Dieci cose che un autore non deve mai dire al suo editor quando il suo editor trova che nell’opera ci sia qualcosa che non va

di

Balotelli zittito da Bonucci

di giuliomozzi

[Qui la parola "editor" è usata nel senso di "colui/colei che lavora con l'autore all'editing di un'opera narrativa, su incarico dell'editore intenzionato a pubblicarla"].

1. L’ho fatto apposta.

(Quanto alle altre nove cose, sono tutte varianti della prima).

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26 Risposte a “Dieci cose che un autore non deve mai dire al suo editor quando il suo editor trova che nell’opera ci sia qualcosa che non va”

  1. Lucio Angelini Dice:

    Quando leggo Dostoevskij (o chiunque altro), preferirei attribuire interamente a lui e non anche al suo editor il mio eventuale gradimento come lettore.

  2. monica Dice:

    a fare qualcosa “che non va” o a fare qualcosa che secondo l’editor non va?

  3. nickcastle Dice:

    forza Balotelli!! abbasso gli editor!!

  4. Fabio Carpina Dice:

    e qual è la colpa dell’editor (occasionale e improvvisato, nel mio caso) che segnala qualcosa che non va e poi chiosa con ” A meno che non intendessi davvero scrivere così”? ;)

  5. Andy Dice:

    2) E’ successo veramente

    3) Conosco personalmente un tipo cosi’

    4) Fino alla fine deve rimanere il dubbio che sia tutto un sogno

    5) Ho voluto fare un libro alla Bret Easton Ellis

    6) Il mio modello e’ David Foster Wallace

    7) Anche Fight Club all’inizio sembrava una storia poco plausibile

    8) Il vero protagonista del libro e’ il lettore

    9) Anche Hemingway era un non-scrittore, proprio come Fabio Volo

    10) Se “Uomini che odiano le donne” si fosse semplicemente chiamato “La ragazza dal dragone tatuato” non avrebbe venduto 10 milioni di copie.

  6. Giulio Mozzi Dice:

    Monica: la seconda, ovviamente.
    Fabio: è colpa gravissima, ovviamente.

  7. Cynthia Collu Dice:

    “8) Il vero protagonista del libro e’ il lettore”

    Vero, verissimo.

    “Un libro finché non viene letto è soltanto un essere in potenza come una bomba inesplosa. Lo scrittore scaglia fuori di sé, dal suo mondo, e quindi dall’ambiente che può controllare, il segreto trovato. Scrivere è un atto di fede come mettere una bomba o attaccare fuoco a una città… Il pubblico esiste prima dell’eventuale lettura dell’opera, esiste dall’inizio dell’opera e coesiste con essa e con lo scrittore in quanto tale. E in realtà riusciranno ad avere un pubblico solo quelle opere che lo avevano già dal principio”.
    Maria Zambrano

  8. Elena Dice:

    Buongiorno, seguo da qualche mese Vibrisse, scusate l’ignoranza, ma a volte ho l’impressione che sia l’editor l’autore del libro. Allora mi chiedevo perchè non lo scrive direttamente lui e lo firma? mi sembra che sia più bravo…Non sono ironica, ma semplicemente confusa…. Grazie.

  9. carlo Dice:

    Giulio fammi da editor e giuro che non pronuncerò la fatidica frase! :-)

  10. manu Dice:

    forse perchè un editor è un collezionista di ‘pagliuzze’…chejefrega a lui della trave!

  11. manu Dice:

    ops il mio commento era per Elena

  12. Giulio Mozzi Dice:

    Carlo, leggi la definizione di editor che sta sopra il “decalogo”. Se un editore mi incaricherà di lavorare con te per l’editing di una tua opera, lo farò volentieri.
    Manu: no, un editor non è un collezionista di pagliuzze. Basta leggere a es. la corrispondenza attorno ai “Gettoni” di Einaudi (pubblica da Nino Aragno editore, a cura di Giuseppe Lupo) per vedere che il lavoro dell’editor è tutt’altra cosa. (Faccio questo esempio perché è ben documentato).
    Elena: esiste una mitologia – sia positiva, sia negativa – che sopravvaluta il ruolo dell’editor. Diciamo che tanto più l’autore si trasforma in un fornitore di testi, tanto più l’editor è importante. E questa è una trasformazione in atto in una parte dell’industria culturale mondiale. L’editor, peraltro, è principalmente un tecnico; mentre l’autore è principalmente un creativo (il che non toglie che esistano editor creativi e autori molto tecnici).
    Cynthia: d’accordo, ma i guai cominciano quando l’argomento “Il vero protagonista del libro è il lettore” viene usato per giustificare le manchevolezze di un’opera.

