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	<title>Commenti a: Una mezza idea</title>
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	<description>di letture e scritture a cura di giulio mozzi</description>
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		<title>Di: Greco Sabrina</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/10/07/una-mezza-idea/#comment-20280</link>
		<dc:creator><![CDATA[Greco Sabrina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 09:53:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ma quante cose hai fatto nella tua vita sino ad ora! Complimenti.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma quante cose hai fatto nella tua vita sino ad ora! Complimenti.</p>
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	</item>
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		<title>Di: Giulio Mozzi</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/10/07/una-mezza-idea/#comment-20269</link>
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Mozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 21:00:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Video? Daniela, non provocarmi. :-) Questo è un lavoro (mio e, soprattutto, di Marco Zuin) di un paio d&#039;anni fa: &lt;a href=&quot;http://www.worldsocialagenda.org/quinto-obiettivo-padova&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;L&#039;attesa fragile&lt;/a&gt;. Ricordi non d&#039;infanzia, ma della maternità e del parto. E poi guarda anche &lt;a href=&quot;http://www.worldsocialagenda.org/attesa-fragile&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;questa pagina qui&lt;/a&gt;, che potrebbe fare da modello...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Video? Daniela, non provocarmi. <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  Questo è un lavoro (mio e, soprattutto, di Marco Zuin) di un paio d&#8217;anni fa: <a href="http://www.worldsocialagenda.org/quinto-obiettivo-padova" target="_blank" rel="nofollow">L&#8217;attesa fragile</a>. Ricordi non d&#8217;infanzia, ma della maternità e del parto. E poi guarda anche <a href="http://www.worldsocialagenda.org/attesa-fragile" target="_blank" rel="nofollow">questa pagina qui</a>, che potrebbe fare da modello&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Massimo Cassani</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/10/07/una-mezza-idea/#comment-20268</link>
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 20:56:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io comincerei con una tassonomia.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io comincerei con una tassonomia.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Angelo Cadoni</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/10/07/una-mezza-idea/#comment-20262</link>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Cadoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 19:14:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riguardo ai ricordi di infanzia, a luglio ho trasformato un ricordo in una favola. Premetto che non sono scrittore, pero&#039; mi sono buttato. Spero sia cosa gradita. 

                             La favola di filippo

Erano i tempi in cui i bambini con l’aiuto dei grandi si costruivano i giocattoli da soli. Le femminucce preferivano le bambole di pezza, fatte con le  stoffe avanzate.  I maschietti,  i mezzi motorizzati realizzati con i rocchetti di legno delle macchine da cucire. Ma lui è più grande e queste cose gliele hanno raccontate i suoi genitori.

Ricco di queste conoscenze, decide anche lui di costruirsi  un giocattolo amico. Non perché di amici non ne ha, ma questo, lo vuole speciale, come lui lo desidera. Semplice,  allegro, e capace di stare zitto anche di fronte a sfoghi esagerati.

Così Filippo, un ragazzo sedicenne, amico di tutti per il suo carattere tranquillo e accomodante, decide di avventurarsi in  questa bellissima  esperienza. Pensa che ti ripensa, ma non gli viene in mente niente. Allora decide: deve nascere tutto per caso. Così un giorno tornando da scuola, vicino dei cassonetti dell’immondizia scorge il suo primo pezzo … un lampadario.


La cosa che attira Filippo è appunto la parte terminale. Una gigante palla di vetro bianca. Si appropria di quell’oggetto così importante per lui, e  insignificante per gli amici che lo deridono. Ma indifferente e determinato come sempre, li ignora e va avanti per la sua strada. Conserva gelosamente questo oggetto e lo ripone in luogo sicuro. Ogni sera prima di addormentarsi,  pensa al suo nuovo amico e di quante parti ancora gli mancano.

Un giorno, osserva la mamma che prepara la lavatrice per il bucato e si accorge che il contenitore del detersivo è un fustino di cartone, lungo e rotondo. Quello è il busto per il mio compagno, pensa Filippo.  Ma l’attesa è lunga perché quel fustino di Dash lo trova sempre pieno. Il tempo passa veloce e il ragazzo e&#039; distratto da altri pensieri. Ora che il fustino e&#039; vuoto, la mamma, fa notare a Filippo che gli ha accantonato quel pezzo a lui tanto prezioso, così Filippo si precipita ad archiviare un’altro pezzo importante.

