
Oggi, 3 settembre 2012
Etichette: G. W. F. Hegel
Questa voce è stata pubblicata il 3 settembre 2012 alle 17:47 ed è archiviata in Archivio giulio mozzi. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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3 settembre 2012 alle 18:50
condividere l’idea del bello e del vero… E’ esprimere il dato del mistero della non conoscenza. Idea del bello, se l’umanità potesse soltanto per un secondo condividere questa alta qualità del sensibile, tanto orrore, sofferenza e distruzione verrebbero risparmiati al mondo e al Pianeta. Son un po’ tanto ignorante, e probabilmente non scrivo bene, è perciò che seguo le lezioni gratuite sulla scrittura di Giulio Mozzi. E ho sempre delle belle sorprese, perciò continuo a esporre il mio fianco, zac! alle frecce del dubbio altrui e giudizio altrui. Posso sembrare pessimista, no, sono realista. L’ignorare nel mio caso, è seme di superficialità e niente mi frena nel continuare ad espormi. Natura impulsiva e trasparente, purtroppo. Penso che presto arrivi il momento di far bene sul serio
3 settembre 2012 alle 20:49
Hegel si può e si deve criticare, ma la sua scommessa sull’integrale razionalità del reale è forse l’ultima impresa epica dell’Occidente. Faustiana, e dagli esiti catastrofici, ma non per sua responsabilità: i suoi discepoli non ebbero la sua virtù contemplativa, e pretesero di afferrare e manipolare l’Idea come quel cane che si gettò nel pozzo per prendere la luna, credendola una forma di parmigiano.
3 settembre 2012 alle 21:59
Perchè Hegel? E perchè “Fin qui”?
3 settembre 2012 alle 23:03
… La bellezza della Realtà non dovrebbe che condurci alla sua conoscenza. Ma è impossibile per l’uomo, riuscire a stare unito. Impossibile per noi, elevarci a ciò che veramente siamo.
Il vero senso dell’arte sopravvive in qualcuno, fino a renderlo lontano e sempre più lontano da questa società. Accanto, un’arte virtuale che riflette il suo mezzo, che diventa il fine e non più il sistema per raggiungerlo.
In questa vita, vorrei solo poter prendere l’impazienza di me stessa, prenderla dentro di me, e metterla dentro qualcos’altro: un libro, una canzone, una poesia. Lo stupore di tutta questa esistenza, vorrei solo che si portasse fuori dal cuore di tutti, fin qui dentro il cuore di ognuno di noi.
6 settembre 2012 alle 11:43
dici bene Valter, eppure gli scarponi della dialettica hegeliana con quella loro teutonica, regolare cadenza triadica furono forse pronti a calpestare un po’ troppi fiori… bobonbobonbobon…