di giuliomozzi
In questo preciso momento i ricordi d’infanzia ricevuti sono 358. Grazie a tutti.
L’articolo con la proposta. L’evento in Facebook
Questa voce è stata pubblicata il 30 luglio 2012 alle 15:02 ed è archiviata in Il ricordo d'infanzia. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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30 luglio 2012 alle 15:20
Ciao, te ne ho già mandato uno: nel frattempo me n’è venuto un altro che forse è meglio (comunque legato strettamento all’altro); come facciamo: t’invio anche questo, valuti e mi dici quale terrai?
30 luglio 2012 alle 15:27
Ulisse, in questo momento mi limito a raccogliere i ricordi. Fa’ come vuoi.
30 luglio 2012 alle 16:37
in che senso un ricordo è meglio di un altro? se non è stato indicato alcun criterio di selezione come si può pensare che uno possa essere meglio dell’altro? chiedo e mi chiedo
30 luglio 2012 alle 16:48
Manu, chi manda un ricordo lo sceglie tra i tanti o pochi che ha: quindi decide quale ricordo “è meglio” mandare.
30 luglio 2012 alle 19:39
Io voglio tornare in Puglia, nel mio Salento, che raggiungerò a giorni. Deciderò lì quale ricordo racchiude più d’altri il profumo, il sapore della mia infanzia.
31 luglio 2012 alle 08:44
Inizia a diventare interessante la documentazione, dei “modi” con cui le persone hanno deciso quale ricordo mandare. Manu penso che solo chi manda il ricordo possa decidere il criterio di selezione. Un qualche criterio lo usiamo sempre…e Giulio è stato abbastanza “neutro” da permettere a tutti di scegliere il proprio senza troppi vincoli esterni.
31 luglio 2012 alle 09:13
@emanuele g.
quando ho letto la domanda di ulisse mi è venuta spontanea una moviola. ovvero. anch’io ho inviato un ricordo d’infanzia a giulio. l’ho inviato scegliendolo? ebbene, no. è l’unica cosa che mi è passata per la mente dalla nascita dell’iniziativa. insisteva a presentarsi, e dunque quello ho inviato. e dopo averlo inviato, mi è venuto in mente qualche altro ricordo? no. ma proprio no. sembra che quello sia l’unico ricordo d’infanzia di manu, l’unico stampato, come dire, a chiare lettere.
quello che mi è parso strano, in realtà, nella domanda di ulisse è stata proprio l’esistenza presunta di un bacino di utenza dei ricordi, non solo per lui, ma da quanto leggo in giro nei commenti, anche per molte altre persone. ricordi di forza uguale e contraria che attendono di essere prelevati.
dunque il mio, emanuele, sembra non essere stato un criterio di selezione. forse non sempre si usa un criterio di selezione. ma non so nemmeno a cosa serva e se serva tutto questo mio ragionarci attorno. beh. anche il mio è un modo. ecco.
31 luglio 2012 alle 10:06
Io credo, Manu, che non tutti i criteri di selezione siano presi consciamente. Io sono d’accordo con Emanuele. Pure secondo me “un qualche criterio lo usiamo sempre”. E’ implicito nell’atto della scelta. Forse pure nell’atto di memorizzazione.
31 luglio 2012 alle 11:38
in sintonia con Sabrina: il tuo inconscio (o pre-conscio) manu ha scelto per te – lui il grande selezionatore, persino in una scelta “razionale” (ma quello è migliore di questo) vuoi che il nostro “sottosuolo” non ci metta mano? uh non ci scommetterei…
31 luglio 2012 alle 12:28
Sì Enrico, sicuramente operiamo una scelta pure nel ricordare o non ricordare, nell’imprimere o meno una sostanza o un riflesso nella memoria, nella modalità sinuosa della nostra “fabbricazione”.
Ma questo, a pensarci, è chiaro.
Dinamiche così complesse e misteriose, preziose, così naturali, così nostre, così poco veramente esplorabili, così imperdibili…
La vita è meravigliosa.
…L’unicità.
E “il tutto è più della somma delle sue parti”.
Grandissimo artista Dio. Fortuna vivere, essere al mondo.
31 luglio 2012 alle 13:25
Io penso che il primo ricordo è quello che conta. Non lo dico come battuta, ma se un ricordo viene in mente prima di un altro significa che aveva urgenza “di essere ricordato” (il ricordo). E quindi scritto.
Poi, è chiaro, se si entra nel gioco proposto da Giulio e si comincia a seguire il proprio filo, probabilmente i ricordi si infilano uno ad uno come le perline delle collane…
31 luglio 2012 alle 14:46
sarei anche dell’idea, Massimo, che il “primo ricordo” possa avere un nesso con quello che stiamo vivendo. Che possa aver quasi lo stesso statuto del sogno. Ci mostra, forse, l’invarianza di un nostro tratto, di una nostra domanda fondamentale, che “allora” si presentava in una sua rappresentazione, spesso, muta ma estremamente icastica e significativa, e che non smette – in qualche modo – di ripesentarsi per parlarci. Dimmi il tuo ricordo e ti dirò – non tanto chi sei – ma cosa ti sta succedendo, ora… sei d’accordo?
31 luglio 2012 alle 22:09
Tu parli Enrico della purezza del ricordare (la dolcezza del passato, il dolore, come in un avvio voluto) e dell’evocazione degli elementi reali che ci riportano ad un paradigma quasi di sogno? Son d’accordo.
1 agosto 2012 alle 01:22
T’invio pure l’altro allora: chiedo perché non c’è la regola solo uno?
1 agosto 2012 alle 12:20
Enrico: c’è del vero, secondo me. Il ricordo come una sorta di filtro, con venature oniriche quasi. Mi ci ritrovo, sì.
1 agosto 2012 alle 13:00
Massimo, come l’ha detto lei, “il primo ricordo è quello che conta”, sembra che gli altri giochino poi a nascondino…:-) Bello.