di giuliomozzi
Leggo questo articolo di Mario Giordano nel quotidiano Il Giornale:
Ora si punta al potere. La lobby esce allo scoperto. Non si accontenta più di fare una campagna per i diritti: fa una campagna per il governo. Legittima, per l’amor del cielo. [...] [Bisogna prendere atto] del salto di qualità che sta facendo il movimento gay: da rassemblement sostanzialmente libertario e un po’ gruppettaro a struttura che punta alla scalata dei vertici delle istituzioni. Dalle paillettes alla livrea, dai carri allegorici alla stanza dei bottoni.Il percorso era stato preparato con cura. Come ogni ascesa al potere che si rispetti, infatti, era cominciata sul versante culturale. Così, nel corso degli anni, abbiamo assistito a un’escalation di film gay, personaggi gay, fiction gay, amori gay, canzoni gay… [...] Invasi tutti gli spazi comunicativi, dunque, non restava da compiere che l’ultimo passo, e cioè trasformare la supremazia culturale in supremazia politica.
Non ho niente da dire. Non serve.
20 settembre 2012 alle 16:22
io qualcosa da dire,più tardi,la avrei,stay tune
20 settembre 2012 alle 17:54
una spedtrebgay! fico! ora si trata di farci un film o dei cartoni, almeno.
20 settembre 2012 alle 17:57
spectre gay volevo dire
20 settembre 2012 alle 19:43
E allora mettiamoci anche questa. E’ Ida Magli (antropologa e a suo tempo rappresentante del femminismo storico italiano), in un’intervista a LIBERO:
““L’élite omosessuale, sempre più presente nei luoghi di potere, è l’immagine del maschio che fa a meno della donna. L’uomo gay indica la morte della società, condannandola a essere sterile”.
20 settembre 2012 alle 22:01
Ora si punta al potere. La lobby esce allo scoperto. Non si accontenta più di fare una campagna per i diritti: fa una campagna per il governo. Legittima, per l’amor del cielo. [...] [Bisogna prendere atto] del salto di qualità che sta facendo il movimento degli idioti: da rassemblement sostanzialmente scemo e un po’ fessacchiotto a struttura che punta alla scalata dei vertici delle istituzioni. Dalle mutande firmate alla livrea, dallo scolapasta alla stanza dei bottoni. Il percorso era stato preparato con cura. Come ogni ascesa al potere che si rispetti, infatti, era cominciata sul versante culturale. Così, nel corso degli anni, abbiamo assistito a un’escalation di film idioti, personaggi idioti, fiction idiote, amori idioti, canzoni idiote… [...] Invasi tutti gli spazi comunicativi, dunque, non restava da compiere che l’ultimo passo, e cioè trasformare la supremazia culturale in supremazia politica.
Così suona meglio: è un po’ una sintesi degli ultimi venti anni.
20 settembre 2012 alle 22:29
Mi risulta che i gay dichiarati siano in Italia poco più di un milione, per ora pochini rispetto alla Spagna, che ai tempi di Zapatero ne censiva quattro, più o meno il 10% della popolazione: e lì non si è notata, a quanto ne so, una sostanziosa ascesa in posizioni di potere. Capisco come una certa area politico- culturale non sia propensa al riconoscimento di diritti sanciti da tempo in altri paesi.
Alcuni media trovano poi vantaggioso additare bersagli fasulli ( in luogo di altri, più rischiosi) per tenere in allarme i benpensanti, i quali dovrebbero a mio avviso compiacersi della nuova sobrietà gay. Le mascherate e i cortei, diciamolo, non erano propriamente eleganti.
La funerea frase della Magli fa il suo effetto letterario. Ma le cifre sull’affollamento del pianeta indurrebbero a “ciniche” considerazioni di segno opposto.
20 settembre 2012 alle 22:55
Risulta in Wikipedia (‘ sta volta si può ben citare!) che si tratterebbe del medesimo giornalista che nel 2009 scatenò un caso diplomatico, assai scomodo per l’Italia, avendo definito i Giapponesi ” musi gialli”, in una nota editoriale. Se tanto mi dà tanto, non vedo che cosa ci si doveva aspettare di diverso….Oddio, poi uno può sempre dire per scherzo, no?
20 settembre 2012 alle 23:01
No, non è uno scherzo. L’articolo è uscito nel giornale di famiglia dei Berlusconi. Questo articolo è una “velina” per la campagna elettorale. Il Pd ha messo tra le prime cose da fare la legge sulle “unioni civili”? E il Pdl farà la sua campagna su “il Pd che mette l’Italia nelle mani degli omosessuali”.
