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	<title>Commenti a: Meno uguali degli altri</title>
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	<description>di letture e scritture a cura di giulio mozzi</description>
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		<title>Di: Antonella</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-19882</link>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Sep 2012 21:13:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di ieri, nel caso vi interessi: 
http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/09/27/gay-adozioni-e-scienziati-col-comunicato-facile/
I figli di coppie omosessuali sono dunque inclini al suicidio, traditori, disoccupati, pazzi o almeno nevrotici, malati. Meno male che c&#039;è qualcuno che ci difende...
Però, Andrea, mi permetta :-) per l&#039;esattezza eravamo partiti da qui: 
http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-17971
Binaghi dà dell&#039;obnubilata (anche) a me :-)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Di ieri, nel caso vi interessi:<br />
<a href="http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/09/27/gay-adozioni-e-scienziati-col-comunicato-facile/" rel="nofollow">http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/09/27/gay-adozioni-e-scienziati-col-comunicato-facile/</a><br />
I figli di coppie omosessuali sono dunque inclini al suicidio, traditori, disoccupati, pazzi o almeno nevrotici, malati. Meno male che c&#8217;è qualcuno che ci difende&#8230;<br />
Però, Andrea, mi permetta <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  per l&#8217;esattezza eravamo partiti da qui:<br />
<a href="http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-17971" rel="nofollow">http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-17971</a><br />
Binaghi dà dell&#8217;obnubilata (anche) a me <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Giulio Mozzi</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-19138</link>
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Mozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2012 19:23:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15213#comment-19138</guid>
		<description><![CDATA[Bene, Andrea.

Interessante il mio lapsus (insistito) tra Cancrini e Camerini. Mi dispiace e mi scuso.

Ora, mi pare, ciò che tu sostieni è molto meglio argomentato.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene, Andrea.</p>
<p>Interessante il mio lapsus (insistito) tra Cancrini e Camerini. Mi dispiace e mi scuso.</p>
<p>Ora, mi pare, ciò che tu sostieni è molto meglio argomentato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-19135</link>
		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2012 16:21:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15213#comment-19135</guid>
		<description><![CDATA[Tentando di essere sintetico (sarà quasi impossibile) rispondo a Giulio che qui (punto 2):
http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-18106
sostiene tra le altre cose:
a.	Lo psichiatra Luigi Cancrini ha scritto un articolo intitolato “Crescere in famiglie omogenitoriali: ricerche psicologiche tra problemi di metodo e contraddizioni dei risultati” (pubblicato su “MinoriGiustizia”, 2009, 2);

b.	All’inizio dell’articolo l’autore scrive: “Diverse ricerche hanno mostrato che bambini che crescono con uno o due genitori omosessuali, sia gay che lesbiche, nelle emozioni, nelle cognizioni, nei rapporti sociali e nelle funzioni sessuali non presentano significative differenze rispetto ai bambini i cui genitori siano eterosessuali”;

c.	L’autore “illustra brevemente alcune ricerche evidentemente ormai classiche” [cit. Mozzi];

d.	L’autore “ne mette poi in luce alcune debolezze metodologiche, non necessariamente dovute a trascuratezza dei ricercatori (es. la mancanza di gruppi di controllo, la scarsa numerosità dei campioni, la difficoltà a garantire l’anonimato degli intervistati e quindi il dubbio che ‘i soggetti [intervistati] presentino al ricercatore un’immagine fuorviante che si conforma alle opinioni del soggetto e rimuove quanto non si conforma all’immagine che il soggetto desidera presentare’ [cit. autore], eccetera.” [cit. Mozzi];
e.	“Dall’altra parte vi sono ricerche tese a dimostrare l’inopportunità delle adozioni da parte di coppie omosessuali, e Cancrini cita un articolo di Costanza Stagetti (apparso nel 2004 e ora reperibile qui) che contiene peraltro, secondo me, numerosi deliri argomentativi […] accanto a dati di un qualche interesse – ma ricavati da una congerie di studi e articoli spesso non scientifici e spesso dall’aria poco affidabile (e la sede nella quale ho ritrovato l’articolo non riporta i riferimenti bibliografici: segno di un atteggiamento davvero “scientifico”…).” [cit. Mozzi];

f.	““La conclusione di Cancrini, alla fin fine, è: “Al di là delle affermazioni rese secondo visioni simmetricamente contrapposte, ispirate prevalentemente dal più o meno esplicito tentativo di reperire ‘dati’ a sostegno delle proprie tesi, emerge una mancanza di studi scientificamente validi, unitamente alla scelta dei parametri condivisi per valutare il benessere e l’interesse del bambino” [cit. autore].”” [cit. Mozzi].

1. L’articolo “Crescere in famiglie omogenitoriali: ricerche psicologiche tra problemi di metodo e contraddizioni dei risultati”  pubblicato su MinoriGiustizia non è di Luigi Cancrini, bensì di Giovanni B. Camerini, neuropsichiatra infantile e psichiatra che lavora a Bologna occupandosi anche, da quel che ho capito, di ciò che hai chiamato “il magico mondo delle perizie”.

2. L’articolo è di nove pagine, la bibliografia è composta di nove titoli, tocca svariati argomenti tra cui le ricerche empiriche. La parte che dedica all’illustrazione e all’analisi delle ricerche è due facciate. Tutto ciò mi pare assolutamente inadeguato.
La sua critica è condotta in questo modo. Prende in esame la più recente rassegna su questi studi pubblicata dall’APA e realizzata da Charlotte J. Patterson, rassegna intitolata “Lesbian &amp; Gay Parents &amp; Their Children: Summary Of Research Findings” (2004)
si trova qui:
http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/parenting.aspx

Camerini procede in modo bizzarro. Non prende in esame la pagina in cui la Patterson risponde alle critiche sulla metodologia (a pag 2 del link precedente), salta invece direttamente alla parte sulle “conclusioni”  (a pag 6 del link precedente).