Lui  sempre coinvolto dai tanti amici che ha, un pomeriggio … decide di non uscire con loro  e di rifugiarsi nel suo piccolo laboratorio.  Un sottoscala umido e con una puzza di muffa da capogiro. Orgoglioso e determinato, inizia l’assemblaggio. Fissa la palla del vecchio lampadario sul fustino del detersivo. Trova un pezzo di corda vecchia, ed inserisce all’interno un filo di ferro, facendola diventare  le braccia.


 Ora è il turno delle gambe … Come faccio si domanda Filippo, ci vuole qualcosa di rigido e leggero. Girando per la cantina scorge qualcosa di meraviglioso … Un vecchio tubo di plastica  !!! lo afferra, lo taglia a misura, e lo assembla in modo esemplare. Poi consulta la mamma e chiede a lei degli abiti vecchi.

La mamma incapace di comprendere quale fosse l’obbiettivo del figlio, si piega comunque alla sua volontà  e  gli concede ciò che lui ha richiesto. Un abbigliamento completo, con tanto di giacca e cravatta. Ma prima di vestirlo, imbullona un paio di vecchie scarpe sui tubi, e cuce dei guanti imbottiti sulla corda. Fiero di tutto ciò e vicino al suo obbiettivo, gli rimane un’ultima cosa.

Come fargli sprigionare la tanta allegria desiderata. Filippo ha di fronte a se un pupazzo formato maxi, ma senza volto. Ci vuole qualcosa di originale, il corpo sembra vero ma il viso deve essere bello e visibilmente finto. Come coniugare, queste due realtà ? Ripone il pupazzo, e va a dormire. Il giorno successivo tornato da scuola, e con le idee chiare, decide di completare la sua opera.

Smonta la membrana di un altoparlante ormai in disuso, e la fa diventare un cappello. Con della plastica adesiva di colore nero, ritaglia  le forme dell’occhi, bocca, naso, ed orecchie e come un chirurgo plastico di fama internazionale li incolla sulla palla di vetro. E come successe a Geppetto con Pinocchio, Filippo comincia a parlargli … hai uno spiccato senso dell’allegria … e girandogli intorno più volte, si rende conto che non  sa nemmeno come chiamarlo …

Lo chiamo FELICE  perché mi piace e sono contento di averlo come amico. Ormai completo, Filippo si porta a casa il suo pupazzo e diventa suo ospite all’insaputa dei suoi genitori. Questo è il tuo posto, così ti posso guardare e parlare, anche quando studio, dice Filippo a Felice dopo averlo messo nell’angolo della sala da pranzo. Inatteso lo spavento di sua mamma che entrando in quella stanza si sono trova ogni giorno un pupazzo alto e con la testa di vetro.

Al contrario, l’allegria del papà di Filippo che nota che il pupazzo ogni volta gli sorride.  I giorni passano e nel tempo Felice diventa  un compagno, anche di coloro che inizialmente erano contrari. Per un genitore la volontà di un figlio, va portata con un vassoio d’argento.  Tutto è tranquillo. Fino a quando, le novità diventano quotidiano, le emozioni si sfumano in sorpresa, e la gioia diventa un  ricordo. Allora, è il momento che deve avvenire qualcosa …

Durante una notte in dormiveglia Filippo sente delle voci provenire proprio da Felice. Sorpreso si concentra per ascoltarle ma da quel momento tutto tace. Due giorni sono passati e Filippo continua a pensare a quel sogno che sogno non è, e di questo ne è sicuro. Così decide … prima di andare a dormire va verso Felice, e lo gira con il viso verso il muro. Così voglio vedere se parli, dice Filippo.

E’ ormai notte fonda e  fa finta di dormire, improvvisamente, sente di nuovo quelle voci. Con molta cautela e in assoluto silenzio, si avvicina e ascolta … Io ero la membrana di un altoparlante, una volta ero molto apprezzata, tutti erano attenti ad ascoltarmi, mentre ora sono triste  perché  sono diventata un cappello inutile … Ed io allora, che una volta illuminavo tutta una stanza, ero sempre al centro dell’attenzione, vedevo le gioie e dolori di tutte le famiglie.