Questi articoli vanno presi molto, molto sul serio.
20 settembre 2012 alle 23:28
Quando facevo la prima pagina nell’ultimo giornale dove ho lavorato mi capitava regolarmente di «passare» gli «editoriali» di Mario Giordano.
Che dolore.
Allora, ma anche adesso.
21 settembre 2012 alle 00:11
Non moriremo eterosessuali!
21 settembre 2012 alle 00:17
Inalberare le adozioni gay come propaganda elettorale è veramente meglio che paventarle per propaganda elettorale?
A me la politica fatta col sesso
il sesso fatto per la politica
la politica invece del sesso
il sesso invece della politica
fanno veramente vomitare.
Vorrei un paese dove il sesso si fa e non si discute, non ci sono quote azzurre nè rosa e ognuno si fa tappare il buco che crede, ma in privato.
Comunque tutta questa gente è morta e sepolta. Se fossi un operaio dell’ILVA o dell’ALCOA distribuirei equamente una sprangata a Vendola e una a Berlusconi, ma anche a chi veramente li segue appassionandosi di queste cose in un momento come questo. E mi sa che sta per succedere.
21 settembre 2012 alle 07:57
Ma dai, è un capitolo di un romanzo distopico.
nando
21 settembre 2012 alle 09:21
Vbinaghi, anche a me “la politica fatta col sesso/il sesso fatto per la politica… eccetera” fanno veramente vomitare, ma mi fa vomitare anche un discorso del tipo “ognuno si fa tappare il buco che crede, ma in privato”, perché la vita sessuale e/o affettiva delle persone non si limita a una questione idraulica e nemmeno a una questione esclusivamente privata. Mettere su famiglia, sposarsi, crescere dei figli non è affare da clandestini. Ha ragione, non c’è effettivamente bisogno di appassionarsi a queste cose, dovrebbe essere sufficiente affrontarle in modo razionale, con una legislazione civile.
21 settembre 2012 alle 10:23
Secondo me una legislazione civile esiste già.
E comunque, in questo momento, la problematica in oggetto è puro fumo negli occhi.
La totale perdita di controllo sui grandi processi economici, ecologici, politici, viene ipercompensata dall’ossessione del controllo e della ridefinizione di ciò che s’intende come “biopolitico”. Così molti ricadranno nel solito specchietto per le allodole di preferire la destra perchè difende la famiglia tradizionale o la sinistra perchè ne esibisce le contraddizioni, e voterà l’una o l’altra, mentre entrambe continueranno supinamente a svendere il paese e i suoi cittadini alla finanza internazionale e ai suoi scagnozzi (Monti, Draghi e compagnia cantante).
Voglio ricordare che mentre su Repubblica e il Manifesto ci si stracciava le vesti per le orgettine di Arcore negli uffici presidenziali si preparava la sospensione della democrazia in Italia e un governo che avrebbe ipotecato il futuro delle prossime generazioni con il “fiscal compact”.
Personalmente tra l’abituale volgarità del “Giornale” della famiglia B. e il politicamente corretto del nuovo giornalino sinistrorso, infarcito di TQ e della redazione di Minimun Fax al completo non trovo distinzioni pragmaticamente essenziali: carta da cesso, l’uno e l’altro, finchè nè l’uno nè l’altro c’informeranno di chi e a prezzo di cosa ha svenduto l’AlCOA a Citycorp, per dire.
21 settembre 2012 alle 10:53
Mi spiace, evito di muovere critiche ai commenti degli altri…
Fare il proverbiale fascio di tutte le erbe alimenta la confusione “qualunquistica” cui tanti italiani volentieri indulgono. Anche perché li esime dalla fatica di ragionare e distinguere: fare critica, insomma (da krino = giudico – s’impara al liceo, per quel che vale).
Restando all’esempio d’alcova è come se, sorpresa dal consorte in flagrante adulterio, esclamassi: “E tu, che hai buttato i nostri risparmi in borsa?” Se un nesso c’è, non lo troveremo nella corteccia frontale. Ma, si sa, non è a quella che di norma si rivolge il politico comunicatore.
21 settembre 2012 alle 11:18
Virginialess: “Le mascherate e i cortei, diciamolo, non erano propriamente eleganti.”
A pensarci bene nei cortei del pride non si vede nulla che non sia proprio anche della cultura “stright”. Il costume della ballerina transessuale sudamericana non ha nulla di diverso da quello della valletta in tv. Il topless che a volte si vede – ma assai meno di quel che farebbero pensare i reportage giornalistici – è il topless delle pubblicità di moda o della spiaggia. Il torso nudo sul carro non è diverso dal torso nudo dello sportivo in qualche isola dei famosi. I bambini delle ‘famiglie arcobaleno’ che scorazzano intorno al trenino del pride, sono bambini che accompagnano le loro famiglie, come succede ovunque. E così via.
