Archivio dell'autore

La zeppa (Le cose che ci sono in casa, 78)

20 luglio 2014

di Mariella Prestante

[Le regole del gioco sono qui].

Quel coso che s’infila,
lo sai, sotto alla porta,
ché il vento se s’infila
la piglia e ci fa un bam!,

e manda giù in frantumi
il vetro martellato
(e il cuore ti fa un bum!
e poi si dà al cancan…):

quel coso, sì, quel cuneo
di gomma, dico come
si chiama? Ah, le lacune
della memoria… Ma

se vado al ferramenta
e dico “Il coso, il cuneo…
Capisce? Si rammenta?…”,
il nome mi dirà?

Il frigorifero (Le cose che ci sono in casa, 77)

20 luglio 2014

di Claudio Mercandino

[Le regole del gioco sono qui].

Discreto se ne sta, le spalle al muro,
finché non dà un rigurgito e, repente,
da un fremito inspiegabile ed oscuro
colto, prende a ronzar con efficiente
e laborioso intento, e duraturo
(almeno fino a quando c’è corrente):
ti accorgi allor che in quel conservatore,
fanatico guardiano del rigore
dall’anima di ghiaccio, pulsa un cuore
nascosto dalla satinata porta.

(more…)

L’armadietto dei farmaci (Le cose che ci sono in casa, 76)

20 luglio 2014

di Stefano Serri

[Le regole del gioco sono qui].

Antibiotico

Esigi assunzioni ad orari esatti:
ti do un appuntamento dopo i pasti;
solo restando fedele combatti
i mali nascosti ancora rimasti.

Aspirina

Dall’acido acetilsalicilico
avrà serenità ogni mio pensiero:
mi fa lirico, quasi bucolico,
ma è soltanto un effetto passeggero.

Collirio

È buio – non vedo – nebbia – barlumi –
ecco i contorni – ritorna il colore –
ora ti osservo – non tremi e non sfumi –
eccomi pronto: “La vedo, dottore!”

(more…)

Il luogo dei libri (Le cose che ci sono in casa, 75)

20 luglio 2014

di Antonio

[Le regole del gioco sono qui].

Le cose che ho in casa
non sempre le ho comprate
così come si vedono.
Alcune le ho costruite
con le mie stesse mani,
anche se sembrerà arduo
a chi già mi conosce
pensare che la cosa
sia opra del mio genio,
o della gran fatica
di giorni impegnativi,
già che non me ne intendo
di falegnameria
né d’alto arredamento.

(more…)

La sedia (le cose che ci sono in casa, 70)

18 luglio 2014

di Giovanni Asmundo

[Le regole del gioco sono qui].

Sedia mia, solita mia
dove mi perderò, se non richiudendomi
in questa scatoletta d’intonaco a gesso
a venti gradi costanti
in te affondato. E le stesse condense
a ogni ora di qualsiasi giorno
in notti medesime e vuote
secche, inoltrate, insensi.

Schiacciato dalla gravità
sulla stessa sedia.

Il calendario (Le cose che ci sono in casa, 69)

18 luglio 2014

di Biancarosa Garolla

[Le regole del gioco sono qui].

Pulito intatto quando ti appesi
vicino all’orologio, ti guardai con fiducia
chiedendomi quale immagine del mese
avrei più gradito fissare un mattino,
le mani a riscaldarsi che stringono
la tazza della colazione.

Ancora non sapevo
di quel giorno di febbraio in cui
mi sarebbe stato inflitto
l’odioso verdetto.

(more…)

La sigaretta (Le cose che ci sono in casa, 68)

18 luglio 2014

di Adriano Barra

[Le regole del gioco sono qui].

Un cammello
giallo
una palma
una piramide
azzurro
lontananza
le mille e una
svampa.

Bottega di narrazione 2014-2015: il bando

17 luglio 2014
Clicca per leggere il bando

Clicca per leggere il bando

Lo scaffale dei libri (Le cose che ci sono in casa, 67)

17 luglio 2014

di Stefano Serri

[Le regole del gioco sono qui].

