Non mi ricordo, 1

di

di giuliomozzi

Non mi ricordo il primo giorno di scuola.

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50 Risposte a “Non mi ricordo, 1”

  1. valeria Dice:

    ecco perchè ci sono i nostri…di ricordi

  2. icalamari Dice:

    ma ‘spetta… asilo, elementari o medie?

  3. Giulio Mozzi Dice:

    Il primo. Elementari. Mai stato all’asilo.

  4. icalamari Dice:

    ora ho capito. è un bel problema.

  5. luca massaro Dice:

    Vedi che ti ricordi qualcosa?

  6. Giuseppe Dice:

    Ciao Giulio, io lo ricordo benissimo. Accompagnato da mio padre vedo un bambino biondissimo correre su per le scale. Entro in aula e il maestro mi dice di sedermi vicino a quel bimbo visto poco prima. Quel bambino biondo, da quel giorno lontano, è uno dei miei più cari amici.
    Giuseppe

  7. icalamari Dice:

    io ricordo quello di mio fratello: sulla soglia in lacrime da solo mentre io mi allontanavo in fila con gli altri della seconda e mia madre si allontanava verso l’automobile. Il mio invece no.

  8. federicasgaggio Dice:

    È stato uno dei giorni più belli della mia vita.

  9. tommaso gragnato Dice:

    il primo giorno di elementari me lo ricordo. avevo un po’ di euforia, sono caduto due volte dalla sedia, ho preso una nota e dal quel giorno sono stato il bambino più composto della scuola.

  10. massimo cassani Dice:

    2 ottobre 1972. Ora non so perché ricordo fosse il 2 ottobre e non il primo ottobre, Forse che il primo ottobre 1972 era una domenica? Mah.

  11. Daniela Dice:

    Ho frignato per un’ora intera ma non volendo farmi sentire dalla maestra mi sono quasi uccisa col moccolo. che sia stata colpa della sindrome dell’abbandono?

  12. Gloria Gerecht Dice:

    Secondo me i ricordi tornano nitidi quando si invecchia. Non hai che da aspettare un altro po’.

  13. daniela Dice:

    io sì e te l’ho anche mandato

  14. Sandro Dice:

    Neanch’io. Né il tuo, né il mio. :)

  15. Federico Cerminara Dice:

    Io ricordo bene un particolare di quel giorno. Mamma lavorava nella stessa scuola, in segreteria. Verso le dieci chiesi alla maestra di andare in bagno e raggiunsi mia madre. Piansi per più di dieci minuti. E così il secondo ed il terzo giorno. Non so, forse per via della maestra, del suo tono autoritario. Il terzo giorno, la maestra passò per caso a chiedere un documento in segreteria e mi trovò lì, in lacrime. Non sapevo cosa dire.

  16. Gioacchino Rosa Rosa Dice:

    Mio padre, alto quasi due metri, se lo ricorderebbe. Lo costrinsi a sedersi accanto me nel banco. Era un banco di legno tutt’uno con la seduta. Ci restò per oltre un’ora, ma contro la sua volontà: non riuscivano a tirarlo fuori.

  17. Mauro Dice:

    Io ricordo il primo giorno di scuola dei miei compagni di classe. Per ricordare il mio primo giorno dovrei chiedere a loro di ricordare…

  18. Maria Sardella Dice:

    Me lo ricordo con una nitidezza colorata: vestito verde e fiorellini minuscoli con volant alla scollatura, comprato alle “pezze americane”, sandali, bacchettata sul palmo della mano perché chiacchieravo con altri due compagni. Multiclasse dalle suore, ma la maestra, laica, l’ho amata subito. Alta, capelli e occhi neri.

  19. Maria Sardella Dice:

    Scusa, ma devo aggiungere un momento di panico, quando la suora dell’asilo è entrata dicendo che io non potevo frequentare perché troppo piccola. Sono ancora “piccola”:)

  20. aquanive Dice:

    Invece io non mi ricordo nessuno dei nomi dei miei compagni di scuola sia della prima che della seconda elementare (eppure ho trascorso due anni con loro!), mentre ricordo perfettamente il nome e cognome della maestra, la prima lezione, addirittura la prima scritta alla lavagna: la maestra scrisse infatti un nome, partendo da destra verso sinistra, per spiegare che noi invece scriviamo e leggiamo partendo da sinistra verso destra. Da quel giorno, so che Luisa, al contrario si legge Asiul…. Comincio a ricordare nomi e facce di compagni/e di scuola dalla terza, classe tutta nuova, perché cambiai casa e quartiere.

  21. di questi tempi Dice:

    Mozzi, ma lei è lo smemorato di Collegno?
    Mi ricordo piccola, intimorita, vicino a una mamma che parla con una suora nera e bianca. Non amo quel luogo, ho fatto l’asilo lì.

