Archivio per la categoria ‘Lavoro editoriale’

12 dicembre 1969

9 dicembre 2009

Nicotrain è uno scrittore. Scrive gialli che sono storie di cui ha «assaporato dal di dentro umori e colori e dolori anche». I suoi libri danno soluzioni reali a casi non ancora risolti. Uno scrittore che è un po’ investigatore e un investigatore che vuole raccontare.
Nicotrain realizza il suo sogno quando si compra una casa sul lago. Apre porte, esplora, misura. In un’intercapedine trova uno scatolone di fotografie. Guarda. Riconosce. Il luogo, l’occasione, persino alcune facce: Piazza Fontana. Quel 12 dicembre. C’era anche lui quel giorno, arrivato sul posto subito dopo l’esplosione, richiamato dalle voci che già correvano. Di bocca in bocca. Di sirena in sirena, per le vie di Milano.
Primi piani. Dal passato riemergono quei personaggi strani che lui stesso aveva notato.
Comincia la ricerca. Quelle foto sono state scattate da un gruppo di anarchici che della fotografia avevano fatto il loro organo di contro-informazione. Avevano scoperto qualcosa.
Nicotrain viene a sapere che tutti i ragazzi, gli anarcofotografi, sono morti in circostanze più o meno strane. E in brevissimo tempo. Ascoltando racconti, inseguendo tracce, Nicotrain fa emergere verità troppo a lungo occultate.

Leggi tutta la scheda del romanzo.

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Alice nelle città. Per L’Aquila / Editing, 4

3 agosto 2009

di Adriana Iacono

Rispondendo all’invito che ho fatto qui, Adriana Iacono mi ha mandato questo racconto di una sua tutta particolare esperienza di editing. Gli altri articoli sullo stesso argomento sono qui.

Acquista il libro.

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Ho fatto di recente un’ esperienza di editing molto significativa occupandomi di un’antologia che ho seguito dalla progettazione alla realizzazione. Il libro è il risultato di progetto di scrittura solidale che ho lanciato su facebook (qui) in cui numerosi scrittori, aquilani e non, si sono confrontati sul tema “autobiografia e spazio urbano”. Il progetto ha trovato ospitalità sul blog etempodiscrivere.it e proprio grazie alla rete si è attivata una catena di solidarietà che ha coinvolto una ventina di scrittori nella realizzazione di un libro la cui vendita contribuirà alla ricostruzione di una biblioteca scolastica a L’Aquila.

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Editing / 3

30 luglio 2009

di Giacomo Leopardi

Quando fanciullo io venni
a pormi con le Muse in disciplina,
l’una di quelle mi pigliò per mano;
e poi tutto quel giorno
la mi condusse intorno
a veder l’officina.
Mostrommi a parte a parte
gli strumenti dell’arte,
e i servigi diversi
a che ciascun di loro
s’adopra nel lavoro
delle prose e de’ versi.
Io mirava, e chiedea:
“Musa, la lima ov’è?”. Disse la Dea:
“La lima è consumata; or facciam senza”.
Ed io, “Ma di rifarla
non vi cal”, soggiungea, “quand’ella è stanca?”.
Rispose: “Hassi a rifar, ma il tempo manca”.

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Editing / 2

29 luglio 2009

di Mauro Pianesi

Rispondendo all’invito che ho fatto qui, Mauro Pianesi, mi ha mandato questo racconto-documento della sua esperienza di editing (dalla parte dell’autore). Gli altri articoli sullo stesso argomento sono qui.

Nel corso del 2007 ho pubblicato due libri, per due diverse piccole case editrici. Un libro di racconti e una guida… “fuori-guida” alla mia città (ossia, un vademecum per un turista svagato che abbia voglia di mettersi a passeggiare in cerca dei segni storico-artistici – o genericamente ambientali – minori e delle storie delle persone che, nel corso dei secoli, quei segni hanno creato e/o abitato). Quest’ultimo libro ha ricevuto un editing esclusivamente “tecnico”: togliere o aggiungere corsivi, virgolette, punti a capo; correggere didascalie ai disegni. Cose di questo tipo. L’editore – che già aveva pubblicato in passato altri miei due libri di argomento analogo – ha dimostrato la massima fiducia nei miei confronti e io ho cercato di ricambiarla spulciando in lungo e in largo le varie bozze che mi girava. Incredibile quanti refusi si producano su file già corretti e apparentemente pronti a “diventare libro”! Abitando nella stessa città, il rapporto con l’editore durante tutta la lavorazione del libro si è svolto faccia a faccia o, al più, al telefono. Le correzioni sono state effettuate a mano, su bozze cartacee.

