
[nel link di seguito l'intervento che ho tenuto al convegno Le forme della contestazione in Italia: 1968-1978 tra mito e realtà, che si è tenuto nei giorni scorsi presso la Bangor University (Galles). dp]
L’Italia è una infanzia. L’Italia, uscita dalla guerra, voleva essere adulta e salda e si trova non avere gambe, braccia robuste per reggere tanto. E’ l’infanzia di molti giovani cittadini per cui i treni esplodevano, le banche saltavano in aria e i fratelli maggiori venivano picchiati nei cortei.
E’ in parte la mia infanzia, di bimbo quattrenne, che ha come primo ricordo il pianto della propria madre quando vede le immagini di via Caetani, e che spesso ha sognato nei suoi sogni di giungere in una landa desolata e di trovarvi un corpo morto gigantesco. Un corpo che il giovane bimbo quattrenene sa essere quello di Aldo Moro, che dopo morto invece di rimpicciolirsi si fa via via più grande, fino a diventare così enorme, coprendo l’intero orizzonte celeste, da rendere inutile qualsiasi sepoltura o rito funebre
Il corpo delle vittime e il corpo dei terroristi
Etichette: Aldo Moro, Demetrio Paolin, Letteratura, Teologia del corpo, Terrorismo, una tragedia negata
21 settembre 2012 alle 10:53
ovviamente il testo non è un saggio, né una pubblicazione, ma semplicemente la traccia del mio intervento. ci sono certamente dei punti da rivedere, altri da ampliare altri da chiarire a me stesso.
d.
21 settembre 2012 alle 13:20
Grazie Demetrio, la lettura di quanto lei ha scritto è consolante.
Questi fantasmi che tornano a tener desta la coscienza e la memoria onesta, questo perdere di vista generalizzato, il non considerare le strade da battere per arrivare ad una maturazione storica di diversa compiutezza, il non ricordare, tener presente, analizzare.
La cosa che più mi ha sempre sorpresa è la capacità di tanta viltà in chi pensa di portare a compimento un’azione da un punto di vista (malato, sofferente, falsante, parziale, criminale) ritenuto giusto.
Questa cioè rinuncia totale alla sfida e il contemporaneo rabbioso o freddo gridare alla sfida. Questo recriminare e questo colpire cieco che è colpire il corpo se si ha la consapevolezza vigliacca dell’impossibilità di fronteggiare l’idea, l’intelligenza, il coraggio, la legalità.
Sto apprezzando il lavoro svolto, soprattutto ultimamente in questo blog, sulla perdita della memoria storica e della grande tradizione. Per indurre allo sbaraglio e trasformare in facili prede non basta che questo, il confondere, non far pensare.
Farci dimenticare chi siamo, la nostra storia, la grandezza e gli errori, la cultura, le opere, i modi, la tradizione, il percorso fatto e i perché di scelte, errate o gloriose, che fanno dell’uomo la creatura eletta degna del tempo.
Quanto cioè fa di noi quello che siamo riusciti – con fatica, costi e bellezza – a diventare, per ridurci ad essere ciò che vogliono farci diventare. Un nulla arbitrato.
Cogito, ergo sum.
21 settembre 2012 alle 16:36
Me lo sono sognato? Un’estate, fine anni 70, i miei genitori decidono che “vogliono riscoprire il corpo”, io quanti anni avrò avuto? Sei, sette… e nelle stanze luminose di un albergo, girano nudi tutto il giorno… solo un’estate, solo un ricordo, una vacanza, che strano… sono più leggeri… quasi animali esotici, liberati da livree invernali… (I nudisti dei “Cento Passi” nel fil di Giordana…) E poi: il corpo delle donne, in un librone con sulla copertina un gruppo di discussione al femminile, foto in bianco e nero, una figura carismatica, con dei velami scuri, una bandana in testa… il libro parla della sessualità, soprattutto femminile… qualche tempo fa lo trovo e lo riapro: mi colpisce un paragrafo che descrive e quasi prescrive la masturbazione femminile… dunque, a fianco dei corpi morti e sacrificati dei 70, c’erano altri corpi, che diventavano (forse) nella loro ansia di “farsi chiari”, “farsi nudi”, nuovamente misteriosi…
21 settembre 2012 alle 16:48
Enrico si è discusso anche di quello. Quando usciranno gli atti sarà molto interessante mettere insieme i vari pezzi.
d.