Camerini le suddivide in quattro punti, virgolettandole, dunque facendole apparire come citazioni letterali della Patterson, mentre non corrispondono al testo delle “conclusioni”.
Scrive Camerini:
“”La Patterson conclude che:
a) “il peso delle evidenze raccolte in più decadi usando diversi campioni e metodologie è persuasivo nel dimostrare che non c’è differenza sistematica fra genitori gay e non gay riguardo alla salute emotiva, le abilità genitoriali e le attitudini nei confronti dell’essere genitore”;
b) “nessun dato ha evidenziato alcun rischio per i bambini come risultato di crescere in una famiglia con uno o più genitori gay”;
c) “i campioni studiati, piccoli e non rappresentativi, e la relativamente giovane età della maggior parte dei bambini suggeriscono alcune riserve”;
d) “bisogna riconoscere che la ricerca sui genitori omosessuali e i loro figli è ancora molto recente e relativamente scarsa… Studi longitudinali che seguono famiglie di gay e lesbiche nel tempo sono assolutamente necessari”.”” 







L’impressione è che la versione di Camerini, nei punti che egli elenca sub c) e d) enfatizzi le contraddizioni  perdendo il senso del discorso originale della Patterson.
La Patterson infatti scrive circa le criticità (ho tolto solo le indicazioni bibliografiche):

“It should be acknowledged that research on lesbian and gay parents and their children, though no longer new, is still limited in extent. Although studies of gay fathers and their children have been conducted […], less is known about children of gay fathers than about children of lesbian mothers. Although studies of adolescent and young adult offspring of lesbian and gay parents are available […], relatively few studies have focused on the offspring of lesbian or gay parents during adolescence or adulthood. Although more diverse samples have been included in recent studies […], many sources of heterogeneity have yet to be systematically investigated. Although two longitudinal studies have been reported […], longitudinal studies that follow lesbian and gay parent families over time are still needed. Thus, although a considerable amount of information is available, additional research would further our understanding of lesbian and gay parents and their children.”

Rileggiamo gli ultimi due punti di Camerini:

“”c) “i campioni studiati, piccoli e non rappresentativi, e la relativamente giovane età della maggior parte dei bambini suggeriscono alcune riserve”;
d) “bisogna riconoscere che la ricerca sui genitori omosessuali e i loro figli è ancora molto recente e relativamente scarsa… Studi longitudinali che seguono famiglie di gay e lesbiche nel tempo sono assolutamente necessari”.””

Direi che tutto ciò è abbastanza strano, impreciso e un po’ suggestivo. Soprattutto si perde il senso del discorso della Patterson, cioè che un punto di conoscenza è stato ragionevolmente raggiunto nonostante i rilievi critici alla metodologia di alcune ricerche, ricerche che comunque nel tempo – ci dice – si sono affinate, continuando a confermare che:
“In summary, there is no evidence to suggest that lesbian women or gay men are unfit to be parents or that psychosocial development among children of lesbian women or gay men is compromised relative to that among offspring of heterosexual parents. Not a single study has found children of lesbian or gay parents to be disadvantaged in any significant respect relative to children of heterosexual parents. Indeed, the evidence to date suggests that home environments provided by lesbian and gay parents are as likely as those provided by heterosexual parents to support and enable children&#039;s psychosocial growth.”

Allora ciò che scrive Patterson:
“Thus, although a considerable amount of information is available, additional research would further our understanding of lesbian and gay parents and their children.”
significa non che ci si aspetta che ulteriori ricerche ribaltino iI punto di conoscenza raggiunto, ma che le ricerche permettano di comprendere più a fondo l’omogenitorialità, e le differenze, perché appunto differenze ci sono (tra madri lesbiche e padri gay, tra coppie chi usa la eterologa e chi no, tra chi educa agli stereotipi di genere e chi no, eccetera) ma non sono affatto differenze dannose o prova di inidoneità genitoriale.

Bisogna anche dire che la  “mancanza dei gruppi di controllo”, di cui parla Camerini, non può avere un valore invalidante di qualsiasi ricerca, perché può darsi che non sia ottenibile un gruppo di controllo equivalente al gruppo sperimentale, o perché per il tipo di variabile che si studia il gruppo di controllo è impossibile. A ogni modo tra quelle citate dalla Patterson ci sono anche ricerche con gruppi di controllo.
E se le “ricerche longitudinali” per ora sono soltanto due (comunque comprovanti l’idoneità) è perché farle nell’arco di decine di anni sugli stessi soggetti è molto difficile  dato che i soggetti  si perdono, i finanziamenti pure. 

3. Poi l’articolo di Camerini degenera. Nel terzo capitolo “Controfatti e contro argomenti” (finora infatti avrebbe mostrato gli argomenti a favore) cita un testo di Costanza Stagetti che come anche tu riconosci contiene numerosi deliri argomentativi, tra cui la propensione dei gay alla pedofilia e a spingere i figli verso la transessualità (come se questo fosse possibile!).
Dopodiché Camerini conclude mettendo sullo stesso piano questo scritto curioso, con le ricerche complessive citate dalla Patterson, come dire che sono entrambi attendibili, o meglio inattendibili, allo stesso modo. Infatti scrive:
““[…] anche questi rilievi, al di là delle polemiche che hanno
sollevato, si fondino per lo più su dati empirici e siano quindi privi di sufficienti “evidenze” a partire da studi controllati in una corretta prospettiva epidemiologica.””.
Davvero poco ragionevole.

