L’uso politico della scienza

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Con qualche giorno di ritardo segnalo due articoli secondo me da leggere:
- Il grande rischio scienza, di Antonio Sparzani, in Nazione indiana,
- La scienza idraulica e la commissione grandi rischi, di Alessandro Chiappanuvoli (nel blog personale).
Sono da leggere, questi due articoli, secondo me, perché il gran cancan che ho visto nei giornali in questi giorni, con scandalo della comunità scientifica eccetera, prese di posizione internazionali, eccetera, semplicemente non ha nulla che fare con ciò che è avvenuto. [gm]

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3 Risposte a “L’uso politico della scienza”

  1. Daniela Dice:

    Due articoli fatti bene e interessanti. “La sentenza di ieri, in realtà, è l’atto conclusivo di un processo alle persone che fanno uso “della” Scienza, alla responsabilità che hanno le persone che lavorano “nel” mondo scientifico. Non tutti, giornalisti in primis, pare abbiano capito la sostanziale differenza” (Chiappanuvoli).
    Sono stata per 5 anni una “scienziata” seppure a progetto. Ho lasciato perché non era un posto per me. La strumentalizzazione politica della scienza esiste ed è reale, non sempre per questioni gravi (vedi terremoti) ma anche più blande (dove in pericolo non sono le persone ma il destino dei finanziamenti). La scienza non è esatta, non è assoluta (il 100% non si raggiunge mai) e non può diventare il dito dietro al quale nascondersi. La scienza buona c’è e galleggia in mezzo a quella manovrata. Giusto per dire,ieri sera la Littizzetto ha detto la sua sui vaccini: 8 milioni ritirati. Perché? E chi lo sa? Dov’è l’informazione scientifica? Viene da dirsi ma le fanno le sperimentazioni? Ispirandomi a Chiappanuvoli: se voi andate dal carrozziere perché la macchina fa un rumore strano e questo non apre il cofano né ci fa un giro per capire se sognate o c’è effettivamente qualcosa che non va, vi presenta il conto e il giorno dopo vi schiantate contro l’albero, non è colpa di chi ha inventato il motore o le sospensioni o i finestrini elettrici, è colpa di quel meccanico che non ha fatto il suo dovere. E c’è una gran bella differenza. Si capisce no? Se io studio la scienza e la applico male il problema è mio, non della scienza.
    La voce scientifica (vedi per es illustri scienziati che hanno condotto studi sull’effetto serra, sul buco dell’ozono, sullo sfruttamento del petrolio ecc… spariti dalla faccia della terra non fisicamente ma lavorativamente) non è libera ma manovrata dai “potenti” che non permettono la fuoriuscita di argomenti scomodi. Le voci fuori del coro vengono azzittite e si mandano avanti voci “mercenarie”. Il primo punto della scienza è quello di osservare un fenomeno, costruire un ipotesi di lavoro, documentarsi, metodicamente verificarla e divulgarla a prescindere che sia catastrofica, dannosa, allarmante e pervenuta dal centro di ricerche più piccolo del mondo. Quando la grande scienza blocca, rinchiude e distrugge, le scoperte dei suoi figli magari meno famosi, meno finanziati e più scomodi, è alla stregua di una madre che cannibalizza i suoi figli.

  2. chiappanuvoli Dice:

    Grazie per la segnalazione.

  3. chiappanuvoli Dice:

    Aggiungerei questo video.

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