
Gesù crocifisso nel grembo della madre
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19 settembre 2012 alle 07:47
Questo è terrorismo.
19 settembre 2012 alle 08:23
Continuate pure ad insistere con queste immagini,avendo voi il potere di imporle. Dissento totalmente da questo tipo di comunicazione, che peraltro ferisce moltissimo i sentimenti dei credenti. Fino a che continuate su questo tono,mi astengo da qualsiasi intervento. I fondamentalisti siete voi,Buona giornata.
19 settembre 2012 alle 08:43
l’analogia (per me che sono atea) la vedo nel fatto che anche Gesù è stato messo in croce da un genitore, o almeno c’è stato messo col suo consenso.
Chi si preoccupa tanto della sofferenza dei piccoli, poi, spero che sia abbastanza onesto da trattare bene i suoi e quelli degli altri. Una cosa che certamente aiuta la sua causa molto più di queste sparate “grafiche”. Invece, le statistiche dicono che più il fanatismo morale aumenta, più aumentano gli abusi infantili (il tema di cui mi occupo).
19 settembre 2012 alle 09:27
Maria Teresa, Mozzi pubblica delle immagini sulla crocifissione per rifletterci su, per capire come funziona questo tipo di comunicazione, non certo per imporre dei precetti (dei Prolife o di altri).
Questa immagine poi è appunto di un gruppo Prolife (cioè antiabortista) di ispirazione religiosa: è stata scelta da credenti (cattolici mi pare di capire) per essere pubblicata sul loro blog. Quindi potrai dire che alcuni credenti sono offesi da questa immagine (tra cui tu), ma altri credenti la considerano una rappresentazione dei loro valori religiosi.
19 settembre 2012 alle 10:01
siccome ho amici cattolici, so che per alcuni il problema è sofferto, autentico e sincero, non ideologico o strumentale. Per questo, credo che la risposta migliore sia prenderne atto, prima di passare al reazionari! retrogradi! razzisti! bigotti! illiberali! ad lib.
Per esempio, cambiando analogia: quando certi sentimenti di autentico disagio (impoverimento, convivenza con gli immigrati, frustrazione, rabbia ecc.) andavano emergendo al nord, gli si è subito negata qualsiasi legittimità e/o ragionevolezza, bollandoli come razzisti, retrogradi, reazionari, intolleranti e in poche parole – immorali. Be’, abbiamo visto com’è andata e dove è arrivata la Lega. E dove continuerà ad arrivare.
Tornando all’immagine proposta da Mozzi:
Una campagna (stavo per dire pubblicitaria, e in fondo è così, siamo tutti qui per vendere qualcosa) aggressiva e pesante come questa, alla Oliviero Toscani, predica ai convertiti alienandosi tutti gli altri e, forse, anche qualcuno in più (maria teresa, per esempio). Cui prodest?
*tra l’altro, non so se interpreto il sentimento di maria teresa, ma mi sembra che l’immagine del bambino sia “usata” a scopi promozionali.
19 settembre 2012 alle 10:04
La mediocrità di esecuzione di questo quadro mette tristezza
19 settembre 2012 alle 10:14
A me questo dipinto pare coerente sia da un punto di vista teologico che storico-artistico.
L’identificazione della nascita e della morte di Gesù (oltre a essere adombrata dal parallelismo tra Lc 2,7 e Lc 23,53) è un tema iconografico ricorrente. Nell’”Adorazione dei pastori” (Mantegna, 1450) c’è un albero che è un chiaro simbolo della Croce. C’è una “Natività” di Lorenzo Lotto in cui compare esplicitamente un crocifisso accanto alla mangiatoia. Infine, la “Natività” di Caravaggio (quella rubata nel 1969) dove le assi che reggono il tetto di paglia disegnano chiaramente una croce. Ma basta fare qualche ricerca su internet per trovare altri esempi.
Poi può darsi che uno non trovi il dipinto qui proposto rispondente al proprio gusto estetico, ma questo è un altro discorso.
19 settembre 2012 alle 10:43
A me fa molto riflettere questa immagine.. molto.
19 settembre 2012 alle 10:55
Ma se si volesse parafrasare il messaggio dei Prolife che usano questa immagine, cosa verrebbe fuori?
19 settembre 2012 alle 11:01
Che sono privi di buon gusto
19 settembre 2012 alle 11:08
Le immagini citate da Federico:
Andrea Mantegna, Adorazione dei pastori, qui.
Lorenzo Lotto, Natività, qui.
19 settembre 2012 alle 11:42
Per me il riferimento a Gesù Cristo è fuori luogo e concordo con Giordano.
19 settembre 2012 alle 12:09
Dopo Gesù Bambino, abbiamo adesso Gesù Fetino. Tutto ciò è orribile.
19 settembre 2012 alle 12:13
@barbieri. se posso parafrasare il dipinto, azzarderei: “Torniamo ai tempi delle praticone e delle mammane!” (Tanto poi bastava confessarsi e tutto era risolto. Se ogni tanto ci scappava il morto, anzi la morta, pazienza.)
19 settembre 2012 alle 12:40
Maria Teresa, scrivi:
Non usare il “voi”, usa il “tu”. Questo blog è fatto da me.
Mi pare bizzarro dire che io ho “il potere di imporre” queste immagini. Ho il potere, questo sì, di prenderle da altre parti della rete e riproporle qui.
Non credo che questo tipo di comunicazione “ferisca moltissimo i sentimenti dei credenti” (almeno non ferisce i miei, e io sono credente; né ferisce quelli dei credenti che quelle immagini le hanno create e messe in circolazione – vedi ciò che scrive Andrea Barbieri).