4. Infine (capitolo 4. Spunti per una meta-analisi) Camerini si lancia in una sua interpretazione non supportata da dimostrazione in cui scrive:
““la scelta di un’identità di genere (che si acquisisce tra i diciotto ed i ventiquattro mesi) contraria all’identità “anatomica” può essere legata al desiderio dei genitori: non è nel sesso di un genitore che il bambino s’identifica, ma nel sesso desiderato da quel genitore, in ciò che i genitori mostrano ai suoi occhi di amare.””

Questa idea che l’identità di genere si “sceglie” in età precoce, e sarebbe indirizzabile dai genitori, ricorda purtroppo la teoria interazionista dell’identità di genere che John Money divulgò negli anni sessanta, e che fu alla base della scelta di “normalizzare” chirurgicamente i neonati intersex, come se la loro identità di genere fosse una tabula rasa su cui potevano intervenire i genitori attraverso l’educazione. Teoria che si è rivelata drammaticamente sbagliata con il “John/Joan case”:
http://en.wikipedia.org/wiki/David_Reimer

Leggere ancora oggi che l’identità di genere si “sceglie” fa davvero cadere le braccia. Come fa cadere le braccia la confusione di Camerini tra identità di genere e orientamento sessuale, presentandoci le persone omosessuali come quasi-transessuali (che era l’idea di inizio novecento del “terzo sesso”). Camerini, a quanto ho potuto vedere in rete, non si occupa di identità di genere. Del resto, operando a Bologna, se se ne occupasse sarebbe nell’equipe del MIT, uno dei centri più importanti in Italia.

Sicuramente molto più equilibrato, informato, utile - e anche umanamente ricco -  il paper (da te linkato) “Crescere in famiglie omogenitoriali: differenza non implica deficit”  di Valentina Scaramozza, laureata in psicologia clinica e di comunità (è tratto dalla sua tesi), educatrice professionale, in cui si legge tra l’altro:

“Considerando inoltre che i bambini con genitori omosessuali
devono probabilmente battersi contro la stigmatizzazione sociale, la similarità dei risultati suggerisce che all’interno delle loro famiglie si metta in atto un processo di compensazione (Bottino e Danna, 2005). In definitiva, la maggior parte delle differenze evidenziate dalle ricerche, quando non favoriscono i genitori omosessuali, sono effetti secondari del pregiudizio sociale oppure rappresentano una di quelle differenze che le società democratiche dovrebbero rispettare e proteggere.”

“[…] sarebbe importante una legge per poter togliere alla realtà discriminata il suo contenuto “minaccioso”, disincentivando implicitamente l’omofobia sociale e l’omofobia interiorizzata. Non esistono presupposti teorici in base ai quali si possa affermare la disfunzionalità dell’omogenitorialità. Ogni persona possiede una sua particolare e intima attitudine ad essere genitore indipendentemente dal suo orientamento sessuale.”