Volete discutere della mia utilità ? …  Ero un tubo sano e dentro di me ci passava l’acqua, ero fonte di vita, e non facevo passare nemmeno un filo di umidità. Ora sono due gambe dentro dei vecchi pantaloni. Infine sentì la corda che diceva, ero morbida e flessibile, ero accarezzata da tutti, invece ora sono bloccata da un filo di ferro che mi fa sentire sempre freddo.

Sbalordito Filippo non crede alle sue orecchie, però,  prese un foglio di carta e scrisse tutto quello che aveva udito. Il giorno dopo convinto di aver sognato tutto, si accorge che sul tavolo da pranzo trova i fogli che lui nella notte aveva scritto. Sorpreso dell’accaduto, e dispiaciuto di aver procurato tanto dolore, decise di smontare il suo amico Felice che tanta gioia gli aveva dato.

Così la corda fu di nuovo accarezzata da tutti, la palla di vetro, tornò ad illuminare il volto delle persone, i tubi con orgoglio riportarono l’acqua dentro le case, infine la membrana dell’ altoparlante riconquistato il suo posto ricominciò a cantare come mai aveva fatto.

E come tutte le favole che finiscono bene,  Filippo saluta Felice dicendogli di non essere triste, perché vivrà sempre nel suo cuore.