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Everything you need to write fiction

28 luglio 2009

Editing / 1

28 luglio 2009

di Romano Augusto Fiocchi

Rispondendo all’invito che ho fatto qui, Romano Augusto Fiocchi mi ha mandato questo racconto-documento della sua esperienza di editing (dalla parte dell’autore). Già che ci sono, consiglio di leggere anche l’articolo Oggi “va”. E domani? di Mauro Baldrati, in Nazione indiana. Gli altri articoli sullo stesso argomento in vibrisse sono qui.

La mia unica esperienza di editing si è svolta interamente attraverso uno scambio di messaggi di posta elettronica, oltre tutto a ritmo serrato per chiudere il lavoro in tempo e stampare il libro per la Fiera di Torino. Era il 2006. L’editore mi parlò di editing subito dopo la firma del contratto. Ma il testo in possesso della redazione era già stato superato da una mia nuova stesura che consegnai in quel momento. I primi suggerimenti per le rettifiche arrivarono quindi via posta elettronica.
Riporto qui di seguito i messaggi più significativi, ricevuti e inviati, fornendo le date ma omettendo il nome del curatore e ogni altro riferimento alla casa editrice. Quanto al testo, quei pochi che possono averlo letto lo riconosceranno.

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Editing

27 luglio 2009

di giuliomozzi

Periodicamente tornano in Italia le discussioni sul cosiddetto editing. In Il primo amore è apparsa una serie di articoli: La superbia degli editor di Carla Benedetti, L’editing e la mia esperienza di Vincenzo Latronico, “Editing” è un falso nome ancora di Carla Benedetti e Editing e scrittura di Dario Voltolini. Sono quattro pezzi assai interessanti e vi invito a leggerli.

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Gli ultimi occhi di mia madre

24 luglio 2009

Patrizia Patelli, autrice di Gli ultimi occhi di mia madre, e giulio mozzi a Radio Città Futura. La chiacchierata è andata in onda in diretta mercoledì 22 luglio scorso alle 23.

Ascolta.

La recensione della quale si parla nella chiacchierata è qui. Un’altra radiointervista a Patrizia Patelli è qui.

“Dentro a un gran fuoco che brucia ogni trama”

23 luglio 2009

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Gli ultimi occhi di mia madre

15 luglio 2009

di Marco Candida

[Questo articolo di Marco Candida è apparso in Luminol].

ultimi-occhi-di-mia-madreSpesso si protesta: «Uno scrittore dovrebbe scrivere sempre perché ha qualcosa da dire». In verità la protesta potrebbe essere molto più radicale di così. Si potrebbe dire: «Uno scrittore dovrebbe scrivere sempre perché ha dirci la cosa definitiva». Perché sia tale uno scrittore non dovrebbe mai limitarsi ad arricchire una conversazione, un dibattito, ad aggiungere semplicemente qualcosa: dovrebbe invece ammazzarla una conversazione, soffocarlo un dibattito, dire quella cosa che subito fulmineamente esaurisce l’argomento e rende inutile ogni altro intervento. Ecco leggendo Gli ultimi occhi di mia madre di Patrizia Patelli si ha davvero l’impressione di essere davanti a un libro definitivo. Se il lettore di questa recensione decidesse veramente di spendere i suoi quindici euro per leggere questo libro, sia avvertito che dopo guarderà in maniera molto differente la letteratura. In questo romanzo di centosessanta pagine l’autrice ci parla della morte di sua madre. Nel libro non troverete una prosa esplosiva. Non troverete una trama articolata. Una struttura solida. Troverete, invece, un libro semplice semplice che eppure dà l’impressione di prendere da solo tutti i libri che avete letto fino a oggi e farli sembrare inutili, sciocchi, banali giochini e passatempi.