21 settembre 2012 alle 17:33
Posso solo dire che il giorno in cui si seppe dell’assassinio di Moro, sfilai in corteo cittadino a Padova, dove ero studentessa universitaria. Moltissima gente di ogni estrazione sfilava silenziosa e inorridita. Ho una memoria storica purtroppo molto viva degli anni di piombo che hanno sotteso , con le tragiche notizie quotidiane, tutta la mia giovinezza. Per anni fummo abituati ad un morto al giorno, un clima di ordine pubblico irrespirabile, polizia e Celere costantemente per le strade e tafferugli. Credo che siamo stati ad un passo dal vero e proprio Stato di Polizia. Comunque il Paese, la gente , ha retto e da quei terribili anni se ne è usciti, forse non tutto è stato chiarito – e lo sappiamo – ma vi assicuro che sono stati anni durissimi per le libertà costituzionali dei cittadini. Certo: ci vuole chi sappia ricordare, narrare, testimoniare e anche chi voglia ascoltare, capire, coltivare valori irrinunciabili della persona e della storia di una Nazione.
25 settembre 2012 alle 21:07
Giulio è smemorato, ma tu Demetrio te li ricordi i TQ?
Ti piacciono ancora?
http://valterbinaghi.wordpress.com/2012/09/25/liberta-di-espressione/
26 settembre 2012 alle 10:36
Valter io non solo me li ricordo, ma sono tra quelli per cui tu sei indeciso se provare più pena o schifo.
26 settembre 2012 alle 12:21
Ma no, è un bene che il Partito di Repubblica si rinnovi.
Quando al posto di Augias e Mancuso avremo Lagioia e Paolin, la “metafisica del corpo” sicuramente compenserà la svendita dello spirito.
26 settembre 2012 alle 13:11
Valter io no so. Io sinceramente non mi sento un solone. Ho scritto libri prima di essere in Tq e dopo. Ho collaborato sui giornali prima e dopo Tq. Ho tenuto lezioni all’università prima e dopo. Tq per me è stata l’assunzione di una responsabilità di cose che già sentivo da tempo. E quindi non l’ho fatto per trovarmi un posto al sole, che un po’ già l’avevo.
26 settembre 2012 alle 13:30
Scusate, demetrio e valter, vorrei capire se è un blog per commentare cose utili a chi legge oppure una conversazione vostra. Cosa è poi essere un TQ, cosa vuol dire? Grazie.
26 settembre 2012 alle 13:38
Scusate voi. Mi sembrava interessante far vedere che c’è un certo rapporto tra letteratura scritta e comportamenti di scrittori, ma è sicuramente OT.
26 settembre 2012 alle 13:46
e quale sarebbe questo rapporto, Valter?
26 settembre 2012 alle 13:47
Il fatto è che non tutti conoscono i comportamenti degli scrittori o le loro vicende. Io cerco di capire dalle vostre parole, ma non riesco, se magari vi spiegaste anche in relazione al tema del blog, tutto sarebbe più chiaro. Grazie.
26 settembre 2012 alle 15:15
Andare in gruppone a manifestare per la “libertà d’espressione”, dove libertà d’espressione è quella di un membro del gruppo di dare dello scribacchino a uno scrittore altro.
Dopo aver firmato il manifesto che si è firmato per una palingenesi delle patrie lettere e dei pubblici costumi.
26 settembre 2012 alle 15:21
Maria Teresa, i manifesti dei TQ sono linkati in questo blog, quel che succede oggi l’ho scritto e linkato io qui sopra e mettiti il cuore in pace, del terrorismo a questi non gliene importa un cazzo. Se no capirebbero che quel che nei 70 agivano un gruppo di intellettualoidi deliranti oggi sta per succedere da parte di un popolo furibondo di precari e disoccupati, mentre ai TQ interessa occupare militarmente le pagine culturali di tutti i giornali sinistri a disposizione, compreso il recente inserto della nuova creatura “Pubblico”.