(il testo si trova qui: http://www.cisonline.net/PagPubblicazRivista/RivistaDiSessuologia333.aspx)
Quanta strada abbiamo fatto. Eravamo partiti da qui:
“In tempi meno obnubilati di questi non sarebbe stata necessaria la Chiesa cattolica per far notare che un bambino ha bisogno di mamma e babbo piuttosto che di due mammi o due babbe. Come profetizzava Chesterton, è arrivato il momento in cui la Chiesa cattolica è rimasta l’unico baluardo in difesa della ragione e del buon senso.” http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-17973.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tentando di essere sintetico (sarà quasi impossibile) rispondo a Giulio che qui (punto 2):<br />
<a href="http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-18106" rel="nofollow">http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-18106</a><br />
sostiene tra le altre cose:<br />
a.	Lo psichiatra Luigi Cancrini ha scritto un articolo intitolato “Crescere in famiglie omogenitoriali: ricerche psicologiche tra problemi di metodo e contraddizioni dei risultati” (pubblicato su “MinoriGiustizia”, 2009, 2);</p>
<p>b.	All’inizio dell’articolo l’autore scrive: “Diverse ricerche hanno mostrato che bambini che crescono con uno o due genitori omosessuali, sia gay che lesbiche, nelle emozioni, nelle cognizioni, nei rapporti sociali e nelle funzioni sessuali non presentano significative differenze rispetto ai bambini i cui genitori siano eterosessuali”;</p>
<p>c.	L’autore “illustra brevemente alcune ricerche evidentemente ormai classiche” [cit. Mozzi];</p>
<p>d.	L’autore “ne mette poi in luce alcune debolezze metodologiche, non necessariamente dovute a trascuratezza dei ricercatori (es. la mancanza di gruppi di controllo, la scarsa numerosità dei campioni, la difficoltà a garantire l’anonimato degli intervistati e quindi il dubbio che ‘i soggetti [intervistati] presentino al ricercatore un’immagine fuorviante che si conforma alle opinioni del soggetto e rimuove quanto non si conforma all’immagine che il soggetto desidera presentare’ [cit. autore], eccetera.” [cit. Mozzi];<br />
e.	“Dall’altra parte vi sono ricerche tese a dimostrare l’inopportunità delle adozioni da parte di coppie omosessuali, e Cancrini cita un articolo di Costanza Stagetti (apparso nel 2004 e ora reperibile qui) che contiene peraltro, secondo me, numerosi deliri argomentativi […] accanto a dati di un qualche interesse – ma ricavati da una congerie di studi e articoli spesso non scientifici e spesso dall’aria poco affidabile (e la sede nella quale ho ritrovato l’articolo non riporta i riferimenti bibliografici: segno di un atteggiamento davvero “scientifico”…).” [cit. Mozzi];</p>
<p>f.	““La conclusione di Cancrini, alla fin fine, è: “Al di là delle affermazioni rese secondo visioni simmetricamente contrapposte, ispirate prevalentemente dal più o meno esplicito tentativo di reperire ‘dati’ a sostegno delle proprie tesi, emerge una mancanza di studi scientificamente validi, unitamente alla scelta dei parametri condivisi per valutare il benessere e l’interesse del bambino” [cit. autore].”” [cit. Mozzi].</p>
<p>1. L’articolo “Crescere in famiglie omogenitoriali: ricerche psicologiche tra problemi di metodo e contraddizioni dei risultati”  pubblicato su MinoriGiustizia non è di Luigi Cancrini, bensì di Giovanni B. Camerini, neuropsichiatra infantile e psichiatra che lavora a Bologna occupandosi anche, da quel che ho capito, di ciò che hai chiamato “il magico mondo delle perizie”.</p>
<p>2. L’articolo è di nove pagine, la bibliografia è composta di nove titoli, tocca svariati argomenti tra cui le ricerche empiriche. La parte che dedica all’illustrazione e all’analisi delle ricerche è due facciate. Tutto ciò mi pare assolutamente inadeguato.<br />
La sua critica è condotta in questo modo. Prende in esame la più recente rassegna su questi studi pubblicata dall’APA e realizzata da Charlotte J. Patterson, rassegna intitolata “Lesbian &amp; Gay Parents &amp; Their Children: Summary Of Research Findings” (2004)<br />
si trova qui:<br />
<a href="http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/parenting.aspx" rel="nofollow">http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/parenting.aspx</a></p>
<p>Camerini procede in modo bizzarro. Non prende in esame la pagina in cui la Patterson risponde alle critiche sulla metodologia (a pag 2 del link precedente), salta invece direttamente alla parte sulle “conclusioni”  (a pag 6 del link precedente).</p>
<p>Camerini le suddivide in quattro punti, virgolettandole, dunque facendole apparire come citazioni letterali della Patterson, mentre non corrispondono al testo delle “conclusioni”.<br />
Scrive Camerini:<br />
“”La Patterson conclude che:<br />
a) “il peso delle evidenze raccolte in più decadi usando diversi campioni e metodologie è persuasivo nel dimostrare che non c’è differenza sistematica fra genitori gay e non gay riguardo alla salute emotiva, le abilità genitoriali e le attitudini nei confronti dell’essere genitore”;<br />
b) “nessun dato ha evidenziato alcun rischio per i bambini come risultato di crescere in una famiglia con uno o più genitori gay”;<br />
c) “i campioni studiati, piccoli e non rappresentativi, e la relativamente giovane età della maggior parte dei bambini suggeriscono alcune riserve”;<br />
d) “bisogna riconoscere che la ricerca sui genitori omosessuali e i loro figli è ancora molto recente e relativamente scarsa… Studi longitudinali che seguono famiglie di gay e lesbiche nel tempo sono assolutamente necessari”.”” </p>
<p>L’impressione è che la versione di Camerini, nei punti che egli elenca sub c) e d) enfatizzi le contraddizioni  perdendo il senso del discorso originale della Patterson.<br />
La Patterson infatti scrive circa le criticità (ho tolto solo le indicazioni bibliografiche):</p>
<p>“It should be acknowledged that research on lesbian and gay parents and their children, though no longer new, is still limited in extent. Although studies of gay fathers and their children have been conducted […], less is known about children of gay fathers than about children of lesbian mothers. Although studies of adolescent and young adult offspring of lesbian and gay parents are available […], relatively few studies have focused on the offspring of lesbian or gay parents during adolescence or adulthood. Although more diverse samples have been included in recent studies […], many sources of heterogeneity have yet to be systematically investigated. Although two longitudinal studies have been reported […], longitudinal studies that follow lesbian and gay parent families over time are still needed. Thus, although a considerable amount of information is available, additional research would further our understanding of lesbian and gay parents and their children.”</p>
<p>Rileggiamo gli ultimi due punti di Camerini:</p>
<p>“”c) “i campioni studiati, piccoli e non rappresentativi, e la relativamente giovane età della maggior parte dei bambini suggeriscono alcune riserve”;<br />
d) “bisogna riconoscere che la ricerca sui genitori omosessuali e i loro figli è ancora molto recente e relativamente scarsa… Studi longitudinali che seguono famiglie di gay e lesbiche nel tempo sono assolutamente necessari”.””</p>
<p>Direi che tutto ciò è abbastanza strano, impreciso e un po’ suggestivo. Soprattutto si perde il senso del discorso della Patterson, cioè che un punto di conoscenza è stato ragionevolmente raggiunto nonostante i rilievi critici alla metodologia di alcune ricerche, ricerche che comunque nel tempo – ci dice – si sono affinate, continuando a confermare che:<br />
