di giuliomozzi
Non mi ricordo il primo giorno di scuola.
Questa voce è stata pubblicata il 20 settembre 2012 alle 23:04 ed è archiviata in Non mi ricordo. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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20 settembre 2012 alle 23:10
ecco perchè ci sono i nostri…di ricordi
20 settembre 2012 alle 23:11
ma ‘spetta… asilo, elementari o medie?
20 settembre 2012 alle 23:12
Il primo. Elementari. Mai stato all’asilo.
20 settembre 2012 alle 23:13
ora ho capito. è un bel problema.
20 settembre 2012 alle 23:14
Vedi che ti ricordi qualcosa?
20 settembre 2012 alle 23:17
Ciao Giulio, io lo ricordo benissimo. Accompagnato da mio padre vedo un bambino biondissimo correre su per le scale. Entro in aula e il maestro mi dice di sedermi vicino a quel bimbo visto poco prima. Quel bambino biondo, da quel giorno lontano, è uno dei miei più cari amici.
Giuseppe
20 settembre 2012 alle 23:20
io ricordo quello di mio fratello: sulla soglia in lacrime da solo mentre io mi allontanavo in fila con gli altri della seconda e mia madre si allontanava verso l’automobile. Il mio invece no.
20 settembre 2012 alle 23:24
È stato uno dei giorni più belli della mia vita.
20 settembre 2012 alle 23:39
il primo giorno di elementari me lo ricordo. avevo un po’ di euforia, sono caduto due volte dalla sedia, ho preso una nota e dal quel giorno sono stato il bambino più composto della scuola.
20 settembre 2012 alle 23:39
2 ottobre 1972. Ora non so perché ricordo fosse il 2 ottobre e non il primo ottobre, Forse che il primo ottobre 1972 era una domenica? Mah.
21 settembre 2012 alle 00:05
Ho frignato per un’ora intera ma non volendo farmi sentire dalla maestra mi sono quasi uccisa col moccolo. che sia stata colpa della sindrome dell’abbandono?
21 settembre 2012 alle 07:12
Secondo me i ricordi tornano nitidi quando si invecchia. Non hai che da aspettare un altro po’.
21 settembre 2012 alle 07:23
io sì e te l’ho anche mandato
21 settembre 2012 alle 07:25
Neanch’io. Né il tuo, né il mio.
21 settembre 2012 alle 07:31
Io ricordo bene un particolare di quel giorno. Mamma lavorava nella stessa scuola, in segreteria. Verso le dieci chiesi alla maestra di andare in bagno e raggiunsi mia madre. Piansi per più di dieci minuti. E così il secondo ed il terzo giorno. Non so, forse per via della maestra, del suo tono autoritario. Il terzo giorno, la maestra passò per caso a chiedere un documento in segreteria e mi trovò lì, in lacrime. Non sapevo cosa dire.
21 settembre 2012 alle 07:53
Mio padre, alto quasi due metri, se lo ricorderebbe. Lo costrinsi a sedersi accanto me nel banco. Era un banco di legno tutt’uno con la seduta. Ci restò per oltre un’ora, ma contro la sua volontà: non riuscivano a tirarlo fuori.
21 settembre 2012 alle 08:09
Io ricordo il primo giorno di scuola dei miei compagni di classe. Per ricordare il mio primo giorno dovrei chiedere a loro di ricordare…
21 settembre 2012 alle 08:32
Me lo ricordo con una nitidezza colorata: vestito verde e fiorellini minuscoli con volant alla scollatura, comprato alle “pezze americane”, sandali, bacchettata sul palmo della mano perché chiacchieravo con altri due compagni. Multiclasse dalle suore, ma la maestra, laica, l’ho amata subito. Alta, capelli e occhi neri.
21 settembre 2012 alle 08:34
Scusa, ma devo aggiungere un momento di panico, quando la suora dell’asilo è entrata dicendo che io non potevo frequentare perché troppo piccola. Sono ancora “piccola”:)
21 settembre 2012 alle 08:40
Invece io non mi ricordo nessuno dei nomi dei miei compagni di scuola sia della prima che della seconda elementare (eppure ho trascorso due anni con loro!), mentre ricordo perfettamente il nome e cognome della maestra, la prima lezione, addirittura la prima scritta alla lavagna: la maestra scrisse infatti un nome, partendo da destra verso sinistra, per spiegare che noi invece scriviamo e leggiamo partendo da sinistra verso destra. Da quel giorno, so che Luisa, al contrario si legge Asiul…. Comincio a ricordare nomi e facce di compagni/e di scuola dalla terza, classe tutta nuova, perché cambiai casa e quartiere.
21 settembre 2012 alle 08:51
Mozzi, ma lei è lo smemorato di Collegno?
Mi ricordo piccola, intimorita, vicino a una mamma che parla con una suora nera e bianca. Non amo quel luogo, ho fatto l’asilo lì.
