di giuliomozzi
Non mi ricordo la Giorgettina, che era amica di mia madre quando abitavamo a Sottomarina (e dunque avevo meno di otto anni).
di giuliomozzi
Non mi ricordo la Giorgettina, che era amica di mia madre quando abitavamo a Sottomarina (e dunque avevo meno di otto anni).
22 settembre 2012 alle 23:28
Che caso: è seduta qui accanto a me a sentire il concerto. Dice che nemmeno lei ti si ricorda così bene ma che ti saluta tanto.
23 settembre 2012 alle 08:27
Io non ricordo di aver mai letto un ‘non ricordo’ più melenso di questo.
23 settembre 2012 alle 09:13
embè Mozzi ?
23 settembre 2012 alle 09:25
dài che la ricordi… perché se dici che non la ricordi, vuol dire che la ricordi eccome… ma una vocina dentro di te dice: no no no… e chissà poi perché… dài Giulio, “scrittura zen” e raccontaci qualcosa della Giorgettina, non farti pregare eh…
23 settembre 2012 alle 09:46
Non mi ricordo chi mi avesse detto che il signore di fronte era “f…”, ma lo sguardo di mio padre nel sentirselo chiedere da una bambina di quattro o cinque anni, ignara del significato, sì che lo ricordo. E anche il suo rifiuto di rispondermi.
23 settembre 2012 alle 10:30
ah, è scrittura zen. Bello. Un buon esercizio potrebbe essere quello di prendere i Non ricordo di Mozzi, e zennizzarli ancora di più. Max 6 parole (come nel famoso concorso per il racconto più breve… “Vendesi scarpette neonato mai usate”)
Questo qui è bello difficile, bisogna farci stare un sacco di informazioni: giorgettina, amica di mamma, sottomarina, otto anni….
23 settembre 2012 alle 10:45
…ma che mi sbottonava i pantaloncini lo ricordo bene.
23 settembre 2012 alle 13:04
eccolo lì il coté erotico, mi chiedevo quanto ci avrebbe messo a emergere una siffatta fantasia…
23 settembre 2012 alle 13:08
@ Diait. Mi sa che non c’intendiamo su che cos’è scrittura zen… dal saggio tradotto in italiano di Goldberg, “Scrivere Zen”, è una sorta di scrittura automatica senza freni, mai staccare la penna dal foglio, o le dita dalla tastiera, per un tempo dato… quindi sai tutt’altro che… sintetica… piuttosto: fluviale e sconsiderata…
23 settembre 2012 alle 13:21
Più che altro l’”incipit” di Mozzi mi sembra un haiku.
Non ricordo di esser nato. Ora lo so.
23 settembre 2012 alle 13:40
ah, non è che non ci intendiamo. E’ che non avevo la minima idea di cosa fosse. Pensavo qualcosa di essenziale, come il giardino zen che ho visto una volta – una saccocciata di sabbia, ‘na pietra e un rastrello.
23 settembre 2012 alle 13:41
@Enrico. Dai! L’amica della mamma è un classico!
23 settembre 2012 alle 14:40
@ Gloria. Verissimo! Un classicone! Mi sa che la commedia all’italiana ha sondato in lungo e in largo…
@ Diait. Fantastica suggestione! scrivere come un giardino Zen! Scrivere con il rastrellino! ecco:c’è dunque Zen e Zen…
23 settembre 2012 alle 14:46
Ricordo ben poche cose al di sotto degli 8 anni…nonostante la psicoanalisi
23 settembre 2012 alle 17:03
Giulio, il fosforo è importante. Ma non ricordo perché.
23 settembre 2012 alle 21:31
Lasciate in pace la parola zen, per favore, che se ne abusa troppo spesso e quasi sempre fuori contesto.
23 settembre 2012 alle 22:25
Finché c’è la scrittura, uno può far finta di ricordarsi tutto, perfino quello che si ricorda veramente.
23 settembre 2012 alle 22:33
Me par che la gabia verto un’ostaria a Brondoeo