“In summary, there is no evidence to suggest that lesbian women or gay men are unfit to be parents or that psychosocial development among children of lesbian women or gay men is compromised relative to that among offspring of heterosexual parents. Not a single study has found children of lesbian or gay parents to be disadvantaged in any significant respect relative to children of heterosexual parents. Indeed, the evidence to date suggests that home environments provided by lesbian and gay parents are as likely as those provided by heterosexual parents to support and enable children&#8217;s psychosocial growth.”</p>
<p>Allora ciò che scrive Patterson:<br />
“Thus, although a considerable amount of information is available, additional research would further our understanding of lesbian and gay parents and their children.”<br />
significa non che ci si aspetta che ulteriori ricerche ribaltino iI punto di conoscenza raggiunto, ma che le ricerche permettano di comprendere più a fondo l’omogenitorialità, e le differenze, perché appunto differenze ci sono (tra madri lesbiche e padri gay, tra coppie chi usa la eterologa e chi no, tra chi educa agli stereotipi di genere e chi no, eccetera) ma non sono affatto differenze dannose o prova di inidoneità genitoriale.</p>
<p>Bisogna anche dire che la  “mancanza dei gruppi di controllo”, di cui parla Camerini, non può avere un valore invalidante di qualsiasi ricerca, perché può darsi che non sia ottenibile un gruppo di controllo equivalente al gruppo sperimentale, o perché per il tipo di variabile che si studia il gruppo di controllo è impossibile. A ogni modo tra quelle citate dalla Patterson ci sono anche ricerche con gruppi di controllo.<br />
E se le “ricerche longitudinali” per ora sono soltanto due (comunque comprovanti l’idoneità) è perché farle nell’arco di decine di anni sugli stessi soggetti è molto difficile  dato che i soggetti  si perdono, i finanziamenti pure. </p>
<p>3. Poi l’articolo di Camerini degenera. Nel terzo capitolo “Controfatti e contro argomenti” (finora infatti avrebbe mostrato gli argomenti a favore) cita un testo di Costanza Stagetti che come anche tu riconosci contiene numerosi deliri argomentativi, tra cui la propensione dei gay alla pedofilia e a spingere i figli verso la transessualità (come se questo fosse possibile!).<br />
Dopodiché Camerini conclude mettendo sullo stesso piano questo scritto curioso, con le ricerche complessive citate dalla Patterson, come dire che sono entrambi attendibili, o meglio inattendibili, allo stesso modo. Infatti scrive:<br />
““[…] anche questi rilievi, al di là delle polemiche che hanno<br />
sollevato, si fondino per lo più su dati empirici e siano quindi privi di sufficienti “evidenze” a partire da studi controllati in una corretta prospettiva epidemiologica.””.<br />
Davvero poco ragionevole.</p>
<p>4. Infine (capitolo 4. Spunti per una meta-analisi) Camerini si lancia in una sua interpretazione non supportata da dimostrazione in cui scrive:<br />
““la scelta di un’identità di genere (che si acquisisce tra i diciotto ed i ventiquattro mesi) contraria all’identità “anatomica” può essere legata al desiderio dei genitori: non è nel sesso di un genitore che il bambino s’identifica, ma nel sesso desiderato da quel genitore, in ciò che i genitori mostrano ai suoi occhi di amare.””</p>
<p>Questa idea che l’identità di genere si “sceglie” in età precoce, e sarebbe indirizzabile dai genitori, ricorda purtroppo la teoria interazionista dell’identità di genere che John Money divulgò negli anni sessanta, e che fu alla base della scelta di “normalizzare” chirurgicamente i neonati intersex, come se la loro identità di genere fosse una tabula rasa su cui potevano intervenire i genitori attraverso l’educazione. Teoria che si è rivelata drammaticamente sbagliata con il “John/Joan case”:<br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Reimer" rel="nofollow">http://en.wikipedia.org/wiki/David_Reimer</a></p>
<p>Leggere ancora oggi che l’identità di genere si “sceglie” fa davvero cadere le braccia. Come fa cadere le braccia la confusione di Camerini tra identità di genere e orientamento sessuale, presentandoci le persone omosessuali come quasi-transessuali (che era l’idea di inizio novecento del “terzo sesso”). Camerini, a quanto ho potuto vedere in rete, non si occupa di identità di genere. Del resto, operando a Bologna, se se ne occupasse sarebbe nell’equipe del MIT, uno dei centri più importanti in Italia.</p>
<p>Sicuramente molto più equilibrato, informato, utile &#8211; e anche umanamente ricco &#8211;  il paper (da te linkato) “Crescere in famiglie omogenitoriali: differenza non implica deficit”  di Valentina Scaramozza, laureata in psicologia clinica e di comunità (è tratto dalla sua tesi), educatrice professionale, in cui si legge tra l’altro:</p>
<p>“Considerando inoltre che i bambini con genitori omosessuali<br />
devono probabilmente battersi contro la stigmatizzazione sociale, la similarità dei risultati suggerisce che all’interno delle loro famiglie si metta in atto un processo di compensazione (Bottino e Danna, 2005). In definitiva, la maggior parte delle differenze evidenziate dalle ricerche, quando non favoriscono i genitori omosessuali, sono effetti secondari del pregiudizio sociale oppure rappresentano una di quelle differenze che le società democratiche dovrebbero rispettare e proteggere.”</p>
<p>“[…] sarebbe importante una legge per poter togliere alla realtà discriminata il suo contenuto “minaccioso”, disincentivando implicitamente l’omofobia sociale e l’omofobia interiorizzata. Non esistono presupposti teorici in base ai quali si possa affermare la disfunzionalità dell’omogenitorialità. Ogni persona possiede una sua particolare e intima attitudine ad essere genitore indipendentemente dal suo orientamento sessuale.”</p>
<p>(il testo si trova qui: <a href="http://www.cisonline.net/PagPubblicazRivista/RivistaDiSessuologia333.aspx" rel="nofollow">http://www.cisonline.net/PagPubblicazRivista/RivistaDiSessuologia333.aspx</a>)<br />
Quanta strada abbiamo fatto. Eravamo partiti da qui:<br />
“In tempi meno obnubilati di questi non sarebbe stata necessaria la Chiesa cattolica per far notare che un bambino ha bisogno di mamma e babbo piuttosto che di due mammi o due babbe. Come profetizzava Chesterton, è arrivato il momento in cui la Chiesa cattolica è rimasta l’unico baluardo in difesa della ragione e del buon senso.” <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-17973" rel="nofollow">http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-17973</a>.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-19018</link>
		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2012 08:43:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15213#comment-19018</guid>
		<description><![CDATA[1. Giulio hai un&#039;idea un po&#039; astratta della discussione, per me la discussione razionale si fa nel mondo, è fatta di &#039;atti&#039; linguistici. Se l&#039;interlocutore poniamo sostiene tesi razziste, porta le parole sul piano pragmatico della violenza. A questo punto si deve aspettare una reazione difensiva violenta. Tutto ciò non giova alla discussione? Può darsi, ma la discussione è il luogo in cui regolare un conflitto di opinioni, se in quel luogo si esercita la violenza, se l&#039;opinione è violenza, la discussione non ha senso. Allora occorre difendersi (e difendere) con ogni mezzo necessario (la necessità è un principio di ragionevolezza). La storia delle liberazioni è piena di atti difensivi di questo tipo, ed a quanto pare hanno giovato parecchio. Quindi, venendo all&#039;esempio di prima, se Tizio sostiene che i &quot;negri&quot; non hanno le capacità dei &quot;bianchi&quot;, Tizio nella discussione pubblica diventerà per esempio &quot;il razzista&quot;. Fino ad arrivare - sempre se necessario - a una difesa che coinvolge il corpo e l&#039;uso della forza, quindi che va oltre la così detta disobbedienza civile. Poi certo si spera di non arrivare, per esempio, ai &#039;moti dello Stonewall&#039;, però va detto, quelle persone hanno iniziato la liberazione da lì.