Ti informo che non sei tenuta a intervenire, quindi la tua dichiarazione di astensione mi pare un po’ curiosa.
Sarei fondamentalista di cosa? Essendo cristiano cattolico, al massimo potrei essere un cattolico fondamentalista (cosa che non sono).
Dici che “dissenti totalmente da questo tipo di comunicazione”. Ma ho come l’impressione che tu dissenta da qualcosa che non hai capito.
Il mio interesse, nel presentare questa serie d’immagini, è puramente retorico.
19 settembre 2012 alle 12:45
Simbolicamente eretico. Cristo era uomo dalla personalità matura e ben definita. Oppure un Dio fattosi uomo di una consapevolezza ineguagliata. Venuto sulla terra, quindi nato. Non feto come viene dipinto. Mentre il feto non ha ancora consapevolezza di sé. Quindi questo pseudodipinto è un colpo portato CON l’intestino: una budellata.
19 settembre 2012 alle 12:45
Qualche giorno fa, Maria Teresa, hai scritto (qui):
Il crocifisso è già, di per sé, una “risignificazione”: la croce, strumento per l’uccisione degli schiavi, è diventata luogo del sacrificio volontario del creatore incarnato.
19 settembre 2012 alle 13:12
Giulio, per piacere, spiegaci questa frase: “Il mio interesse, nel presentare questa serie d’immagini, è puramente retorico”.
19 settembre 2012 alle 15:20
Oh là… dici proprio una cosa che ho pensato, Giulio, ne hai proposta una perspiqua sintesi, quando scrivi “il corcifisso è gia di per sé, una ‘risignificazione’”. Lo dico con altre parole: la croce, storicamente e letteralmente, uno strumento di tortura e messa a morte, è diventata, quando ha stretto mortalmente il Cristo (che per un cristiano, e solo per un cristiano, è il “creatore incarnato”), oppure Gesù di Nazareth, “altro” da sé.Lo slittamento del suo senso è stato inarrestabile: è dunque diventata, come scrive Giulio, “il luogo del sacrificio ecc.”, un simbolo di identità e appartenenza (per i cristiani), e più in generale un oggetto “potente” per il lavoro delle interpretazioni umane, e persino per il conflitto delle interpretazioni (prendo un’espressione di Ricoeur)… in questo contesto parlare della “Vera Croce” che senso ricopre? Quale posizione sottende? Ricorderò qui solamente la interessante proposta esegetica di René Girard che propone la figura del Cristo in croce come l’utopia di un ultimo capro espiatorio, che mostra la possibilità all’uomo di “liberarsi” del meccanismo inarrestabile del conflitto mimetico…
19 settembre 2012 alle 15:23
ah, aggiungo: il feto-Cristo (rispetto ad altre “risignificazioni” proposte in Vibrisse da Giulio) è esteticamente penoso e di melanconica sciatteria, ma già qualcuno ha speso parole in tal senso, non faccio che rafforzarle…
19 settembre 2012 alle 16:58
cosa ci dice questo dipinto, che i prolife guardano all’uomo e alla vita con gli occhi di gesù cristo? oppure questo dipinto è il satana, nel senso di ostacolo-impedimento, che preclude agli stessi la possibilità di una visione non distorta?
19 settembre 2012 alle 17:00
Alberto, circa la consapevolezza del feto-Gesù puoi vedere questo estratto dalla “Vita interna di Gesù Cristo” di Maria Cecilia Baij (opera pubblicata, sottolineo, col nihil obstat della gerarchia ecclesiastica).
Enrico: un giorno a pane e acqua (pochissimo pane). Perspicuo con la q non merita di meno.
Intendo dire, Isa, che il mio interesse, nel presentare questa serie d’immagini, è puntato tutto sul funzionamento del segno; sul modo in cui viene usato; sulla sua polisemanticità (orpo!); eccetera. Non mi interessa “che cosa significa veramente” il crocifisso; mi interessa che cosa – e come – può essere portato a significare.
Un po’ come ho fatto, per qualche mese, con la serie sulla donna ideale.
19 settembre 2012 alle 17:35
oh santissimo! Posso – per quella “q” – anche flagellarmi… padre? Mi dica di sì la prego!
19 settembre 2012 alle 17:51
Aggiungo cosuccia: noi ci interroghiamo, e ci inquietiamo, quando la risignificazione, quindo il “nuovo segno” e il “simbolo”, diventano – in sensibilità di uomini e donne, e per comunità intere, e per istituzioni politiche e religiose – il Segno Unico e Assoluto di cui si dà la Interpretazione Unica Possibile stabilita da Istituzioni Venerande, e Senza Possibilità di Discussione e Interpretazioni Altre. Cioè il “lavorìo” della risignificazione, in un suo preciso momento storico, viene “blindato” dalle forze della politica, della religione istituzionale, della giustizia, delle forze di repressione, della pressione sociale violenta. E dunque arriva il giorno in cui non solo qualcuno (e magari è anche al potere) detiene Il Significato Assoluto del Simbolo di Fede, ma arriva anche l’infausto giorno nel quale chi sgarra, chi ne cerca altre interpretazioni, chi ne ride, persino chi ne narra liberamente, rischia di finire al bando o in prigione o peggio…
19 settembre 2012 alle 17:52
Non so perché ho usato il “noi”, risulta un po’ troppo enfatico, me ne scuso…
19 settembre 2012 alle 18:11
Volevo scrivere una cosa interessantissima e intelligentissima sul crocifisso come segno/simbolo, sulla polisemanticità, sulla vita interna di Gesù Cristo e su questo feto qui, ma mi hanno interrotto per un’ora buona e me la sono dimenticata. Fate finta di averla letta.