Sembra quasi che il giudizio di “ineleganza” o di “ostentazione”, che spesso si sente, non riguardi il comportamento vero e proprio, ma chi lo compie. Insomma mi pare sia un argomentare ad hominem.
21 settembre 2012 alle 12:19
Io credevo che Giordano fosse gay!
I gay sono sempre di più, ma vogliono sposarsi e fare figli. Tra le famiglie più stabili in giro ci sono quelle gay, ormai con due o tre figli fatti con utero in affitto o viceversa. Non credo proprio che saranno loro a salvarci dalla sovrappopolazione! Anzi. Prima o poi mi aspetto un articolo preoccupato di Sartori al riguardo.
Sul gay pride e i gay mano nella mano, citerei Paolo Poli, ma non ricordo esattamente le parole con cui ha espresso efficacemente le sue perplessità tempo fa, alla tivù.
21 settembre 2012 alle 12:49
Paolo Poli: “I Gay Pride mi mettono una tristezza infinita, come il Carnevale di Viareggio. [...] Questo bisogno di tenersi per mano come finocchie contente è roba da psicanalisti. Un marito non l’ho mai voluto.”
da qui: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/12_Dicembre/27/cazzullo.shtml
21 settembre 2012 alle 12:56
andrea barbieri:
Ma no, anzi. La considerazione che spesso mi veniva di fare era più o meno questa: ” Mi seccherebbe, da persona riservata qual sono, mettermi in maschera, eventualmente succinta, per rivendicare un giusto diritto. Se necessario, però lo farei”.
Sbaglio immaginando che molti gay, altrettanto riservati, abbiano ritenuto i cortei un atto politico non sempre gradevole?
21 settembre 2012 alle 13:21
@ Valter. Senza polemica. Sei proprio veteromarxista: tutto la struttura, e la sovrastruttura… niente? Che poi il protagonista della tua “pigra”, letto da queste parti, non faceva passare due frase due, senza parlare di sesso…
21 settembre 2012 alle 13:27
Articoli come questo non sono exploit episodici, sono i tasselli di una strategia che lavora su differenti piani: anche quello “popolare” (“Luca era gay”, ad esempio) non solo quello riservato ai lettori dei giornali… e che ricorda, ma ricorda tanto, cose tipo i Protocolli dei Savi di Sion (“Ora la lobby esce allo scoperto”. Come dire: la cultura gay ci ha invasi a poco a poco e ora è pronta al grande balzo). A me questa conquista del potere denunciata dall’articolo ricorda invece la conquista del potere da parte della famiglia proprietaria dello stesso quotidiano che pubblica il pezzo. Si era cominciato dalle telenovelas e dai giochi a premi…e poi, olè, il grande balzo a Palazzo Chigi…
21 settembre 2012 alle 13:28
Paolo Poli è un attore adorabile, dotato di intelligenza e umorismo rinfrescanti, ma la sua opinione è, appunto, la sua opinione
21 settembre 2012 alle 13:54
@enrico
Come giustamente ricordavi, era un romanzo.
Non un programma politico di un partito che pretende di governare una nazione. Quanto al veteromarxismo, infiocchettare e rubricare nel cassetto dell’armadio di famiglia il pensiero altrui è uno dei motivi per cui la classe intellettuale italiana scioglie gli intestini al popolo. L’altro è, appunto, la sua manifesta incapacità di distinguere tra contenuto e confezione, sostanza e fuffa.
21 settembre 2012 alle 14:06
Virginialess:
Quello che volevo dire è che se un comportamento lo tiene una persona “stright” non è ostentazione, non è mettersi in maschera, non è inelegante.
Lo stesso comportamento tenuto da una persona non “stright” è ostentazione, mettersi in maschera, essere inelegante.
Esempio: la velina in tv è normale, la trans vestita come una velina sarebbe mettersi in maschera: e perché mai?
E’ questo che non mi torna.
Un discorso diverso secondo me sarebbe dire che una manifestazione (che trovo) normalissima e gioiosa non sia opportuna, perché ciò che viene fatto loro è una violazione dei diritti umani, dunque non è il tempo di mostrarsi normali e gioiosi, ma incazzati neri al limite di venire alle mani. Secondo me dovrebbero fare dei cortei come quelli degli operai incazzati, molto incazzati. Non distribuire bellezza, cioè perle ai porci.
