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22 settembre 2014
Una coppia prende una decisione

Una coppia prende una decisione

La formazione della scrittrice, 33 / Leonora Sartori

22 settembre 2014

di Leonora Sartori

[Questo è il trentatreesimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è da tempo affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Leonora per la disponibilità. gm].

leonora-sartoriQuando penso alle radici della mia scrittura, non posso non citare mia nonna che la mattina scriveva su un foglio accanto al comodino le poesie che aveva sognato di notte. Potrei anche raccontare di mio zio che andò in India in autostop e curò un intero villaggio dalla bronchite e fu assalito da una tigre e scrisse un diario di viaggio davvero pazzesco. Come dimenticare poi la lussuosa biblioteca di classici con la copertina in pelle che mi iniziarono alla lettura, avevo quattro anni, sì, precoce in effetti, e quel particolare triste, come in tutte le storie di supereroi, un lutto simbolico ad inizio carriera, quando una volta venduta la proprietà di famiglia per fallimento, quegli stessi libri per me così importanti vennero regalati ad una cooperativa di sgombero mobili. Potrei svelare che per anni ho desiderato essere rapita da un fortunadrago, che tra le foglie vedevo folletti e che parlavo coi miei pupazzi. Potrei aggiungere dettagli sulla mia famiglia, ebbene sì, nonno fotografo, nonna poetessa, padre pittore (quei quadri fatti di vino e fango, delle cose da non credere), fratello scultore, madre musicista (sentito parlare di Beethoven in ciabatte?). E come non ricordare di quella volta in vacanza, quando sulla spiaggia intorno a me si formò un gruppo di bambini che ignorò il mare e i castelli di sabbia e si mise ad ascoltare la mia storia, inventata lì per lì, sul momento. E per finire quel mio tema di quinta elementare che commosse la maestra e venne appeso in bacheca perché fosse di esempio a tutti gli altri bambini analfabeti e insensibili della scuola.

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21 settembre 2014
Una signora e un signore si baciano

Una signora e un signore si baciano

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20 settembre 2014
Un signore giovane lancia una sfida

Un signore giovane lancia una sfida

Cose che succedono a Pordenonelegge

19 settembre 2014

di giuliomozzi

Caffè del Corso, ore 10.30. Due ragazze al tavolo accanto al mio.
Prima ragazza: “Io voglio vedermi gli incontri sui sentimenti”.
Seconda ragazza: “Ma sono sovrapposti”.
Prima ragazza: “Tocca scegliere”.
Seconda ragazza: “Qual è il primo?”.
Prima ragazza: “Aspetta… Al Palazzo della Provincia c’è Mozzi”.
Seconda ragazza: “Vuoi andarlo a sentire?”.
Prima ragazza: “No, lui no, per carità”.

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18 settembre 2014
Un signore si congeda civilmente

Un signore si congeda civilmente

La formazione dello scrittore, 13 / Giulio Mozzi

18 settembre 2014

di giuliomozzi

[Questo è il tredicesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio l'anonimo intervistatore per la pazienza. gm]

[La prima parte dell'intervista risale al 2010. Vedi le note].

giuliomozzi_453D. Allora, Mozzi, è pronto?

R. Sì, sono pronto.

D. Cominciamo?

R. Cominciamo.

D. Lei, Mozzi, in che modo è entrato nel campo letterario?

R. Be’, sostanzialmente per caso.

D. Guardi, non ci credo nemmeno se mi paga.

R. Eppure è così.

D. Può essere più preciso? Mi può raccontare?

R. Certo. Si può cominciare dall’oratorio. Da ragazzo, diciamo tra i dieci e i diciotto anni, ho molto frequentato l’oratorio. Naturalmente si era formato tutto un giro di amicizie. Tra gli altri, questo oratorio era frequentato da Stefano Dal Bianco.

D. Il poeta?

R. Sì, quello che oggi è pubblicato nello Specchio di Mondadori, ossia la collana di poesia più ufficiale che ci sia in Italia.

