Trento

di

di giuliomozzi

Sono sulla Freccia delle 8.10 da Roma a Bolzano. La carrozza è quasi vuota. Sto leggendo una tesi sulla letteratura combinatoria.
A Firenze mi si siede difronte una signora dalla faccia simpatica. Apre un libro del quale non vedo autore e titolo.
Leggiamo.
“Lei dove è diretto?”, dice dopo un po’ la signora dalla faccia simpatica.
“A Trento”, dico.
Riprendiamo a leggere.
“Lei che è di Trento…”, comincia dopo un po’ la signora dalla faccia simpatica.
“Non sono di Trento”, dico.
La signora dalla faccia simpatica mi guarda.
“Lei era già qui, quando solo salita”, dice.
“Sì”, dico.
“Quindi lei viene da Roma”, dice la signora dalla faccia simpatica.
“Sì”, dico.
Non le dico che in realtà vengo da San Donato di Val Comino, che sono in viaggio dalle sei di mattina, eccetera.
“E mi ha detto che va a Trento”, dice la signora dalla faccia simpatica.
“Sì”, dico.
“Però lei non è di Roma, si sente”, dice la signora dalla faccia simpatica.
“Vero”, dico.
“E quindi lei di dov’è?”, dice la signora dalla faccia simpatica.
“Di Padova”, dico.
La signora dalla faccia simpatica mi guarda.
“Questo treno però non passa per Padova”, dice.
“Vero”, dico.
“E dunque?”, dice la signora dalla faccia simpatica.
“E dunque cosa?”, dico.
“Com’è che lei va da Roma a Trento senz’essere né di Roma né di Trento?”, dice la signora dalla faccia simpatica.
Mi viene in mente che, a volte, le facce non corrispondono alle persone.
“Signora”, dico, “e saranno anche fatti miei”.
La signora fa una faccia leggermente meno simpatica.
“Indubbiamente, indubbiamente”, dice. “Ma non c’è bisogno di offendersi per questo”.
Ricominco a leggere. Anche la signora ricomincia a leggere. Mentre legge la sbircio, e vedo che pian piano, anzi abbastanza velocemente, la sua faccia ridiventa simpatica.
“Comunque”, dice dopo un po’ la signora dalla faccia ridiventata simpatica.
“Mi dica”, dico.
“Lei conosce Trento?”, dice la signora dalla faccia ridiventata simpatica.
“Un po’”, dico.
“Devo andare all’Hotel Buonconsiglio”, dice la signora dalla faccia ridiventata simpatica. “Mi sa spiegare la strada?”.
“E’ facile”, dico.
Le spiego la strada. Le faccio anche un disegnino.
“Ecco”, dice alla fine la signora dalla faccia ridiventata simpatica, ma con un’ombra di leggero risentimento. “Visto quanto poco ci voleva? Senza stare lì a questionare, sono di Trento o non sono di Trento, sono fatti miei o non sono fatti miei. Bastava essere pratici”.

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25 Risposte a “Trento”

  1. fausta68 Dice:

    Con la faccia più o meno simpatica…..ma che stress!!!!

  2. Sandro Dice:

    :D

  3. i. Dice:

    e mi sei ridiventato simpatico!!!!

  4. Barbara Buoso Dice:

    Strepitoso…

  5. di questi tempi Dice:

    “Mi perdoni signor Mozzi”, dice la signora dalla faccia ridiventata simpatica.
    “Lei mi conosce?”, dico.
    “Beh, solo Giulio Mozzi può viaggiare sulla tratta Roma-Trento leggendo una tesi sulla letteratura combinatoria”, dice la signora dalla faccia ridiventata simpatica.
    “Stava dicendo?”, dico.
    “Perchè lei Mozzi è così gentile con le ragazze cinesi e così poco pratico con le signore dalla faccia simpatica?”.

  6. Daniela Dice:

    Se non fosse vero ti direi che hai inventato un gran bel personaggio ;-)
    Adoro conoscere gente in treno…quando sono veramente simpatici. Quasi dieci anni fa, tornando da Roma verso Bologna, ho avuto l’onore di conoscere una delle prima donne italiane laureate in matematica: aveva una lucidità, una fierezza ed una’ eleganza da fare inviada a me, allora, poco più che ventenne.