  22. pococurante Dice:

    Lo ricordo perfettamente, come se fosse oggi. Grande caos nell’atrio, grida e schiamazzi che rimbombavano in quell’ambiente alto e grigio. Ci avevano messo in fila per due e ci avevano detto di stare fermi, che poi ci avrebbero guidati verso la destinazione ignota che era la nostra aula. Di fianco a me c’era Luca (vent’anni dopo lo riconobbi per strada, aveva una cresta blu e arancione) che rideva sguaiatamente di una nostra compagna davanti a noi, l’unica che piangeva. Era una risata esagerata, forzata, carica di nervosismo. Pensai che rideva così per non piangere anche lui. Da parte mia ricordo che ero molto tranquillo e rilassato, più che altro curioso; mi dicevo: boh, vediamo un po’ adesso che succede…

  23. Maria Rosaria Del Ciello Dice:

    Io lo ricordo abbastanza bene: ero nera, nel senso di arrabbiata nera. Mi sono seduta in fondo alla classe, un banco vuoto sperando di rimanere sola a rimuginare il mio dolore. Ad un tratto un bimbo, di cui ricordo ancora il nome, si siede accanto a me e fa qualche battuta spiritosa. Lo fulmino con lo sguardo e lui ritorna al suo posto. Poi, il buio. Il ricordo si ferma lì.

  24. Paolo Gallina Dice:

    1. ottobre 1961. La maestra Paola S. ci fa disegnare un grappolo d’uva sulla prima pagina di un quaderno a quadretti (grandi). La prima fila di chicchi occupa tre quadretti. La seconda due, la terza un unico quadretto. Sotto a questo triangolo rovesciato composto da sei cerchietti ci fa scrivere (riproducendola prima lei sulla lavagna) la parola “uva” che occupa tre quadretti. L’aspetto creativo viene soddisfatto con l’invito a colorare a piacere il disegno.

  25. Carlo Capone Dice:

    Non mi ricordo niente, forse una fetente di crisi abbandonica, ma forse, poi Suor Maria nel cortile.

  26. di questi tempi Dice:

    sono fuori tema?
    il titolo del compito è: non mi ricordo il primo giorno di scuola.

  27. silvia messa Dice:

    Il grembiule bianco, il fiocco rosso con l’elastico, al collo. Una castagna matta in tasca, che protegge dal raffreddore… Io che scrivo sul quaderno, molto piano, ottobre 1971…

  28. diait Dice:

    Svolgimento:
    “E neanche il secondo”.

  29. mimmo Dice:

    Per me è impossibile perché avendo la stessa bidella di mia mamma, sono diventato la notizia del giorno nei corridoi, che unita al mio accento toscano di allora (eravamo a Napoli) e alla medaglietta di “remigino” ha fatto filotto.
    Meglio il secondo giorno a guardarmi la bambina con le treccine e le lentiggini del banco affianco.

  30. Anna Dice:

    Ricordo il mio grembiule nero, un po’ troppo lungo, un colletto bianco e un fiocco rosso. Le mie trecce nere e la mia cartella di cartone. Che tempi!

  31. diait Dice:

    p.s. No, scusate! Il tema è “Non mi ricordo”, quindi ho sbagliato.

    Svolgimento2:
    “Ma proprio niente”.

  32. enrico Dice:

    Se non lo ricordi, Giulio, inventatelo, che un domani ti può sempre servire… che poi, diciamocelo: siamo animali nati mica per ricordare, ma per giocare…

  33. Greco Sabrina Dice:

    Neanch’io ho frequentato l’asilo. Ed ho fatto la primina. A leggere e a scrivere ho infatti imparato prestissimo. Mi hanno insegnato i miei genitori. Conservo ancora il mio primo libro, “Leggo e scopro” di Maria Albina Scavuzzo, con una miriade di dieci e dieci e lode firmati dall’insegnante per lettura e spiegazione.
    A me quel giorno sembrava d’essere entrata in un mondo.

  34. Paola Dice:

    Rimosso. Ecco perche’ non lo ricordi.

  35. claudia gambino Dice:

    …pluriclasse di borgata, senza scuola dell’infanzia. Grembiulino nero, colletto bianco e fiocco blu. Siccome scrivevo e leggevo già correntemente i libri di avventura venne chiamato il direttore didattico da rivoli per sapere cosa fare di me. Arrivò il giorno seguente, mi interrogò e decretò: “Questa bambina è un genio”, Ed io, esperta di dialetto piemontese parlato in casa, non osai dirgli che no, “Genio” era il mio nonno ormai defunto.

  36. betta Dice:

    io me lo ricordo un incubo. avevo una cartella pesantissima di pelle che strisciava per terra quando facevo le scale. la mia maestra era la sorella di tonino guerra. somigliava al fratello solo nel cognome! le scuole elementari sono state cinque anni di galera. da allora odio i lecci ce n’era una fila davanti alla scuola.

  37. Giulio Mozzi Dice:

    Tempi (questi): no, non sono di Collegno.