19 settembre 2012 alle 18:18
mi pare gmg che sia la cosa migliore che tu non abbia scritto
19 settembre 2012 alle 22:34
Ho letto tutto e tutti con molto interesse. Verissimo: non sono tenuta ad intervenire, ma per il mio temperamento reagisco sempre ( e quindi intervengo) a cose che hanno la capacità di turbarmi e delle quali vorrei capire il perchè, lo scopo, il senso della ” provocazione” cui assisto.
Detto questo, le ” interpretazioni ” sono tutte ammissibili, tuttavia ci vuole, a mio parere, l’onestà intellettuale del punto di partenza. Anche quei cattolici che avrebbero usato di questa immagine per propagandare tesi antiabortiste hanno peccato di poca onestà intellettuale 1) perchè hanno usato del Bambino per un loro scopo propagandistico e questo – chi è credente lo sa – non è corretto non dovendosi utilizzare Dio per i propri scopi ( ” I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie”, Isaia 55) ; 2) C’è una sola storica narrativa in merito al Bambino concepito, ed è quella evangelica di Luca, laddove narra che Elisabetta, anch’essa in attesa del nascituro Giovanni ( il Battista) , incontrando Maria , incinta di Gesù, avvertì il proprio figliolino sussultarle in grembo per la gioia, avendo il piccolo , nel suo ventre, riconosciuto Gesù. Ergo l’immagine del Bambino nel grembo della madre Maria è nella Scrittura tramandata come una immagine di Vita e di gioia,che non può essere equivocata o alterata , addirittura resa mortifera – se non come ho detto prima, ossia per propri scopi.
E’ vero: l’arte pittorica ,attraverso sommi artisti, ha collegato anche in modo simbolico la Vita di Gesù alla sua Crocifissione, come evento necessitato alla Salvezza dell’umaniità, in quanto la corretta dizione della Croce è “ Morte e Resurrezione “ di Cristo e non solo Morte, ma, datemi atto, che ne corre un mare tra le immagini del Lotto e del Caravaggio , e la crudezza e -passatemi il termine -la brutalità d’impatto visivo di questo povero feto. Non a caso per alcuni che sono intervenuti, l’immagine è stata giudicata di pessimo gusto , esteticamente aberrante. Gesù è stato scandalo per la sua epoca e certo continua ad esserlo , visto che la Buona Novella che incarna, è così difficile da seguire, ma di certo Egli si sottrae alla strumentalizzazione che taluni ne hanno voluto o ne vogliono fare, qualunque sia il mezzo e/o la forma. MOzzi dice che l’interesse a presentare queste immagini è puntato al funzionamento del segno, sul modo in cui viene usato…non so che dire, se egli si definisce cristiano credente sa già che il Crocefisso o ancor prima Gesù non è un segno, ma una sostanza. Infatti, qualsiasi cosa l’uomo voglia far dire all’immagine di Gesù , che non sia Gesù stesso, scivola via nella notte dei tempi….
19 settembre 2012 alle 23:43
Personalmente, amo solo le opere d’arte (Arte Sacra) che rappresentano la Crocifissione di Gesù di Nazareth, così come verità storica e di fede.
A parte il contesto fumettistico (che non mi ha affatto disturbata, e che ho letto più come una simpatica, sana, visione paradossale), rifiuto fermamente ogni “alterazione” del Significato sacrale della Croce e della Crocifissione.
Le opere che mi interessano e che potrebbero interessarmi riguardano invece la rappresentazione storica della Crocifissione dell’Uomo nella flagellazione dell’uomo senza ulteriore corredo simbolico.
Tutte le altre, che non considero opere, sono da me inquadrate nell’ottica di operazioni propagantistiche e tentativi violenti di inscenare e imporre, nell’immaginario del credente, un significato identificativo che scalza quello latente o realmente proposto, compiendo una operazione di sostituzione e confusione di significati con evidente falsante beneficio di risultato.
20 settembre 2012 alle 01:00
Salve! Propongo un’immagine a questa simmetrica.
Un mio amico è stato di recente a Instanbul e ha visitato la chiesa bizzantina ora chiamata “Chora Church”. Il sito (http://www.choramuseum.com/) afferma che il nome chora stesse ad indicare la posizione della chiesa, situata in campagna. Secondo il mio amico si possono leggere gli affreschi della chiesa con ben altra profondità se si intende la parola “chora” proprio come l’usavano i greci e cioè nel significato di “materia”. A suo avviso la chiesa esplora iconograficamente un tema caro al neoplatonismo, quello del conflitto tra materia e spirito.
Dopo questa premessa, l’immagine che propongo è quella di un affresco che raffigura Cristo risorto, dopo la croce, con un bambino in braccio.
Risorge la sua stessa nascita?
20 settembre 2012 alle 09:32
Siccome “Il crocifisso è già, di per sé, una ‘risignificazione’: la croce, strumento per l’uccisione degli schiavi, è diventata luogo del sacrificio volontario del creatore incarnato.” [Mozzi]
qualcuno potrebbe pensare specularmente a Sabrina Greco:
Che è esattamente quella cosa odiosa che capita coi caricabatterie dei cellulari. Le ditte impongono gli spinotti “proprietari”, così o tu hai il loro caricabatterie o non carichi il cellulare.
La crocifissione come simbolo proprietario vanifica il principio per cui tutti possono lavorare sul significato. Risultato: perdita di significato.
20 settembre 2012 alle 10:40
Anche il simbolo della croce è sul libero mercato delle interpretazioni. Vinca la migliore (intepretazione) – la più credibile, la più coinvolgente, la più immediata, la più evocativa, ecc. a seconda.
