di giuliomozzi
1. Cercate di dare un’idea di chi siete. Bastano poche righe. I banali dati anagrafici, gli studi, il lavoro, le eventuali esperienze di scrittura o pubblicazione o d’altro. Evitate di dare giudizi su voi stessi.
2. Raccontate brevemente perché (cioè: con quale scopo) avete scritto ciò che mandate in lettura. Raccontate la storia dell’idea, della composizione del testo eccetera.
3. Dite perché vi rivolgete precisamente a quella persona o a quell’editore o a quell’agenzia eccetera. (Se state spedendo a raffica a tutti, dite che state spedendo a raffica a tutti, eccetera).
4. Se la vostra opera fa riferimento a contesti o situazioni particolari, fate capire quali sono le vostre competenze in merito (es.: se si tratta di un romanzo ambientato durante la guerra di Crimea, raccontate un po’ gli studi che avete fatti ecc.).
5. Se avete già lavorato su quell’opera con altre persone, ditelo. Fate nomi e cognomi, raccontae che tipo di lavoro avete fatto.
6. Se avete incertezze e dubbi sul vostro lavoro, non esitate a illustrarli.
7. Se avete voglia di allegare anche un riassunto della trama, allegàtelo. Ci sono lettori, editori eccetera per i quali la presenza del riassunto è fondamentale; altri, come me, che generalmente preferiscono guardare direttamente il testo.
8. Fornite i vostri recapiti, e ricordàtevi di metterli anche nella prima pagina del dattiloscritto. Pare impossibile, lo so, ma mi è capitato di ricevere per posta degli stampati che non recavano né il titolo dell’opera né il nome dell’autore (che stava magari scritto all’esterno della busta).
9. Cominciate la lettera con un saluto, e terminàtela con un commiato. Pare impossibile, ma a me càpita spesso (cioè: una volta ogni due o tre giorni) di ricevere lettere che cominciano ex abrupto e non recano nemmeno una firma.
10. Cercate di essere chiari e brevi. Andate a capo quando cambiate argomento.

9 settembre 2012 alle 08:42
wow! Penso che ti manderò un manoscritto!
A parte gli scherzi, queste pagine di consigli sono semplicemente chiare. Che non è poco. Grazie.
9 settembre 2012 alle 09:19
Grazie per tali utilissimi consigli. Ne farò tesoro.
9 settembre 2012 alle 09:45
OT chiedo gentilmente all’ottimo curatore di Vibrisse di cancellare il terzultimo commento del post:
“Dieci cose da sapere sui nomi dei personaggi, se non volete che il lettore editoriale getti il vostro romanzo nel cestino”
La richiesta era già stata inoltrata senza venire esaudita, presumo per distrazione dell’autore del post. Grazie.
9 settembre 2012 alle 10:10
?
9 settembre 2012 alle 11:51
Giulio, al punto 5 manca una t. (raccontate). Ciao.
9 settembre 2012 alle 12:57
sembrerebbe così semplice…
9 settembre 2012 alle 13:27
no irene,non è semplice:
dopo una decente lettera di presentazione e magari una sinossi curiosa,ci vuole cmq un libro/romanzo/raccolta di racconti/ che sia valido,eh…:)
9 settembre 2012 alle 14:31
Nessuno scrive mai il decalogo dell’editore?
Ho sentito dire a destra e a manca che trovare un buon autore faccia la fortuna di un editore ma da un po’ di tempo mi sembra che l’editore sia una principessa da conquistare tramite infinte prove di abilità e pazienza.
9 settembre 2012 alle 14:42
ottima obiezione
beh qualche editore e-o curatore editoriale con le idee non chiarissime mi pare ci sia
in un campo che dovrebbe essere il meno conformista al mondo(quello dei libri,davvero oggetti nobili e che non dovrebbero veicolare troppa massificazione )c’è troppo conformismo nel seguir le mode editoriali e-o sociologiche ,solo che quando le si segue,le mode,a volte sono già al loro spegnersi,visto che le mode han la particolarità di non durare mai troppo a lungo:)
poi c’è un vecchio problema tutto italiano,che dura da circa 15 anni:
da un lato la presunta letteratura “d’autore”,con la solita fissazione del linguaggio (cosa noiosissima,perchè il pubblico poi vuole storie..non arzigogoli…)che finiscono per leggere solo quei pochissimi fans esistenti della narrativa italiana vera e propria o…..i dipartimenti di italianistica delle università,quelli si fissati solo col linguaggio lo stie,etc etc….(il mio sorrisino si sente:)?)