Joyce, Pessoa, Leopardi, Manzoni,
Benjamin, Bernhard, Raboni, Tondelli,
Beckett, Rosselli, Campana, Caproni,
Gadda, Flaiano, Queneau, Manganelli,

Kierkegaard, Kleist, Testori, Pomilio,
Eliot, Turoldo, O’Connor, Contini,
Nietzsche, Verlaine, Pirandello, Savinio,
Brecht, Campanile, Artaud, Pasolini,

Broch, Bernanos, Dostoevskij, Carducci,
Gogol, Stendhal, Sinisgalli, Santucci,
Whitman, Pavese, Sapienza, Gualtieri,

Walser, Cvetaeva, Wilde, Alfieri,
Tasso, Marot, Palazzeschi, Pontiggia,
Weil, Petrarca, Baudelaire e la Bibbia.

Il libro (Le cose che ci sono in casa, 66)

17 luglio 2014

di Rossana Bacchella

[Le regole del gioco sono qui].

Non mi affeziono all’oggetto,
che sia nero, lucente o perfetto
che sia d’alta tecnologia
o un ricordo di casa mia.

“Un insolito distacco
non sa mettere radici
stramba, rozza, fa l’estrosa
è trasandata con la casa.”

(more…)

Il Rocci (Le cose che ci sono in casa, 65)

17 luglio 2014

di Mariella Prestante

[Le regole del gioco sono qui].

È là. Se ne sta immobile
in punta allo scaffale,
possente come un monito,
dal tempo liceale:
quando disperatissimo
era lo studio, e tutto
il mondo stava là,

(more…)

La formazione dello scrittore, 9 / Giuseppe Genna

17 luglio 2014

di Giuseppe Genna

[Questo è il nono articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio Giuseppe per la disponibilità. Il prossimo ospite della rubrica sarà Marco Candida. gm]

giuseppe_gennaNon so nemmeno a quale formazione fare riferimento; per me, cresciuto negli anni Settanta e Ottanta e Novanta, è adesso più confusione e sbigottimento che ricordo il dire del me stesso, chi incontrò, cosa fece, come arrivò alla scrittura. Inoltre si tratta di “io” e qui sta un problema storico. Utilizzare questo pronome radicale è stato difficile nel corso dei due decenni in cui ho pubblicato. Ho tentato di costruire un ologramma, un avatar, che attirasse fulmini e saette, giusto livore e ingiusto rancore, lasciando in pace la persona in un silenzio e in un respiro ampi, secondo l’insegnamento di un poeta che annovero tra i miei maestri e che era Antonio Porta (così, noto al secolo; si chiamava Leo Paolazzi, in verità).
Prendo molto sul serio questo invito di Giulio, che certamente è tra gli scrittori e intellettuali i quali più stimo da tanti anni, con cui a me è parso di fare un po’ di strada insieme (vorrei citare, insieme a lui, tra i miei coetanei editoriali, quelli per me più decisivi: Tommaso Pincio e Aldo Nove). Dice Giulio: scrivi quello che vuoi sulla formazione tua, meglio se lungo il pezzo, anziché breve. Quindi scrivo questo autoritratto, sommario e forse un po’ peccaminoso, seguendo le metriche suggeritemi.

(more…)

I libri e gli spazi

16 luglio 2014
Ecco come i negozi di libri possono usare il loro spazio per presentare ai clienti il maggior numero possibile di titoli.

Ecco come i negozi di libri possono usare il loro spazio per presentare ai clienti il maggior numero possibile di titoli.

La formazione della scrittrice, 27 / Irene Cao

14 luglio 2014

di Irene Cao

[Questo è il ventisettesimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è ora affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Irene per la disponibilità. gm].