ROMA 17.07.2012]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riguardo ai ricordi di infanzia, a luglio ho trasformato un ricordo in una favola. Premetto che non sono scrittore, pero&#8217; mi sono buttato. Spero sia cosa gradita. </p>
<p>                             La favola di filippo</p>
<p>Erano i tempi in cui i bambini con l’aiuto dei grandi si costruivano i giocattoli da soli. Le femminucce preferivano le bambole di pezza, fatte con le  stoffe avanzate.  I maschietti,  i mezzi motorizzati realizzati con i rocchetti di legno delle macchine da cucire. Ma lui è più grande e queste cose gliele hanno raccontate i suoi genitori.</p>
<p>Ricco di queste conoscenze, decide anche lui di costruirsi  un giocattolo amico. Non perché di amici non ne ha, ma questo, lo vuole speciale, come lui lo desidera. Semplice,  allegro, e capace di stare zitto anche di fronte a sfoghi esagerati.</p>
<p>Così Filippo, un ragazzo sedicenne, amico di tutti per il suo carattere tranquillo e accomodante, decide di avventurarsi in  questa bellissima  esperienza. Pensa che ti ripensa, ma non gli viene in mente niente. Allora decide: deve nascere tutto per caso. Così un giorno tornando da scuola, vicino dei cassonetti dell’immondizia scorge il suo primo pezzo … un lampadario.</p>
<p>La cosa che attira Filippo è appunto la parte terminale. Una gigante palla di vetro bianca. Si appropria di quell’oggetto così importante per lui, e  insignificante per gli amici che lo deridono. Ma indifferente e determinato come sempre, li ignora e va avanti per la sua strada. Conserva gelosamente questo oggetto e lo ripone in luogo sicuro. Ogni sera prima di addormentarsi,  pensa al suo nuovo amico e di quante parti ancora gli mancano.</p>
<p>Un giorno, osserva la mamma che prepara la lavatrice per il bucato e si accorge che il contenitore del detersivo è un fustino di cartone, lungo e rotondo. Quello è il busto per il mio compagno, pensa Filippo.  Ma l’attesa è lunga perché quel fustino di Dash lo trova sempre pieno. Il tempo passa veloce e il ragazzo e&#8217; distratto da altri pensieri. Ora che il fustino e&#8217; vuoto, la mamma, fa notare a Filippo che gli ha accantonato quel pezzo a lui tanto prezioso, così Filippo si precipita ad archiviare un’altro pezzo importante.</p>
<p>Lui  sempre coinvolto dai tanti amici che ha, un pomeriggio … decide di non uscire con loro  e di rifugiarsi nel suo piccolo laboratorio.  Un sottoscala umido e con una puzza di muffa da capogiro. Orgoglioso e determinato, inizia l’assemblaggio. Fissa la palla del vecchio lampadario sul fustino del detersivo. Trova un pezzo di corda vecchia, ed inserisce all’interno un filo di ferro, facendola diventare  le braccia.</p>
<p> Ora è il turno delle gambe … Come faccio si domanda Filippo, ci vuole qualcosa di rigido e leggero. Girando per la cantina scorge qualcosa di meraviglioso … Un vecchio tubo di plastica  !!! lo afferra, lo taglia a misura, e lo assembla in modo esemplare. Poi consulta la mamma e chiede a lei degli abiti vecchi.</p>
<p>La mamma incapace di comprendere quale fosse l’obbiettivo del figlio, si piega comunque alla sua volontà  e  gli concede ciò che lui ha richiesto. Un abbigliamento completo, con tanto di giacca e cravatta. Ma prima di vestirlo, imbullona un paio di vecchie scarpe sui tubi, e cuce dei guanti imbottiti sulla corda. Fiero di tutto ciò e vicino al suo obbiettivo, gli rimane un’ultima cosa.</p>
<p>Come fargli sprigionare la tanta allegria desiderata. Filippo ha di fronte a se un pupazzo formato maxi, ma senza volto. Ci vuole qualcosa di originale, il corpo sembra vero ma il viso deve essere bello e visibilmente finto. Come coniugare, queste due realtà ? Ripone il pupazzo, e va a dormire. Il giorno successivo tornato da scuola, e con le idee chiare, decide di completare la sua opera.</p>
<p>Smonta la membrana di un altoparlante ormai in disuso, e la fa diventare un cappello. Con della plastica adesiva di colore nero, ritaglia  le forme dell’occhi, bocca, naso, ed orecchie e come un chirurgo plastico di fama internazionale li incolla sulla palla di vetro. E come successe a Geppetto con Pinocchio, Filippo comincia a parlargli … hai uno spiccato senso dell’allegria … e girandogli intorno più volte, si rende conto che non  sa nemmeno come chiamarlo …</p>
<p>Lo chiamo FELICE  perché mi piace e sono contento di averlo come amico. Ormai completo, Filippo si porta a casa il suo pupazzo e diventa suo ospite all’insaputa dei suoi genitori. Questo è il tuo posto, così ti posso guardare e parlare, anche quando studio, dice Filippo a Felice dopo averlo messo nell’angolo della sala da pranzo. Inatteso lo spavento di sua mamma che entrando in quella stanza si sono trova ogni giorno un pupazzo alto e con la testa di vetro.</p>
<p>Al contrario, l’allegria del papà di Filippo che nota che il pupazzo ogni volta gli sorride.  I giorni passano e nel tempo Felice diventa  un compagno, anche di coloro che inizialmente erano contrari. Per un genitore la volontà di un figlio, va portata con un vassoio d’argento.  Tutto è tranquillo. Fino a quando, le novità diventano quotidiano, le emozioni si sfumano in sorpresa, e la gioia diventa un  ricordo. Allora, è il momento che deve avvenire qualcosa …</p>
<p>Durante una notte in dormiveglia Filippo sente delle voci provenire proprio da Felice. Sorpreso si concentra per ascoltarle ma da quel momento tutto tace. Due giorni sono passati e Filippo continua a pensare a quel sogno che sogno non è, e di questo ne è sicuro. Così decide … prima di andare a dormire va verso Felice, e lo gira con il viso verso il muro. Così voglio vedere se parli, dice Filippo.</p>