Virginialess:
Boh, non ho idea. Immagino che come altrove le persone abbiano opinioni varie. Comunque i pride sono organizzati dalle associazioni quindi una certa rappresentanza dovrebbero poterla vantare.
21 settembre 2012 alle 14:34
L’articolo del “Giornale”, dunque, funziona benissimo. Riesce a polarizzare, a far percepire l’interlocutore in disaccordo come un nemico, eccetera.
21 settembre 2012 alle 14:54
C’è già una polarizzazione nello scenario di omosessuali e eterosessuali che è premessa implicita di questo discorso, quando qualsiasi biologo o sessuologo o psicologo sa che “natura non facit saltus”. Si è già caduti abbondantemente in una trappola retorica dando per scontata quella premessa.
21 settembre 2012 alle 14:57
Il problema è che, a mio avviso, un politico leader di partito dovrebbe non fare della propria situazione privata un centrale affare di Stato, soprattutto quando il momento storico richiede ben altro. Come giustamente ricordava Valter, l’Italia e il popolo italiano sono allo sbaraglio per problemi e motivi – su cui si dovrebbe concentrare l’indagine, la riflessione e l’attenzione dell’opinione pubblica – di tutt’altra natura. Spesso questioni simili non fanno altro che distogliere e coprire (o aiutare a tenere nascoste) gravissime manovre.
Poi, come sempre, contesto l’azione comunicativa violenta e irrispettosa di certo giornalismo (libera opinione), nel momento in cui fa trovare davanti a due strumentalizzazioni: di chi fa interessatamente della propria causa personale motivo per raccogliere consenso, perdendo di vista l’equilibrio di quel che è giusto e voluto dal Paese, e di chi d’altro canto, postosi in una posizione con apparenza di visione super partes, usa la situazione privata di quella persona per fare una discutibilissima informazione (l’espressione ” Il “figlio” di Vendola rischia di ammazzare il Pd”, trovo sia un disumanizzante offensivo modo strumentale per umanizzare un partito).
21 settembre 2012 alle 15:25
Andrea Barbieri: “Esempio: la velina in tv è normale, la trans vestita come una velina sarebbe mettersi in maschera: e perché mai?”
Ho forse colto il fulcro del “contendere”… Non mi sono spiegata con chiarezza.
La velina in tv non è “normale”, ma, appunto, inelegante: sono entrambi in maschera. La mia solidarietà va al trans, qualora decida di indossarla per rivendicare la libertà di esserlo.
21 settembre 2012 alle 16:19
La mia solidarietà va a quelli che ritirano vestiti usati alla Caritas, per coprirsi. Vestiti come uniforme di servizio si possono ancora tollerare, vestiti come bandiere identitarie solo a Carnevale.
21 settembre 2012 alle 17:20
Virginialess: “La mia solidarietà va al trans, qualora decida di indossarla per rivendicare la libertà di esserlo.”
Chiariscimi una cosa: perché ti rivolgi a una persona di identità di genere femminile con un articolo al maschile (“al trans”)?
Guarda che “ogni individuo ha il diritto di vedersi descritto esattamente così come è, senza inesattezze che ne stravolgano la personalità agli occhi del pubblico.” (diritto all’identità personale, qui trovi una spiegazione: http://www.difesadellinformazione.com/134/il-diritto-all-identita-personale/).
21 settembre 2012 alle 17:55
Binaghi: “Vestiti come uniforme di servizio si possono ancora tollerare, vestiti come bandiere identitarie solo a Carnevale.”
Il problema del tuo discorso è che anche tu sei vestito come una bandiera identitaria. Solo che per i codici suntuari di questa società, la tua identità è a norma, quindi nessuno si accorge – figuriamoci tu – che sei vestito come una bandiera identitaria.
E questo il discorso che cerco di fare con Wirginialess, voi guardate l’aspetto del pride con la griglia della norma sociale di comportamento, per cui risulteranno ineleganti e mascherati finché non si conformeranno a una norma che non gli appartiene ma appartiene a voi.
Ci vuole un grande salto cognitivo e etico. Sapete ancora saltare?
21 settembre 2012 alle 18:34
Salta tu che ne hai una gran voglia.
E non dire scemenze trasformando ogni eccezione in regola o santificando ogni eccentricità. Le norme, comprese quelle grammaticali, non inventano convivenza, si limitano a individuarne la forma. Come ti ho già spiegato più volte, il senso comune è una saggezza superiore all’avanguardismo artistico, che fa esplodere i linguaggi fottendosene del mondo che esplode insieme a loro.
