Non mi ricordo nulla della lunga poesia che scrissi una sera d’estate, sul balcone della finestra, mentre i miei chiacchieravano con zio Domenico. So dai ricordi altrui
- che la scrissi,
- che descriveva la sera,
- e che a un certo punto vi si parlava di un bambino che voleva dei pinoli, ma non glieli davano (da quel balcone si vedeva un pezzetto di parco pubblico, e nel pezzetto di parco pubblico c’erano – ci sono ancora – un paio di abeti e dei pini marittimi).
12 ottobre 2012 alle 18:19
io da picciriddo scrissi una poesia liberamente ispirata a “La favola mia”, di Renato Zero. Ho in mente il foglio dove la scrissi, che ingiallisce, quasi sotto i miei occhi, travolto da un gorgo temporale inarrestabile, in corsa verso il futuro… presto l’inchiostro è quasi illeggibile… scompare… scompare…