Archivio dell'autore
I dieci ultimi libri letti (più i due sul comodino)
9 maggio 2013Antologia personale / 2
9 maggio 2013[Sotto la rubrica "Antologia personale" pubblicherò o segnalerò opere letterarie, musicali, visive, teatrali ecc. che, per una ragione o per l'altra, sono state importanti per la mia vita. La cosa andrà avanti per un certo tempo. gm]
Karlheinz Stockhausen, Trans. Ascolta.
Da un mio articolo del 2005: “A diciannove anni, siccome ero un ragazzo diligente, studioso, ordinato e per bene, pensai di ascoltare la musica classica. Però la musica del Seicento, Settecento, Ottocento mi preoccupava. La letteratura recente, che avevo conosciuta a scuola, era più facile di quella dei secoli antichi. Così andai in un negozio di dischi e dissi: «Vorrei della musica classica, però d’oggi». Il commesso mi diede un disco di Karlheinz Stockhausen, Trans, e uno di Luigi Nono, A floresta è jovem e cheja de vida. Stockhausen mi piacque tantissimo, Nono per niente. I genitori mi dissero: «Che roba è questa?». Io non sapevo rispondere”.
Cosa promette il giorno
9 maggio 2013
Antologia personale /1
8 maggio 2013[Sotto la rubrica "Antologia personale" pubblicherò o segnalerò opere letterarie, musicali, visive, teatrali ecc. che, per una ragione o per l'altra, sono state importanti per la mia vita. La cosa andrà avanti per un certo tempo. gm]
Europa cavalca un toro nero
di Antonio Porta
1.
Attento abitante del pianeta,
guardati! dalle parole dei Grandi
frana di menzogne, lassù
balbettano, insegnano il vuoto.
La privata, unica, voce
metti in salvo: domani sottratta
ti sarà, come a molti, oramai,
e lamento risuona il giuoco dei bicchieri.
Cosa promette il giorno
8 maggio 2013
Cosa promette il giorno
7 maggio 2013“In Mr. Andreotti’s lifetime, Italy left behind a poor, largely agricultural past to flourish as a modern society”
6 maggio 2013Cosa promette il giorno
6 maggio 2013“Ripristinando antichi amori”, di Yehoshua Kenaz
6 maggio 2013di giuliomozzi
[Poiché mi sono accorto che questo romanzo è stato ristampato - da Giuntina, peraltro nel 2010 - ed è quindi reperibile, ripubblico qui la recensione che ne feci nel 1999 - quando uscì per Mondadori - per il supplemento del manifesto, Alias. gm]
Ho letto Ripristinando antichi amori di Yehoshua Kenaz (trad. Elena Loewenthal) la notte tra il 12 e il 13 ottobre [1999], viaggiando in treno da Salerno a Padova. Eravamo in sei nello scompartimento, io stavo dalla parte del corridoio e leggevo con la mezza luce che veniva di lì. Ogni tanto dormivo un po’ anch’io.
Il libro è strano. La stranezza è che ci sono cinque o sei storie – due strettamente interdipendenti e le altre vagamente connesse – e che in queste storie ci sono almeno un paio di misteri belli grossi: che però non vengono risolti, mentre il tutto termina con un avvenimento improvviso, imprevisto, e direi quasi insensato. Mentre leggevo ero pieno di tensione, ma la fine delle storie non me l’ha fatta scaricare, così che mi è rimasta tutta dentro.
L’ultima ora e mezza di viaggio (da Bologna a Padova) l’ho passata a guardare iniziare il giorno (cambiato treno e posto, stavo dalla parte del finestrino) e a farmi venire in mente delle frasi adatte. Così ho pensata questa frase: «Ripristinando antichi amori è un romanzo nobile, lento, bello, triste, semplice, e francamente un po’ noioso. È possibile parlarne solo per mezzo di frasi ambivalenti, o ambigue, come per esempio: “Non è il tipo di romanzo che ti leva il sonno, ma nemmeno te lo fa venire”, o: “Mi ha lasciata in corpo una specie di delusione, ma sono contento di averlo letto”».
Rosa e verde
3 maggio 2013Manifesto per l’abolizione dei manifesti
2 maggio 2013Cosa promette il giorno
30 aprile 2013Ricorda le farfalle
27 aprile 2013Posso avere per un momento la vostra attenzione?