Di questa roba, che comprende la moltiplicazione dei sessi e Topolino crocifisso, ne ho sinceramente pieni i coglioni.
Ma dopotutto hai ragione, io sono uno che ha il culo parato, stipendio sicuro e figli adulti, per cui mi limito a mandare in mona ogni tanto qualcuno sui blog. Però c’è un sacco di disperati in giro, e questo onanismo estetico insieme a un vittimismo mal riposto non lo capiscono più. Quando arrivano fatevi da parte e lasciateli passare, perchè la storia la fanno loro.
Voi tornate pure a giocare con le figurine dei surrealisti.
22 settembre 2012 alle 00:49
Rispetto ai commenti generati da v. Binaghi, in particolare quelli riferiti al fare politica col sesso.. Vorrei osservare che il dibattito sul matrimonio omosessuale pare molto aperto anche nel pd. La questione dell’adozione viene tirata fuori più che altro nei dibattiti, ma non sembra seriamente in oggetto.
Va detto ( mi sembra che non sia stato ricordato nei commenti ) che il dibattito sui matrimoni – o unioni civili – fra persone dello stesso sesso non viene portato avanti per questioni sessuali, ma per annosi problemi di riconoscimento legale di alcuni diritti.
( un classico – e molto vero -esempio: due uomini vivono insieme per trent’anni, uno muore, e al convivente non è permesso ereditare alcunché … vedendo di fatto cancellato il suo diritto rispettoa tutto quello che ha costruito con l’altro).
La questione sarebbe semplicemente risolvibile permettendo l’unione civile (matrimonio, con diritto e doveri) a persone dello stesso sesso. Il che non inciderebbe minimamente sulla sacralità del matrimonio in chiesa regolarmente amministrato fra maschio e femmina.
Questa non è dunque una bandiera politica, ma una importante battaglia sui diritti della persona.
Poi nella camera da letto, chiaramente, ognuno fa quel che vuole.
22 settembre 2012 alle 03:32
E giù di benaltrismo…
22 settembre 2012 alle 11:43
Questa è una campagna pubblicitaria di Washington D.C. sul diritto di cittadinanza delle persone transgender.
Per fortuna non hanno pensato che risolvere i problemi significhi dissolverli con la sicumera intellettuale.
Qui c’è la descrizione della campagna e uno dei cinque manifesti:
http://ohr.dc.gov/event/transgender-and-gender-identity-respect-campaign-launch
Altri due manifesti:
http://assets.nydailynews.com/polopoly_fs/1.1162131!/img/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/landscape_635/ads19f-2-web.jpg
Gli ultimi due:
http://assets.nydailynews.com/polopoly_fs/1.1162129!/img/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/landscape_635/ads19f-4-web.jpg
Come si può vedere il concetto che ho espresso rispetto alle parole di Virginialess, sono il cuore del messaggio. Ovvero le cose che dico io non le dico io, la dice gente che conosce bene il problema.
22 settembre 2012 alle 13:05
Andrea, perdonami. Tu conosci “il problema” degli operai di cui parli?
22 settembre 2012 alle 21:02
Sabrina, inventati qualcosa di meglio.
23 settembre 2012 alle 01:41
Delusa. E’ evidente che non lo conosci o non vuoi la riflessione in merito. Avresti risposto.
23 settembre 2012 alle 14:06
Sabrina, tu e Binaghi usate la vecchia tecnica del benaltrismo, come del resto fanno certi politici per mettere da parte la questione dei diritti umani (nel dibattito politico chiamati impropriamente ‘diritti civili’).
Il benaltrismo in generale è una fallacia, ma questo benaltrismo specifico è anche una cazzata, perché il frame ‘diritti sociali’ vs ‘diritti civili’ non esiste. Infatti non possono avere diritti sociali coloro che non hanno diritti civili (i.e. umani). Tant’è che la recente ricerca sulla discriminazione glbt nel lavoro in Italia – la prima sistematica e con una metodologia – si intitola “Io sono io lavoro” proprio a mostrare questa relazione. Basta pensare, per fare un esempio, che le persone transgender di cui qui si è parlato non hanno diritto al nome né a documenti congrui alla loro identità sessuale, dunque sono le prime persone a essere escluse dal lavoro.
Non ci credete?
Allora chiedete alla Toniollo o alla Siclari dell’Area Nuovi Diritti della Cgil:
http://www.cgil.it/Organizzazione/Dipartimenti/NuoviDiritti.aspx
o a Certi Diritti Associazione Radicale:
http://www.certidiritti.it/campagne-certi-diritti/itemlist/category/87-wiki-rights
Inoltre siamo riusciti a farci rimproverare dall’Europa di non avere ricerche sulle discriminazioni lavorative subite da persone omosessuali e transessuali.
