare autentico. «Scrivo di quel che conosco – spiega l’autrice – Anche se, come mi disse una volta Dario Voltolini, per raccontare la verità in letteratura, bisogna fingere».

Cosa ti affascina così tanto di questo “sottosuolo” polacco da decidere di raccontarlo?

Le loro contraddizioni, il ghigno con il quale si prendono gioco della vita e della morte, la fatalità della loro stessa esistenza governata da una specie di lemure dedito a sbatacchiare un nazionalismo inveterato, provato dalla storia; ho amato il loro cordoglio secolare; il loro eroismo, la loro musica. Il tedium perenne impresso a fuoco in una memoria collettiva, parto o piuttosto aborto di un grande errore storico che ha crocifisso le loro carni, innalzando a scempio comune un solo balzello: la vodka.

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Il male senza gloria

5 ottobre 2010

di Francesca Matteoni

[Questo articolo di Francesca Matteoni è apparso oggi in Nazione indiana].

Che cos’è il sangue di cane. Che cos’ha di speciale la ferita, la cicatrice del randagio di strada, lo squarcio improvviso del compagno domestico aggredito da un altro cane, più forte. Il cane è l’amico leale, il servo, lo schiavo disprezzabile, e dunque l’insulto per chi sta sotto, umiliato dalla sua stessa fedeltà. Il figlio di. La creatura rabbiosa da sopprimere, la cosa storta che non si può giustificare. Il sangue di cane è la vita reietta, antieroica, le croste nere, la cancrena senza redenzione. È la non appartenenza, il male senza gloria che si concentra in un solo essere, ne fa capro e carnefice di se stesso prima di tutto. Si può amare una cosa storta così, il sangue d’un cane? Lo si può fino a non vedersi più, fluire dentro la lordura che scorre dalle vene, esserne abbagliati, attratti, arrendersi alla miseria di fondo che è in tutte le vite, le richieste imperfette d’amore e l’amore imperfetto mischiato al desiderio di aiuto, conforto, stordimento, eccitazione?
Succede all’io narrante e succede al lettore, tirato senza fiato nella scrittura del primo potente romanzo di Veronica Tomassini, Sangue di cane, appunto, appena uscito per la neonata casa editrice Laurana.

Continua a leggere.

Una vita che vi viene offerta in dono

4 ottobre 2010

di giuliomozzi

[Questo mio articolo compare nel numero di ottobre 2010 di Stilos, da oggi in edicola e in libreria.]

14 giugno 2008, sette sette di sera. Guardo la posta. Una lettera che dice: «Sono una che scrive, sono brava. Sono incazzata perché chi dovrebbe non mi cag… Avrei da proporle le mie buone cose, ma non allego. Se vuole fiutare il talento, avrà voglia di rispondermi. Sono balle, però, non capita sul serio. Non risponderà». Ci penso un momento. Lettere così ne ricevo tante, ma non tutte le lettere così sono così. Qui c’è una forza in più.
Rispondo: mi mandi le sue buone cose.
Il giorno dopo: «Però mi dica onestamente, la prego: le interesserebbero, visto che già edite? Le leggerà sul serio e poi il silenzio? Se le faranno schifo, non mi dirà niente e soprassederà? Perdoni la mia insistenza, sono anni che aspetto, sono stanca, è passato il tempo, ho superato i trenta e sono una morta di fame. Buchi nell’acqua di solito, al prossimo smetto di galleggiare però. Brutto carattere il mio. Attendo».

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“Una scrittrice di razza”

1 ottobre 2010

di Giuseppe Caliceti

E’ un bellissimo e promettente romanzo Sangue di cane, opera prima di Veronica Tomassini, 39 anni, siracusana. Fa tornare in mente le parole di L. F. Céline: “L’amore è l’infinito dato in pasto ai cani”.

Il dolore è il basso continuo di questa sonata per giovane donna italiana e immigrato polacco in cui la morte è una banale quotidianità e l’amore un sentimento travolgente quanto impossibile e disperato. Il romanzo è ambientato tra le invisibili vite degli immigrati in una Siracusa maledetta e notturna. Tomassini ci mostra in presa diretta un’Italia che esiste, ma alla quale continuiamo a voltare le spalle. Non racconta le avventure di un immigrato per bene, ma di un poco di buono. Un antieroe in un mondo di soli antieroi: immigrato polacco, disoccupato, alcolizzato, che chiede soldi in elemosina ai semafori. Dorme dove capita: dalle case occupate ai vagoni morti. Segni particolari: bellissimo. Alle sue spalle un matrimonio contratto in patria e un mestiere di violenza. Accanto al polacco arriva una ragazzina italiana: si innamora di lui, lo insegue, lo aspetta, lo accompagna nel girone d’inferno degli ultimi della terra. Litiga coi genitori che non tollerano un amore malato. E poi c’è un figlio: nato nel fango in cui vivono gli accattoni.