  13. Daniela Dice:

    Io speravo che me la cavi ;)

  14. Andy Dice:

    8) il vero protagonista del libro e’ il lettore

    detto davanti ad una piu’ o meno lecita osservazione dell’editor su una qualche manchvolezza del testo, e’ come dire “l’ho fatto apposta, perche’ sta al lettore farsi parte attiva e capire perche’ questa parte e’ deliberatamente incoerente” o roba simile. Sul perche’, vedere i punti 4-5-6-7

    @Giulio: non ho resistito a mettere tutto il decalogo, attendo con trepidazione la tua certificazione ;-)

    P.s: ricordo che la mia tastiera non contiene vocali pre-accentate, costringendomi ad usare in loro luogo l’apostrofo. Non lo faccio apposta ;-)

  15. manu Dice:

    il segnalatore di libri colpisce ancora, grazie

  16. Giulio Mozzi Dice:

    Andy, piuttosto che “certificare” (e perché mai?) il tuo ennalogo, preferisco aspettare eventuali ulteriori contributi altrui.

  17. Alessandra Selmi Dice:

    Una volta dissi a un mio autore: «Ho trovato questo refuso qui in francese. Ma forse volevi rendere l’ignoranza del personaggio…».
    E lui rispose: «No, ho sbagliato a scrivere. L’ignorante sono io».

  18. davide Dice:

    vabbè andy,il tuo decalogo era -abbastanza- simpatico

  19. Silvia Dice:

    Quando autori non hanno avuto mai il coraggio di inviare ad un editor i loro lavori, l’ essere clemente se qualcuno nella lettera di presentazione lo dice in, purtroppo, trasparenza e comunque, sotto sotto aspetta una anche minima risposta. Non conoscendo la mole di posta che riceve un editor, magari non rispondere ai titubanti è un comportamento che può spronarli, o farli arrendere al primo passo. Meglio sapere subito se abbiamo un talento, una vocazione letteraria o no… E’ un punto di vista. Ciao a tutti -

  20. Maria Dice:

    “E’ il mio modo di rendere i dialoghi. Chi non capisce questo non ha letto i grandi autori” Tratto da uno degli ultimi confronti. Io non sono editor, sono una lettrice, e da tale ho notato solo una grande confusione.

  21. gian marco griffi Dice:

    “Mentre mi dicevi quella cosa che non ti convince a proposito del mio testo ho notato che ti puzza il fiato”.

  22. antoniolamalfa Dice:

    “L’incoerenza è la mia cifra stilistica.”
    “E’ Intenzionale: una digressione come fa Melville sulla vita delle balene all’inizio di Moby Dick.”
    “Ma a me piace.”
    “Ma a me mi piace”
    “Mi piace e basta”
    “Non lo tolgo”
    “No”
    “Ogni dieci pagine inserisco intenzionalmente un errore di sintassi, poi il lettore che li troverà tutti e duecento sarà premiato al salone del libro.”
    “Volevo vedere se te ne saresti accorto. Bravo, bravo davvero.”
    “Sembra inutile, ma è una semina: lo sbadiglio di pagina 23 è un evidente presagio della separazione di pagina 874.”
    “Questa è l’incongruenza su cui si basa tutta la mia narrazione e forse anche tuttto il romanzo del novecento”
    “Nel flusso di coscienza non va messa la punteggiatura. Cosa? Sì, è un flusso di coscienza in prima narrante. Sì, sì è il diario dell’alieno che l’amico umano traduce con google traduttore. Certo che devo spiegarti tutto.”

  23. mauro mirci Dice:

    “L’editore mi ha detto che devo lavorare con te, ma non ho capito perché. Il libro non è già fatto?”

  24. Giulio Mozzi Dice:

    Però, Antonio, non sarebbe interessante immaginare il flusso di coscienza dell’umano tradotto dall’alieno in alienese con Google Transator – o qualunque cosa adoperino là su Marte?

  25. antoniolamalfa Dice:

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  26. Giulio Mozzi Dice:

    (Faccio notare che il “Però, Antonio, non sarebbe interessante ecc.” è un tipico intervento da editor. E i risultati – di pregio! – si son visti).

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