Chissà perché non si cercano numeri.
Forse perché, come scrive Stella:
“L’Ilga (International Lesbian and Gay Association) su 49 Paesi europei ha confermato che, tolti i Paesi dell’Est europeo come Moldavia e Russia, Azerbaijan e Ucraina e certi Paesi molto conservatori (come il Liechtenstein, il principato di Monaco e San Marino) o di cultura islamica tipo la Turchia, siamo sempre, per rispetto dei diritti omosessuali, in coda.”
http://www.corriere.it/economia/12_maggio_29/stella-quando-il-lavoro-viene-negato-ai-gay_acafe4e0-a951-11e1-a673-99a9606f0957.shtml
A quanto pare siamo un paese istituzionalmente omofobo e transfobico.
Qui c’è il sito di “Io sono io lavoro”, con tutto il materiale compreso il report : http://www.iosonoiolavoro.it/
23 settembre 2012 alle 18:34
Andrea, come fai ad accusare di “mettere da parte la questione dei diritti umani” persone, in primis Valter Binaghi, che hanno scelto la difesa dei diritti umani come modus vivendi, come obiettivo di ogni azione di vita a cui ogni giorno tendono attraverso il proprio lavoro e le proprie parole?
Io leggo volentieri quanto scrivi, ma, ti prego, cerca di essere più rispettoso.
Vecchie tecniche, nuove tecniche… E’ una canzone vecchia.
Nel primo intervento hai semplicemente affiancato la situazione degli omosessuali, dei transessuali, a quella degli operai. Ti ho chiesto se conosci la situazione in cui versano gli operai.
Poi giustamente, nel secondo intervento espliciti la relazione affermando che contro queste persone vi è discriminazione nell’ambito lavorativo per una questione di non riconoscimento di diritti fondanti.
Ora il venire alle mani è un invito discutibile e tipico di non ha cultura, e non è il tuo caso.
Dovremmo passare all’esecuzione capitale nei confronti di “uomini di governo” che hanno assassinato il futuro della gente?
Insomma!
Ma se c’è razzismo nei confronti di un “extracomunitario”, figuriamoci quando si parla di sesso! Allora lì interviene la matrice più rozza e volgare di morbosità e compiacimento violento, e siamo perfettamente d’accordo. La dignità e la dimostrazione di dignità senza vittimismi è l’unico modo per essere presi veramente sul serio.
Che la situazione personale di Nichi Vendola (facili le trappole) sia sempre stata strumentalizzata da Berlusconi & co. non è un mistero per alcuno. Nichi Vendola ha una preparazione non comune ed è un avversario assai temibile.
Tieni presente che le persone non sono stupide. Vendola in Puglia è stato eletto e rieletto, omosessuale o no.
Parlare di adozione per gli omosessuali come motivo centrale di cambiamenti di scenari di partito e di scelte radicali quando il Paese non la vuole, le persone muoiono di fame e allo stato delle cose sono senza prospettive e disperate, per un uomo leader di partito che guarda al governo dell’Italia lo trovo assurdo.
Inoltre, come già detto, alle sue rispettose parole pronunciate (la non condivisione non implica il non rispetto di sentimenti e progetti) hanno fatto seguito interessati vuoti prevedibili commenti.
24 settembre 2012 alle 10:59
Quando Binaghi dice che i diritti delle persone omosessuali sono già regolate in modo sufficiente da una legislazione civile a quale legge o insieme di leggi dello Stato italiano si riferisce?
24 settembre 2012 alle 11:38
Dipende da quali diritti consideriamo.
Se parliamo di diritti individuali, diritti delle coppie di fatto o diritto all’adozione di figli. Per la prima cosa non mi pare che in Italia ci siano discriminazioni formali, per la seconda qualcosa da fare c’è e credo si stia provvedendo, per la terza sono tra quelli che si oppongono fermamente, come ho più volte spiegato.
A latere, considero la monopolizzazione del discorso politico da parte di questo argomento un grave danno per chi ha innanzitutto il compito di togliere questo paese da un modello economico-sociale in declino, ragion per cui passo e chiudo.
24 settembre 2012 alle 13:25
Sabrina, l’espressione “mettere da parte la questione dei diritti umani” è riferita ai politici, non a Binaghi, e significa spostare in agenda, per esempio facendo slittare la discussione dei progetti di legge. La virgola che precede il “come” ha funzione disambiguante.
Credo che sulla scelta del proprio modus vivendi, sia meglio parli chi sceglie.