2. Pensa Giulio se qualcuno usasse l&#039;argomento che l&#039;hate-speach razzista può essere considerato il momento di una discussione cooperante perché riempiendo il mondo di merda dà modo alle persone di buona volontà di approfondire gli argomenti per ribattere.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>1. Giulio hai un&#8217;idea un po&#8217; astratta della discussione, per me la discussione razionale si fa nel mondo, è fatta di &#8216;atti&#8217; linguistici. Se l&#8217;interlocutore poniamo sostiene tesi razziste, porta le parole sul piano pragmatico della violenza. A questo punto si deve aspettare una reazione difensiva violenta. Tutto ciò non giova alla discussione? Può darsi, ma la discussione è il luogo in cui regolare un conflitto di opinioni, se in quel luogo si esercita la violenza, se l&#8217;opinione è violenza, la discussione non ha senso. Allora occorre difendersi (e difendere) con ogni mezzo necessario (la necessità è un principio di ragionevolezza). La storia delle liberazioni è piena di atti difensivi di questo tipo, ed a quanto pare hanno giovato parecchio. Quindi, venendo all&#8217;esempio di prima, se Tizio sostiene che i &#8220;negri&#8221; non hanno le capacità dei &#8220;bianchi&#8221;, Tizio nella discussione pubblica diventerà per esempio &#8220;il razzista&#8221;. Fino ad arrivare &#8211; sempre se necessario &#8211; a una difesa che coinvolge il corpo e l&#8217;uso della forza, quindi che va oltre la così detta disobbedienza civile. Poi certo si spera di non arrivare, per esempio, ai &#8216;moti dello Stonewall&#8217;, però va detto, quelle persone hanno iniziato la liberazione da lì.</p>
<p>2. Pensa Giulio se qualcuno usasse l&#8217;argomento che l&#8217;hate-speach razzista può essere considerato il momento di una discussione cooperante perché riempiendo il mondo di merda dà modo alle persone di buona volontà di approfondire gli argomenti per ribattere.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Antonella</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-19009</link>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2012 22:18:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Segnalo: http://www.la-croix.com/Actualite/S-informer/France/Christiane-Taubira-Le-mariage-pour-tous-repond-a-une-exigence-d-egalite-_NG_-2012-09-10-851585
In italiano ho trovato: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/09/11/Francia-coppie-gay-potranno-adottare_7457540.html]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo: <a href="http://www.la-croix.com/Actualite/S-informer/France/Christiane-Taubira-Le-mariage-pour-tous-repond-a-une-exigence-d-egalite-_NG_-2012-09-10-851585" rel="nofollow">http://www.la-croix.com/Actualite/S-informer/France/Christiane-Taubira-Le-mariage-pour-tous-repond-a-une-exigence-d-egalite-_NG_-2012-09-10-851585</a><br />
In italiano ho trovato: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/09/11/Francia-coppie-gay-potranno-adottare_7457540.html" rel="nofollow">http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/09/11/Francia-coppie-gay-potranno-adottare_7457540.html</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giulio Mozzi</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-18997</link>
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Mozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2012 15:08:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15213#comment-18997</guid>
		<description><![CDATA[Andrea, io tendo a entrare nel merito dell&#039;argomentazione (in questo ritengo di avere delle competenze).

