di giuliomozzi
“Ventuno e dodici”, dice la cassiera.
“Un palindromo”, dico.
“Eh?”, dice la cassiera.
“Ventuno e dodici”, dico. “Se lo legge all’incontrario, è sempre ventuno e dodici”.
“Non ho capito”, dice la cassiera.
“Cerchi di visualizzare i numeri”, dico. “Due, uno, virgola, uno due. Se li legge a rovescio, sono sempre due, uno, virgola, uno, due”.
La cassiera riflette due secondi.
“Vero”, dice. “Vuole darmi all’incontrario anche i soldi, o facciamo nel solito modo?”.
20 settembre 2012 alle 17:43
E’ CORTA E NON E’ SADICA E NON E’ ACIDA SE NON E’ ATROCE. Bella storiella. Mirko
20 settembre 2012 alle 18:55
forte!
20 settembre 2012 alle 19:45
Questa ti ha infilzato, Giulio.
20 settembre 2012 alle 19:48
Gli consegno ventuno e venti.
La cassiera mi porge il resto.
“Otto”, dice.
“Un palindromo”, dico.
20 settembre 2012 alle 20:36
Questa è giulio, vbinaghi (ci caschi anche tu?).
20 settembre 2012 alle 20:55
Io ci casco sempre.
20 settembre 2012 alle 21:17
L’uva
“L’hanno appena lasciata per lei” dissi.
“E’ dell’uva”, dichiarò la donna. “Se la vuole, gliela lascio”
“No, grazie. Ultimamente ho problemi di stomaco”
“Ah”
“Eh”
“Magari Simone ne vuole”
“Beh, se vuole lasciarla qui. Quando torna glielo dico”
“Se ne vuole…un po’, intendo. Anche tutta, se vuole, non ho mica”.
La donna, la madre del mio titolare, che mi dava del Lei da quando l’avevo conosciuta, uscì.
Gestiva ancora la vecchia colonia di famiglia, sul cui retro il figlio aveva ricavato il piccolo ufficio. Vendevamo servizi finanziari.
“Come va alla fabbrica dei soldi?” chiedevano i miei amici.
Così chiamavano l’ufficio sul retro: la fabbrica dei soldi. Non avevamo clienti, ovviamente, e di soldi nemmeno l’ombra.
Sentii la donna dare la voce al suo inquilino, il suo unico inquilino.
D’estate lavorava al porto e d’inverno vagava in bicicletta per la cittadina. Lo vedevamo spesso, io e il mio collega.
Era un tipo molto cortese, salutava sempre ma non si toglieva mai quei ridicoli occhiali effetto mosca.
Scivolai sulla sedia girevole e mi avvicinai alla porta per ascoltare meglio.
“Antonello! Vuoi un po’ d’uva?”
“Sì” rispose l’altro.
“Va beh, dai” disse la donna scocciata.
Preoccupato che mi scoprisse a origliare, tornai alla scrivania.
La donna entrò e osservò il cartoccio con l’uva. Rimosse la carta.
“Ah, ma non è buona. E’ tutta bacata, non posso lasciarvela. Me la porto via se non la vuole”.
20 settembre 2012 alle 22:01
ma dove le fai, le spese?!
20 settembre 2012 alle 22:32
E’ vero. Ti ha infilzato.
20 settembre 2012 alle 22:45
Ma che c’entra Alì col simpatico palindromo?
20 settembre 2012 alle 22:59
Elianto, Barbara: faccio la spesa all’Alì.
20 settembre 2012 alle 23:06
Mica perché migliora la vita… Perché la peggiora!
21 settembre 2012 alle 06:55
Ahah per un attimo mi hai portata lì e son stata quella dietro di te che si è goduta la scena dal vivo. Poi mi son ricordata che ero solo una delle ignare comparse
21 settembre 2012 alle 08:14
Il conto ha la virgola, il supermercato ha l’accento, la cassiera il punto di domanda… bello.
21 settembre 2012 alle 16:39
Adorabile (:
23 settembre 2012 alle 01:30
Allora oggi ho provato. Al Conad.
La cassiera mi dice: “Ventuno e quarantanove”.
Mi ero già preparata alla cosa.
“Non l’abbiamo fatto il palindromo!”
Lei ha subito abbassato la testa.
3 ottobre 2012 alle 11:46
“Ventuno e dodici”
“Un palindromo!”
“No, la fine del mondo”