Per me (atea) ha sempre rappresentato qualcosa di angosciante: Gesù che è morto per me che non gliel’avevo chiesto ma gli sono comunque debitrice per sempre. E ancora: siamo nati per soffrire. Credo anche che l’esposizione dei bambini a questo simbolo di dolore e espiazione e eterno indebitamento (con conseguente, ievitabile senso di colpa) sia problematica, soprattutto quando ancora non hanno gli strumenti per dare un senso a un messaggio così complesso (come può tanto dolore e sacrificio dare gioia o farci sentire amati, o altre cose positive, anziché metterci sulle spalle un enorme fardello, oltre a quello ceh già dobbiamo portare per default?)
eccetera.
20 settembre 2012 alle 10:59
Maria Teresa: scrivi che l’immagine qui sopra riportata ti pare “esteticamente aberrante”. Ora: “aberrante” significa “che devia dalla norma, dalla media” (vedi). Qual è la norma estetica (estetica, dico, non etica ecc.) dalla quale devia questa immagine?
Poi scrivi:
Be’, l’interpretazione allegorica dei fatti raccontati nei libri storici della Bibbia appartiene in pieno alle tradizioni israelitica e cristiana. Ovvero, la risignificazione appartiene in pieno alle tradizioni israelitica e cristiana. Lo stesso Gesù di Nazareth, distribuendo pane e vino e dicendo “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”, ha operata quella che per i credenti è (appunto) una transustanziazione, ma per tutti gli altri è una semplice risignificazione.
Vedi, Maria Teresa: potremmo dare a questa piccola esplorazione iconografica lo scopo di mostrare (ipotesi di lavoro) come, al di là delle tantissime risignificazioni – alcune delle quali potranno apparirci bizzarre, ridicole, mostruose, sciocche ecc. – la potenza della crocifissione in quanto segno rimane grande, se non intatta. E potremmo ricordarci che a chi non è credente il segno è la prima, se non l’unica, cosa che appare.
“In hoc signo vinces”, apparve scritto in cielo accanto alla croce (così racconta Eusebio di Cesarea). In hoc signo. (In realtà il testo greco di Eusebio dice, come spiega diligentemente Wikipedia, qui, “Εν Τουτω Νικα”, “con questo vinci”; ma potremmo considerare come ampiamente accettata, nei suoi sensi, la versione latina tradizionale).
Andrea, scrivi:
Il modo di dirlo è paradossale, ma sì: sono d’accordo. Potremmo domandarci perché l’arte sacra è sostanzialmente sparita, e perché quella che sopravvive piuttosto spesso – questa è una considerazione a occhio – cerchi di scansare l’iconografia tradizionale (perfino Zeffirelli, per dire, nel rappresentare l’annunciazione, ha usato la luce ma ha evitato di mostrare l’angelo, vedi).
20 settembre 2012 alle 11:15
Qualsiasi persona potrebbe alterare il significato di quanto ho scritto, Andrea, ma non potrebbe dire che l’ho scritto io.
20 settembre 2012 alle 11:52
Credo, Giulio, che in questo caso sia stata semplicemente una scelta del regista quella di lasciare lo spettatore al suo posto, escludendolo dall’evento miracoloso (che riguarda solo la Madonna) e preservando interezza e sacralità d’immagine. Rappresentare scenicamente l’intervento del Divino (simbolo luce), ma senza farci vedere con gli occhi di Maria.
Almeno questo è ciò che penso.
20 settembre 2012 alle 12:32
“Gesù che è morto per me che non gliel’avevo chiesto ma gli sono comunque debitrice per sempre”.
Come fa un ateo a scrivere una cosa simile?
20 settembre 2012 alle 15:27
Ma, Sabrina, per l’appunto, è interessante che Zeffirelli abbia scelto di non mostrare ciò che secoli e secoli di pittura non hanno avuta alcuna difficoltà a mostrare.
20 settembre 2012 alle 17:38
Giulio, semplicemente la mia è considerazione diversa, non opposta.
Verte sul differente linguaggio (pittorico, cinematografico, ed all’interno di quest’ultimo, sulla precisa scelta del regista).
Mentre davanti ad un dipinto assistiamo oggettivamente alla rappresentazione di una scena, in un’opera cinematografica l’inquadratura della telecamera, spostando l’obbiettivo, può far guardare lo spettatore (finzione) dal punto di vista di uno dei personaggi.
In questo caso, il regista ha deciso di non coinvolgere lo spettatore nella Visione, avvertendo dell’intervento del Divino nella quotidinanità semplice di Maria senza svolgere scenicamente quanto da Ella visto. Grazie.
20 settembre 2012 alle 23:03
Con sorpresa, ma forse non troppa, ritorna una domanda che avevo fatta nelle parole di Giulio: “Potremmo domandarci perché l’arte sacra è sostanzialmente sparita”, e a cui solo manu ha cercato una sintetica risposta (cioè, brutalmente: fine del committente). Sto studiando la poesia in questi mesi e ci sono degli epifenomeni, eventi, artisti che segnano la nascita del verso libero, e la fine della tradizione “artigianale” della poesia metricamente e prosodicamente strutturata secondo leggi “rigide”, tradizionali… ci sono rimanenze, resistenze, resti, ritroavmenti di antiche forme, lotte con angeli, e drammi e gioie della libertà scoperta… io sono sostanzialmente ignorante in storia dell’arte, e comunque ho la sensazione che questa eclissi dell’arte sacra vada raccontata in maniera più “interna” e “profonda”, e nessuno mi pare lo voglia fare, raccontando. Certo. Lo smagamento dell’arte nella visione di un mondo “en plein air” ha frantumato un’arte che traboccava di Madonne, di Santi, di Gesù, di episodi biblici… o anche di antichi ricordi classicisti e pagani… per affrontare il vuoto della visione senza Il Segno… l’eclissi è stata potente: se è stata potente nella iconografia, nell’arte visiva, io la trovo ancora più fiammante e sconvolgente nell’architettura. Diventa “impossbile” a un certo punto ideare una chiesa che non perda completamente il filo con una tradizione di immensa ricerca di bellezza… come è stato possibile? In che senso, se accettiamo la dicitura “fine del committente”, in che senso, perché e percome, il committente è “finito”? Visto, tra parentesi, che se lo identifichiamo come la Chiesa cattolica, esso è ancora discretamente potente e ricco?
