Archivio dell'autore

Amici, amici

3 aprile 2014

di giuliomozzi

Sette di sera. Sono al tavolino del bar d’angolo, sullo slargo del marciapiede. Prendo un caffè con A., mia giovane allieva.
Si avvicina un tipo con gli occhiali scuri. Barcolla. Fa un gesto vago con la mano.
“Scusi, lei…”, dice.
“Lei chi?”, dico. “Io o”, e indico A., “lei?”.
“Lei, lei”, dice il tipo.
A. mi guarda. Il suo sguardo dice: Non farti attaccare bottone da ‘sto coso, per carità..
“Mi dica”, dico.
“Ma c’è l’ora legale?”, dice il tipo.
“Da domenica”, dico.
“Amico…”, dice il tipo, appoggiando le mani sullo schienale della terza sedia, libera, del nostro tavolino.
“Siamo amici?”, dico.
A. mi dice con lo sguardo: Prendiamo su e andiamo via.
“Tutti siamo amici”, dice il tipo.
“Eh no”, dico.
“Tutti, tutti”, dice il tipo.
A. comincia a mettere le sue carte nella borsa.
“Be’”, dico, “allora dobbiamo dire che ci sono amici e amici”.
“Amici, amici”, dice il tipo. Piega le gambe, quasi appoggia la testa sulle mani.
“Cioè”, dico, “non basta dirsi amici per esserlo veramente”.
Il tipo si alza di scatto.
“Cazzo!”, dice. “Un’altra merda di essenzialista, ho trovato”.
Se ne va.
A. dice: “Ma lo sapevi?”.
“Cosa?”, dico.
“Che quello lì ce l’ha con gli essenzialisti”, dice A.
“Lo sanno tutti, qui nel quartiere”, dico.
“Quindi fare affermazioni anche vagamente essenzialiste”, dice A., “è un metodo infallibile per allontanarlo?”.
“Non infallibile”, dico. “A volte s’incavola e spacca tutto”.

Tour de force

1 aprile 2014

di Dante Alighieri

Amor, tu vedi ben che questa donna
la tua vertù non cura in alcun tempo
che suol de l’altre belle farsi donna;
e poi s’accorse ch’ell’era mia donna
per lo tuo raggio ch’al volto mi luce,
d’ogne crudelità si fece donna;
sì che non par ch’ell’abbia cor di donna
ma di qual fiera l’ha d’amor più freddo;
ché per lo tempo caldo e per lo freddo
mi fa sembiante pur come una donna
che fosse fatta d’una bella petra
per man di quei che me’ intagliasse in petra.

(more…)

Imperdibile (dico sul serio)

31 marzo 2014

galiazzo_rutto_pianta_carnivora

Masterpiece

31 marzo 2014

Vedo che Stefano Trucco, già ospite di vibrisse, è arrivato – secondo il suo desiderio – terzo. Mentre Raffaella Silvestri, nostra ospite anche lei, è arrivata seconda. Il vincitore è Nikola Savic. gm

La formazione della scrittrice, 12 / Valeria Parrella

31 marzo 2014

di Valeria Parrella

[Questo è il dodicesimo articolo di una serie che spero lunga e interessante. Ringrazio Valeria per la disponibilità. Chi volesse proporsi, mi scriva mettendo nell'oggetto le parole "La formazione della scrittrice". La prossima volta tocca ad Antonella Bukovaz. gm]

Valeria_ParrellaDi sicuro ricordo che al mio ottavo compleanno mi regalarono un cofanetto di Liala. I titoli che lo componevano erano Lalla, Dormire e non sognare, Lalla che torna. Ricordo di essere rimasta affascinata dall’uso del “che” nel titolo. Mi sembrò una possibilità meravigliosa che in un titolo si potesse mettere il “che” e non solo un sintagma nominale: L’isola del tesoro”, Ventimila leghe sotto i mari, etc. etc.
Di titoli ne facevo assai: giravo per la casa e dicevo, – Il giorno che scriverò un libro si intitolerà -, e poi intitolavo senza scrivere ovviamente, però intitolavo.

(more…)

Estimatore

30 marzo 2014

Luigi Russo I Narratori

(more…)

Che cosa fate leggere agli studenti? Gentile richiesta agli insegnanti di Italiano che passano di qui

28 marzo 2014

La scuola del 2000, immaginata tanti anni fa

Vi prego di rispondere alla domanda nei commenti. Indicando anche le classi (un conto è dar da leggere l’Ulisse in quinta superiore, un conto è in terza elementare). Do per scontato che si tratti di libri da leggere a casa; vi prego di specificare quindi se si tratta di libri letti in aula. Se poi volete aggiungere qualche riga per dire perché quell’opera, o qual è stata la ricezione: grazie. Scopi della domanda: favorire lo scambio di suggerimenti, farmi un’idea. Grazie ancora. gm

L’immagine qui sopra viene da qui.

