di giuliomozzi
Il telefono suona.
Apro gli occhi. Realizzo. Allungo la mano. Prendo il telefono dal comodino. Guardo l’ora. Le quattro e quarantaquattro. Non riconosco il numero. Rispondo.
“Giulio Mozzi”, dico.
Dall’altra parte sento dei rumori.
“Lei è Giulio Mozzi?”, dice una voce maschile un po’ stridula.
“Sì”, dico.
“Posso parlarle cinque minuti?”, dice la voce maschile un po’ stridula.
Mi tiro su seduto. Mi preparo al peggio.
“Lei chi è, scusi? Da dove chiama? Dall’ospedale?”, dico.
“No”, dice ridendo la voce maschile un po’ stridula. “Sono in vacanza”.
Mi ero preparato al peggio, ma non a questo peggio.
“E lei si chiama, scusi?”, dico.
“Tizio Caio”, dice Tizio Caio. “La chiamavo per via del mio romanzo”.
Qualcosa si muove dentro la mia nebbia interiore.
“Senta”, dico, “sono le cinque meno un quarto del mattino di Ferragosto”.
“Ah”, dice Tizio Caio, “ma per me non è un problema. Qui in Australia non c’è Ferragosto”.
La nebbia interiore torna a posarsi, in un silenzio assoluto.
“E non sono neanche, presumo, le cinque del mattino”, dico.
“Esatto”, dice Tizio Caio. “Vede che non c’è proprio nessun problema?”.
“Ah, sì, sì”, dico. “Mi rendo conto”.
Un piccolo barlume, un’impressione di… No. No: non mi ricordo nulla del dattiloscritto di Tizio Caio.
“Bene”, dice Tizio Caio. “Possiamo venire al dunque”.
“Sì”, dico. “Il suo romanzo è orrendo”.
“Non ho capito, scusi”, dice Tizio Caio.
“Ho detto che il suo romanzo mi è sembrato orrendo”, dico. “L’ho letto in parte, l’ho buttato via, e l’ho istantaneamente dimenticato”.
“Dimenticato?”, dice Tizio Caio.
“Sì”, dico. “Dimenticato”.
“Ma come si fa a dimenticare un romanzo del genere?”, dice Tizio Caio.
“Ma”, dico, “basta leggerne subito dopo un’altra ventina. Chiodo scaccia chiodo”.
“E quelli se li ricorda”, dice Tizio Caio.
“No”, dico. “Nemmeno quelli”.
“Forse lei ha dei problemi di memoria”, dice Tizio Caio.
“No”, dico, “è che è impossibile ricordare centinaia e centinaia di romanzi”.
“Ma non è vero!”, dice Tizio Caio. “Pensi che io ho letto Zanna bianca a otto anni e me lo ricordo come l’avessi letto ieri”.
“A-ha”, dico. “Mi pare ovvio che ricordiamo i grandi romanzi, e dimentichiamo le schifezze”.
“Mi scusi”, dice Tizio Caio.
“Dica”, dico.
“Lei vuol dire che dopo aver letto il mio romanzo”, dice Tizio Caio, “ne ha letti altri venti che erano delle schifezze?”.
“Sì”, dico.
“Allora, signor Mozzi”, dice Tizio Caio, “questo mi fa pensare che lei sia un lettore approssimativo”.
“Lei dice?”, dico.
“Dico, dico”, dice Tizio Caio. “Lei non sa scegliere le sue letture. Io, da parte mia, leggo solo capolavori”.
Un grazie a Francesca Scotti.
15 agosto 2012 alle 08:45
A questo punto io cambierei numero di cellulare. E non lo darei a nessuno! Buon ferragosto.
15 agosto 2012 alle 09:25
E’ proprio ilare
15 agosto 2012 alle 14:47
Più diplomatico il classico: “la sua opera non è in linea con le nostre collane”. Personalmente ho messo l’annuncio: “Cerco editore in linea con le MIE collane:
“http://bestofcazzeggiletterari.wordpress.com/2012/07/12/cerco-editore-in-linea-con-le-mie-collane-di-perle-webbiche/
.
15 agosto 2012 alle 21:06
Starei ore a leggere cose simili. E infatti spero sempre che, nei tuoi progetti, ci sia una prosecuzione a “Sono l’ultimo a scendere”. Che, a breve, mi metterò a rileggere per la quarta volta.
15 agosto 2012 alle 21:28
“Sono l’ultimo a scendere”: mi piacerebbe leggerlo…
16 agosto 2012 alle 06:07
Angela, vedi qui.
16 agosto 2012 alle 06:39
Bello. Simpatico. Ma, il romanzo è dimenticato istantaneamente o dopo aver letto un’altro centinaio di romanzi? Va bene che erano le 5 di mattina ma in un racconto non sembra un’incongruenza questa? Suona male mi sembra.
16 agosto 2012 alle 06:39
Ops… Un’altra ventina…
26 agosto 2012 alle 13:24
io, da parte mia, sarei andata di corsa a ripescare il suo romanzo