Roberta Reginato mi segnala un articolo di Marco Lodoli in La Repubblica (Addio cultura umanista, per i ragazzi non ha più senso) e un’articolata risposta di Mariangela Galatea Vaglio nei blog de L’Espresso (Il compito dei prof di lettere e il senso dei quattordicenni per la cultura umanistica). gm
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2 novembre 2012 alle 09:35
giusto hanno ragione i giovani! anche io l’ho sempre pensato. l’italia è un paese legato troppo al passato, è inchiodato a un passato glorioso e ha un futuro di merda!
2 novembre 2012 alle 10:03
Interessante, ma con un limite: l’umano dei giovani, il loro profondo, si contatta solo attraverso quel profondo collettivo che è la cultura, magari smerciandola attraverso altre metodologie.
2 novembre 2012 alle 10:48
Le due posizioni estreme sono ben presentate da Marco Lodoli e Mariangela Galatea Vaglio.
Sono veramente molto grata a Vibrisse di avermi fatto conoscere Roberta Reginato in particolare, ma anche le altre persone che hanno partecipato a questa riflessione collettiva.
2 novembre 2012 alle 11:34
Dice Lodoli: “per la stragrande maggioranza dei ragazzi di oggi tutto il patrimonio culturale del nostro Paese non significa più niente”.
Ma: in passato, la situazione era poi così diversa?
2 novembre 2012 alle 13:00
Secondo Lodoli, mi par di capire, non siamo più, noi e i nostri studenti, “nani sulle spalle di giganti”. Un paio di osservazioni:
- chi osserva la lunga storia del pensiero, della letteratura e dell’arte, osserva che si sono date nel tempo epoche in cui l’urgenza del presente ha sentito la necessità di rompere con la tradizione, senza che questo abbia prodotto una definitiva rottura con la memoria: tanto che ancora oggi ci sono appunto trasmessi Platone, Erodoto, Tucidide, Catullo, Virgilio, Cicerone, Seneca … — inoltre il rifiuto verso la tradizione è da sempre il tratto distintivo della giovinezza, tanto che mi occuperei piuttosto dell’adulta che sono (o non sono), prima che dei giovani che interpretano, come sanno e come possono, il loro compito.
Come MGVaglio anch’io sono molto molto più fortunata di Lodoli e della sua triste collega. Non mi è mai capitato di sentire indifferenza. Però accolgo la provocazione di Lodoli: è certo che ci sia oggi una crisi che mette in dubbio il valore della memoria storica e della tradizione del pensiero e della letteratura. Tuttavia in questo non vedrei solo l’ottimistica fiducia nel presente, ma il fallimento di una generazione che (in generale) ha rinunciato al proprio compito, per superficialità e per sfiducia.
Innanzitutto, mi pare, oggi i “Giganti” pagano la colpa dei loro eredi. Per i ragazzi di oggi, i grandi del passato sono stati i maestri dei loror padri (e delle loro madri), ossia di quella generazione, la nostra, che attualmente incarna le diverse sfumature della crisi sociale e politica: l’impotenza, la sudditanza, il clientelismo e l’arroganza del potere (a tutti i livelli). Nel mondo che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno il bene non trionfa, il diritto è incerto, il giusto è difficile da scorgere, la felicità (dogma subdolo e irraggiungibile) si lega a un colpo di fortuna o a una truffa.
Dunque, per un ragazzo sveglio, le teorie sui diritti e sulla cittadinanza sono favole poco interessanti, il lungo cammino dell’uomo ha poco da insegnare e la storia non è più maestra di vita (forse non lo è mai stata). Soprattutto, la fatica è un atto gratuito e masochista che non reca alcun frutto, dato che la realizzazione di un desiderio che ancora non conosco sta proprio dietro l’angolo, in un incontro fortuito, in una buona chance, in un colpo di genio che mi colpirà come un fulmine quando meno me l’aspetto.
Certo che poi c’è anche un nuovo che merita attenzione (penso alle nuove teconologie che possono orientare le modalità e linguaggi della trasmissione del sapere); il compito di ogni generazione è proprio passare il testimone, riconoscersi segmento di storia e, infine, cedere il passo. Ma è in questo che si esurisce il nostro ruolo?
Io penso che ci tocchi, se l’abbiamo, anche l’autenticità di una testimonianza appassionata. Perché (l’hanno detto in molti qui dentro) chi ha scelto di insegnare è stato certamente raggiunto, in un tempo più o meno remoto, da un innamoramento per qualcosa che gli ha comunicato emozioni, desiderio di approfondire, nostalgia persino, nel distacco, e quindi (finalmente, provvisoriamente, ripetutamente) la conquista di significati che gli hanno arricchito la vita. Per questo qualcuno, molti, hanno scelto di insegnare, con l’entusiasmo dei neofiti.
E, anche se non paga in termini economici o di prestigio sociale una scelta passatista e tanto poco remunerativa, l’unica via mi pare continuare a coltivare la propria passione, incuranti dei fallimenti transitori e apparenti.
Qualcosa di analoghe testimonianze è rimasto anche a noi che, a ben guardare, forse non abbiamo regalato ai nostri insegnanti tutte le soddisfazioni che ora pretendiamo.
Tralascio per pudore la metafora del seminatore, ma certo per proporre oggi a un giovane la sintassi, Dante, Cicerone, la storia antica, i maestri del pensiero, ci vogliono entusiasmo, passione, ma soptrattutto fiducia e tanta pazienza.