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“Un amore impossibile ma autentico”

1 ottobre 2010

Una scrittura incisiva che sorprende ad ogni pagina, innovativa e sconvolgente nel linguaggio e nei temi trattati, un romanzo che prende dentro, ricco di immagini dalla straordinaria forza evocativa, nato anche dalla rievocazione di alcune importanti esperienze autobiografiche dell’autrice.

Leggi la recensione di Ghita Montalto a Sangue di cane di Veronica Tomassini, pubblicata in Il Recensore.

“Un carico di uomini indigesti consegnati all’Occidente”

28 settembre 2010

Clicca per ascoltare

Veronica Tomassini, autrice di Sangue di cane, è stata ospite ieri del programma di RadioTre Fahrenheit. Intervista di Loredana Lipperini.

“Nessun affresco pietistico in questo potente romanzo”

27 settembre 2010

di Antonio Carnevale

[Questo articolo è apparso nel settimanale Panorama datato al 30 settembre 2010].

L’amore di una ragazza per un uomo: ecco tutto. Questo dovrebbe essere Sangue di cane. Solo che le cose si complicano parecchio. Perché lei, italiana, di Siracusa, ex segretaria, abita quel mondo emerso che non tocca nemmeno di sfuggita quell’altro: sotterraneo, fatto di pidocchi e vodka e “pochi spicci”. La distanza sociale si misura nel tempo di un semaforo rosso. “Non dovevo provarci, convengo. E’ andata”. E’ andata che l’ex segretaria s’innamora di Slawek, polacco, ex barbone di Radom, “professione semaforista”, fino a diventare pure lei “polacca”, a condividere la rogna, la miseria, le minestre della Caritas, i morti, e il piccolo Grzegorz, che fu concepito in spiaggia e che ora non ricorda più il padre, “e forse è meglio così”.
Nessun affresco pietistico in questo potente romanzo, solo i pezzi di un amore senza lieto fine, ma infilato, come ogni amore,nel mistero della carne e del sangue. “La vicina del primo piano è di nuovo incinta. Non è pazzesco? Il mondo muore e lei è incinta. Ho bussato alla porta (…) piangendo le ho fatto gli auguri”.

Tutto su Veronica Tomassini. Un articolo de La Stampa su Laurana Editore.

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“Non esiste la borghesia, è una classe scomparsa da un pezzo, in Sicilia più che mai”

24 settembre 2010

Questa Sicilia ha perso i suoi connotati e alla trama non concede cliché. Non esiste la borghesia, è una classe scomparsa da un pezzo, in Sicilia più che mai. Niente a che vedere con atmosfere e interni da trazzere e pale di fichi d’india, tipici di una certa tradizione letteraria meridionalista. Nel romanzo non c’è una denuncia valida, potente in questo senso, uso forse impropriamente l’aggettivo borghese (che mi fa pensare al neorealismo, sarebbe più opportuno collocarlo lì, in seno ad un romanzo di Moravia, nei modi e nei toni dell’eterna Andreina de Le ambizioni Sbagliate); invece che borghese avrei potuto intendere “il mondo giusto”, perbene, educato. La Sicilia offre un pretesto formale, globalizzata e anonima.

Così Veronica Tomassini, autrice del romanzo Sangue di cane, intervistata da Sergio Paoli per il blog Rumori di fondo. Leggi tutto.

Tutto su Veronica Tomassini.

L’angelo gonfio, soltanto un pochino

22 settembre 2010

Veronica Tomassini ha scritto un romanzo che fa ribollire il sangue. Un romanzo d’esordio nell’editoria ufficiale che vanta già su di sé i crismi del classico. Ha creato una figura, quella del protagonista (il polacco Sławek), che gareggia ad armi pari con le figure mitiche della Letteratura. Un gigante che gareggia col Danny di Pian della Tortilla. Con l’Aureliano Buendìa di García Márquez. Non è solo un compagno di sbronze, Sławek , ma ha su di sé, su quella pelle piagata dalla fame di vita, le stimmate dell’eroe: il Principe degli Alcolizzati, il Cristo della Vodka, il Profeta dei Fedifraghi, “l’angelo nero, gentile, gonfio soltanto un pochino”.

Leggi tutto l’articolo di Giovanni Cocco.

Amore a credito

21 settembre 2010

Come entrate, voi, in mare? Siete di quelli che si lasciano sommergere gradualmente, allontanandosi lentamente dalla riva e bagnandosi nel frattempo le braccia, la testa, la pancia? Oppure correte, trattenete il fiato e vi tuffate in un lampo? E poco importa se l’acqua è gelida: ormai ci siete dentro. Sappiate allora che se leggerete Sangue di cane, il romanzo d’esordio di Veronica Tomassini da poco uscito per le neonate edizioni Laurana, sarà così che verrete sommersi dalle parole. Una volta dentro, come direbbe Céline, dentro fino al collo.

Leggi tutto l’articolo di Federico Platania.

Tutto su Veronica Tomassini.

“Un amore invisibile in una città invisibile”

20 settembre 2010

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Abramo, Polonia e vodka

17 settembre 2010

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La Santa

13 settembre 2010

di Veronica Tomassini

[Questo racconto di Veronica Tomassini, autrice del romanzo Sangue di cane da qualche giorno in libreria, fu pubblicato nell'"Officina" di Enrico Brizzi].