D. E lei divenne amico di Dal Bianco?

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Paragone

17 settembre 2014

di giuliomozzi

È questo la mia vita: è come un treno
in mezzo alla campagna, fermo, senza
che il capotreno mandi un’avvertenza:
un guasto sulla linea, un altro treno

da far passare: niente, la creanza
è un bene scarso. Al mio vicino «Almeno
ci dessero un motivo», dico, «almeno
potremmo contentarci… O è l’usanza

questa, da queste parti?». Un bel silenzio
è tutta la risposta. In lontananza,
oltre la curva, scorgo la città:

la mia destinazione. Ma il silenzio
rompe il vicino, finalmente: «Sa,
è un’illusione il viaggio, la distanza…

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17 settembre 2014
Un signore, davanti allo specchio, riflette sul senso della vita

Un signore, davanti allo specchio, riflette sul senso della vita

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16 settembre 2014
Un signore molto motivato pedala alacremente.

Un signore molto motivato pedala alacremente.

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15 settembre 2014
Un signore cortese fornisce indicazioni

Un signore cortese fornisce indicazioni

La formazione della scrittrice, 32 / Maria Teresa Cipri

15 settembre 2014

di Maria Teresa Cipri

[Questo è il trentaduesimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è da tempo affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Maria Teresa per la disponibilità. gm].

Come non sono diventata una scrittrice

maria_teresa_cipriIl mio primo approccio con la scrittura – nel senso letterale del termine – è avvenuto in una scuola elementare in bianco e nero degli anni ’50, dalla quale si usciva alle 12 e trenta perché nessuna mamma lavorava, un edificio austero con le aule abitate da alunni con grembiule e fiocco muniti di cartelle non griffate contenenti quaderni piccoli dalla copertina nera, la gomma da cancellare rossa e blu e la gomma pane, astucci già usati dai fratelli più grandi. Lezioni scandite da sillabario, canzoncine e una sequenza interminabile di aste, appesi al muro la cartina geografica dell’Italia con le regioni bel delineate e il crocifisso di legno, le maestre quasi tutte anziane che bisognava salutare alzandosi in piedi, quelle maestre allergiche agli errori di ortografia che facevano fare il dettato con il disegnino a piacere sulla pagina a fianco.

Eppure mi piaceva quella scuola di Via Tevere lussureggiante di scale intitolata a Grazioli Lante della Rovere e andare a scuola mi piaceva ancor di più. Ero attratta dal rumoreggiare nell’atrio prima di entrare in classe, dal suono della campanella, il fruscio delle foglie dei platani in giardino, l’odore di carta, merende, pastelli a cera, bisognosa della traccia che il gessetto della lavagna lasciava sulle mie dita, sui vestiti, su ogni cosa. Possedere quaderni e sussidiario, matite, penne e colori tutti miei, affacciarmi al mondo della conoscenza, mi faceva sentire grande, importante.

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Quartina autoconsolatoria

11 settembre 2014

di giuliomozzi

Io non son cupo, no: mi preoccùpo
però del mio futuro, che mi è duro
immaginare senza un lupo oscuro
che con me faccia come il gatt col tupo.

La formazione dello scrittore, 12 / Antonio Turolo

11 settembre 2014

di Antonio Turolo

[Questo è il dodicesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio Antonio per la disponibilità. gm]

AntonioTuroloHo studiato con diligenza. Anche con esagerazione. Dai sei ai trent’anni, cioè dalla scuola elementare fino allo scadere di una borsa di studio dopo la laurea.
Ho letto con passione. Prima narrativa, poi anche poesia. Non c’era nessun libro nella casa in cui sono cresciuto,(oggi sono diventato un compratore compulsivo), tranne qualche libretto d’opera, finito in fondo ad un armadio.