20 settembre 2012 alle 23:07
Aggiungo: bene, il committente. Ma gli artisti, le estetiche, le opere? quali sono state le fratture? Dove rintracciarle? Come leggerle?
20 settembre 2012 alle 23:41
La cappella di Notre Dame du Haut dell’architetto Le Corbusier a Ronchamp, Francia, mi suscitò una grande emozione, risultando ancora una profonda ricerca di un architetto e progettista contemporaneo per collocare riferimenti e simbologia biblica nel contesto di un edificio moderno e per alcuni versi, a mio parere, rivoluzionario, in quanto chiesa. La tua domanda non ha nulla a che vedere con la committenza. Per altro commissioni di chiese sono in forte calo, comunque non proporzionabili alle epoche passate. Il problema sta, invece, nell’assoluto impoverimento culturale ed ignoranza degli architetti in materia del “sacro”. Quanti architetti e /o progettisti sanno, ad es. , che l’altare maggiore va posto a est, perchè da est viene la Luce? La tradizione di immensa ricerca di bellezza, come dici tu Enrico, è scaturita anche da epoche e stili estremamente sobri e austeri, come quello romanico. La caduta del senso del ” sacro” si è trascinata appresso l’ignoranza della Bibbia e di certo non si può edificare una chiesa o produrre un’opera di contenuto sacro , senza conoscere fondamenti e principi di una fede. Perchè se si vuole costruire una chiesa cristiana ( o una sinagoga o una moschea) non si può intenderla laicisticamente . Meglio è allora costruire una discoteca! Tu dici di essere ” sostanzialmente ignorante in storia dell’arte” e forse un approfondimento della stessa potrebbe dare una risposta alla tua domanda. Un tempo per costruire una cattedrale gotica una città impegnava secoli, le maestranze venivano impegnate per generazioni. Vedi la cattedrale di Chartres o quella di Alby ( due secoli di edificazione).
20 settembre 2012 alle 23:55
Io son quasi sicura che tu, Enrico, un’idea, un sospetto del perché l’hai.
Relazionare il cambiamento strutturale del verso con una interruzione della rappresentazione del Sacro nell’Arte (mutamento a livello sostanziale, come esplicitamente affermato), considerando il fatto che sia tu che Giulio fate riferimento alle arti visive, cosa ti suggerisce?
La Visione resta affidata alla scrittura?
Esiste, ed è in atto, una operazione di snaturamento a cui, a dirla con Capuana, dobbiamo guardare atterriti, e di voluto allontanamento dell’arte dal Sacro?
La Chiesa Cattolica è ora interessata ad altro che non alla moltiplicazione della rappresentazione del Significato?
21 settembre 2012 alle 00:12
Questa immagine la dice tutta.
Il Messia.
21 settembre 2012 alle 07:00
ma la piantiamo di pensare che se un architetto disegna una chiesa o si occupa di edilizia civile evitando di riferirsi ai canoni del winckelmann è un ignorante? quella ‘nobile semplicità e tranquilla grandezza’ può fare un baffo all’artista del 2012, quasi 2013. l’arte è libera. e il senso del sacro può essere lontano anni luce da quello didascalico di giotto, dalla prospettiva rinascimentale, dalla ridondanza barocca, dal rigore neoclassico, e via e via. può essere altro. altro. altro ancora. fortunatamente, aggiungo io. sennò mettetevi con un banchetto delle firme pure voi a bandire l’arte degenerata. ne raccoglierete, si, parecchie. siamo presi così.
interiorità attraverso l’anteriorità. e tutto può nascere.
21 settembre 2012 alle 07:22
Forse è anche cambiato il ruolo degli spazi e degli edifici di culto.
Nel quartiere in cui abito, di periferia, la modesta chiesa, costruita negli anni Cinquanta, già negli anni Sessanta era diventata troppo piccola. Ne hanno costruita un’altra lì vicino, altrettanto modesta, ma gande abbastanza per entrarci tutti.
La chiesa vecchia è stata trasformata in palestra e sede per gli scout.
Un anno fa, nello stesso “slargo” (“piazza” sarebbe parola troppo importante) hanno costruito un centro parrocchiale con le stanze per il catechismo, le attività dei vari gruppi ecclesiali, l’archivio della parrocchia.
La chiesa e ciò che le sta intorno sono diventati sempre di più un posto dove ci si trova per svolgere delle attività insieme. Ci vanno un po’ tutti i ragazzi, per esempio, spesso anche di religioni diverse, per fare sport e altro.
Logico che in questo contesto i Simboli ci siano, ma siano forse meno importanti della comunità che vive e che cresce lì.
Logico anche che la priorità sia la comodità degli spazi più che la loro bellezza.
