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Per l’anno nuovo, chi li vuole

31 dicembre 2014

Per saperne di più.

Il migliore articolo di “vibrisse” nel 2014, secondo il curatore stesso

30 dicembre 2014
Clicca su Giobbe per leggere l'articolo

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I 10 articoli di “vibrisse” più consultati nel 2014

30 dicembre 2014

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Dieci cose che Giulio Mozzi intende fare nel corso del 2015

29 dicembre 2014

adynaton

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L’anno delle formazioni

28 dicembre 2014

Il 2014, per quanto riguarda vibrisse, è stato senz’altro l’anno delle “formazioni”. In questi giorni di mezza vacanza vi invito a a riguardarle un po’. gm

La formazione dell'insegnante di scrittura creativa

La formazione dell’insegnante di scrittura creativa: tutti gli articoli

La formazione delle fumettiste e dei fumettisti: tutti gli articoli

La formazione delle fumettiste e dei fumettisti: tutti gli articoli

La formazione dell'insegnante di Lettere: tutti gli articoli

La formazione dell’insegnante di Lettere: tutti gli articoli

La formazione dello scrittore

La formazione dello scrittore: tutti gli articoli

La formazione della scrittrice

La formazione della scrittrice: tutti gli articoli

Al saggio delle scrittrici e degli scrittori aspiranti

27 dicembre 2014
Roberta Virduzzo racconta in Cultweek l'incontro finale con gli editori presso la Bottega di narrazione 2013-2015.

Roberta Virduzzo racconta in Cultweek l’incontro finale con gli editori presso la Bottega di narrazione 2013-2015.

In memoria di Marco (il Natale del 1998)

27 dicembre 2014
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I libri digitali costeranno di meno?

26 dicembre 2014

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La formazione dello scrittore, 30 / Stefano Trucco

26 dicembre 2014

di Stefano Trucco

[Questo è il trentesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, parallela alla serie La formazione della scrittrice. Ringrazio Stefano per la disponibilità. Le due rubriche ormai escono irregolarmente, seguendo l’arrivo degli ultimi contributi. gm]

stefano_truccoFormazione dello scrittore? Io? E’ proprio il caso?

Giulio Mozzi me lo chiede e io gli devo molto (una salutare stroncatura, soprattutto); c’è un mio romanzo in libreria, finalmente; gli editori, Bompiani e Rai-Eri, vogliono che io mi dia da fare ad autopromuovermi. Insomma, ci devo provare, a raccontare la mia formazione di scrittore, anche se ne avevo parlato abbastanza a lungo (sì, lo so, troppo a lungo) in un articolo qui su vibrisse il gennaio scorso e quindi lascerò parecchie cose come già dette e altre come omesse del tutto. Non è che parlare di me mi dispiaccia, anzi. Del resto, fare lo o essere uno scrittore è stato, fin da quando riesco a ricordare, l’unico obbiettivo serio della mia vita, l’unico mezzo accettabile per perpetuare il mio nome dopo la morte, motivo che ho in comune con la maggior parte degli artisti, grandi e minori, il cui nome sia stato davvero ricordato, almeno per un po’.

Il problema è un altro. Mettiamola così: da circa una decina d’anni sono impegnato in una minuziosa e radicale riscrittura di me stesso, una ristrutturazione il più completa possibile dei modi in cui mi rapporto con il resto del mondo. Negli ultimi quattro anni, poi, da quando mi sono finalmente rimesso a scrivere dopo più di vent’anni di blocco, si sono cominciati a vedere i risultati; nell’ultimo anno, infine, dopo la partecipazione al programma televisivo Masterpiece e la pubblicazione del mio romanzo d’esordio, Fight Night (insieme a un provvidenziale miglioramento delle mie condizioni di lavoro), il cambiamento in meglio è ormai innegabile. Ho persino cominciato ad andare in palestra. Di questo potrei parlarne fino alla nausea.

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When his cat ‘o nine tail fly

25 dicembre 2014

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La formazione della fumettista, 9 / Emanuela Lupacchino

24 dicembre 2014

di Emanuela Lupacchino

[Questa è la nona puntata della rubrica dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti, che esce questa volta – per un banale incidente – con un giorno di ritardo. La rubrica è a cura di Matteo Bussola (che non ha responsabilità nell’incidente). Ringraziamo Emanuela per la disponibilità].

emanuela_lupacchinoLavoravo in un laboratorio di ricerca. La mia qualifica era quella di biotecnologa e mi occupavo di analisi sierologie e genetiche di batteri patogeni provenienti da tutta la nazione per catalogarli, identificarli e monitorarli a livello europeo.
Non è stato semplice partire da qui, perché bene o male era un lavoro quasi sicuro, con la busta paga a fine mese, ed era accomodante. Non è stato facile anche perché fino ad allora non ho mai avuto una formazione artistica, neanche minimamente. E non è stato facile deciderlo: i soldi erano pochi e dovevano essere spesi in maniera chirurgica. Una formazione a partire da zero sarebbe costata molto.
Però un giorno abbiamo deciso che dovevo farlo, a costo di tutto. “Abbiamo” perché non l’ho deciso da sola, non ce l’avrei fatta. Forse è stato proprio l’entusiasmo dei colleghi, degli amici e del mio compagno a convincermi che si poteva riuscire. A spingermi verso la professione del fumettista. E così ho capito che serviva un piano, perché non si salta da un laboratorio a un tavolo da disegno senza un piano minuzioso e studiato dettaglio per dettaglio. Il primo passo era capire come si disegnano i fumetti, quelli veri. Così ho trovato una scuola dove poter imparare quello di cui avevo bisogno e senza pensarci troppo ho iniziato il più grande tour de force della mia vita.