L’invenzione della memoria

25 marzo 2014

Venerdì 28 marzo alle ore 20.45, a Trento presso il Teatro Spazio 14 (via Vannetti 14), si svolgerà la “serata d’autore” di Giulio Mozzi, con tema L’invenzione della memoria.

(more…)

Tour de force

25 marzo 2014

di Claudio Tolomei

Da Delle rime di diversi nobili huomini et eccellenti poeti nella lingua thoscana. Nuovmente ristampate, libro secondo. Venezia, Giolito, 1548. Pp. 6b-7b.

Chi non sa ben, com’una fiera Donna
l’altrui misere membra volga in pietra;
miri il guardo crudel de la mia Donna,
ch’ha forza di cangiar ciascuno in pietra.
Alma non è sì di se stessa Donna,
Ch’ella co gli occhi suoi non faccia pietra.

Qual è sì aspra, o si ferrigna pietra,
ch’aguagli il duro cuor de la mia Donna.
Di monte o scoglio la più alpestra pietra
vetro par verso ciò che la mia Donna
fa sentir, quando un’huom travolge in pietra,
sì possente è il mirar di cruda Donna.

(more…)

La formazione della scrittrice, 11 / Adriana Libretti

24 marzo 2014

di Adriana Libretti

[Questo è l'undicesimo articolo di una serie che spero lunga e interessante. Ringrazio Adriana per la disponibilità. Chi volesse proporsi, mi scriva mettendo nell'oggetto le parole "La formazione della scrittrice". La prossima settimana tocca a Valeria Parrella, gm]

adriana_librettiLa mia prima scrittura non l’ho scritta. L’ho dettata a mamma perché ancora non sapevo scrivere. La poesia in questione conteneva un errore indispensabile alla rima; la cosa mi fu fatta notare, ma la licenza poetica mi venne subito concessa con tanto di sorriso.

Rugiada che brilli al sole
che parli al fiore
che dici al mio cuore?
L’ascolto commossa, lei dice:
“Tu sì sei felice
io no, non son felice
perché il sole m’assorbisce
e la mia vita è breve
finisce.

Poi ho subito smesso, credo per giocare con gli altri bambini della scuola materna: ero già innamorata del più monello della classe e l’amore mi avrebbe sottratto alla scrittura per molti anni, eccetto forse gli sfoghi sui diari di scuola su cui non rimaneva mai abbastanza spazio per annotare i compiti. C’erano le poesie struggenti, le parole per le canzoni di cui era autore, per la parte musicale, mio cugino. Fu lui la causa prima dei miei tumultuosi innamoramenti a catena; mi presentò i suoi amici durante le medie e da lì in avanti passai da un uragano amoroso all’altro. Sopravvisse, forse, un’esile forma di ricerca espressiva in qualche tema; ricordo che alcuni di essi vennero lodati in classe; fui costretta a leggerli pubblicamente, mi tremava la voce. Era limpida e ferma però quando cantavo, cosa che mi veniva richiesta spesso dai parenti. Ero intonata come la mamma cantante. Conosco a memoria le parole di moltissime canzoni italiane, da quelle dell’immediato dopoguerra a quelle degli anni ottanta. Della famiglia materna facevano parte un chitarrista e un contrabbassista che ‘provavano’ chiusi nel bagno di casa della nonna e suonavano in giro per il mondo, oltre a mamma che faceva serate e incideva sui primi vinili. Dopo la sua prematura morte mi è capitato di scrivere testi per lo zio contrabbassista, che è anche compositore. L’estenuante ricerca di parole che meglio si accordassero a frasi musicali non mie divenne, ad un certo punto, quasi una sindrome ossessivo compulsiva. Lo zio mi telefonava in continuazione e neanche parlava più, se non per dire: “ho cambiato un passaggio”, quindi cantava e ricantava: ne uscii stremata ma felice. Musica e parole, parole e musica: per me era questo il paradiso in terra. Grazie al professore di lettere del ginnasio avevo coltivato la passione per Petrarca, Manzoni, Carducci, Leopardi, ma i poeti più letti, ascoltati e interpretati sarebbero rimasti a lungo De André, Mogol, Dalla, De Gregori, Fossati.