  38. marisasalabelle Dice:

    Nemmeno io ricordo il mio primo giorno di scuola. E’ grave?

  39. vincenzo bagnoli Dice:

    io sì, me lo ricordo, anche troppo bene. non mi ricordo invece l’ultimo, per nulla, e me ne rammarico parecchio

  40. la mucca Dice:

    settembre 1980. il mio primo giorno di scuola è il terzo, ma io ricordo il primo, quello che non c’è stato: influenza. così tutti avevano iniziato, e io mi sono presentato il terzo giorno.
    il mio primo giorno di scuola è stato a casa, sul divano di mia nonna, sotto una coperta, con latte e miele e termometro accanto.

  41. Greco Sabrina Dice:

    Avete mai letto La Chimera, di Sebastiano Vassalli? Bellissimo.

  42. mariangela Dice:

    Io ero terrorizzata e ho supplicato mia nonna che mi aveva accompagnato di riportarmi subito a casa. Alle 12 saremmo potute ritornare, io mi sarei messa in fila con aria indifferente insieme agli altri bambini e papà all’uscita non si sarebbe accorto di nulla. Nenche a dirlo la mia proposta non è mai stata presa in considerazione nonostante io l’abbia ripetuta almeno per cinque anni tutte le mattine.

  43. Greco Sabrina Dice:

    Il tuo primo giorno di scuola come insegnante lo ricordi, Giulio? (Alla Piccola Scuola di Scrittura Creativa)

  44. mimmo Dice:

    La mucca!!!!!
    Settembre 1980 è il mio primo giorno di università!
    ……………….come passa il tempo!

  45. luciamarchitto Dice:

    Quando vidi la maestra rimasi stupita e delusa: pensavo che fosse un qualcosa di più o di diverso da un essere umano. Per un anno intero avevo aspettato quel giorno fantasticandoci sopra. Un anno intero! tanto era il tempo passato da quando mio fratello era andato a scuola e io per tutto quell’anno mi ero sentita abbandonata. Soltanto mi colpì quel rossetto rosso rosso sulle labbra, ero figlia di contadini e nessuna donna fino ad allora conosciuta usava mettersi il rossetto. Ad aumentare la delusione, oltre al fastidio di quel rossetto rosso su una faccia rubiconda, fu la cura con cui la maestra scelse i nostri posti: nella fila al centro i più bravi, nelle due file a fianco i meno bravi e nelle due file all’estremità dell’aula gli asini. Nella fila degli asini, ovviamente c’ero io e tutte le altre figlie di contadini.

  46. Greco Sabrina Dice:

    Scherzando, io ti immagino, Giulio, con il grembiulino, il faccino serio, i pantaloni marrò e le scarpe marrò. L’espressione intelligente di curiosità, l’aria serena, una timidezza di fondo. Prima fila, al massimo seconda. :-)
    (“Lu culuri marrò è unu di li culura di lu spettru chi l’omu arrinesci a vidiri, ma nun è un culuri diversu di l’aranciuni, ma sulu n’aranciuni cchiù picca luminusu. Pi stu mutivu, si nuatri taliamu l’arcubalenu, lu marrò non lu videmu, picchì non si pò rigulari la ntinzitati dâ luci dû suli, rispunzàbbili di lu stissu arcubalenu.”
    “Lu nomu di stu culuri, veni di lu nomu dê castagni, ca sunnu di stu culuri, è picchissu è n’aggittivu ndiclinàbbili, zoè la palora marrò arresta sempri la stissa, senza canciari dô singulari ô plurali.”)

  47. ornellainincognita Dice:

    Io neanche lo ricordo. Mi ricordo cosa lo ha preceduto: una grande difficoltà a tenermi sveglia, pan di stelle a colazione, il grembiule e un video che aveva il compito di ufficializzarlo…

  48. sergio pasquandrea Dice:

    Per me il primo giorno di scuola non rappresentò affatto un passaggio, perché feci la primina nello stesso istituto (privato) dove avevo fatto l’asilo, se non sbaglio addirittura con le stesse due maestre: Ines, piccola bruttina nera nera e tanto paziente, e Ada, alta e imperiosa. Entrai nella scuola pubblica in seconda elementare, e non ricordo altro se non un’aula scura, in un palazzo antico dai corridoi echeggianti.
    Ricordo invece il direttore dell’asilo, Don Aldo, un pretone morto in odore di santità. Ricordo il suo cadavere nella bara, cereo e immobile, credo il primo morto che avessi mai visto.

  49. Gianni Dice:

    Ero entusiasta sia perchè era il primo giorno, sia perchè ero in un paese nuovo. Eppoi tutti mi prendevano in giro per quella strana cadenza nel mio parlare, ho gettato la borsa nel fosso, non sarei più voluto tornare in quella scuola.

  50. di questi tempi Dice:

    Mozzi, :)

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