Occorre anche il fegato di dire, contro ogni evidenza diffusa, che l’essenziale può stare anche in ciò che non è utile, immediatamente spendibile. I nostri studenti hanno il diritto a quel tempo sospeso che è la scuola, dedicato alla costruzione della loro identità, prima di avventurarsi nel mondo che farà di tutto per decretarli vincitori o vinti. Ne hanno diritto perché, proprio grazie a quell’otium, possano sentire, quando il verdetto arriverà, che la verità sta altrove.
Quando, nell’insegnare, qualcuna di queste componenti (passione, fiducia, pazienza e coraggio dell’impopolarità) manca, dobbiamo un po’ tornare a noi, perché, mi pare, proprio lì sta il problema. Ci crediamo, noi, che valga la pena leggere ancora il Manzoni e non piuttosto sostituirlo del tutto con Tabucchi (perché poi proprio Tabucchi – in un post qui in Vibrisse – che neppure è così vicino ai nostri studenti?) o altri autori contemporanei che pure leggiamo con gusto, noi e forse anche loro?
Io credo (con molti altri immagino) che non sia impossibile una strada che renda quel che sappiamo e che siamo significativo per le nostre “aquile al tempo di mutar le piume”: anzi penso che occorra proprio trovarla, affinché il loro volo (e il nostro, quando ci trascineranno con sé), non sia per finta, per disperazione o per noia.
2 novembre 2012 alle 14:35
Nani sulle spalle di giganti
2 novembre 2012 alle 14:56
5 novembre 2012 alle 01:51
E’ Lodoli che è in via d’estinzione, e con lui la generazione di quelli che hanno destituito l’umanesimo letterario o filosofico di ogni relazione con la realtà fattuale, trasformandoli in bene da museo, che i ragazzi giustamente rifiutano in nome della vita. Il museo è in Wikipedia, consultabile alla bisogna, perchè dovrebbero passare il tempo ad iumpararselo a memoria?
Facciano mea culpa Lodoli e quelli come lui, che hanno continuato a insegnare Dante presentandolo come folklore di lusso o Platone come un glorioso esempio di errore filosofico. La cultura umanistica non è nata come forma di antiquariato ma come memoria indispensabile per le scelte etiche del presente.
Chi non crede all’utilità spirituale di ciò che insegna deve fare una di queste due cose:
a) smettere di insegnare
b) eliminare contenuti che non sono credibili per lui (e come potrebbero esserlo per altri?)
Provate a insegnare solo ciò che ritenete esistenzialmente, esteticamente, eticamente indispensabile, e vedrete che darete a ragione a Mariangela Galatea che, tra i due, è certamente l’insegnante autentica. Lodoli è un’artista della bella pagina, impregnato del solito nichilismo a buon mercato e di quella stanchezza di vivere tipici di chi non si è mai pentito dei propri errori ideologici e transita direttamente dalla superbia all’accidia senza passare dal via.
6 novembre 2012 alle 00:01
Se i giovani sono sprofondati in face-book, l’ignuranza dilaga come se avessero fatto saltare le dighe… e presto il libro cartaceo non esisterà più, evidentemente il romanzo è morto, ah se è morto, è morto, dài, anche il cinema è morto, e anche la musica (insieme al disco di vinile), per non parlare dell’uso dei congiuntivi… e i maya anche possono aver avuto ragioni da vendere: se solo spostiamo la fine del mondo un annetto in avanti, vedrete che… sentite anche voi l’avvicinarsi del meteorite? Lo sentite “con” me? O diavolo siete in giro come zombi tra le patacche di internet?
6 novembre 2012 alle 10:47
Ciao enrico ernst !
Ma i “giovani” di cui parli sono davvero così diversi da te? Sembra che auguri loro di bruciare all’inferno… Ho capito (credo) cosa intendi per meteorite, ma il tuo commento mi fa venire in mente “l’alba dei morti viventi” !!
Parli della morte come se ne avessi paura. I dischi in vinile non sono morti, insomma!!
Se li metti sul giradischi funzionano ancora, o no? Dove sta il problema? È solo la tecnologia ad essersi evoluta.
Come il linguaggio, che col tempo si “trasforma”.
i social network hanno avuto un boom perché, chi li ha inventati, ha capito che alle persone piace “condividere” (ovvio che poi ci sono tanti aspetti deleteri e su quelli si può discutere).
Cosa che a scuola, ad esempio, non avviene. Il professore parla e gli alunni zitti ad ascoltare: non c’è condivisione..
Anche questo “sistema scolastico” , forse, un giorno o l’altro finirà. E sarà difficilissimo accettare un cambiamento simile..!
Ti piacerebbe, vero, un bel meteorite?
E invece ti toccherà assistere a tante “evoluzioni” , che non riuscirai (forse) ad accettare. Pensa ai nostri nonni, che dopo aver patito le pene dell’inferno in trincea, si ritrovano in un presente totalmente diverso, ma hanno comunque imparato a usare il cellulare (sì, il cellulare!!! E ai loro tempi non esisteva neanche il WC, altro che congiuntivi e vinile!!!!!). e come se non bastasse passano tutta la loro pensione ai loro adorati nipoti, che se ne stanno tutto il giorno come “zombi tra le patacche di internet”…se ti piace l’argomento meteorite (o fine del mondo) c’è un bel libro al riguardo: “1492” di Felipe Fernàndez-Armesto. E non ascoltare i maya, si sono distrutti con le loro stesse mani!!!