Ad esempio: io ti faccio notare che usi una parola come un&#039;etichetta, e tu mi rispondi

&lt;blockquote&gt;...alcune cose scritte qui sono etichettature verso minoranze sessuali che a mio parere sono “violente”. [...] La violenza fonda un diritto morale alla difesa (autodifesa e soccorso di altri) con ogni mezzo necessario (cioè ragionevole).&lt;/blockquote&gt;

E io non trovo ragionevole contrapporre un&#039;etichettatura a un&#039;etichettatura, perché la qualità complessiva della discussione non ne risulta migliorata.

Scrivi anche:

&lt;blockquote&gt;Comunque ti devo ancora rispondere nel merito, mi sto procurando gli studi. Appena ho tempo rispondo.&lt;/blockquote&gt;

E i casi saranno (presumo) tre: o il mio pungolo ti porterà a scoprire che di qualcosa di cui eri convinto non era il caso di essere così convinti; o ti porterà a scoprire ulteriori argomenti per ribattere a chi sollevasse più o meno seri dubbi su ciò di cui eri, e rimarrai vieppiù convinto; oppure si scoprirà che qualche domanda o qualche risposta erano mal poste. Nel primo, nel secondo, e nel terzo caso ci sarà un vantaggio per te e per la verità.

Se non è discussione cooperante questa...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea, io tendo a entrare nel merito dell&#8217;argomentazione (in questo ritengo di avere delle competenze).</p>
<p>Ad esempio: io ti faccio notare che usi una parola come un&#8217;etichetta, e tu mi rispondi</p>
<blockquote><p>&#8230;alcune cose scritte qui sono etichettature verso minoranze sessuali che a mio parere sono “violente”. [...] La violenza fonda un diritto morale alla difesa (autodifesa e soccorso di altri) con ogni mezzo necessario (cioè ragionevole).</p></blockquote>
<p>E io non trovo ragionevole contrapporre un&#8217;etichettatura a un&#8217;etichettatura, perché la qualità complessiva della discussione non ne risulta migliorata.</p>
<p>Scrivi anche:</p>
<blockquote><p>Comunque ti devo ancora rispondere nel merito, mi sto procurando gli studi. Appena ho tempo rispondo.</p></blockquote>
<p>E i casi saranno (presumo) tre: o il mio pungolo ti porterà a scoprire che di qualcosa di cui eri convinto non era il caso di essere così convinti; o ti porterà a scoprire ulteriori argomenti per ribattere a chi sollevasse più o meno seri dubbi su ciò di cui eri, e rimarrai vieppiù convinto; oppure si scoprirà che qualche domanda o qualche risposta erano mal poste. Nel primo, nel secondo, e nel terzo caso ci sarà un vantaggio per te e per la verità.</p>
<p>Se non è discussione cooperante questa&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-18992</link>
		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2012 07:48:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15213#comment-18992</guid>
		<description><![CDATA[Giulio, quando si discute razionalmente, in un&#039;ottica di cooperazione, ognuno deve prendersi la responsabilità della verità di ciò che asserisce. Tu purtroppo trasformi un&#039;asserzioni in altro (una domanda, un invito a fare), in modo da non assumerti alcuna responsabilità di verità. Siccome sei molto bravo con le parole, questo gioco è nascosto bene. 
Il modo di nasconderlo è utilizzare obiezioni sostanzialmente di scetticismo assoluto (drammatizzazione della verità). 
Da cosa si capisce che è un trucco?, dal fatto che non entri nel merito. E quando proprio ti tocca, perché ti chiedo di assumerti la responsabilità di verità, lo fai raffazzonando qualche elemento. Questo fa pensare che non ti sei prima informato e poi hai controargomentato, ma semplicemente hai razionalizzato a posteriori qualche tua impressione.

Sulle &quot;etichettature&quot; bisogna anche capire questo, alcune cose scritte qui sono etichettature verso minoranze sessuali che a mio parere sono &quot;violente&quot;. Tu sai bene che anche con le parole si &quot;fanno&quot; cose. La violenza fonda un diritto morale alla difesa (autodifesa e soccorso di altri) con ogni mezzo necessario (cioè ragionevole). Questo è un principio di diritto naturale che troviamo in ogni ordinamento. L&#039;uso politico del linguaggio, il passaggio delle parole dal piano del significato al piano performativo può essere dentro questa ottica. 

Comunque ti devo ancora rispondere nel merito, mi sto procurando gli studi. Appena ho tempo rispondo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giulio, quando si discute razionalmente, in un&#8217;ottica di cooperazione, ognuno deve prendersi la responsabilità della verità di ciò che asserisce. Tu purtroppo trasformi un&#8217;asserzioni in altro (una domanda, un invito a fare), in modo da non assumerti alcuna responsabilità di verità. Siccome sei molto bravo con le parole, questo gioco è nascosto bene.<br />
Il modo di nasconderlo è utilizzare obiezioni sostanzialmente di scetticismo assoluto (drammatizzazione della verità).<br />
Da cosa si capisce che è un trucco?, dal fatto che non entri nel merito. E quando proprio ti tocca, perché ti chiedo di assumerti la responsabilità di verità, lo fai raffazzonando qualche elemento. Questo fa pensare che non ti sei prima informato e poi hai controargomentato, ma semplicemente hai razionalizzato a posteriori qualche tua impressione.</p>
<p>Sulle &#8220;etichettature&#8221; bisogna anche capire questo, alcune cose scritte qui sono etichettature verso minoranze sessuali che a mio parere sono &#8220;violente&#8221;. Tu sai bene che anche con le parole si &#8220;fanno&#8221; cose. La violenza fonda un diritto morale alla difesa (autodifesa e soccorso di altri) con ogni mezzo necessario (cioè ragionevole). Questo è un principio di diritto naturale che troviamo in ogni ordinamento. L&#8217;uso politico del linguaggio, il passaggio delle parole dal piano del significato al piano performativo può essere dentro questa ottica. </p>
<p>Comunque ti devo ancora rispondere nel merito, mi sto procurando gli studi. Appena ho tempo rispondo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giulio Mozzi</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-18981</link>
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Mozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2012 20:58:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15213#comment-18981</guid>
		<description><![CDATA[Vedi, Andrea? Sei arrivato d&#039;un botto all&#039;etichettatura: &quot;i drammatizzatori&quot;.