A ogni modo scrivere che l’identità transgender sarebbe “surrealismo” degrada la dignità umana ed è in contrasto col dovere di solidarietà sociale, col diritto all’identità di genere, col diritto all’identità personale (entrambi diritti emersi nella pratica giurisprudenziale).
24 settembre 2012 alle 13:35
“Sabrina, tu e Binaghi usate la vecchia tecnica del benaltrismo, come del resto fanno certi politici per mettere da parte la questione dei diritti umani (nel dibattito politico chiamati impropriamente ‘diritti civili’).”
Spiegami. Così imparo a leggere in modo nuovo.
Nei cimiteri per poter interrogare su opere e vita gli autori del passato che non possono più parlare?
A me l’essere accomunata ad una grande persona come Valter Binaghi, da cui imparo, mi fa solo sentire onorata.
24 settembre 2012 alle 14:18
Non capisco cosa dovrei spiegare.
Il “benaltrismo”, neologismo che pare fu coniato da Bianciardi, è una fallacia di non pertinenza.
“Il termine indica un’affermazione (tesi benaltrista) formulata nel mezzo o alla conclusione di una discussione, in opposizione sia all’individuazione di un problema sia di una soluzione allo stesso, sostenendo che i problemi sono ben altri. In questo modo l’autore si sottrae a ogni valutazione oggettiva delle posizioni e soluzioni altrui, pronunciando de facto un giudizio di inutilità su ogni risultato raggiunto nel campo, come sulla legittimità della discussione, rimandando sine die la questione.”
[http://it.wikipedia.org/wiki/Benaltrismo]
E’ per esempio, quando nell’argomentazione si introduce questa cosa qui:
“Il problema è che, a mio avviso, un politico leader di partito dovrebbe non fare della propria situazione privata un centrale affare di Stato, soprattutto quando il momento storico richiede ben altro.”
O questa:
“La mia solidarietà va a quelli che ritirano vestiti usati alla Caritas, per coprirsi. Vestiti come uniforme di servizio si possono ancora tollerare, vestiti come bandiere identitarie solo a Carnevale.”
Come dire, c’è ben altro che queste carnevalate.
24 settembre 2012 alle 15:27
E che dice il tuo dizionario in sedicesimo alla voce “priorità”?
24 settembre 2012 alle 16:54
Dice che queste riforme che non costano nulla e non richiedono tempo, quindi quello della priorità è un falso problema.
24 settembre 2012 alle 18:03
Le priorità – in un sistema statale complesso – credo abbiano diversi ordini e gradi. Vi sono priorità nazionali, e priorità che riguardano categorie, gruppi sociali, e perfino singoli. Del resto un Governo si divide in vari ministeri – le cui decisioni a cascata ricadono sulle amministrazioni regionali e locali – proprio perché deve occuparsi contemporaneamente di più fasci di problemi.
Ma la questione davvero interessante è: siamo certi che il riconoscimento di diritti, finora non concessi, alle coppie omosessuali, sia disgiunto dal “togliere questo paese da un modello economico-sociale in declino”?
Io credo che portare avanti un discorso di equiparazione dei diritti alle categorie sociali/famigliari che ne sono prive, sia invece un punto nodale dell’evoluzione necessaria al nostro sistema economico/sociale. E che giustamente questi temi debbano affacciarsi nel discorso politico che precede le elezioni amministrative: questo discorso non è infatti un elenco di rimedi, ma un tentativo di descrivere il Paese che una data parte politica, attraverso rimedi e strategie, vuole costruire (almeno a livello ideale, viste le retoriche populiste e propagandistiche che hanno segnato il discorso elettorale negli ultimi anni).
E’ allora importante che al discorso immediatamente economico/sociale – senza dubbio prioritario a livello nazionale – si affianchino i temi relativi ai diritti della persona (che oltre al discorso sulle coppie omosessuali, tiene dentro anche quello sulla clandestinità, e molti altri), per non parlare dei temi relativi al disastro culturale e immaginario di questi anni.
Rispetto a temi molto alti come questi, la retorica dell’articolo sopra citato opera precisamente in senso propagandistico: prima la sinistra voleva dare l’Italia in mano ai clandestini, oggi vuole regalarla agli omosessuali. Ci sarebbe da ridere, se questa retorica non avesse larga presa.
Ha ragione Barbieri: per dare il diritto agli omosessuali di sposarsi civilmente, basterebbe una votazione. Il tempo speso sarebbe minimo, e il costo nullo.
