Amazon: i libri digitali che comprate non sono vostri

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…se i governi del mondo decidono che i clienti non hanno gli stessi diritti di proprietà sui beni digitali che hanno sui beni materiali, il minimo che possono fare è obbligare società come Amazon a essere sincere su cosa sia venduto e cosa sia in realtà soltanto dato a noleggio. Invece di “Compra“, sui pulsanti dei negozi di libri digitali dovrebbe esserci scritto, più onestamente, “Ottieni una licenza revocabile“. Ma quanti comprerebbero, se ci fosse un avviso sincero del genere?

Leggi tutto il servizio di Paolo attivissimo, scritto per la Radio della Svizzera Italiana.

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15 Risposte a “Amazon: i libri digitali che comprate non sono vostri”

  1. Simona Scravaglieri Dice:

    Che dire, quando lo scrivevo io parecchio tempo fa, nessuno ci fece caso, adesso si gioisce per Kobo, Bliblet, il Kindle nuovo, Ibook di Apple (e chi più ne ha più ne metta) che partono tutti dal medesimo principio e nessuno ci fa caso, finchè non capiterà a qualcun altro…”ç’est la vie” e per la maggior parte è costellata di “Idioti digitali”…

  2. Giulio Mozzi Dice:

    Credo di aver sentito parlare del problema per la prima volta nel 2006, in un convegno a Roma in Piazza di Pietra. Ne discutevano un rappresentante di Google (che aveva appena illustrato Booksearch) e un rappresentante di Springer (che aveva appena finito di raccontare quanti soldi stavano facendo con l’editoria digitale in tutte le sue forme, compreso il self-publishing).

  3. Simona Dice:

    Ma infatti il problema ha radici lontane, solo che noi arriviamo sempre in estremo ritardo e , come lettori siamo anche degli idioti digitali, visto che quando 2 anni fa Mondadori sulla sua pagina se ne uscì dicendo che si sarebbe data al digitale, ma solo con un lettore opportunamente scelto ero una delle poche a dissentire, e infatti due anni dopo esce con una sua piattaforma, come ha già fatto Telecom Italia peraltro e tanti altri. Tenendo conto che:
    - gli ebook che si comprano sono la trasposizione in digitale dei libri cartacei e non i veri ebook che dovrebbero essere arricchiti di contenuti multimediali, direi che il costo dell’hardware e dell’ebook stesso non vale la candela;
    - che i lettori sono in continua evoluzione come i cellulare, non fai in tempo a comprarne uno che ne esce un altro, conviene farsi un tablet normalissimo e scaricare gli emulatori e non serve averne uno di proprietà di questa o quella piattaforma;
    - infine, non meno importante, bisognerebbe guardare fuori Italia, magari in America così magari siamo più informati e meno dipendenti dalla tecnologia usa e getta…
    Tutto questo movimento di “quant’è bello l’ebook” unito alla oramai non più recente Legge Levi hanno avuto però un risvolto interessante ovvero la scoperta dell’usato che a volte è meglio del nuovo;)
    Buona giornata Giulio, è sempre un vero piacere leggerti ;)
    Simona

  4. massimo cassani Dice:

    Credo che questo di Amazon ponga un problema anche più generale: la proprietà di tutto ciò che riteniamo sia nostro (che è nostro) nel momento in cui si entra in una macro comunità come quella della Rete, Mi riferisco ai blog, ai siti e ai social network anche. Se io deposito un mio contenuto nel mio blog, questo contenuto rimane a mia disposizione finché il gestore del servizio di blog me lo consente (salvo che di questo contenuto io non faccia una copia e lo archivi in un “luogo” elettronico off line). Se il gestore fallisce e disattiva il server, tutto ciò che di mia proprietà intellettuale smette di essere disponibile (e quindi mio). Forse sto allargando troppo il tema – visto che per usufruire di “prodotti” io pago, mentre aprire un blog può essere tipicamente gratuito). ma c’è sempre un Autorità superiore che dispone di cose mie (acquistate o prodotte da me) Utile quindi il pezzo di Paolo e il rimbalzo di Giulio. Il mio librario non può venire a casa mia a riprendermi l’ultimo romanzo che ho comprato, anche se gli apro la porta per farlo entrare.