21 settembre 2012 alle 09:20
Lo ricordo perfettamente, come se fosse oggi. Grande caos nell’atrio, grida e schiamazzi che rimbombavano in quell’ambiente alto e grigio. Ci avevano messo in fila per due e ci avevano detto di stare fermi, che poi ci avrebbero guidati verso la destinazione ignota che era la nostra aula. Di fianco a me c’era Luca (vent’anni dopo lo riconobbi per strada, aveva una cresta blu e arancione) che rideva sguaiatamente di una nostra compagna davanti a noi, l’unica che piangeva. Era una risata esagerata, forzata, carica di nervosismo. Pensai che rideva così per non piangere anche lui. Da parte mia ricordo che ero molto tranquillo e rilassato, più che altro curioso; mi dicevo: boh, vediamo un po’ adesso che succede…
21 settembre 2012 alle 09:23
Io lo ricordo abbastanza bene: ero nera, nel senso di arrabbiata nera. Mi sono seduta in fondo alla classe, un banco vuoto sperando di rimanere sola a rimuginare il mio dolore. Ad un tratto un bimbo, di cui ricordo ancora il nome, si siede accanto a me e fa qualche battuta spiritosa. Lo fulmino con lo sguardo e lui ritorna al suo posto. Poi, il buio. Il ricordo si ferma lì.
21 settembre 2012 alle 10:10
1. ottobre 1961. La maestra Paola S. ci fa disegnare un grappolo d’uva sulla prima pagina di un quaderno a quadretti (grandi). La prima fila di chicchi occupa tre quadretti. La seconda due, la terza un unico quadretto. Sotto a questo triangolo rovesciato composto da sei cerchietti ci fa scrivere (riproducendola prima lei sulla lavagna) la parola “uva” che occupa tre quadretti. L’aspetto creativo viene soddisfatto con l’invito a colorare a piacere il disegno.
21 settembre 2012 alle 10:18
Non mi ricordo niente, forse una fetente di crisi abbandonica, ma forse, poi Suor Maria nel cortile.
21 settembre 2012 alle 10:25
sono fuori tema?
il titolo del compito è: non mi ricordo il primo giorno di scuola.
21 settembre 2012 alle 10:35
Il grembiule bianco, il fiocco rosso con l’elastico, al collo. Una castagna matta in tasca, che protegge dal raffreddore… Io che scrivo sul quaderno, molto piano, ottobre 1971…
21 settembre 2012 alle 10:56
Svolgimento:
“E neanche il secondo”.
21 settembre 2012 alle 10:59
Per me è impossibile perché avendo la stessa bidella di mia mamma, sono diventato la notizia del giorno nei corridoi, che unita al mio accento toscano di allora (eravamo a Napoli) e alla medaglietta di “remigino” ha fatto filotto.
Meglio il secondo giorno a guardarmi la bambina con le treccine e le lentiggini del banco affianco.
21 settembre 2012 alle 11:05
Ricordo il mio grembiule nero, un po’ troppo lungo, un colletto bianco e un fiocco rosso. Le mie trecce nere e la mia cartella di cartone. Che tempi!
21 settembre 2012 alle 11:06
p.s. No, scusate! Il tema è “Non mi ricordo”, quindi ho sbagliato.
Svolgimento2:
“Ma proprio niente”.
21 settembre 2012 alle 13:11
Se non lo ricordi, Giulio, inventatelo, che un domani ti può sempre servire… che poi, diciamocelo: siamo animali nati mica per ricordare, ma per giocare…
21 settembre 2012 alle 13:37
Neanch’io ho frequentato l’asilo. Ed ho fatto la primina. A leggere e a scrivere ho infatti imparato prestissimo. Mi hanno insegnato i miei genitori. Conservo ancora il mio primo libro, “Leggo e scopro” di Maria Albina Scavuzzo, con una miriade di dieci e dieci e lode firmati dall’insegnante per lettura e spiegazione.
A me quel giorno sembrava d’essere entrata in un mondo.
21 settembre 2012 alle 14:14
Rimosso. Ecco perche’ non lo ricordi.
21 settembre 2012 alle 14:32
…pluriclasse di borgata, senza scuola dell’infanzia. Grembiulino nero, colletto bianco e fiocco blu. Siccome scrivevo e leggevo già correntemente i libri di avventura venne chiamato il direttore didattico da rivoli per sapere cosa fare di me. Arrivò il giorno seguente, mi interrogò e decretò: “Questa bambina è un genio”, Ed io, esperta di dialetto piemontese parlato in casa, non osai dirgli che no, “Genio” era il mio nonno ormai defunto.
21 settembre 2012 alle 14:37
io me lo ricordo un incubo. avevo una cartella pesantissima di pelle che strisciava per terra quando facevo le scale. la mia maestra era la sorella di tonino guerra. somigliava al fratello solo nel cognome! le scuole elementari sono state cinque anni di galera. da allora odio i lecci ce n’era una fila davanti alla scuola.