  7. Greco Sabrina Dice:

    Tanto gentile e tanto onesto… pare… :-)

  8. Gianni Dello Iacovo Dice:

    Ma non è che, come quasi sempre, la colpa non è mai tutta di uno?
    Magari se si arriva a conversazioni assurde qualche merito ce l’ha anche la controparte “normale”.

  9. Franco Dice:

    Be’ però, un tizio che non è di Roma e nemmeno di Trento, ma che è di Padova e prende un treno che non passa a per Padova, ma che va a Trento, un po’ incuriosisce. :)

  10. Greco Sabrina Dice:

    A volte no, Gianni. A volte no. A volte la conversazione assurda precipita addosso al “normale”, che la vive subito come una “ingiustizia” che si va ad aggiungere alle sfortune, ai pesi, alle stranezze della giornata, contribuendo a dare un profondo senso di “solitudine” e di insolita contentezza estraniante.
    Te ne accorgi quando cerchi di reindirizzare il tutto, alla prima battuta, su un piano di logica, inutilmente.
    Alla seconda che evidentemente insiste capisci che devi prepararti al peggio, ma pure inizi a divertirti.
    :-)

  11. Marco Dice:

    Sabrina, secondo me, in certi casi, anche il cognome scritto prima del nome è un peso di giornata.

  12. E Dice:

    Anche se parlare con gli sconosciuti è un rischio, con questa signora avrei ciaccolato per tutto il viaggio, solo per il gusto di tirarle fuori la sua “parte migliore”, la sua “simpatia”. Così una volta tornata a casa non avrei rimuginato sulla sua antipatia, anzi, mi sarebbe rimasto un bel ricordo di una persona che (forse) non rivedrò più. è un mio pensiero comunque..!

  13. enrico Dice:

    Oh Gianni! Se leggi la postfazione a “Sono l’ultimo a scendere” secondo me la risposta c’è (e non è propriamente quella che ti dà Sabrina)… “Per compilate questo libro” (di cui questa è un’ennesima irresistibile pagina, aggiungo io, un libro infinito) “ho riletto tutto il mio diario pubblico, e la domanda che mi è rimasta e vi consegno è questa: “Chi è lui?” (Cioè chi è il “Giulio Mozzi, scrittore”, nota mia) “Chi è quest’uomo che sembra non saper praticare alcuna comunicazione se non sotto il segno del sadismo reciproco?” (p.263). Non so se Giulio si è risposto o pensi che quella domanda sia ancora “valida”… chi è “normale” dunque?

  14. Greco Sabrina Dice:

    Enrico, ti faccio un esempio.
    Cercavo un cliente al numero telefonico che avevo in archivio. Mi ha risposto sua madre.
    Con molta gentilezza ho chiesto di passarmi la persona interessata.
    La Signora ha detto che avrei dovuto chiamare un altro giorno.
    ” Non lo può trovare!”, ha precisato.
    Ho chiesto se il numero appena composto era esattamente quello al quale avrei potuto ancora contattare il mio cliente, in quel momento assente.
    “Sì”, ha risposto lei.
    Allora ho domandato orari e giorni di reperibilità.
    “Non lo troverà mai”, ha aggiunto la donna dopo avermi dato le informazioni nel dettaglio.
    “Lei crede Signora che il Signor * possa avere qualche motivo per non voler avere più rapporti con me e con la nostra Azienda?
    “No, assolutamente… anzi.”
    “Ricapitoliamo, Signora. Questo è il numero di telefono del Signor *, vero?”
    “Sì”
    “Ed in questo momento il Signor * non c’è, altrimenti me lo passerebbe”
    “Sì, certo! Ma adesso non c’è!”.
    “Devo quindi chiamare un altro giorno, possibilmente quando mi ha appena detto”.
    “Sì, se ora non c’è come faccio a passarglielo?!”
    “Ho capito che in questo momento non c’è, Signora, stia tranquilla.”
    “Ma non lo troverà”.
    “Non lo troverò… Mai?”.
    “Non lo troverà Mai!”. (In tono grave.)
    In questo caso mi indichi cortesemente le mie colpe?