  5. giordano boscolo Dice:

    Ho sempre avuto l’impressione di non possedere per davvero i brani musicali acquistati su itunes e presenti nel mio archivietto digitale (mi riferisco alla musica perché finora non mi sono ancora procurato libri fantasma). Quei brani, che pure ho comperato, non sono stati messi nel computer da me, ma da qualcun altro (o qualcos’altro) secondo una modalità che ignoro e su cui non ho alcun controllo. In linea di massima, nulla impedisce all’entità che ha infilato le canzonette nel computer senza il mio intervento fisico di risucchiarle via quando e come gli pare, sempre senza il mio intervento fisico. Questa
    mia impressione di “non possesso” non dipende dalla mancanza di garanzie legali relative alla proprietà della cosa acquistata, ma proprio dalla sua natura fantasmatica.

  6. Giulio Mozzi Dice:

    Simona, quando dici

    …Tutto questo movimento di “quant’è bello l’ebook”…

    Be’, io sinceramente questo gran movimento non lo vedo. Il libro digitale in Italia è ancora un prodotto marginalissimo.

  7. Simona Dice:

    @Giulio Per me è abbastanza evidente e non per questioni di lavoro, ma come lettrice e almeno nell’ultimo anno.
    Trovo che ci siano buone cose come il fatto di scoprire case editrici nate per il digitale che fanno del digitale un’opportunità e una nuova fetta di mercato e altre che invece hanno deciso di riversare i loro investimenti in “digitalizzazione della redazione” direttamente sul costo degli ebook. Un po’ come succede per la carta.;)

    @Massimo il problema del cloud rimarrà sempre come tale, anche perché in un certo senso non sono materiali solo a tua disposizione quelli che metti in una nuvola o su una piattaforma di blog, ma può avvenire che per errore di manutenzione o attacco Hacker diventino materiale anche di altri. Diciamo una condivisione forzata.

    @massimo e giordano potrei concordare, ma visto che in Italia, fatta la legge, trovato l’inganno mi fiderei poco anche di una normativa ad hoc…ça va sans dire…

  8. giordano boscolo Dice:

    Simona, per quel che mi riguarda la normativa “ad hoc” non annullerebbe la sensazione di estraneità che mi prende quando penso a oggetti così inafferrabili come i file musicali o i libri elettronici. E’ proprio che non ne capisco la natura e il funzionamento (in che modo vengono generati, come funziona il passaggio da suono e parole a bit o quel che diavolo è, come entrano nel computer o nello smartphone, eccetera) e se non le capisco non le possiedo, normativa o non normativa. Mi sento sempre più circondato da oggetti sacri, come potrei sentirli miei? L’unico modo è mangiare il computer.

  9. Giulio Mozzi Dice:

    Ma, Simona, il mercato del libro digitale in Italia è ancora marginalissimo…

  10. Stefano Dice:

    Ma in crescita, no? Non mi pare sbagliato preoccuparsi per un fenomeno forse ancora marginale (ma non per la musica, per esempio) ma destinato, se le presenti tendenze continuano, a divenire dominante. La possibilità che libri acquistati digitalmente possano essere revocati, cancellati o modificati non mi pare peregrina. Quanto all’esistenza di una rumorosa e influente claque che lavora a preparare il terreno, beh, mi pare innegabile…

  11. Giulio Mozzi Dice:

    Ma, Stefano, io di gente pagata con denaro o in altri modi per “preparare il terreno” (questo significa la parola “clacque”) non so nulla. Puoi indicarci dei casi? A me pare che l’investimento (soprattutto dei grandi editori) sul libro digitale sia davvero minimo. La politica di prezzi dei grandi editori, peraltro, è palesemente orientata a scoraggiare l’acquisto delle licenze di libri digitali (se posso “possedere” un libro di carta per 20 euro, e avere una “licenza” per lo stesso libro digitale a 18, è evidente che l’editore vuole vendere il libro di carta.
    C’è anche una ragione meramente finanziaria. Un magazzino di libri di carta ha un valore. Ho in magazzino diecimila volumi freschi di stampa dal prezzo di copertina di 17 euro ciascuno, ho in casa un “valore” di 170.000 euro e posso considerarlo nel mio patrimonio. Vado in banca a chiedere un fido, dico loro: ho un patrimonio di 170 mila euro, la banca dice va bene, ti do il fido (sto semplificando brutalmente, spero che si capisca). (Ci sono editori che nei momenti di crisi stampano a raffica, per fatturare al distributore e mettere a patrimonio il magazzino).
    Nel momento in cui io volatilizzo il magazzino, il mio patrimonio svanisce.
    Il discorso è diverso per i libri “vecchi”: quelli giacciono invenduti nel magazzino, non possono essere considerati come patrimonio, sono solo un costo ecc.
    iniziative come quella recente di Mondadori che per un fine di settimana ha dato via l’Hemingway digitale a bassissimo prezzo servono solo per sondare il terreno.
    Siamo ancora, appunto, ai sondaggi.