<p>E’ ormai notte fonda e  fa finta di dormire, improvvisamente, sente di nuovo quelle voci. Con molta cautela e in assoluto silenzio, si avvicina e ascolta … Io ero la membrana di un altoparlante, una volta ero molto apprezzata, tutti erano attenti ad ascoltarmi, mentre ora sono triste  perché  sono diventata un cappello inutile … Ed io allora, che una volta illuminavo tutta una stanza, ero sempre al centro dell’attenzione, vedevo le gioie e dolori di tutte le famiglie.</p>
<p>Volete discutere della mia utilità ? …  Ero un tubo sano e dentro di me ci passava l’acqua, ero fonte di vita, e non facevo passare nemmeno un filo di umidità. Ora sono due gambe dentro dei vecchi pantaloni. Infine sentì la corda che diceva, ero morbida e flessibile, ero accarezzata da tutti, invece ora sono bloccata da un filo di ferro che mi fa sentire sempre freddo.</p>
<p>Sbalordito Filippo non crede alle sue orecchie, però,  prese un foglio di carta e scrisse tutto quello che aveva udito. Il giorno dopo convinto di aver sognato tutto, si accorge che sul tavolo da pranzo trova i fogli che lui nella notte aveva scritto. Sorpreso dell’accaduto, e dispiaciuto di aver procurato tanto dolore, decise di smontare il suo amico Felice che tanta gioia gli aveva dato.</p>
<p>Così la corda fu di nuovo accarezzata da tutti, la palla di vetro, tornò ad illuminare il volto delle persone, i tubi con orgoglio riportarono l’acqua dentro le case, infine la membrana dell’ altoparlante riconquistato il suo posto ricominciò a cantare come mai aveva fatto.</p>
<p>E come tutte le favole che finiscono bene,  Filippo saluta Felice dicendogli di non essere triste, perché vivrà sempre nel suo cuore.</p>
<p>ROMA 17.07.2012</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Daniela</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/10/07/una-mezza-idea/#comment-20253</link>
		<dc:creator><![CDATA[Daniela]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 13:34:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15638#comment-20253</guid>
		<description><![CDATA[Ricordi come narrazione, come un lungo ricordare di una stessa persona, così io l&#039;ho intesa. E i ricordi non sono schematizzati ma escono sollecitati da profumi o da un&#039;immagine, una voce, una foto, un racconto di un&#039;altra persona. Sul libro me lo vedo così. Poi mi immagino un video, sarebbe a mio avviso stupendo, perché si unirebbero immagini e ricordi scritti o narrati. Temo però che diventerebbe una specie di film o di video pippone (e chi lo sa, magari un regista da tutti questi ricordi...). Su Vibrisse farei una specie di diario. Mica facile parlare di queste cose quando non si sa quasi una mazza di editing e dintorni, però ci si prova no?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordi come narrazione, come un lungo ricordare di una stessa persona, così io l&#8217;ho intesa. E i ricordi non sono schematizzati ma escono sollecitati da profumi o da un&#8217;immagine, una voce, una foto, un racconto di un&#8217;altra persona. Sul libro me lo vedo così. Poi mi immagino un video, sarebbe a mio avviso stupendo, perché si unirebbero immagini e ricordi scritti o narrati. Temo però che diventerebbe una specie di film o di video pippone (e chi lo sa, magari un regista da tutti questi ricordi&#8230;). Su Vibrisse farei una specie di diario. Mica facile parlare di queste cose quando non si sa quasi una mazza di editing e dintorni, però ci si prova no?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Greco Sabrina</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/10/07/una-mezza-idea/#comment-20238</link>
		<dc:creator><![CDATA[Greco Sabrina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 10:43:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[P.S. Come nella musica. Tempi, ritmi... Io farei così.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>P.S. Come nella musica. Tempi, ritmi&#8230; Io farei così.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Greco Sabrina</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/10/07/una-mezza-idea/#comment-20237</link>
		<dc:creator><![CDATA[Greco Sabrina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 10:40:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15638#comment-20237</guid>
		<description><![CDATA[Caro Giulio, io farei un&#039;opera di narrazione. Non una banca dati. 
Sarebbe noiosissimo. Se con la previsione di tematiche, poche (come capitoli) e molto generali: es. non &quot;al mare&quot;, ma: &quot;luoghi&quot;, &quot;persone&quot;...
In realtà il tutto dovrebbe, a mio avviso, dare il senso di un tempo non di un archivio.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giulio, io farei un&#8217;opera di narrazione. Non una banca dati.<br />
Sarebbe noiosissimo. Se con la previsione di tematiche, poche (come capitoli) e molto generali: es. non &#8220;al mare&#8221;, ma: &#8220;luoghi&#8221;, &#8220;persone&#8221;&#8230;<br />
In realtà il tutto dovrebbe, a mio avviso, dare il senso di un tempo non di un archivio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Federico Platania</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/10/07/una-mezza-idea/#comment-20232</link>
		<dc:creator><![CDATA[Federico Platania]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 09:47:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15638#comment-20232</guid>
		<description><![CDATA[Se non ho capito male il libro cartaceo conterrà una selezione del totale dei ricordi arrivati. E i ricordi selezionati verranno stampati dopo aver passato un editing.
Allora il blog proposto potrebbe contenere invece tutti i ricordi pervenuti. E senza editing. 
Un po&#039; come in certe edizioni in DVD oltre al film così come è uscito in sala ci sono anche le scene tagliate.