All’inizio scrivevo per anestetizzare il dolore. Per far finta che non esistesse. Per liberarlo da me.
Usavo fogli bianchi, senza righe né quadri, strappati da un bloc notes con la copertina rossa. Li sporcavo di pensieri, sensazioni, ricordi, frammenti di giornate colme di tormento.
1997. Ero in Terza liceo. L’anno scolastico era appena iniziato, ma un medico e una malattia mi avevano proibito di andare a scuola. Mia madre mi accompagnava all’ospedale ogni mattina alle otto e veniva a prendermi verso l’una, a volte anche prima, dipendeva da quanto ci mettevano le flebo a finire: una era bianca, più densa, e una gialla, più liquida, di solito attaccate allo stesso braccio, o a due se la vena non prendeva. Il medico sosteneva che era quella, la via più rapida per farmi tornare a un peso accettabile; che solo così avrei permesso al corpo di riavere la giusta sostanza per proteggere e nutrire il cuore.
È iniziata in questo modo, in una stanza di ospedale. Al terzo piano dell’Ospedale Civile di Sacile, per la precisione. L’anoressia mi aveva ridotta a un mucchietto di ossa doloranti, ma non mi aveva tolto la voglia di vivere.

(more…)

La conoscenza simbolica / 1

12 luglio 2014
René Magritte, Gli amanti.

René Magritte, Gli amanti.

[Valter Binaghi morì il 12 luglio 2013. Qui lo ricordo ripubblicando la prima puntata del suo saggio, già apparso in vibrisse, sulla conoscenza simbolica. Seguendo i link qui sotto si potranno raggiungere facilmente le altre puntate. Tutti gli scritti di Valter apparsi in vibrisse si trovano qui. Nella mia memoria Valter è: un uomo che cercò di essere giusto. gm]

di Valter Binaghi

La seconda parte è qui.

1) L’approccio epistemologico – L’eccezionalità della metafora

Nei confronti di ciò che pertiene a simboli, metafore e analogie (che provvisoriamente considereremo non come sinonimi ma, diciamo, come membri di una stessa famiglia) esiste, ed è molto diffuso, un approccio che si potrebbe definire “retorico”, secondo cui non si tratta di forme di conoscenza, ma solamente di espedienti che servono ad illustrare ciò che potrebbe essere detto in termini più rigorosi: un discorso “ornato” insomma, a scopo per lo più pedagogico o persuasivo, dove si tratta più di abbellire che di rivelare. Se mi permettete, trascurerò del tutto questo approccio, perchè la premessa da cui muove il presente testo è di tutt’altro tipo: simboli, metafore e analogie hanno un valore di conoscenza, laddove i concetti risultano indisponibili o inadeguati.
Potremmo definire questo secondo approccio “epistemologico” in quanto pone il simbolo al servizio del sapere, anche se ne fa una funzione di supporto rispetto a quella che del sapere resta la forma primaria e preferibile, cioè la conoscenza concettuale. Questo approccio, che da un certo momento in poi diventa egemonico nella cultura occidentale, è riassunto molto bene da Tommaso d’Aquino (XIV secolo): “…la conoscenza poetica si occupa di ciò che non può essere colto dalla ragione per difetto di verità, pertanto accade che la ragione venga guidata da alcune similitudini; la teologia, d’altra parte, si occupa di ciò che è superiore alla ragione. Pertanto, giacché nessuna delle due è proporzionata alla ragione, hanno in comune la modalità simbolica”(1)
Sembra che per Tommaso il simbolo abbia sì diritto di cittadinanza nell’ambito del conoscere, ma solo nei territori di confine: l’ineffabile dei sentimenti, troppo viscerali per giungere al pensiero, o la trascendenza di Dio, che eccede la misura del concetto umano. Per tutto il resto, vale a dire la conoscenza della natura e le costruzioni culturali, la rappresentazione concettuale basta a sè stessa.
(more…)

La formazione dello scrittore, 8 / Alessandro Zaccuri

10 luglio 2014
Gianni De Luca, Amleto, da William Shakespeare (Il Giornalino, 1976)

Gianni De Luca, Amleto, da William Shakespeare (Il Giornalino, 1976)

di Alessandro Zaccuri

[Questo è l'ottavo articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio Alessandro per la disponibilità. gm]

1.