Diverso il discorso per la pratica dell’adozione concessa a coppie omosessuali, che richiederebbe molti cambiamenti di sistema e di burocrazia, ma che soprattutto è tematica difficile da affrontare in un paese che ancora è al livello dell’Italia nel percepire le differenze di genere. Paesi come la Svezia da anni consentono questa pratica, che pare non aver creato terremoti sociali.
Forse un giorno anche in Italia si potrà affrontare il tema, e democraticamente decidere se sia cosa da farsi o no.
Ma per il diritto al matrimonio come definizione legale di una coppia con diritti e doveri, è proprio giunto il tempo, e bisognerebbe aspettare poco.
Se poi lo si vuole chiamare pacs, unione civile o matrimocchio, alla fine è lo stesso.
24 settembre 2012 alle 19:44
Vedi, Andrea? Mi hai dato ragione.
24 settembre 2012 alle 20:26
Un’altra importante cosa da ribadire da parte mia.
Io contesto l’operazione di distoglimento dell’attenzione dell’opinione pubblica da problemi gravissimi che richiedono una soluzione immediata, provvedimenti e indagini su cause e responsabilità.
Io contesto la strumentalizzazione di discorsi a fini di propaganda politica e proprio tornaconto, a discapito della verità dei fatti e del bene del Paese.
Io contesto la sottovalutazione dell’intelligenza e del valore dei miei connazionali, il diritto sancito dalla Costituzione (sovranità popolare) ad avere delle risposte, e l’ottemperamento a quanto stabilito per legge.
24 settembre 2012 alle 23:38
Guarda che per il libro di Mozzi devi fare tante frasi che iniziano con “Non mi ricordo”, non con “Io contesto”.
25 settembre 2012 alle 00:47
Cara Greco Sabina, nell’intero mio commento non trovo quest’unica cosa che lei vi legge chiaramente, l’averle dato ragione.
Ma dato che se le ho dato ragione, lei condivide quanto ho scritto, siamo senza dubbio d’accordo.
25 settembre 2012 alle 01:37
Guarda che il libro di Mozzi lo fa Mozzi, mica io.
25 settembre 2012 alle 02:05
Ci son modi pure non voluti di dar ragione, andrea.
E cioè quando quello che pensiamo supporti le nostre argomentazioni va diritto diritto a sostenere invece l’opinione opposta (effetto boomerang).
Quanto costano certe “ragioni”?
Io mi riferivo comunque, soprattutto, a quanto affermato in un commento da andrea barbieri in risposta alla mia domanda (ha letto i precedenti interventi?), ma andrea barbieri, quando non trova argomentazioni sufficienti e portanti, banalizza offensivamente pensieri e concetti che evidentemente non ha compreso. E questa è un’altra frase.
Aspettiamo il tuo.
Passo e chiudo anch’io.
25 settembre 2012 alle 10:05
Sabrina, ciò che chiami “effetto boomerang” in retorica si chiama “fallacia dell’uomo di paglia”, ovvero non si discute la tesi dell’interlocutore ma si fabbrica una tesi dell’interlocutore per discuterla. Mi pare sia quello che stai facendo con Andrea.
E che hai tentato di fare con me scrivendo:
“Nel primo intervento hai semplicemente affiancato la situazione degli omosessuali, dei transessuali, a quella degli operai.”
quando io non ho “affiancato” un bel niente, ho solo detto che a mio parere lo stile affettuoso della manifestazione del pride dovrebbe avere lo stile incazzato delle manifestazioni degli operai. Non avrebbe alcun senso “affiancare” quando c’è coincidenza, cioè anche le persone glbt fanno gli operai (e talvolta vanno alla Caritas).
26 settembre 2012 alle 02:21
Gentile Greco Sabina, certamente ho letto i suoi interventi: e non ravviso né un effetto boomerang, né particolari ragioni di accordo con le sue opinioni e il suo modo di esprimerle. Questo non è un comunque un problema, ma trovo sempre un modo migliore di esprimersi la discussione sugli argomenti. Dire che io le dò ragione, senza peraltro indicare dove e rispetto a quali argomentazioni, mi pare invece una modalità di espressione da ascriversi al propagandismo di cui parlavo e, in ultima analisi, al tono generale dell’articolo in apertura.
(in questo, devo dire, riconosco anche i commenti del dott. Binaghi, sia qui che in altri blog).
26 settembre 2012 alle 11:13
Calma, calma… Andrea lei corre troppo, sembra di essere a bordo di una Ferrari rossa fiammante. Ed io, in verità, ho solo avuto in vita mia due macchine, una Golf bianca ed una BMW grigia.
Stia tranquillo ed abbia pazienza se le dico che questi discorsi non portano da nessuna parte. Passo e chiudo pure con lei.