(more…)

L’altra

22 marzo 2014

di giuliomozzi

Suona il telefono.
“Il dottor Mozzi?”.
“Sono Giulio Mozzi”.
“Le telefonavo per sapere del mio romanzo”.
“Lei si chiama?”.
“Tizio Caio”.
Non mi sembra di aver letto nulla di Tizio Caio.
“Me l’ha mandato per posta elettronica, vero?”
“Sì”.
Guardo nella posta. Cerco Tizio Caio. Non trovo nulla.
“Non sono mica sicuro di averlo ricevuto, sa, il suo romanzo. Qual è il suo indirizzo di posta elettronica?”.
“evergreenpersempre@yahoo.it”.
E càspita, penso. Cerco nella posta evergreenpersempre@yahoo.it. Non trovo nulla.
“Sa che proprio non lo trovo?”.
“Gliel’ho spedito. A metà gennaio, circa”.
“Non dubito. Ma qui non è arrivato. A lei è arrivato un segnale di ricevuto?”.
“Cioè?”.
“Un’email di due righe in cui le dico di aver ricevuto il suo lavoro”.
“Non lo so”.
“Può controllare?”.
“Un momento. Devo passare all’altra posta elettronica”.
“Come sarebbe, l’altra posta elettronica?”.
“Quella del mio pseudonimo. Il romanzo è sotto pseudonimo e gliel’ho mandato dall’indirizzo dello pseudonimo”.

Lo specifico maschile in letteratura

21 marzo 2014

Masculin_feminin_(Godard)

(more…)

Lunedì

19 marzo 2014

di giuliomozzi

Nel negozio di fotografia.
“Per quando sono pronte?”, dice la ragazza col giubbino nero.
“Per lunedì, peut-être”, dice il commesso.
“Per lunedì?”, dice la ragazza.
“Come si dice peut-être in francese?”, dice il commesso.
“Maybe”, dice la ragazza.
“Allora per lunedì, maybe”, dice il commesso.

La Bottega di narrazione si mette in mostra

19 marzo 2014

guardano

(more…)

Cose che accadono a Trento

19 marzo 2014

Locandina-Serate-dAutore-web-2-724x1024

Rinco: un’ipotesi di lavoro

17 marzo 2014

rhino_knp-0360-g

(more…)

La formazione della scrittrice, 10 / Chandra Livia Candiani

17 marzo 2014

di Chandra Livia Candiani

[Questo è il decimo articolo di una serie che spero lunga e interessante. Ringrazio Chandra Livia per la disponibilità. Chi volesse proporsi, mi scriva mettendo nell'oggetto le parole "La formazione della scrittrice". gm]

chandra_livia_candianiA scuola ero un asino. Facevo fatica a capire un po’ tutto. Soprattutto i numeri, per esempio che avessero un nome, perché sapevo che tre e due fa qualcosa ma il nome cinque non sempre saltava fuori. Molte lettere poi le avevo imparate al contrario, perché il mio primo maestro involontario era stato mio fratello. Lui studiava seduto alla scrivania, io mi piazzavo di fronte a lui appollaiata su uno sgabello, con davanti foglio e matita e ogni tanto gli chiedevo: “Che lettera è questa?” E lui, distratto: “A”. E io la disegnavo, diligentemente, al contrario. Così sembravo scema a scuola. Non sapevo spiegare il perché, tutto qua.
Prima di andare a scuola, attorno ai cinque anni, c’è stata la faccenda di Pascoli. Sempre Max, mio fratello, studiava una poesia a memoria, diceva e ridiceva parole strane, sonore ma che creavano in corridoio delle immagini: rondini, nidi, bambole al petto, cavalline, stelle. Camminando lungo quel brutto e anche un po’ cattivo corridoio, le parole mi colpirono alla schiena, mi immobilizzai e le ricevetti, correvano le immagini un po’ di qua e un po’ di là e io mi dissi solo: “Da grande scriverò in quella lingua.” Finito, non ci pensai più. Ma continuavo a vedere. Chi parlava, chi raccontava, erano tutti circondati da immagini viventi e io restavo stupefatta che facessero finta di niente. Ricordo cosa successe quando mio padre gridò, per fortuna all’aperto, “Porca Madonna!” Apparve una Madonna tradizionale in veste bianca e manto azzurro, ma col viso di porco. Ero terrorizzata dallo spiazzamento. Esperienze incollocabili, come è spesso stato il resto della vita.

(more…)


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 7.789 follower