Penso che la vitalità di un principio etico elementare come

&lt;blockquote&gt;Non fare a un altro ciò che non vorresti fosse fatto a te&lt;/blockquote&gt;

abbia bisogno anche, se non di un vero e proprio progresso scientifico, quantomeno di un progresso della conoscenza. E&#039; anche grazie al progresso della conoscenza, e anche - parecchio, negli ultimi decenni - al progresso scientifico, che si è arrivati prima a distinguere da sé un &quot;altro&quot; (ovvero un &quot;altro come me&quot;, che è &quot;come me&quot; ma è anche &quot;altro&quot;, è &quot;distinto&quot;), poi a riconoscergli dignità, ecc., e poi progressivamente a riconoscere quali &quot;altri come me&quot; sempre più vaste categorie di umani e perfino di non umani.

Ho come il sospetto che tu confonda il dubbio, o l&#039;esitazione, o la cautela, e cose simili, con lo &quot;scetticismo assoluto&quot;. Ovvero, Andrea, ho come il sospetto che tu fatichi a immaginare che uno possa avere un&#039;opinione del tipo:

&lt;blockquote&gt;Che un bimbo sia cresciuto da una famiglia estesa o da una famiglia nucleare, da una famiglia del tipo statisticamente più frequente o da una famiglia d&#039;un tipo statisticamente infrequente, da una famiglia con due genitori di diverso o da una famiglia con due genitori di medesimo sesso, da una famiglia con genitore unico o con genitore triplo, eccetera, forse non è molto importante; è importante che i genitori, comunque disposti, abbiano capacità di assumere il loro ruolo e le responsabilità educative che ne derivano,&lt;/blockquote&gt;

e avere, nel contempo, qualche dubbio o qualche esitazione su tale opinione.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vedi, Andrea? Sei arrivato d&#8217;un botto all&#8217;etichettatura: &#8220;i drammatizzatori&#8221;.</p>
<p>Penso che la vitalità di un principio etico elementare come</p>
<blockquote><p>Non fare a un altro ciò che non vorresti fosse fatto a te</p></blockquote>
<p>abbia bisogno anche, se non di un vero e proprio progresso scientifico, quantomeno di un progresso della conoscenza. E&#8217; anche grazie al progresso della conoscenza, e anche &#8211; parecchio, negli ultimi decenni &#8211; al progresso scientifico, che si è arrivati prima a distinguere da sé un &#8220;altro&#8221; (ovvero un &#8220;altro come me&#8221;, che è &#8220;come me&#8221; ma è anche &#8220;altro&#8221;, è &#8220;distinto&#8221;), poi a riconoscergli dignità, ecc., e poi progressivamente a riconoscere quali &#8220;altri come me&#8221; sempre più vaste categorie di umani e perfino di non umani.</p>
<p>Ho come il sospetto che tu confonda il dubbio, o l&#8217;esitazione, o la cautela, e cose simili, con lo &#8220;scetticismo assoluto&#8221;. Ovvero, Andrea, ho come il sospetto che tu fatichi a immaginare che uno possa avere un&#8217;opinione del tipo:</p>
<blockquote><p>Che un bimbo sia cresciuto da una famiglia estesa o da una famiglia nucleare, da una famiglia del tipo statisticamente più frequente o da una famiglia d&#8217;un tipo statisticamente infrequente, da una famiglia con due genitori di diverso o da una famiglia con due genitori di medesimo sesso, da una famiglia con genitore unico o con genitore triplo, eccetera, forse non è molto importante; è importante che i genitori, comunque disposti, abbiano capacità di assumere il loro ruolo e le responsabilità educative che ne derivano,</p></blockquote>
<p>e avere, nel contempo, qualche dubbio o qualche esitazione su tale opinione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Fabio Carpina</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-18969</link>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Carpina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2012 08:27:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15213#comment-18969</guid>
		<description><![CDATA[Andrea, il nome è Càrpina, non Carpìna. Non sono un pesce che può facilmente essere preso all&#039;amo. Sono un albero, che qualche radice ce l&#039;ha :-)

Ah, e quel discorso delle ruote tonde e quelle quadre: guarda che con quello dai ragione a Binaghi e al suo &quot;buon senso&quot;...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea, il nome è Càrpina, non Carpìna. Non sono un pesce che può facilmente essere preso all&#8217;amo. Sono un albero, che qualche radice ce l&#8217;ha <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ah, e quel discorso delle ruote tonde e quelle quadre: guarda che con quello dai ragione a Binaghi e al suo &#8220;buon senso&#8221;&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://vibrisse.wordpress.com/2012/08/18/meno-uguali-degli-altri/#comment-18968</link>
		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2012 08:15:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vibrisse.wordpress.com/?p=15213#comment-18968</guid>
		<description><![CDATA[Fabio, hai abboccato all&#039;amo di Giulio.
Sei cascato anche tu nella drammatizzazione della verità. Il problema è che per difendersi da quei discorsi che riportano tutto a uno scetticismo assoluto occorre entrare nel merito con precisione, e ci vuole tempo e fatica. Su questo fanno affidamento i drammatizzatori.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fabio, hai abboccato all&#8217;amo di Giulio.<br />
Sei cascato anche tu nella drammatizzazione della verità. Il problema è che per difendersi da quei discorsi che riportano tutto a uno scetticismo assoluto occorre entrare nel merito con precisione, e ci vuole tempo e fatica. Su questo fanno affidamento i drammatizzatori.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
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