Veronica Tomassini

Era la festa della patrona e la città era piena di luce. Il vecchio ponte aspettava il venerato simulacro, la calca era impressionante, c’era odore di cero e di brustolini. Siracusa si accendeva come il fuoco d’artificio che irrorava la volta sul Porto Grande. I palloncini volavano in cielo, malgrado Altana li trattenesse con forza. Succedeva. Sfuggivano al controllo, propendevano verso l’alto. Altana alzava lo sguardo e li vedeva sfumare dietro una schiera di nuvole che coprivano la marina vetusta e annoiata. Da lontano si udiva la litania degli omaccioni con il fercolo in spalla, baldanzosi attraversavano il corso principale del quartiere storico, e la gente dietro ad acclamare.
I religiosi attendevano al corteo, le donne di borgata erano le più devote. Con i piedi scalzi e la tunica verde, recitavano l’orazione mantenendo fede alla grazia, alla promessa, al desiderio di penitenza.
Altana era musulmana. Lei apparteneva ai rom della ex Jugoslavia, con Sofia a braccetto si facevano tutti i giorni segnati in rosso sul calendario, percorrendo a mano tesa l’isolotto su cui Siracusa si affacciava discretamente. Sofia era tisica, aveva la pelle grinzosa, le orecchie flaccide, i lobi allungati dai pesanti sonagli che abitualmente indossava. Era vestita di azzurro Sofia. Era uscita dal convento di suore dove era costretta da mesi. L’enclave viveva in un campo paludoso, una vera bomba batteriologica, che sorgeva nella zona periferica. Era la terra di nessuno, dove non arrivava nemmeno la carità. Ed era per questo che occorreva adoperarsi e raggiungerla laddove la medesima poteva alimentarsi. Anche Giulia e tutti i Bellulihi erano stati divisi, negli istituti di accoglienza del capoluogo. C’era stato un violento temporale nel mese di agosto che aveva inzaccherato ulteriormente la vita di quei miseri. Quella mattina Altana dormiva con Mario, il figlioletto di cinque anni, si svegliarono con uno strano sibilo che attraversava l’aria. E l’aria era compressa e ingannevole. Suggeriva il disastro con labili lamenti che giungevano da fuori. Poi l’acqua irruppe, travolse la bicocca, spazzando tappeti e chincaglieria, bruciando la TV e l’impianto stereo di Skenden, il paranoico. L’uomo di Altana. Dieci anni da recluso per tentata rapina, poi l’attenuante, dopo il finto suicidio: il cucchiaino ingoiato che digerì ottimamente. E che invece dovette fare una grande impressione al giudice, talmente da spingerlo a scagionare il pover’uomo.

Continua a leggere il racconto.

Innamorarsi dell’accattone

12 settembre 2010

di Giovanni Pacchiano

[Questo articolo è apparso oggi, 12 settembre 2010, nel supplemento domenicale del quotidiano Il sole 24 ore. L'articolo si può leggere anche in pdf qui. gm].

C’è qualcuno, ancora, in Italia, che pratica narrativa non convenzionale? Narrativa non omologata linguisticamente; non omologata strutturalmente. C’è ancora, certo. Controcorrente, rispetto a quei romanzi che corrono via lisci, senza il minimo sussulto formale, e si leggono senza fatica lasciando il lettore soddisfatto e rimborsato.
È notevole il fatto che oggi una esordiente passi per la porta stretta della narrativa non convenzionale. Veronica Tomassini, «siciliana di origini umbre», che «scrive sul quotidiano La Sicilia» (così il risvolto), ci si è provata. Aggiungendo, tra l’altro, al suo romanzo, Sangue di cane, che svaria con destrezza su differenti livelli di linguaggio e mescola vorticosamente presente e passato, un’altra componente che ce lo rende caro: l’attenzione a un mondo di emarginati. Altro tema controcorrente rispetto al pensiero di una non piccola fetta di opinione pubblica, ostile all’universo di extracomunitari o meno, ma, comunque, derelitti senza prospettive, che popolano il nostro paese.

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“Un caos doloroso e sospeso”

11 settembre 2010

di Francesca Frediani

[Questo articolo è apparso oggi nel settimanale D, allegato al quotidiano La Repubblica].

Il racconto di un amore scomodo e maledetto, tra una ragazza siciliana qualunque e un lavavetri polacco. Sangue di cane è la storia cui Veronica Tomassini, siracusana, 39enne, “girava intorno” da tempo senza decidersi a scriverla. E’ stato lo scrittore e talent scout Giulio Mozzi a convincerla, dopo aver letto i racconti pubblicati da un piccolo editore siciliano, segnati da un’intensa attenzione al mondo degli emarginati. Ne è nato un romanzo che ha l’urgenza della necessità (“Prima bisogna vivere, poi scrivere. La scrittura non può non sporcarsi le mani”), scelto per inaugurare la nuova casa editrice Laurana, costola narrativa di Melampo, editore di testi di impegno civile.

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