21 settembre 2012 alle 08:45
MA forse una calmata te lapotresti pure dare, gentile Manu. Non c’è bisogno di mettersi a fare alcun banchetto. Qui non s’è parlato di arte degenerata o d’altro. Il senso del sacro odierno potrà anche essere lontano mille e miglia dal ” senso del sacro” di Giotto ( anzi ancor prima d Giotto) et cetera, ma di certo deve essere un ” senso”, che oggi non c’è, è sparito. Ho citato apposta un architetto e progettista contemporaneo molto audace, quale Le Corbusier, ma se vai a vedere nel museo di Ronchamp la ricchezza dei suoi studi e i manoscritti con i riferimenti alla Sacre Scritture ( non a Giotto o al baroccoetc.) che egli scrisse per affrontare l’opera, comprenderai bene che il ” Sacro” va affrontato. Entra oggi in una qualsiasi chiesa moderna, e dimmi che cosa avverti, attorno a te, di ” sacro”. Tu dici che può essere ” altro” , ma non lo sai spiegare questo altro…cosa vuoi ” siamo presi così”…
21 settembre 2012 alle 14:05
ciao Manu. Non vorrei essere stato frainteso. Per me i lavori di Monet sulle Ninfee, o i tre studi per una crocefissione di Bacon, o i collage di Rauschenberg, sono sacro nell’arte… ecco, forse non dovremo parlare di sacro, no: di iconografia cristiana (certo l’eccezionalità per esempio del trittico di Bacon – ne ha tratto un incredibile spettacolo teatrale Danio Manfredini – che tu stessa, manu, hai citato dice che continuerà forse ad esistere una possibilità di lavorare sull’immaginario cristiano da parte dei più grandi artisti con nuove inaspettate e profonde incursioni…); aggiungo che a mio parere, la tesi di maria teresa (non c’è più arte cristiana perché c’è – tanta – ignoranza: mi scuso maria teresa se riporto il tuo pensiero in così magra sintesi) mi sembra sostanzialmente moralistica e sinceramente insostenible… ripropongo il parallelo: non c’è più un sistema rimico preciso nella poesia occidentale perché i poeti del “verso libero” sono ignoranti: inaccettabile da ogni punto di vista! A Sabrina dico che sì. ho il sospetto che nella perdita della centralità del cristianesimo nell’arte, c’è forse la storia del “Vuoto”, di una nuova (fruttuosa, quando è fruttuosa) spaesatezza… ma mi fermo qui!
21 settembre 2012 alle 14:24
Maria Teresa, scrivi che
Domanda: è vero che esistono un assoluto impoverimento culturale e un’ignoranza degli archietti in materia del “sacro”? Come si può sapere se questa cosa che tu dài per scontata è vera o no?
Manu, scrivi:
Mi pare che nessuno qui abbia sostenuto che se un architetto disegna una chiesa o si occupa di edilizia civile evitando di riferirsi ai canoni del winckelmann è un ignorante; e che nessuno abbia sostenuto niente di simile.
21 settembre 2012 alle 14:37
Gentile Mozzi, mi pareva che in questo tuo interessante blog le persone dicessero la loro. A me sola chiedi ( e la cosa mi onora) da dove traggo i miei convincimenti, una fondamento quasi scientifico alla mia opinione. Mi farebbe piacere che questo tipo di domanda fosse rivolta anche agli altri interlocutori perchè a volte ho letto pur io cose un poco bizzarre….e date per scontate. Comunque appena possibile , risponderotti. Ciao!
21 settembre 2012 alle 15:53
A chi interessa ( tutto reperibile su Internet tramite Google):
” Luoghi e spazi del sacro” Tesi di dottorato dell’ing. BArtolomei Luigi.
” Un’anima per lo spazio liturigico” di Ciro Lomonte in Rinascimentosacro.org
” Architetture sacre cercasi” di Valerio Camerini.
Materiale tutto recente.
21 settembre 2012 alle 17:57
eccomi
@ maria teresa
mi scuso per il tono che ti ha infastidita. Convengo che parlare di arte degenerata sia stato un azzardo. Detto questo.
1. La tua frase che riporto qui di seguito “quanti architetti e/o progettisti sanno ad es. che l’altare maggiore va posto ad est perché da est viene la Luce” su cosa si basa? Ovvero. nella Bibbia trovo indicazioni su come va costruita una chiesa e dove va posto in essa l’altare maggiore? Te lo chiedo perché non lo so.
2. parlando di senso del sacro scrivi:
‘oggi un “senso”non c’è, è sparito’ … ‘il “Sacro” va affrontato’ … ‘tu dici che può essere altro ma non lo sai spiegare questo altro’.
cerco di chiarire qualcosa.
posso fare esperienza del sacro guardando un quadro bianco su fondo bianco. Ovvero in assenza di immagini e simboli. ma lo posso esperire anche visitando una tomba costruita da un architetto, quando ad esempio la struttura obbliga al passaggio da un punto all’altro attraverso passaggi che implicano un inchinarsi fisico del visitatore per attraversare quel luogo (tomba Brion dell’arch. Carlo Scarpa). Pensavo ad esempi come questi quando scrivevo che può essere altro. Che il sacro vada affrontato nella costruzione di un luogo di culto mi sembra ovvio. non saprei dire se c’è ignoranza tra gli architetti in fatto di senso del sacro, più che altro mi sembra cosa difficile da affermare. Tendo ad infastidirmi quando si attribuisce, come dire, valore indiscusso alle opere del passato o a quanto è già storia, e si riservano giudizi opposti ad autori e opere a noi contemporanei, poiché mi sembra, forse a torto, che ci sia poca curiosità e voglia di capire un linguaggio che vada in direzioni a noi magari sconosciute. Tutto qua.
