
David James Gilhooly, Mickey Crucifix, 2009
Etichette: David James Gilhooly
Questa voce è stata pubblicata il 16 settembre 2012 alle 00:11 ed è archiviata in Crocifissioni. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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16 settembre 2012 alle 07:49
La passione di Cristo si è consumata in poco tempo.
Quella degli uomini e delle donne spesso dura gran parte della vita.
E’ giusto?
E’, e basta.
16 settembre 2012 alle 09:40
A isa, la passione di Cristo si è consumata in poco tempo, ma per noi credenti è un significato costante nella nostra vita , anche di sostegno alla nostra passione sulla Terra. In merito alla foto , trovo queste immagini – con cui ogni tanto qualche ” intelligente ” propone di fare della Croce motivo di scherno o di squallido umorismo – talmente stupide da consolarmi pensando che nel giro di breve tempo saranno dimenticate e “stratificate” dalla forza onnivora del web. Buona domenica!
16 settembre 2012 alle 09:58
Nella casa dove sono nata ne avevamo uno enorme (che, ora, ha mio fratello). Era di mio padre e, prima di lui, del padre di suo padre, la sola eredità – assieme a una malattia – che aveva avuto. La cosa particolare è che questo Cristo aveva perso la sua Croce passando da padri in figli, nella mia casa.
Durante l’alluvione del ’51 mio padre, che non voleva lasciare la casa, lo prese, tra una bestemmia e l’altra, lo inchiodò, un’altra volta, alla sua croce e contro il muro della casa usando un chiodo da falegname e (in dialetto) guardando in direzione dell’argine gridò: e se adesso hai il coraggio bagna i piedi del Cristo. Stranamente, per una coincidenza, una purissima coincidenza, l’acqua si fermò proprio sotto, non arrivò a bagnare i piedi di questo povero Cristo inchiodato due volte e quindi a casa mia si gridò al miracolo per anni e anni.
Staccandolo dal muro, non ne sono certa però, devo farmi venire la voglia di chiedere ai “superstiti”, Cristo perse la sua Croce e fu lasciato così, a braccia aperte, contro un muro (gonfio d’acqua) di casa mia, sfidando l’umidità che polverizzava il muro e presto lo fece sentire ‘a casa’, in una stalla come quella dove era nato (forse era più asciutta quella).
Poi, quando siamo arrivati noi, figli di nostro padre, per un po’ lo abbiamo tenuto in cantina, almeno da quello che ricordo (o forse io l’ho messo in cantina, non so) e quando sono venuta via da quella casa mi è stato detto che il Cristo è stato portato da un amico di mio fratello per riavere una Croce adeguata.
Ora so che ne ha una – che, assolutamente, come fattezza e epoca del Cristo ha davvero poco a che fare – e staziona, di nuovo, in casa mio fratello.
Lo fotograferò..
16 settembre 2012 alle 12:48
Trovo molto significativo che a commento di una croce con sopra inchiodato un Topolino, si risponda – come ha fatto Barbara – con un aneddoto molto particolare e vissuto, che ha che fare con la Croce vera…il fatto è che nessuna manipolazione, nemmeno umoristica, può scavalcare il vero significato della Croce….e c’è gente che questo non è nemmeno in grado di capirlo…Un Topolino in croce non significa nulla, ma assolutamente nulla per l’umanità.
16 settembre 2012 alle 14:34
Penso che se l’intenzione è buona si possa scherzare anche sulla croce, ma non ne sono certo. Io l’ho fatto una volta, con un micro racconto, ma non ricordo se lo scrissi prima della mie ventinove fratture oppure dopo. Certo è che il mio carattere, discutibile e pesantuccio, induce al giocarmi amicizie pur di sibilare una battutaccia nel momento sbagliato. A me Gesù piace, e molto, anche se non ho una religione preferita, e questa cosa non la scrissi per offenderne la memoria, ma per colpa del sopra citato giocoso carattere, spesso sopra le righe e anche alle croci; lo scrissi come risposta, polemica e irridente, a un tipo sul Web che asseriva essere stato, il Cristo, un opportunista che approfittò delle credenze del suo tempo per farsi largo e affermarsi tra gli imbecilli.
L’intitolai:
Cristo… che opportunista…
— E vattene via… mosca di merda… ché non bastano li romani?
Cosa mi è venuto in mente di prendere al volo sta opportunità?
Vatti a fidare degli annunci pubblicitari, anche se non si può dire che mentissero del tutto:
— Ottima vista su Gerusalemme
— Aria buona e nessuna casa vicina
— Struttura in legno massiccio
— Bagno esterno
— Vigilanza continua
— Ideale per meditare sull’esistenza—…
16 settembre 2012 alle 14:41
simbolo cruciale di una religione un uomo ingistamente mandato a morte… la sofferenza di un morente… quale “rimbombo” ha questa cosa per il nostro immaginario, per la nostre psiche “bambina”… un perenne memento mori, o…
16 settembre 2012 alle 14:46
Credo che i topoliniani dovrebbero insorgere e mettere a ferro e fuoco le ambasciate di Paperopoli, bruciare le immagini di Ciccio, Qui, Quo, Qua, Gastone e Paperoga. Simili offese vanno vendicate.