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Bottega di narrazione / Ecco i nostri gioielli

22 dicembre 2014
Clicca sui gioielli per leggere i testi

Clicca sui gioielli per leggere i testi

Il 14 dicembre scorso sono stati presentati a un pubblico di operatori del settore i lavori degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. Ora è disponibile il fascicolo con le schede di tutti i lavori e gli estratti di quelli in stato più avanzato. Gli editori eventualmente interessati possono prendere contatto direttamente con gli autori (ci sono i recapiti). gm

Il conflitto in letteratura

22 dicembre 2014

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Caratteri per una narrazione epica

21 dicembre 2014

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[Di Tom Gauld. Si trova un po’ ovunque in rete.]

Cosa o come insegnare a scuola / Pagine a prova di alunno

19 dicembre 2014

Roberto Contu ha 38 anni e insegna Italiano e Storia nel Liceo artistico “Bernardino di Betto” di Perugia. Collabora inoltre con il dipartimento di Italianistica dell’Università di Perugia, dove fa ricerca e si occupa anche di didattica della Letteratura italiana (tiene corsi per il TFA-PAS, le scuole dove si formano i futuri insegnanti). Gli interessano molto, mi dice, “le situazioni dove sembra ‘difficile’ insegnare letteratura”.

E mi manda un interessate contributo dal titolo Pagine a prova di alunno. Per prelevarlo basta cliccare sulla classe sottostante, colta in un momento di intensa concentrazione nello studio.

Clicca per prelevare le Pagine a prova di alunno

Clicca per prelevare le Pagine a prova di alunno

Su un argomento affine, vedi l’articolo Che cosa fate leggere agli studenti?

Pietre euganee, di Alessandra Viola

18 dicembre 2014

Pietre euganee è una raccolta di “storie di ieri” raccolte da Alessandra Viola nel territorio dei Colli Euganei – o da lei inventate sulla base dell’immaginario tradizionale.

Dalla prefazione di Mario Rigoni Stern:

Ci sono dei luoghi che, chissà per quale nascosta ragione, conservano più di altri particolare fascino del passato. Qualche volta, assieme a questa memoria storica che è dovuta alle vicende degli umani che su e in quel luogo hanno vissuto o transitato, si accompagnano leggende e favole che si perdono nel tempo. Ma questo non è un tempo misurabile con il movimento degli astri perché cose accadute appena cinquant’anni fa possono diventare mito, leggenda, mentre altre avvenute duemila o più anni prima restare cronaca. Alessandra Viola ha scritto per noi le storie popolari dei Colli Euganei. È andata a ricercarle tra i vecchi dalla lunga memoria, ma anche nelle cose e nel paesaggio. Il racconto popolare, la tradizione orale trasfigurano e animano anche le pietre, ma vanno anche al di là delle cose materiali e fanno abitare l’aria.

Pubblicato originariamente nel 1993, Pietre euganee è ora nuovamente disponibile in un’edizione curata da Giulio Mozzi, con l’aggiunta di un nuovo racconto e una nuova favola.

Nel sito dedicato al libro si trovano il piano dell’opera, alcuni racconti scaricabili gratuitamente, le modalità di acquisto.

La formazione dell’insegnante di scrittura creativa, 3 / Enrico Ernst

18 dicembre 2014

di Enrico Ernst

[Chi volesse proporsi per questa rubrica – che esce il giovedì – mi scriva, mettendo nell’oggetto il titolo della rubrica stessa. Ringrazio Enrico per la disponibilità. gm]

enrico_ernstCaro Giulio,
una formazione o vocazione nasce o sgorga, come si sa, dall’infanzia, anche misteriosamente.
Cercando il primo filo di un destino d’insegnante sono andato a recuperare la figura di un artista che dev’essere stato il mio primo modello letterario e, quindi, virtualmente, il mio primo insegnante di scrittura creativa: Renato Zero; è lui l’eroe della prima fase di un «destino»: la fase della mimesi… Volevo comporre qualcosa che assomigliasse alla canzone La rete d’oro. Crescendo, posi sul piedistallo altri maestri, come Eugenio Bennato, Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori; i cui lavori però non cercai più di imitare. Mi limitai ad amarli e mandarli a memoria – cantavo integralmente Burattino senza fili, Titanic, Non al denaro né all’amore né al cielo. Entrai, in altre parole, nella seconda fase della mia formazione: interiorizzazione, fagocitazione dell’opera altrui.

