di giuliomozzi
[Qui la parola "editor" è usata nel senso di "colui/colei che lavora con l'autore all'editing di un'opera narrativa, su incarico dell'editore intenzionato a pubblicarla"].
1. L’ho fatto apposta.
(Quanto alle altre nove cose, sono tutte varianti della prima).

31 ottobre 2012 alle 08:14
Quando leggo Dostoevskij (o chiunque altro), preferirei attribuire interamente a lui e non anche al suo editor il mio eventuale gradimento come lettore.
31 ottobre 2012 alle 08:23
a fare qualcosa “che non va” o a fare qualcosa che secondo l’editor non va?
31 ottobre 2012 alle 09:21
forza Balotelli!! abbasso gli editor!!
31 ottobre 2012 alle 10:13
e qual è la colpa dell’editor (occasionale e improvvisato, nel mio caso) che segnala qualcosa che non va e poi chiosa con ” A meno che non intendessi davvero scrivere così”?
31 ottobre 2012 alle 10:38
2) E’ successo veramente
3) Conosco personalmente un tipo cosi’
4) Fino alla fine deve rimanere il dubbio che sia tutto un sogno
5) Ho voluto fare un libro alla Bret Easton Ellis
6) Il mio modello e’ David Foster Wallace
7) Anche Fight Club all’inizio sembrava una storia poco plausibile
8) Il vero protagonista del libro e’ il lettore
9) Anche Hemingway era un non-scrittore, proprio come Fabio Volo
10) Se “Uomini che odiano le donne” si fosse semplicemente chiamato “La ragazza dal dragone tatuato” non avrebbe venduto 10 milioni di copie.
31 ottobre 2012 alle 10:50
Monica: la seconda, ovviamente.
Fabio: è colpa gravissima, ovviamente.
31 ottobre 2012 alle 11:08
“8) Il vero protagonista del libro e’ il lettore”
Vero, verissimo.
“Un libro finché non viene letto è soltanto un essere in potenza come una bomba inesplosa. Lo scrittore scaglia fuori di sé, dal suo mondo, e quindi dall’ambiente che può controllare, il segreto trovato. Scrivere è un atto di fede come mettere una bomba o attaccare fuoco a una città… Il pubblico esiste prima dell’eventuale lettura dell’opera, esiste dall’inizio dell’opera e coesiste con essa e con lo scrittore in quanto tale. E in realtà riusciranno ad avere un pubblico solo quelle opere che lo avevano già dal principio”.
Maria Zambrano
31 ottobre 2012 alle 12:07
Buongiorno, seguo da qualche mese Vibrisse, scusate l’ignoranza, ma a volte ho l’impressione che sia l’editor l’autore del libro. Allora mi chiedevo perchè non lo scrive direttamente lui e lo firma? mi sembra che sia più bravo…Non sono ironica, ma semplicemente confusa…. Grazie.
31 ottobre 2012 alle 12:10
Giulio fammi da editor e giuro che non pronuncerò la fatidica frase!
31 ottobre 2012 alle 12:14
forse perchè un editor è un collezionista di ‘pagliuzze’…chejefrega a lui della trave!
31 ottobre 2012 alle 12:22
ops il mio commento era per Elena
31 ottobre 2012 alle 12:26
Carlo, leggi la definizione di editor che sta sopra il “decalogo”. Se un editore mi incaricherà di lavorare con te per l’editing di una tua opera, lo farò volentieri.
Manu: no, un editor non è un collezionista di pagliuzze. Basta leggere a es. la corrispondenza attorno ai “Gettoni” di Einaudi (pubblica da Nino Aragno editore, a cura di Giuseppe Lupo) per vedere che il lavoro dell’editor è tutt’altra cosa. (Faccio questo esempio perché è ben documentato).
Elena: esiste una mitologia – sia positiva, sia negativa – che sopravvaluta il ruolo dell’editor. Diciamo che tanto più l’autore si trasforma in un fornitore di testi, tanto più l’editor è importante. E questa è una trasformazione in atto in una parte dell’industria culturale mondiale. L’editor, peraltro, è principalmente un tecnico; mentre l’autore è principalmente un creativo (il che non toglie che esistano editor creativi e autori molto tecnici).