    Tra l’altro, quasi tutti i libri digitali che possiedo fanno veramente schifo. Ad esempio, non hanno l’indice. (Per indice intendo una cosa all’inizio del testo, con link ai vari capitoli).

  12. Federico Platania Dice:

    Non sono un esperto di normativa in materia – e dunque forse sto dicendo una castroneria – ma quando Attivissimo parla di differenti diritti di proprietà sui beni digitali rispetto a quelli materiali secondo me sbaglia.
    Libro o e-book, disco o file mp3, io comunque non posso farci quello che mi pare. Se prendo un volume cartaceo, lo fotocopio e ne faccio volantinaggio in giro non è che autore-editore-distributore-libraio non abbiano nulla da ridire.
    Materiale o digitale che sia, io mica compro l’opera in sè, compro la facoltà di fruirne entro certi limiti. La differenza sta solo nel fatto che mentre è più difficile perseguire una frode o una malpractice quando i beni sono materiali (vedi l’immagine paradossale che ho sentito citare in queste discussioni dell’editore che non ha la possibilità di entrare a casa tua e requisirti i libri), tutto diventa più semplice e immediato con i beni digitali. Basta mettere a zero un bit su un server remoto e bye bye.

  13. giordano boscolo Dice:

    Chiunque metta a zero un bit su un server remoto dovrà rendere conto agli dei

  14. palmiro Dice:

    la digitalizzazione dei libri rientra in un più vasto processo di smaterializzazione di tutto ciò che ha a che fare con la nostra vita di relazione (moneta, documenti personali, pratiche burocratiche, cartelle cliniche ecc.) e ha fini di controllo dall’alto che vanno molto aldilà della mera “moda” per l’innovazione tecnologia. Tutto ovviamente passa come utile a semplificarci la vita… Il discorso sarebbe comunque lungo e mi fermo qui. Segnalo solo quanto di interessante disse tempo fa Franzen
    http://www.pianetaebook.com/2012/01/jonathan-franzen-gli-ebook-danneggiano-la-societa-12626

  15. vincenzo cucinotta Dice:

    @Simona
    Credo che tu non abbia mai usato un libro digitale, visto che non ti rendi minimammente conto della differenza enorme tra questo e un tablet. Il libro digitale si usa come un libro, è cioè un supporto passivo che ha bisogno di una fonte esterna di illuminazione, proprio come un libro tradizionale. Cosa c’entra con un tablet che dopo un’ora ti fa bruciare gli occhi perchè è autoilluminato? Si tratta di oggetti totalmente differenti e di uso differente.
    Io sono uno di quegli idioti che hanno comprato il kindle, e sono talmente idiota che lo uso con grande piacere e lo trovo estremamente pratico. Mi è costato ben cento (dico cento) euro, e con il centinaio di libri che vi ho depositato ho già risparmiato centinaia di euro rispetto ai libri caratacei, proprio un idiota vero? In quanto al continuo rinnovarsi dei modelli, basta non farsi prendere dalla smania di avere l’ultimo uscito sul mercato, come del resto per i tablets, gli smart phones, i PC e qualsiasi altro oggetto: che scelta sarebbe quella di non comprarlo perchè domani ne uscirà un modello preteso migliore?
    Si tratta solo di una licenza temporanea? Intanto, lascerei perdere il bit messo a zero in un server remoto, basta staccarsi dalla rete e non vedo proprio come ti possano cancellare la memoria (perchè l’E-book la memoria ce l’ha, non è che il server remoto gli passa le informazioni momento per momento, qui siamo addirittura ad un improbabile accomunamento di Amazon ad un grande fratello che ti guarda anche quando tu non vuoi).
    Eppoi, non credo proprio che Amazon mi cancellerà mai i libri che ho pagato (fosse anche solo come licenza temporanea) perchè non ci guadagnerebbe niente: non sono così stupidi da credere che li ripagherei…

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