21 settembre 2012 alle 14:37
Tempi (questi): no, non sono di Collegno.
21 settembre 2012 alle 14:47
Nemmeno io ricordo il mio primo giorno di scuola. E’ grave?
21 settembre 2012 alle 14:54
io sì, me lo ricordo, anche troppo bene. non mi ricordo invece l’ultimo, per nulla, e me ne rammarico parecchio
21 settembre 2012 alle 15:05
settembre 1980. il mio primo giorno di scuola è il terzo, ma io ricordo il primo, quello che non c’è stato: influenza. così tutti avevano iniziato, e io mi sono presentato il terzo giorno.
il mio primo giorno di scuola è stato a casa, sul divano di mia nonna, sotto una coperta, con latte e miele e termometro accanto.
21 settembre 2012 alle 15:21
Avete mai letto La Chimera, di Sebastiano Vassalli? Bellissimo.
21 settembre 2012 alle 15:22
Io ero terrorizzata e ho supplicato mia nonna che mi aveva accompagnato di riportarmi subito a casa. Alle 12 saremmo potute ritornare, io mi sarei messa in fila con aria indifferente insieme agli altri bambini e papà all’uscita non si sarebbe accorto di nulla. Nenche a dirlo la mia proposta non è mai stata presa in considerazione nonostante io l’abbia ripetuta almeno per cinque anni tutte le mattine.
21 settembre 2012 alle 18:34
Il tuo primo giorno di scuola come insegnante lo ricordi, Giulio? (Alla Piccola Scuola di Scrittura Creativa)
21 settembre 2012 alle 18:57
La mucca!!!!!
Settembre 1980 è il mio primo giorno di università!
……………….come passa il tempo!
21 settembre 2012 alle 19:50
Quando vidi la maestra rimasi stupita e delusa: pensavo che fosse un qualcosa di più o di diverso da un essere umano. Per un anno intero avevo aspettato quel giorno fantasticandoci sopra. Un anno intero! tanto era il tempo passato da quando mio fratello era andato a scuola e io per tutto quell’anno mi ero sentita abbandonata. Soltanto mi colpì quel rossetto rosso rosso sulle labbra, ero figlia di contadini e nessuna donna fino ad allora conosciuta usava mettersi il rossetto. Ad aumentare la delusione, oltre al fastidio di quel rossetto rosso su una faccia rubiconda, fu la cura con cui la maestra scelse i nostri posti: nella fila al centro i più bravi, nelle due file a fianco i meno bravi e nelle due file all’estremità dell’aula gli asini. Nella fila degli asini, ovviamente c’ero io e tutte le altre figlie di contadini.
21 settembre 2012 alle 20:34
Scherzando, io ti immagino, Giulio, con il grembiulino, il faccino serio, i pantaloni marrò e le scarpe marrò. L’espressione intelligente di curiosità, l’aria serena, una timidezza di fondo. Prima fila, al massimo seconda.
(“Lu culuri marrò è unu di li culura di lu spettru chi l’omu arrinesci a vidiri, ma nun è un culuri diversu di l’aranciuni, ma sulu n’aranciuni cchiù picca luminusu. Pi stu mutivu, si nuatri taliamu l’arcubalenu, lu marrò non lu videmu, picchì non si pò rigulari la ntinzitati dâ luci dû suli, rispunzàbbili di lu stissu arcubalenu.”
“Lu nomu di stu culuri, veni di lu nomu dê castagni, ca sunnu di stu culuri, è picchissu è n’aggittivu ndiclinàbbili, zoè la palora marrò arresta sempri la stissa, senza canciari dô singulari ô plurali.”)
21 settembre 2012 alle 21:31
Io neanche lo ricordo. Mi ricordo cosa lo ha preceduto: una grande difficoltà a tenermi sveglia, pan di stelle a colazione, il grembiule e un video che aveva il compito di ufficializzarlo…
22 settembre 2012 alle 01:12
Per me il primo giorno di scuola non rappresentò affatto un passaggio, perché feci la primina nello stesso istituto (privato) dove avevo fatto l’asilo, se non sbaglio addirittura con le stesse due maestre: Ines, piccola bruttina nera nera e tanto paziente, e Ada, alta e imperiosa. Entrai nella scuola pubblica in seconda elementare, e non ricordo altro se non un’aula scura, in un palazzo antico dai corridoi echeggianti.
Ricordo invece il direttore dell’asilo, Don Aldo, un pretone morto in odore di santità. Ricordo il suo cadavere nella bara, cereo e immobile, credo il primo morto che avessi mai visto.
22 settembre 2012 alle 09:19
Ero entusiasta sia perchè era il primo giorno, sia perchè ero in un paese nuovo. Eppoi tutti mi prendevano in giro per quella strana cadenza nel mio parlare, ho gettato la borsa nel fosso, non sarei più voluto tornare in quella scuola.
22 settembre 2012 alle 09:47
Mozzi,