Cynthia: d’accordo, ma i guai cominciano quando l’argomento “Il vero protagonista del libro è il lettore” viene usato per giustificare le manchevolezze di un’opera.
31 ottobre 2012 alle 12:28
Io speravo che me la cavi
31 ottobre 2012 alle 12:39
8) il vero protagonista del libro e’ il lettore
detto davanti ad una piu’ o meno lecita osservazione dell’editor su una qualche manchvolezza del testo, e’ come dire “l’ho fatto apposta, perche’ sta al lettore farsi parte attiva e capire perche’ questa parte e’ deliberatamente incoerente” o roba simile. Sul perche’, vedere i punti 4-5-6-7
@Giulio: non ho resistito a mettere tutto il decalogo, attendo con trepidazione la tua certificazione
P.s: ricordo che la mia tastiera non contiene vocali pre-accentate, costringendomi ad usare in loro luogo l’apostrofo. Non lo faccio apposta
31 ottobre 2012 alle 13:04
il segnalatore di libri colpisce ancora, grazie
31 ottobre 2012 alle 13:30
Andy, piuttosto che “certificare” (e perché mai?) il tuo ennalogo, preferisco aspettare eventuali ulteriori contributi altrui.
31 ottobre 2012 alle 13:40
Una volta dissi a un mio autore: «Ho trovato questo refuso qui in francese. Ma forse volevi rendere l’ignoranza del personaggio…».
E lui rispose: «No, ho sbagliato a scrivere. L’ignorante sono io».
31 ottobre 2012 alle 14:39
vabbè andy,il tuo decalogo era -abbastanza- simpatico
31 ottobre 2012 alle 16:22
Quando autori non hanno avuto mai il coraggio di inviare ad un editor i loro lavori, l’ essere clemente se qualcuno nella lettera di presentazione lo dice in, purtroppo, trasparenza e comunque, sotto sotto aspetta una anche minima risposta. Non conoscendo la mole di posta che riceve un editor, magari non rispondere ai titubanti è un comportamento che può spronarli, o farli arrendere al primo passo. Meglio sapere subito se abbiamo un talento, una vocazione letteraria o no… E’ un punto di vista. Ciao a tutti -
31 ottobre 2012 alle 16:23
“E’ il mio modo di rendere i dialoghi. Chi non capisce questo non ha letto i grandi autori” Tratto da uno degli ultimi confronti. Io non sono editor, sono una lettrice, e da tale ho notato solo una grande confusione.
31 ottobre 2012 alle 16:35
“Mentre mi dicevi quella cosa che non ti convince a proposito del mio testo ho notato che ti puzza il fiato”.
31 ottobre 2012 alle 19:00
“L’incoerenza è la mia cifra stilistica.”
“E’ Intenzionale: una digressione come fa Melville sulla vita delle balene all’inizio di Moby Dick.”
“Ma a me piace.”
“Ma a me mi piace”
“Mi piace e basta”
“Non lo tolgo”
“No”
“Ogni dieci pagine inserisco intenzionalmente un errore di sintassi, poi il lettore che li troverà tutti e duecento sarà premiato al salone del libro.”
“Volevo vedere se te ne saresti accorto. Bravo, bravo davvero.”
“Sembra inutile, ma è una semina: lo sbadiglio di pagina 23 è un evidente presagio della separazione di pagina 874.”
“Questa è l’incongruenza su cui si basa tutta la mia narrazione e forse anche tuttto il romanzo del novecento”
“Nel flusso di coscienza non va messa la punteggiatura. Cosa? Sì, è un flusso di coscienza in prima narrante. Sì, sì è il diario dell’alieno che l’amico umano traduce con google traduttore. Certo che devo spiegarti tutto.”
1 novembre 2012 alle 14:18
“L’editore mi ha detto che devo lavorare con te, ma non ho capito perché. Il libro non è già fatto?”
2 novembre 2012 alle 15:16
Però, Antonio, non sarebbe interessante immaginare il flusso di coscienza dell’umano tradotto dall’alieno in alienese con Google Transator – o qualunque cosa adoperino là su Marte?
2 novembre 2012 alle 16:58
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3 novembre 2012 alle 06:14
(Faccio notare che il “Però, Antonio, non sarebbe interessante ecc.” è un tipico intervento da editor. E i risultati – di pregio! – si son visti).