alessandro_zaccuriL’ultima storia sarebbe questa.
Muore un uomo, si prepara il suo funerale. La malattia è stata lunga, metodica com’era stata la sua esistenza. Il lavoro in banca, la cura perfino eccessiva nell’organizzare le giornate, l’abitudine di arrivare in stazione anche un’ora prima quando c’era da prendere il treno, l’insistenza nel leggere prima le istruzioni, sempre. Mai in ritardo a un appuntamento o a una scadenza.
Quest’uomo ordinato muore, dunque, e si prepara il suo funerale. In un giorno qualunque, a inizio settimana. In un paese di provincia, dove fino ad allora nulla è accaduto. Ma quel giorno, proprio all’altezza della cittadina dove nulla accade, un furgone sbarra l’accesso all’autostrada che da Milano va verso Como, un camion si mette di traverso sulla carreggiata, uomini con il passamontagna scendono, gettano chiodi a tre punte. Impugnano kalashnikov, sparano. Il blindato del portavalori viene assalito e svuotato. Pochi minuti per la rapina del secolo. Pochi minuti per liberare i demoni del caos. I banditi scappano, l’autostrada è bloccata, il blocco dell’autostrada provoca l’effetto domino sulla viabilità della zona, dell’area metropolitana, dell’intera regione. Arrivare al funerale diventa un’impresa. Tutti i contrattempi, tutti i ritardi evitati nel corso di una vita si accumulano in quell’ultimo giorno, in un ingorgo spaventoso e insieme allegro. Inspiegabilmente, meravigliosamente allegro.
Ecco, questa è l’ultima storia che mio padre mi ha raccontato. Non a parole, perché di parlare aveva smesso da anni. Il morto era lui, il funerale era il suo. Quel giorno pioveva, tra l’altro.

(more…)

Sottobosco editoriale

8 luglio 2014
Amanita editorialis L.

Amanita editorialis L.

(more…)

Le “boules de neige” (Le cose che ci sono in casa, 51)

8 luglio 2014

di Alessandra Celano

[Le regole del gioco sono qui].

La più bella
aveva un ubriaco ed un lampione:
fermo il lampione, incerto l’ubriaco
dondolava all’arrivo della neve
tenendo in una mano, assurdamente,
un filo con in cima un palloncino.
Si è rotta, ha perso l’acqua, non sappiamo
come sia capitato. Sono fermi
l’ubriaco, il suo tempo, il palloncino.

I fili della biancheria sul terrazzo condominiale (Le cose che ci sono in casa, 50)

8 luglio 2014

di Mariella Prestante

[Le regole del gioco sono qui].

Festoni di mutande
esposte al solicello,
che lieve un venticello
per sera asciugherà.

Teorie di canottiere
assorte in lenta danza:
con somma noncuranza
l’amore prende e dà.

Ti dà gli ardori e i fremiti,
pretende poi il bucato:
un capo mal stirato
e amore finirà.

La formazione della scrittrice, 26 / Grazia Verasani

7 luglio 2014

di Grazia Verasani

[Questo è il ventiseiesimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è ora affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Grazia per la disponibilità. gm].

grazia_verasaniIn casa mia non c’erano molti libri. Qualche Cassola, qualche Berto, La Divina commedia illustrata da Doré, I Quaderni dal carcere di Gramsci, le poesie di Pascoli, Carducci, Ungaretti, e naturalmente Il capitale di Marx. Dico naturalmente perché mio padre, ex partigiano, nella libreria di tek del salotto, a parte montagne di copie ingiallite de L’unità, teneva i libri che aveva letto da ragazzo e soprattutto autori appartenenti alla sua stessa “ideologia”. C’erano anche un paio di enciclopedie: una di scienze e l’altra sulla seconda guerra mondiale.

Il primo libro che ebbi per le mani fu Guerra e pace di Tolstoj. Avevo dieci anni e, dato che mio fratello diciottenne era a letto malato, mi costrinse a leggergli quel tomo ad alta voce. Ci capii qualcosa? Non me lo ricordo. Ma per ragioni misteriose amavo i libri, e presto chiesi a mio padre di comprarmene sempre di più. Non romanzi rosa, non ero una bambina sentimentale, ma mi piacquero da subito l’Aleramo, la Ginzburg, la Fallaci e i romanzi di Pratolini e Moravia.

(more…)


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 3.763 follower