di giuliomozzi
Non mi ricordo se è vero che qualche volta, nel pomeriggio o la sera, scendevamo a guardare la televisione nel bar sottocasa, il “Nido d’oro”.
di giuliomozzi
Non mi ricordo se è vero che qualche volta, nel pomeriggio o la sera, scendevamo a guardare la televisione nel bar sottocasa, il “Nido d’oro”.
5 ottobre 2012 alle 10:20
Fioccano i Non mi ricordo. Abbiamo raggiunto la dozzina. È un continuo ricordare cose che non si ricordano. Siamo di fronte a una nuova figura retorica il ricordo/preterizione. Si afferma che non ci si ricorda di qualcosa che poi invece si ricorda seppure vagamente. L’artifizio retorico del “Non mi ricordo se è vero…” non riesce ad occultare la vividezza del ricordo: “…che qualche volta, nel pomeriggio o la sera, scendevamo a guardare la televisione nel bar sottocasa, il “Nido d’oro”. Perfino il nome del bar viene ricordato, e manda lampi come una pepita mnemonica venuta alla luce.
5 ottobre 2012 alle 11:28
Be’, il bar è ancora lì. Ci vuole poco. E non ha cambiato nome.
5 ottobre 2012 alle 14:31
http://www.sintecopharma.com/pastiglie_per_la_memoria.html
5 ottobre 2012 alle 14:46
p.s. è ancora lì, ma gestito da cinesi.
5 ottobre 2012 alle 15:39
No. Il doping, no. Perchè vuoi mortificare farmacologicamente la creatività.
5 ottobre 2012 alle 15:39
“p.s. è ancora lì, ma gestito da cinesi.”
Non mi ricordo se quando ci sono passata, forse un anno o due, era già gestito dei cinesi
5 ottobre 2012 alle 19:36
Paolo, ho un cliente siciliano (palermitano) che ha il tuo stesso cognome.
(Perchè vuoi mortificare la battuta?:-)
5 ottobre 2012 alle 19:38
Io al bar sottocasa giocavo la schedina del Totocalcio, assieme al babbo. Lui finanziava la giocata. Milleduecento lire. Però era sempre lui a decidere il segno da mettere in schedina. Quindi in realtà era lui a giocare. Ora che ci penso, io non giocavo un bel niente. Quando tornavamo a casa, babbo diceva: “Abbiamo giocato la schedina”. Questa cosa me la ricordo benissimo.
6 ottobre 2012 alle 00:28
@sabrina. Non avevo nessuna intenzione di mortificare la battuta. Anzi, semmai di renderla ridondante. Se Giordano propone allo smemorato Giulio di assumere delle pastiglie per la memoria, io cerco di dissuaderlo perché se il farmaco risulta efficace non potremo piú godere dei suoi “non ricordi”. Ma non c’è niente di peggio che spiegare una battuta.
6 ottobre 2012 alle 01:05
Sì, certo, Professore:-)
Naturalmente. Scusami, non sono in vena. Ho appena finito di rivedere il film Schindler’s list.
A me invece piacerebbe che Giulio ricordasse. Il libro, che ha scelto di scrivere, infatti, parla di ricordi, non di dimenticanze.