Ma risalgo verso l’età adulta.
Nella mia formazione, hanno avuto un ruolo determinante le mie attività professionali di correttore bozze, redattore, autore di paratesti.
Avere a che fare con opere scrittorie errate o manchevoli, da manipolare e mettere in forma, da annotare o da introdurre, da pubblicizzare, ha trasformato in modo radicale il mio modo di essere lettore.
Mi sono messo a pagaiare sui fiumi dei testi altrui con attenzione acuminata, cercando di individuare limiti e ostacoli, ma anche potenzialità sopite. Mi sono impegnato al servizio di autori e della loro scrittura, con l’intenzione di circoscriverne e farne emergere il luccichìo – in una combinazione di rispetto e di libertà trasformativa.

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La formazione dell’insegnante di Lettere, 7 / Luca Tedoldi

17 dicembre 2014

di Luca Tedoldi

[Questo è il settimo articolo della rubrica La formazione dell’insegnante di Lettere, che si pubblica in vibrisse il mercoledì. Gli insegnanti che volessero partecipare possono scrivere al mio indirizzo, scrivendo nella riga dell’oggetto: “La formazione dell’insegnante di lettere”. Ringrazio Luca per la disponibilità. gm]

luca_tedoldiUna formazione si dice in molti modi. Liceo classico, odiato e amato: belle le lezioni di Italiano, non tutte quelle di Filosofia, pochissimo tutto il resto. Al classico, ma che dico, a Giovanni Valle che venne a farci il corso, devo soprattutto l’amore per il teatro, un’arte che è insieme parola, voce, gesto, letteratura, musica, pittura, ginnastica. Primo anno d’università a Lettere, esami di Letteratura italiana e Storia moderna. Dopo il galleggiamento disanimato del liceo arrivano i primi trenta; ringalluzzito mi metto a studiare davvero ed ogni esame diventa il pretesto di dibattiti infiniti con amici e compagni di facoltà, tanto più che dal secondo anno faccio il passaggio a Filosofia. Alla fine di quelle discussioni non c’era alcun voto, nessuno pensò di riconoscerci un titolo, ma sono state tra le esperienze più formative mai vissute. Peccato per chi, laureato abilitato masterizzato, non ne ha goduto. Molto più utili dei monologhi frontali della Silsis, frequentata sia per Lettere che per Scienze umane (quattro anni di maledizioni), ma meno del tirocinio fatto a scuola (nella trincea della contrapposizione sapere-potere contra diritto all’ignoranza), a vedere quali errori non ripetere. Di primo istinto, dopo aver assistito a tanti, non intenzionali, atti di vandalismo culturale senza poter intervenire, è facile cadere nella forma imperativa e non chiedere, ma pretendere, che chi osi parlare da una cattedra debba fare questo e quello, respingere quell’altro e non dimenticarsi quest’altro ancora. Ad esempio evitare monologhi di un’ora nel silenzio pericoloso dell’aula, decodifiche del testo poetico in cui per quindici minuti si passano in rassegna tutte le versioni di un termine latino nelle lingue romanze, o sette citazioni di testi differenti in sette minuti. Insomma, rigettare come la peste l’autorefenzialità. L’alunno abbagliato accerta la competenza del docente e contemporaneamente nessuna fioritura d’idee o nozioni avviene nella sua mente, aratro senza buoi / che pare dimenticato.

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La formazione della fumettista, 8 / Patrizia Mandanici

16 dicembre 2014

di Patrizia Mandanici

[Questa è l’ottava puntata della rubrica dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti, che esce in vibrisse il martedì. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Alessandro per la disponibilità].

patrizia_mandaniciSe cerco di andare indietro nel tempo per capire quando è nata la mia esigenza di fare fumetti capisco che non c’è risposta: mi sembra di avere letto fumetti da sempre (già da prima che imparassi a leggere guardavo le figure) e di aver subito scarabocchiato in giro immergendomi nei miei mondi (mio padre, che ha sempre assecondato la mia passione, racconta che quand’ero piccola dovette dipingere i muri di casa con pittura lavabile, che tanto io disegnavo anche lì).
Non sognavo di fare la fumettista, sognavo di fare “la pittrice” – intendendo con ciò genericamente la disegnatrice. Più crescevo e più credevo che avrei finito col diventare un’illustratrice, o qualcosa di simile, ma mai veramente una fumettista: quello era un sogno che mi sembrava così al di fuori della portata delle mie possibilità che neanche ci pensavo.
Poi, certo, c’era anche il fatto che per me disegnare storie a fumetti era una questione personale, di sopravvivenza: lo facevo allo stesso modo in cui mangiavo e respiravo, era parte di me, come avrebbe potuto diventare un lavoro?
Mi piacevano così tanto i fumetti che disegnarne di miei era anche un modo per prolungare il piacere che mi dava entrare dentro quegli universi – e infatti mi ispiravo a quello che mi capitava sotto mano a quei tempi, e che amavo, da Tex a Capitan Miki, storie con indiani e cowboy disegnate con qualsiasi cosa su qualsiasi supporto: carta da disegno, ma anche quaderni a righe, a quadretti, blocchetti della riffa, agendine.

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La terza Bottega di narrazione è terminata, ma…

14 dicembre 2014

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