Continua a leggere la recensione in Luminol. Altri articoli su questo libro. La voce di Patrizia Patelli. Gli occhi di Patrizia Patelli.

Gli ultimi occhi di mia madre

30 giugno 2009

di Barbara Garlaschelli

[Barbara Garlaschelli ha pubblicato questo articolo nel suo blog].

ultimi-occhi-di-mia-madre[...] Ecco, il libro di Patrizia Patelli, Gli ultimi occhi di mia madre (Sironi, 2009) non è una buona novella. Soprattutto non è una novella di buoni.
Parola dopo parola, riga dopo riga, pagina dopo pagina, in una scrittura convulsa, rovente, rabbiosa, struggente, Patelli ricuce uno strappo: quello tra lei e la madre morta dopo una lunga, dolorosamente assurda malattia. E’ il tentativo di riempire spazi che la morte lascia irrimediabilmente vuoti, ma che la scrittura riesce, invece, a riempire.
E’ la storia di due donne, madre e figlia, e di un rapporto mancato.
Questo libro è un atto d’amore postumo, ma anche un atto d’accusa, prima di tutti verso stessa per non essere riuscita a vivere in un tempo possibile l’amore per sua madre, e verso sua madre, donna dura, gran lavoratrice, incapace di dare spazio alla propria emotività e alla propria affettività, condannata a una sofferenza fisica prolungata nel tempo, indecente, ingiusta. Come solo il dolore fisico sa essere. Ma è un atto d’accusa anche contro i parenti che se ne sono rimasti lontani; i datori di lavoro che hanno sfruttato sino all’osso (nel senso reale del termine) questa donna ligia al dovere, ambiziosa, che ha sacrificato tutto per il lavoro; il padre che amando sua moglie non è stato capace però di “contenerla”, orientarla anche verso la figlia e gli affetti famgliari. [...]

Leggi tutto l’articolo nel blog di Barbara Garlaschelli.

L’ubicazione del bene

28 giugno 2009

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di Alessandro Beretta

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Gli ultimi occhi di mia madre

21 giugno 2009

di Nicola Vacca

[Questo articolo di Nicola Vacca è apparso in Linea Quotidiano].

ultimi-occhi-di-mia-madreCi deve essere lucidità nel dolore, non spavento. Questo lo sa Patrizia Patelli, quando esercita il potere della scrittura e la sua necessità per raccontare in un libro il rapporto con la madre uccisa da un cancro. Ogni giorno la figlia si dà appuntamento alla scrivania per trascorrere un po’ di tempo con il potere delle parole e raccontare tutto di sua madre, la donna con cui ha fatto a pugni tutta la vita. Senza reticenze l’autrice apre al silenzio delle risposte, si confida alla pagina per ripercorrere le tappe di un rapporto conflittuale e comprendere il grande amore che ha sempre provato nei confronti di sua madre. “Chi non riesce a raccontarsi ha bisogno di attese e di silenzi accoglienti, così magari a un certo punto, come un miracolo, da quel silenzio viene fuori qualcosa di importante”.

Gli ultimi occhi di mia madre (Sironi editore, pagine 151,15 euro) è un libro bellissimo, perché privato e intimo.

Continua a leggere l’articolo in Linea Quotidiano.

Gli ultimi occhi di mia madre

20 giugno 2009
Patrizia Patelli, autrice di Gli ultimi occhi di mia madre.

Patrizia Patelli, autrice di Gli ultimi occhi di mia madre.

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Gli ultimi occhi di mia madre

19 giugno 2009

di Francesca Mazzucato

[Questo articolo di Francesca Mazzucato è apparso in Cabaret Bisanzio].