26 aprile 2013Dal Reportage fotografico a parole
23 aprile 2013di giuliomozzi
C’è un po’ di sole, tira un’arietta fresca. La piazza è deserta.
Quasi al centro, vicino al colossale gnomone di metallo brunito (tutta la piazza è una grande meridiana), c’è una grande cacca di cane, cospicua e ritorta.
Dai giardinetti arrivano una giovane donna e un bimbo. Attraversano la piazza andando verso il negozio di alimentari. Il bimbo, sui tre anni, giacca a vento rossa, corre avanti; si ferma; aspetta la donna; corre ancora avanti.
Arrivato a un paio di metri dalla cacca di cane, si ferma.
La osserva.
“Guarda, mamma! Una cacca!”.
“Sì, amore”.
La donna accelera il passo.
“Vieni, amore, su”.
“Ma è una cacca grandissima!”.
“Sì, amore, ma vieni qui”.
Il bimbo fa due passi verso la cacca.
La donna si affretta.
“Non toccarla, Tommaso!”.
Afferra il bimbo per una mano e lo tira via. Il bimbo cerca di divincolarsi.
“Ma mamma, ma non è di nessuno! L’hanno lasciata qui!”.
Crisi delle librerie di catena: dove ricercarne i motivi?
22 aprile 2013[Questo articolo è apparso il 19 aprile 2013 in Tropico del libro]
Se le librerie sopravviveranno o no forse bisognerebbe chiederlo prima di tutto agli editori, come ci ha suggerito il presidente dell’Associazione librai italiani Alberto Galla in un’intervista di pochi giorni fa. Infatti, se il mercato sancirà il dominio del libro digitale in un prossimo futuro, allora occorrerà capire se gli editori avranno ancora la volontà o l’interesse a utilizzare le librerie come tramite tra ciò che pubblicano e gli acquirenti di tale prodotto. La riflessione è doverosa, eppure sembra che in pochi vi abbiano fatto mente locale, sia tra gli editori sia tra i librai.
Nel frattempo – con il libro cartaceo che ancora detiene largamente lo scettro occupando in Italia una fetta di mercato di pochi punti percentuali sotto l’en plein del 100% – se l’epidemia sta colpendo a turno tutte le librerie che ci sono su piazza qualcosa vorrà dire. Prima è stata la volta delle librerie piccole e indipendenti, anche quelle storiche. Il caro affitti e la concorrenza delle librerie di catena, oltre alla concorrenza delle librerie online, sono stati additati come la causa del loro collasso. E tale destino appariva triste ma pur sempre all’interno della logica tollerata del pesce grande che mangia il pesce piccolo. Certo, qualcuno si interroga sull’opportunità di proteggerle, aiutarle a livello istituzionale, ma senza troppa convinzione. Curiosamente, perfino molti librai rivendicano la fatalità del loro destino, ritenendosi esercenze come tutte le altre che se non sono in grado di stare sul mercato devono perire. A noi sembra che questo orgoglio sia dannoso per tutti. Il libro non è una merce come le altre, sia dal punto di vista sociale che commerciale, e merita una tutela. Questo presupposto è alla base delle normative che regolano il suo prezzo in numerosi Paesi del mondo. Naturalmente non solo affitti agevolati e sgravi fiscali sarebbero la soluzione. Una sana amministrazione dovrebbe investire sulla promozione del libro e della lettura su scala ben più ampia.
Tanto per guardare alle buone pratiche, poche settimane fa è giunta dalla Francia la notizia che il ministro della cultura Aurélie Filippetti ha destinato svariati milioni di euro alle librerie indipendenti per aiutarle sotto varie forme, oltre a prevedere un piano per rendere ancora più efficace la legge Lang – ovvero la normativa sul prezzo del libro vigente Oltralpe che fissa al 5% lo sconto massimo praticabile – verificandone con attenzione le infrazioni. Chissà cosa accadrebbe in Italia se qualcuno si peritasse di fare lo stesso con la legge Levi, sua omologa nostrana…

