FabioTombari_LibroDiTonino_1 FabioTombari_LibroDiTonino_Il primo che ho letto si intitolava Il libro di Tonino, dello scrittore marchigiano Fabio Tombari. La copertina raffigurava un bambino che ascoltava il suono di una conchiglia. Ho letto con esagerazione. Interi pomeriggi senza uscire di casa. L’apice della passione l’ho raggiunto nella tarda adolescenza, in concomitanza con la scoperta dei grandi scrittori europei di primo Novecento. Oggi sarò forse più smaliziato, ma ho perduto quella capacità di farmi coinvolgere.
E poi c’era il tema. Intendo dire proprio il tema in classe, l’unico tipo di componimento previsto a scuola, senza le inutili complicazioni che qualche pedagogo ministeriale ha voluto aggiungere poi. Mi piaceva molto il tema, proprio per la sua natura anarchica, senza regole, che stimolava la fantasia.

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Nessun iscritto

10 settembre 2014

aula-vuota

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Confessione segreta di un insegnante di Italiano

9 settembre 2014
I promessi sposi, videogioco

I promessi sposi, videogioco

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La formazione della scrittrice, 31 / Anna Maria Bonfiglio

8 settembre 2014

di Anna Maria Bonfiglio

[Questo è il trentunesimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è da tempo affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Anna Maria per la disponibilità. gm].

Adolescente, avevo una sola certezza: “essere” scrittrice. La difficoltà era costituita dal fatto che non avevo nessuna idea di quali strumenti fossero necessari per arrivare ad esserlo. A scuola andavo bene, il primo tema che svolsi all’Istituto Santa Caterina aveva preso nove ed era circolato per tutte le classi, tuttavia la professoressa Rinaldi mi aveva segnato in blu tutti gli aggettivi in eccesso e mi aveva consigliato di cancellarne quelli inutili dopo che avessi terminato la scrittura di un qualunque testo, foss’anche una lettera privata. Un avvertimento che non ho mai dimenticato e che tengo sempre a mente quando scrivo. La scrittura mi seduceva come una sirena, la lettura mi ammaliava.

Leggevo ciò che capitava: libri, riviste, il vocabolario, l’Enciclopedia Rizzoli-Larousse, i fascicoli del Milione, enciclopedia geografica a dispense, persino i giornali con i quali il verduraio avvolgeva gli ortaggi. Lettura compulsiva e disordinata, in cui era assente ogni concetto di metodologia. Dalla biografia di Hemingway al Dottor Živago, da L’amante di Lady Chatterley alla Certosa di Parma. E tanta poesia: Neruda, Pavese, Lorca, i libri erano come le matrioske, da ognuno ne veniva fuori un altro.

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Dal “Testamento”, 1-4

7 settembre 2014

di François Villon

Ho trent’anni
e ho bevuta la feccia
delle mie vergogne.
Né del tutto matto,
né del tutto a posto.
Tante pene ho avute,
e le ho sopportate
sotto il tacco di Tibaldo.
Se è un vescovo quello,
che benedice a destra e a manca:
il mio vescovo no di certo.

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6 settembre 2014
Determinatissimi, due candidati si recano alle selezioni della Bottega di narrazione. Ce la faranno? Non ce la faranno?

Determinatissimi, due candidati si recano alle selezioni della Bottega di narrazione. Ce la faranno? Non ce la faranno?

L’immagine originale è qui.

Cosa o come insegnare a scuola / Leopardi, Manzoni, Dante e l’educazione libertaria

5 settembre 2014

Visto che stiamo parlando di questo, Giovanni Accardo (che spesso interviene qui in vibrisse) mi segnala il suo articolo Come insegnare Dante a scuola, pubblicato nel sito della rivista Micromega. Nello stesso sito si trova l’articolo Come insegnare Leopardi (senza noia), di Diana Romagnoli, Paolo Trama e Maria Laura Vanorio; seguiranno domani e dopodomani il Come insegnare Manzoni di G. Petta e Per una educazione libertaria di F. Codello. [gm]


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