@giulio mozzi
ciò che ho scritto è solo una mia interpretazione arbitraria del pensiero altrui (maria teresa, enrico). Non mi pento e non mi dolgo. Mi è servito per dire quanto avevo da dire in fatto di arte sacra sparita, e giù di lì.
21 settembre 2012 alle 18:15
per manu: dell ‘orientamento delle Chiese, con abside rivolta a est ( oriente) luogo da cui sorge il sole, secondo antica tradizione ebraica, si parla nelle Costituzioni Apostoliche , testo liturgico Rivolgersi ad Oriente nella preghiera è proprio anche di altre religioni. L’oriente è ritenuto una direzione sacra.
Per il resto del mio discorso ho indicato alcune letture a mio avviso molto interessanti sull’aspetto della crisi del sacro nell’architettura.
21 settembre 2012 alle 18:28
Preciso che la ” direzione sacra” per l’ebraismo è verso Gerusalemme ( si deduce in Daniele 6,11). Per i primi Cristiani è la direzione della Gerusalemme Celeste ( oriente). Ne discende che le chiese ” orientate” sono le più antiche. Nel Vecchio Testamento ovviamente non ci sono indicazioni in merito alla chiesa o altare maggiore ( come potrebbe essere?) ma in merito al Tempio, vedasi appunto Daniele.
21 settembre 2012 alle 18:44
@maria teresa
non si tratta dunque di una descrizione puntuale simile a quella che si trova nel libro dell’esodo con l’indicazione di misure e materiali per la costruzione del tabernacolo o mishkhan
affermavi più su che “La caduta del senso del ”sacro” si è trascinata appresso l’ignoranza della Bibbia e di certo non si può edificare una chiesa o produrre un’opera di contenuto sacro , senza conoscere fondamenti e principi di una fede. Perchè se si vuole costruire una chiesa cristiana ( o una sinagoga o una moschea) non si può intenderla laicisticamente”.
ma le costituzioni apostoliche fanno parte della bibbia?
21 settembre 2012 alle 18:48
@ maria teresa
ho letto la tua precisazione ora
conosco poco ma ho ben presente che nel vecchio testamento non potrebbe essere
ti chiedevo infatti DOVE nella bibbia
22 settembre 2012 alle 00:10
Se si potesse risolvere la definizione di arte sacra come obbedienza a un canone letteralmente enunciato nella Sacra Scrittura, non ci sarebbe stata alcuna evoluzione nell’arte cristiana nè in quella islamica. Il che non significa che ogni istallazione di immagini possa definirsi sacra solo perchè comprende allusioni a un simbolo sacro. La teologia non è tutto, anzi non è niente, senza spiritualità. Ciò che rende adatta ad accompagnare o a contenere una liturgia (questa è l’essenza dell’arte sacra) un’opera piuttosto che un’altra, non lo dice la Bibbia e nemmeno il critico d’arte, per la semplice ragione che non è nell’ordine del dicibile. L’esperienza è tutto, in queste cose, e sfido chiunque a sperimentare Topolino crocifisso altro che come un’accostamento provocatorio, la cui intenzionè è molto più retorica che poetica.
Sono i cascami di poetiche “avanguardistiche”, il cui unico obiettivo è stato far esplodere una dimensione del significato, un ordine del discorso, con la pretesa di liberare il soggetto dalla sua egemonia. Se va bene è un’operazione filosofica: l’esperienza estetica, che permette di partecipare alla significanza pura del simbolo, è del tutto sacrificata alla riflessione intellettuale. Nietzsche vi avrebbe visto l’espressione di una civiltà moribonda.
Cento anni dopo Duchamp e’ la coazione a ripetere di un tipo di artista senza ispirazione, costretto a rimasticare frattaglie della tradizione e dei media. Non è Dalì, è il ragazzotto ritardato che a sessant’anni gioca con le figurine dei surrealisti.
22 settembre 2012 alle 21:33
Apprezzo molto il precedente intervento.Purtroppo capita che nello scambio di idee in un blog, poi ci si infili dentro un aspetto , un particulare del problema. Non sono infatti i riferimenti ai canoni delle Sacre Scritture a risolvere il problema della attuale forma di impoverimento di ” sacro” nell’arte sacra. ” la teologia non è tutto, anzi non è niente senza spiritualità”. E questa è la chiave per aprire anche la porta inerente quella che per me resta ( mia opinione personale) una effettiva incapacità di esprimere il ” sacro” nella edificazione di luoghi non semplicemente ecclesiali, ma di culto e di preghiera. Avevo precedentemente indicato tre letture a mio avviso fondamentali su questo argomento: molto interessante in particolare l’articolo dell’arch. Ciro Lomonte, che invito a leggere, in quanto qui davvero non riassumibile. In particolare la parte che riguarda il significato che aveva nel medioevo , per una intera cittadinanza, partecipare alla edificazione di una cattedrale..
23 settembre 2012 alle 10:56
Trovo (per me) devastante che l’arte sacra sia scomparsa. E poichè considero l’arte come un portato, la rappresentazione tangibile e spiegabile dell’inconscio, l’incontro esaustivo tra l’energia di Es e Super Io, devo desumere che Dio è morto.
Perchè Dio è dentro di noi attraverso i conflitti fra Es e Super Io, eterni come attriti fra placche tettoniche, e ha inteso mostrarsi anche mediante i rivolgimenti dell’arte, non a caso per secoli esclusivamente sacra. Che ciò non avvenga più, che il Vesuvio sia caduto in sonno, può dipendere da tanti fatti. Ne cito due: o Dio si è spento nell’uomo e mai più si sveglierà o l’ha abbandonato alla ricerca di strumenti più adatti. Che so, i Campi Flegrei.