…e dall altro quella popolare (che in italia,scritta e prodotta qui, non è mai stata troppo diffusa,,ed è stata sostituiti a con i camilleri e i lucarelli e loro cloni,insomma gialli e noir)
mancano livelli MEDI(medio alti o medio bassi,)che in tanti altri paesi ci sono
qui in italia sto spazio ha avuto qualche successo coi romanzi di formazione che c’erano negli anni 90,o con qualche saga familiare da premio televisivo scritta da donne da sempre,ma poco altro
9 settembre 2012 alle 14:53
Davide, immagino che Irene si sia riferita allo scrivere correttamente la lettera che accompagna la spedizione d’un dattiloscritto.
9 settembre 2012 alle 15:06
Davide, una domanda. Visto che in Italia sembra dalle tue parole che vada sempre tutto male, hai intenzione di restare qui a lungo o hai già pensato di emigrare?
(Basta conoscere qualche nozione di diritto. Dettagli.)
Ladonnacamel, io credo che l’editore sia semplicemente stufo di leggere idiozie e voglia trovarsi, possibilmente, di fronte a qualcosa perlomeno scritto bene.
9 settembre 2012 alle 15:15
greco sabrina,o sabrina greco,mi creda davvero,trovo pochissimo interessanti i suoi post,quindi non ho intenzione di risponderle,aloha
(aloha = saluto hawaiano,ma non è per far l’estrofilo, l’italia del centro e del nord mi piace molto;altre zone?molto meno)
9 settembre 2012 alle 15:24
L’importante è che tu sappia, Davide, che non scrivo per piacere a te (si dice “esterofilo”).
Nessuno ti ha invitato.
I post sono pubblicati da Giulio Mozzi. Gli altri sono commenti.
9 settembre 2012 alle 15:44
P.S. Davide, noi al Sud sappiamo cantare.
9 settembre 2012 alle 19:42
Grazie Giulio. Essendo nuova nel seguire il blog, leggo in ritardo post pubblicati un po’ di tempo fa. Nei consigli che dai per inviarti i manoscritti in effetti davi già delle modalità di come inviare un minimo di presentazione o lettera che accompagna il testo. Così è ancora più chiaro e quindi un duplice ringraziamento.
9 settembre 2012 alle 20:05
Mannaggia io ho toppato molti punti.
9 settembre 2012 alle 22:05
Reblogged this on il Tempio dei Topi.
10 settembre 2012 alle 10:13
Buon giorno signor Mozzi.
Io il manoscritto lo già inviato e la lettera accompagnatoria non è esattamente come la vuole lei. Pazienza…spero solo che questo non pregiudichi la lettura del romanzo.
Agata
10 settembre 2012 alle 11:39
Presentarsi bene è già un buon inizio. Poi la mia idea è che gli editori pubblicano cose che stanno già cercando, per cui se ti capita di aver scritto il testo che ‘serve’ ok altrimenti presentazione e capacità letterarie non ti salveranno dal macero
10 settembre 2012 alle 11:48
“”"Presentarsi bene è già un buon inizio. Poi la mia idea è che gli editori pubblicano cose che stanno già cercando, per cui se ti capita di aver scritto il testo che ‘serve’ ok altrimenti presentazione e capacità letterarie non ti salveranno dal macero “”
quoto
ma è un po quello l’errore dell editoria,esser troppo spesso a rimorchio di idee e argomenti partoriti anche e sopratutto da altri media,ovvero aver perso da tempo la capacità di “anticipare”argomenti,e questo si riverbera anche nella scelta dei testi,anche inediti
10 settembre 2012 alle 12:36
Davide: sì questo lo penso anche io. Ma perchè prendersela più di tanto o continuare su questi discorsi? L’editoria e la letteratura sono questo, un settore commerciale dove hai successo se vendi o fai vendere. Inutile dare alle cose o peggio pretendere dalle cose un valore che non hanno perché tanto la realtà non cambierà mai.
10 settembre 2012 alle 12:44
ciao simone,
no,non è così.se le vendite scendono sotto un certo livello(e ultimamente son bassine davvero)gli editori son tenuti un minimo a rivedere la line up della scelta,mica si può sempre persistere nell errore:e nella presunta letteratura “alta/”d’autore”(ma non solo)di vendite/scelte/ flop ce ne son parecchie credimi..
mica si vive solo di best sellers eh,magari stranieri e magari tradotti..
10 settembre 2012 alle 13:12
Angela: di come la lettera, in realtà a me importa poco. Però se, come fai qui sopra, scrivi “il manoscritto lo già inviato”, non fai tanto una buona impressione.
Davide, Simone: gli editori in parte pubblicano ciò che andavano cercando e in parte pubblicano ciò che incontrano e li sorprende. Davide: in proporzione, l’attuale calo di vendite ha colpito quella che tu chiami presunta letteratura “alta/d’autore” assai meno che la letteratura popolare.