16 settembre 2012 alle 15:12
sì, forse il commento di gmg, che “riverbera” la dimensione dell’ironia, è in perfetta risonanza con l’opera, c’è qualcosa da aggiungere?… cinismo e relativismo di tempi bui (direbbe qualcuno più emotivamente coinvolto)… il coinvolgimento di maria teresa è tutto all’opposto… e chiede all’oblio di “castigare” l’opera stupida… ma davvero, maria teresa, quest’opera intende “scavalcare il vero significato della Croce”? e se non significa “nulla” per l’umanità (questo concetto fin troppo vasto), in quanto opera di manipolazione di immaginario comunque vorrà pure “significare” qualcosa, e per un pubblico, il pubbblico dell’arte contemporanea… e per chi l’ha fatta e per il momento storico in cui l’ha fatta ecc. riusciamo “anche” a guardarla con la freddezza di animali occidentali?
16 settembre 2012 alle 15:55
Molto interessante quanto dici, gentile Enrico, il dicorso si farebbe davvero lungo..che fosse un ‘opera d’arte -mi scuso- ma non me n’ero accorta…quanto alla freddezza di animali occidentali, mi sembra che siamo proprio gelati ed algidi ( indifferenti) su molti fronti. A me la Croce riscalda ancora l’animo e mi parla di una umanità che s’ attendeva molto, non certo di vivere di Mcdonald, Rating, ed altri noti condizionamenti capitalistici …Quanto il momento storico che viviamo, non è una guerra vera e propria, ma per quanto riguarda gli animi è una depressione quasi assoluta.
16 settembre 2012 alle 18:57
http://pier-maria.blogspot.it/2010/09/crocifisse-per-sempre.html
Santa Giulia, il crocifisso è a Brescia nel museo dedicato a lei.
16 settembre 2012 alle 21:50
Certamente andrò a “conoscere” Santa Giulia. Belle le parole di Maria Teresa, quando dice “umanità” e non popolazione.. come dice il Profesor Binaghi le parole vogliono davvero parlarci.
16 settembre 2012 alle 21:51
forse qualcuno riesce ancora a vedere, Andrea, che il patinato pubblicitario che tu proponi con la sua lepidezza da ceretta estetica, e quell’orrido contrasto dello scuro e del chiaro – netto come un incubo di ghiaccio, totalmente alienato – è lievemente più terribile e inquietante (“oltre” il messaggio, senza considerare il messaggio) del “perplesso” e materico Mickey Crucifix con i suoi occhi spanati?… j’espere que oui…
16 settembre 2012 alle 23:07
Forse si vede meglio in questa foto.
http://1.bp.blogspot.com/-BOfacQALAJ4/TaLQpKeJVHI/AAAAAAAAIzA/OIqtWa0spHg/s1600/Santa+Giulia+-+Brescia+-+2011-04-09+15.29.28.jpg
La statua, in marmo del 1600, mi sembra interessante perché al posto di Cristo c’è una femmina. Siamo abituati a sessualizzare al maschile il simbolo della crocifissione. Questa immagine sconcerta un po’, come se Giulia fosse uscita da un ruolo predefinito e naturalizzato, per andare a occupare un posto che nessuno pensava potesse essere raggiunto da una femmina.
16 settembre 2012 alle 23:45
Quindi avrei preso un granchio? c’avevo il sospetto… Sì, vista così l’immagine ha tutto un altro impatto… sob!
17 settembre 2012 alle 00:09
Per Andrea Barbieri: scusami ma non è corretto quello che scrivi. Santa giulia appare crocefissa non per traslazione rispetto al Cristo, ma perchè fu martirizzata inchiodandola ad una croce. Anche Pietro ricevette lo stesso trattamento, venendo inchiodato alla croce e con il capo rivolto in basso, Questo non ha nulla acchè vedere con la sessualizzazione del simbolo della crocefissione. Poichè è quanto meno un dato storico che Gesù Cristo era un maschio ( vedasi vangelo di Luca che ne narra la nascita).
17 settembre 2012 alle 11:39
Maria Teresa, una curiosità che non c’entra nulla. Da dove salta fuori questo modo di scrivere “acchè”?
La forma corretta è: “avere che vedere”, “avere che fare”, eccetera.
La forma più diffusa, meno corretta, è “avere a che vedere”, “avere a che fare”.
Ma questo “acchè” non l’avevo visto mai.
(Mi pare un po’ come l’ “apposto” che si sta diffondendo per “a posto”).
17 settembre 2012 alle 14:45
(“apposto” si diffonde al posto di “a posto”, ma visto che “apposta” è già da tempo accettato al posto di “a posta”, chissà (chi sa) che anche “apposto” non segua lo stesso destino? certo, non acchè: casomai (caso mai) acché)
17 settembre 2012 alle 15:32
Previa ricerca, non c’è nulla di strano in ” acché” – correggo l’accento per pura svista di battuta – perché esso fa parte di quel fenomeno linguistico chiamato ” raddoppiamento fonosintattico” tipico della Toscana e dell’Italia meridionale ( anche se io sono di Venezia) e che è identico alla formazione di ” affinché”, ” appena” “sicché”, ” accanto” accapo”. Quste e altre parole nascono ab origine come ” a finché”, ” a pena” ” si che” ” a canto”. Spero di essere stata esaustiva nella spiegazione, Au revoir a tutti!
17 settembre 2012 alle 15:42
(maria teresa, acché esiste, ma nel senso di “affiché”, non c’entra con “niente a che vedere”…)
17 settembre 2012 alle 15:43
(affiché= affinché)
17 settembre 2012 alle 15:48
Immagino che dal puntiglio, Lei sia un professore. Siccome nemmeno io sono una illetterata, cedo le armi e mi tengo i risultati della mia ricerca. Pro bono pacis e ad majora.
17 settembre 2012 alle 15:57
Macché professore, suvvia!