Il blog, se chi carica i ricordi si premura di etichettarli con metodo, inoltre permetterebbe una serie di ricerche per tag e per categoria che nel libro cartaceo non sarebbero possibili.

(la domanda è: ne vale la pena?)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se non ho capito male il libro cartaceo conterrà una selezione del totale dei ricordi arrivati. E i ricordi selezionati verranno stampati dopo aver passato un editing.<br />
Allora il blog proposto potrebbe contenere invece tutti i ricordi pervenuti. E senza editing.<br />
Un po&#8217; come in certe edizioni in DVD oltre al film così come è uscito in sala ci sono anche le scene tagliate.</p>
<p>Il blog, se chi carica i ricordi si premura di etichettarli con metodo, inoltre permetterebbe una serie di ricerche per tag e per categoria che nel libro cartaceo non sarebbero possibili.</p>
<p>(la domanda è: ne vale la pena?)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: manu</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/10/07/una-mezza-idea/#comment-20229</link>
		<dc:creator><![CDATA[manu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 09:25:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15638#comment-20229</guid>
		<description><![CDATA[eh, diquestitempi, ma (magari esagerando) mi sembra di essere sempre all&#039;interno della stessa operazione, un&#039;addizione, dove valgono la proprietà commutativa, associativa e distributiva, per cui avrò sempre lo stesso risultato

-se sposto l&#039;ordine dei ricordi
-se al posto di un ricordo sostituisco la loro somma (per similitudine di argomento)
-se ad uno o più ricordi ne sostituisco altri la cui somma è uguale al ricordo sostituito

il risultato non cambia
(?)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>eh, diquestitempi, ma (magari esagerando) mi sembra di essere sempre all&#8217;interno della stessa operazione, un&#8217;addizione, dove valgono la proprietà commutativa, associativa e distributiva, per cui avrò sempre lo stesso risultato</p>
<p>-se sposto l&#8217;ordine dei ricordi<br />
-se al posto di un ricordo sostituisco la loro somma (per similitudine di argomento)<br />
-se ad uno o più ricordi ne sostituisco altri la cui somma è uguale al ricordo sostituito</p>
<p>il risultato non cambia<br />
(?)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: di questi tempi</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/10/07/una-mezza-idea/#comment-20227</link>
		<dc:creator><![CDATA[di questi tempi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 08:48:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15638#comment-20227</guid>
		<description><![CDATA[Non è detto, Manu, credo si possa comunque farli diventare un&#039;unica grade memoria (un lavoraccio) stabilendo un filo conduttore, ad esempio l&#039;io narrante che vede i suoi ricordi cambiare a seconda del momento in cui li rivive o glieli ricordano gli altri o di come lui stesso decide di volerli ricordare modificandoli. Magari vuole un passato diverso per veder cambiare il suo presente/futuro stile &quot;Sliding doors&quot;.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non è detto, Manu, credo si possa comunque farli diventare un&#8217;unica grade memoria (un lavoraccio) stabilendo un filo conduttore, ad esempio l&#8217;io narrante che vede i suoi ricordi cambiare a seconda del momento in cui li rivive o glieli ricordano gli altri o di come lui stesso decide di volerli ricordare modificandoli. Magari vuole un passato diverso per veder cambiare il suo presente/futuro stile &#8220;Sliding doors&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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