10 settembre 2012 alle 13:38
x giulio:io so di dati un pò diversi:),ovvero di tonnellate di copie di “50 sfumature etc etc” ,ma di quello si è accorto chunque,già
..semmai piu interessante notare che un nome noto dell editoria ,sia autore che operatore culturale,diciam così,su fb che ha scritto :
“incredibile,ma anche libri fatti da autori noti ed da editori “veri”,letteratura “vera”,libri curati con tutti crismi,manco arrivano a 3000 copie vendute…”
10 settembre 2012 alle 13:44
E poi,
cosa vorrebbe dire :
“”"… gli editori in parte pubblicano ciò che andavano cercando e in parte pubblicano ciò che incontrano e li sorprende.”"?
chi mi legge da qualche tempo in qua forse ricorderà che sono poco incline a dar ragione alle geremiadi dei troppi aspiranti scrittori,ma insomma,qualche scelta stravagante sui libri da pubblicare,qui e là,c’è,e forse qualche editore di fiuto a volte ne ha meno di quanto si creda-
ho recentemente letto due libri ambientati a roma,editori diversi ma prestigiosi,in un caso autore esordiente o quasi,nell altro autrice con piu libri alle spalle,dove mi son detto:
“ma chi è/chi sono i lettore tipo di opere un pò troppo eteree come queste?”
11 settembre 2012 alle 12:47
Scusi per l’ errore di distrazione (il manoscritto l’ ho già inviato). Io comunque sono Agata e non Angela. Siamo soggetti tutti ad un pò di distrazione.
11 settembre 2012 alle 21:44
Chiedo scusa, Agata. (Ma: un po’ va con l’apostrofo).
Davide, la frase
significa che
Ovvero: non vedo che cosa ci sia di duro da capire in questa frase. Mi aiuti?
11 settembre 2012 alle 22:12
nessuna durezza,solo che ,forse, quello che cercano,qualche volta , è gia sbagliato pure prima:)
giusto oggi sulla chat di fb parlavo con un altro addetto ai lavori che mi ha detto ,candidamente,per quanto in pvt
“lo ammettiamo:alcuni dei nostri ha finito le idee,non si sa piu cosa vende ,e cosa no
”
se tutti avessero idee brillantissime e sapessero cosa stanno cercando,il mercato sarebbe in perfetta salute,no?
E invece così non è.
parlo de manager “decisori”,più che che dei curatori editoriali,eh
11 settembre 2012 alle 23:07
Ovviamente citare una fonte anonima è come citare il nulla.
Idem, dire cose tipo “gli editori”, eccetera, sempre sulle generali, è in linea di massima come dire nulla. Idem dire che certe cose le sanno tutti, senza nemmeno dire di quali certe cose – di preciso – si parli.
Fuffa. Produci una quantità di fuffa, Davide. Ti invito a contenerti; o, in alternativa, a produrre qualcosa che non sia fuffa. Personalmente non ne posso più.
11 settembre 2012 alle 23:12
la fuffa è il parlar del tempo atmosferico o della minetti & Corona:non di ciò che è scritto sopra
e se mi è permesso,di certo non mi metto a citare fonti su un forum pubblico-posso farlo in vpt magari,ma non su un forum pubblico-
e cmq,ma è così assurdo pensare che anche solo ogni tanto, “addetti ai lavori “vari si possano sbagliare?o anche solo ammettere che certe ipotesi non tornano,su quel che interessa o meno al pubblico ?
non è “lesa maestà”
come la metti giù te è quasi come la mette giu Marchionne:
“impossibile che ci si sbagli!”
e invece no,la fiat vende poco,mezza italia(tutta?)si lamenta di certe auto e di certe decisioni
capisco i libri siano oggetti un filo diversi,ma il paragone regge comunque
12 settembre 2012 alle 05:40
Davide, è ovvio che gli addetti ai lavori possono sbagliare.
12 settembre 2012 alle 09:35
Oggi siamo pignoli, vedo. Pazienza. Però: (di come la lettera) lo ha scritto lei.
Buona giornata
13 settembre 2012 alle 18:11
Questi due recenti post su cosa scrivere e non scrivere nelle lettere di presentazioni sono arrivati appena in tempo. Non credevo fosse così difficile presentare se stessi e il proprio testo. Anche adesso che ho cominciato a spedire in giro il romanzo sono già pentito della prima versione ma ormai è tardi…
L’idea, su cui concordano molti analisti, che oggi lo scrittore debba prendere una parte molto più attiva rispetto al passato nel pubblicizzare la propria opera mi sconforta.
14 settembre 2012 alle 14:39
Secondo me bisognerebbe accettare la situazione per quella che è. Un aspirante autore non può, secondo me, lamentarsi di quello che decidono di pubblicare o meno gli editori. Una casa editrice è un’azienda commerciale, e ha tutta la libertà di avere una sua strategia commerciale (leggasi: linea editoriale); se il prodotto dell’azienda soddisfa gli utenti (lettori), l’azienda dovrà necessariamente continuare su quella via, altrimenti dovrà rivedere le sue posizioni. Al limite, è il pubblico che dovrebbe iniziare a snobbare certe cose in favore di altre.