Però attenzione, il Vesuvio mica è spento.
23 settembre 2012 alle 12:29
…in particolare la parte che riguarda il significato che aveva nel medioevo , per una intera cittadinanza, partecipare alla edificazione di una cattedrale..:
“li mili cento trenta cinque nato fo questo templo a San Gogio donato, e toa fu l’opera, Nicolao Sculptore, per Glelmo ciptadn in so onore”.
23 settembre 2012 alle 12:58
Dio è morto?
Forse no. Forse ha solo abbandonato l’ordine del discorso per insediarsi in una nuova infanzia dello spirito. Certo lontanissimo dai musei e dalle gallerie d’arte, ma anche dai catechismi.
23 settembre 2012 alle 13:09
Dio non è morto , c’è solo l’immane negligenza degli uomini di volerlo cercare, perchè Lui si fa trovare nè si è mai nascosto. Certo , come dice vbinaghi, non è nei catechismi ( che sono un prodotto umano) , ma a leggere i Vangeli difficile non trovarlo…
23 settembre 2012 alle 13:21
Dio è morto come tensione nell’artista figurativo, e l’artista è cartina di tornasole del tempo in cui vive. Non c’entrano le gallerie e i catechismi.
23 settembre 2012 alle 19:00
A me pare che a morire sia stato l’artista figurativo, cioè quello che sperimenta l’essere nella visibilità della forma. E’ morto soffocato dalla logorrea concettualista e dalla continua ricerca dello shock delle neo-avanguardie. Per restituire dignità alla forma bisognerebbe prima eliminarne i parassiti.
23 settembre 2012 alle 19:41
Lettera a Duchamp (principalmente per valter bin-aghi)
Dovrei indignarmi? Stupire la folla dei commentatori accanto
col mio vestito di parole e cappuccio duchampiano?
Portarli non a scuola ma per la strada
spiegare tutto su scatole, androginia, figure meccaniche e ready-made
poi cullare il loro essere disorientati con la rottura del tuo muro di silenzio
e loro che non vogliono andare fino in fondo e io che li capisco
che non mi arrabbio e dico: dovete sentire! È bello sentire!
Glielo devo dire?
lo scriveva a sua moglie! ‘un artista si esprime con la sua anima, tramite l’anima bisogna assimilarlo. Questo è ciò che conta’.
E lei, anche lei che non capiva, non capiva te e il suo regalo di nozze, quell’opera di Picabia,
e il tuo insistere con stupidaggini intenzionali
Oh Rrose… Sélavy!
Poi tutte quelle manciate di giochi di parole
che non servono a spiegare
poiché vige, lo so, il rifiuto tuo di commentare
ogni interpretazione alla tua arte
da parte
di chi è troppo poco affamato
e troppo serio per capire
Oh però, chissà come sarebbe
se anch’io mi indignassi
certo potrei attaccare con le tue provocazioni sessuali alla wedekind
enfatizzare la ripetizione
amplificare la frustrazione del visitatore abbandonato a se stesso
logorarne i nervi con l’esaltazione della meccanica inutile
Ma… e l’amore?
Come la mettiamo con l’amore? Dimentico l’amore.
si perché se a 45 anni sto davanti ad una tastiera di un pc
a scrivere idiozie all’ora di cena su strutture matrimoniali alla gregory corso
e tutti gli altri sono seduti a mangiare
l’intero universo a cena tranne me!
Ah!
Eppure so bene che se un’arte fosse possibile come sono possibile io
allora indignarmi e agire ancora, sarebbe possibile
Come lei aspetta il suo amante egizio
così aspetto io, privata di 1095 giorni e di altrettante magiche notti.
23 settembre 2012 alle 20:53
Manu, il testo qui sopra è pieno di suggestioni che rischio d’interpretare come più mi piacerebbe.
Se vuoi dirmi qualcosa in sede polemica perchè non me lo dici chiaro e tondo (in prosa)?
23 settembre 2012 alle 21:51
e interpreta come ti pare, valter, sarebbe già qualcosa!
sarà una tua creazione, non la verità. o pretendiamo di possederla, questa verità?
mi piace, mi piace troppo uscire dai limiti angusti della logica. e lo faccio, quando posso. e non spiegherò un bel niente. e non starò lì a ribattere e a ribadire
e lasciatemi divertire!
24 settembre 2012 alle 02:06
In effetti la logica è angusta. Fa venir voglia di romperla e dall’uovo esce sua figlia, la dialettica.
Ma la verità è musica.
24 settembre 2012 alle 08:41
Beh, alla fine quello che conta resta il fatto che in questo blog c’è stata una bella discussione, con tanti punti di vista e tante idee. Buona giornata a tutti !
25 settembre 2012 alle 21:51
Per la strada manu ho incontrato qualcosa
non sapevo cosa fosse pensavo l’Indie invece non era
neppure l’americhe, non lo erano, non sapevo che dire
né piccolo né grande ho incontrato qualcosa, tremavo, tremava,
cos’era? non il buddha, non cristo, cos’era? non era nemmeno odradek? Non si spegneva restava acceso, se cantavo cantava, e se volevo riflettermici, rideva… non era neanche l’aleph, nemmeno quello… so solo che mi pareva ridere. ma se piangeva era forse uguale, fremeva, ecco sì fremeva… senza esserne sicuro… ma il cuore, il cuore che strano mi si squagliava a starci innanzi… che strano: il cuore mi si scioglieva…
26 settembre 2012 alle 09:12
@enrico
signore e signori!
ladies and gentlemen!
questa sera!
solo per voi!
parole al vapore!
litri di sogni blu!
e confidenze di panna!
yeah