ultimi-occhi-di-mia-madreE’ un libro feroce e doloroso questo primo romanzo di Patrizia Patelli. La perdita della madre, la malattia che fiacca un corpo che un tempo è stato indomabile, fortissimo, esagerato nel suo spendersi per mostrarsi corpo-guerriero, corpo di lavoratrice, corpo che non conosce sosta. Una figlia lontana, con cicatrici che sanguinano ancora, cicatrici che arrivano dalle microviolenze subite dell’infanzia, piccole cose, piccole sciatterie, indelebili momenti di distrazione, di distanza: sanguinano con un niente e con un niente monta la rabbia, la violenza per l’ingiustizia subita, questa perdita troppo precoce e veloce per aver permesso una pacificazione. Sono dettagli che compongono ricordi, cose che paiono insignificanti ma non lo sono, episodi che affiorano, che emergono ora adagio, delicatamente, ora violenti come un rigurgito acido. E, in qualsiasi modo si presentano, occorre aprirsi, accoglierli, pensarli in varie ipotesi diverse, riscriverli, vomitarli lontano, coccolarli come cuccioli indifesi. Occorre, per arrivare a una forma di riconciliazione. E’ l’unico modo, la scrittura, è necessità e urgenza. Un romanzo intessuto di materia viva e di dolore che si sente dentro le pagine, raccontato con un linguaggio stratificato, composto, originale. Linguaggio che cambia, che si sveste e si traveste. E’ ora lettera, ora monologo febbrile, visionario, tachicardico.

Continua a leggere l’articolo in Cabaret Bisazio.

Otto anni non sono pochi / 14b

15 giugno 2009

[Ce lo dissero in tanti, all'epoca, che l'unico vero difetto di Pausa caffè era la mole: 352 pagine. Io non so. Mi pare che molti lavoratori dell'editoria abbiano stampata nella mente, come un imperativo categorico, l'intimazione: Tagliare!. Eppure, se scorro la mia biblioteca, vedo che molti grandi libri sono anche dei libri grandi. La mole ha la sua importanza. Questo articolo di Andrea Cortellessa apparve nel mensile L'indice del luglio 2004. gm]

Non è vero che la critica non serve più a nulla. L’articolo di Aldo Nove, su “ttL” lo scorso 8 maggio, ha colpito un po’ tutti. E quando è uscito il nuovo libro della collana diretta da Giulio Mozzi (che si conferma la migliore oggi su piazza), ci siamo precipitati a leggerlo. Il perché è semplice. L’articolo di Nove ha forza in quanto è di uno scrittore importante, ma soprattutto perché è raro. Laddove certi salamelecchi reciproci, fra scrittori compagni di merende, ormai non dicono più nulla. Invece se Nove, che di norma al blurb non indulge, dice che “Falco è l’attuale poeta epico del mondo del lavoro precario”, io il libro di Falco lo leggo.

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Otto anni non sono pochi / 14a

14 giugno 2009

[Giorgio Falco è in questi giorni sugli scudi per L'ubicazione del bene, suo secondo libro, pubblicato da Einaudi Stile Libero. Ma già il primo libro, Pausa caffè, fu accolto con grande attenzione. Questo articolo di Aldo Nove apparve in Tuttolibri, supplemento del quotidiano La stampa, l'8 maggio 2004.]

Per parlare di un libro bellissimo e anomalo come Pausa caffè di Giorgio Falco voglio partire da lontano. Dall’epica. E’ strano, il sentire comune sull’epica. Sa di scuole medie, di ginnasio e si è abituati a pensarla, solo, come tematicamente legata alla guerra, alla sua celebrazione. Ma l’epica è innanzitutto l’inventario dei fatti o, meglio, delle divagazioni, che a partire da un mondo, da un’idea narrativa di mondo, lo saziano fino a dargli una forma che non ha centro, perché è un mondo e diviene. Un po’ il contrario del romanzo tradizionale, dove è la retta che conduce la narrazione a delineare il tragitto, e nella fine si dispiega e congeda fissandosi. L’epos si muove invece a zig-zag, continua a indugiare sulle periferie, trova il proprio focus dove il romanziere rischierebbe di perdersi. In questo senso, tracce di epos persistono in tutta la tradizione letteraria occidentale fino a oggi. Epiche sono le digressioni infinite di Dostojevskij, epiche erano, alle origini picaresche del romanzo, le avventure di Don Chisciotte, i cataloghi di Rabelais come epiche hanno continuato a essere, nel nostro Novecento, le “sbandanti” esasperazioni sintattiche e lessicali di Gadda (e Manganelli) e gli inventari di cronaca di quattro decenni italiani di Nanni Balestrini.

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