  15. karnimata Dice:

    Ciao Giulio, se potessi scegliere, tu che pianta vorresti essere? ;)

    Ho postato un test molto divertente, sul mio blog…
    “Tu che pianta sei?”
    Se lo vuoi provare, lo trovi qui:
    http://iltempiodeitopi.wordpress.com/2012/08/30/e-tu-che-pianta-sei-il-calendario-celtico-o-calendario-degli-alberi/#more-66

    :*

  16. enrico Dice:

    no no in generale c’hai ragione, Sabrina… e tuttavia ricordavo che nei racconti di Giulio c’è sempre – come posso dire – non sempre il carnefice e la vittima – e questo me li fa sentire così… moderni… il “giulio mozzi, scrittore” gioca quasi sempre il gioco dell’assurdo della comunicazione, non volendo dissiparlo, scioglierlo e incontrare l’altro oltre la nube dell’incomunicabilità… egli è perfettamente a disagio/a suo agio in questi misintendimenti, balla quella danza, se può è “assurdo” e sgusciante tanto quanto l’interlocutore… non so se hai la stessa sensazione…

  17. Greco Sabrina Dice:

    Che vuoi che ti dica, Enrico, sarà una forma di rispetto per l’inevitabile di cui si può ancora parlare, di rassegnazione non rassegnata…
    In quei casi, se l’interlocutore non è stupido, ha volontariamente rinunciato alla comunicazione, e, con una sorta di provocazione, ottiene una risposta provocatoria che lo fa restare nella solitudine.
    Credo che da una parte ci sia la volontà di non farsi imbrigliare inutilmente, dall’altra la speranza (che si manifesta attraverso l’apertura della scrittura – Agirebbe nel medesimo modo Giulio Mozzi se non fosse uno scrittore?) nella disvelazione della non comunicabilità. E’ come parlare guardando l’altro, ognuno ai lati di una strada.

    “Chi
    sono io
    senza di noi?
    solo sabbia per strade e case
    chiesta in cambio di poche cose”
    Negramaro.

    Ciao, comunichiamo Enrico, comunichiamo…
    Ti regalo un pezzettino di una canzone.

  18. Alessandro Fontana Dice:

    Mi sarebbe piaciuto se il raccontino avesse avuto un Giulio protagonista ma non telegrafico e repulsivo bensì disponibile verso quella faccia simpatica…e sola. Ma ne può fare una seconda edizione, facilmente!

  19. sergiogarufi Dice:

    mi si siede (non “siete”) di fronte

  20. Carlo Capone Dice:

    (n-k)!

  21. Carlo Capone Dice:

    A rigor di matematica, e da quanto letto a proposito di ‘si fossi foco’, più che di combinazioni parlerei di permutazioni, perchè c’è un k imposto dall’autore (mi sembra di capire). Per n>k si ha: (n-k)! = n (n-1) (n-2) (n-3)….(n-k). E’ il numero di permutazioni di n oggetti per n-k posti.

  22. Giulio Mozzi Dice:

    Grazie, Sergio. Ho corretto.

  23. pic Dice:

    Ehi! Jck!
    Oh!
    Ehi! Jck!
    Cosa?!
    Qui è pieno di citrulli!
    Dove!
    Là sopra, qui da parte…
    E cosa ci stanno a fare?
    Boh!!
    Fa niente, intanto così la nostra battuta l’abbiamo fatta.
    Però… Jck!
    Uh!
    Però ci manca di farla quando li leveranno.
    Pazienza.
    Facciamola adesso.
    Facciamo che li hanno tolti, e io ti dico “Hey, Jck! Li hanno tolti tutti i citrulli. E tu guardi e dici…

    Con rara condivisione ma con sincera ammirazione.

  24. enrico Dice:

    “Lei dove è diretto?”, dice dopo un po’ la signora dalla faccia simpatica.
    “A Trento”, dico.
    Riprendiamo a leggere. Dopo poco smetto.
    La guardo: “Sa che lei ha proprio una faccia simpatica?”

  25. pic Dice:

    Giulio mi hai mandato un’email con cui mi invitavi a commentare usando sempre lo tesso nomignolo. Ho commentao. Ho finito le parole. Ciao. Non mandami email, per cortesia.

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