Il paese del “non si può”

di

di Federica Sgaggio

«Chi pensa di essere così piccolo da non poter fare la differenza, evidentemente non ha mai passato la notte in compagnia di una zanzara», dice un proverbio che ho letto da qualche parte e mi pare sia africano.

Il mio Paese mi sembra il luogo del «non si può».
Mi sembra un posto in cui il mandato principale delle organizzazioni e delle istituzioni è trasmettere il messaggio che tu, chiunque tu sia e qualunque cosa faccia, sei un frammento impotente di pulviscolo atmosferico.
Fin da quando siamo piccoli, di fronte a ogni nostro sogno la risposta di mamma e papà è perlopiù scettica, raggelante: un invito al buon senso, al piede sul freno.

Continua a leggere l’articolo nel sito di Federica Sgaggio.

About these ads

Etichette:

67 Risposte a “Il paese del “non si può””

  1. manu Dice:

    un grazie a federica sgaggio. un’esortazione a mollare il piede sul freno, quel piede che può pesare come un macigno, e che fa rimanere fermi, al ‘proprio posto’. fermi. al proprio posto.

  2. Greco Sabrina Dice:

    Bella lettura, una lettura della realtà che non si ferma in superficie e che non si fa aggirare. Mi ha fatto pensare a quanto afferma Manlio Sgalambro.

  3. massimocassani Dice:

    E’ quella che io chiamo la “politica del vincolo”, che poi in molti casi diventa l’alibi della rassegnazione (più pericolosa del vincolo…).

  4. Andrea D'onofrio Dice:

    Bello, davvero bello.

  5. enrico ernst Dice:

    cara federica, mi interessa tanto la tua riflessione, anche come genitore… quando sento dentro di me quanto si possa essere – in modo molto “insensibile”, attutito, nascosto – “agenti del freno”, quotidianamente, passando oltre il confine mobile che passa dalla necessaria frustrazione del pensiero onnipotente (o salvaguardia dal rischio e dal pericolo) alla obliterazione della “visione” e del “fare autonomia”… mi interessa come insegnante di scrittura creativa: creativa per l’appunto; con quell’impegno costante – che deve essere di un insegnante credo – a spalancare il possibile multiforme delle potenzialità di ciascun allievo… grazie! enrico ernst

  6. Greco Sabrina Dice:

    Secondo me occorrerebbe condurre un’operazione di “illuminazione storica”. Sempre più la storia viene messa a tacere con assordanti frastornanti richiami a discipline e scienze nuove, sradicando queste ultime dal reale contesto in cui si son sviluppate e in cui trovano ragioni e domande.
    Quello che siamo perché siamo stati. Quello che non dobbiamo essere perché siamo stati.
    Ideologicamente, pure questa, abile manovra di un potere deforme e deformante. A guardar fuori. Sarebbe bello rompere gli argini e reimpossessarci della realtà che è nostra e che abbiamo il diritto di vivere e costruire, non di subire cercando strategicamente forme per non morire o per non far morire. Con la consapevolezza dell’assenso dato pur non volendo, di una responsabilità di costruzione a cui non ci si può sottrarre.

  7. LM Dice:

    Beh, trovando l’articolo segnalato qui, me lo sono andato a leggere, perché mi fido del selezionatore. Anche dell’intelligenza della Sgaggio, mi fido; ma non questa volta, perché il deficit di cultura politica mostrato in quest’articolo va assai oltre la soglia tollerabile. Pigliarsela coi vili, vale a dire i deboli, è mettersi dalla parte di chi si può permettere di non esserlo, né vile né debole, o almeno uno dei due… Alla fine vuol dire mettersi dalla parte dei forti, che qualche volta, certo, siamo noi stessi, che non ci pieghiamo alla viltà che ci circonda. Ma quanta viltà sarà costata ai nostri cari, anche prossimi, questa ricchezza che ci permettiamo ora di vilmente sfoggiare?

    Larry Massino

    accademia.inaffidabili@gmail.com (Mozzi la metto qui, una volta per tutte, a scanso equivoci, perché la stringa sotto non la piglia e mi costringe a metterne una falsa)

  8. Greco Sabrina Dice:

    Io credo che la cosa peggiore che possa capitare ad un uomo è di essere vile. Non vigliacco, vile. Che è diverso. La debolezza può manifestarsi nella vigliaccheria come fragilità e limite umano, ma non ha nulla a che fare con la viltà. Mettersi dalla parte dell’uomo, la cui umanità manifesta in forza e in debolezza, non di chi realizza disumanità, di chi attua l’attacco a quella umanità.
    Non si tratta, a mio avviso, Larry Massino, “di piegarsi alla viltà che ci circonda”. La viltà è un comportamento, è miseria, meschinità.

  9. enrico Dice:

    certo Federica è straincavolata con i vili (non con i i “deboli” mi pare), o con altra dicitura quelli che chiama “i servi”, e mi sono chiesto se avesse in mente qualcuno (secondo me sì, ma forse non importa)… Gentile Massino, ma come può una riflessione etico-politica, ancor oggi, prescindere da una riflessione “impegnata” sulla dialettica “servo-padrone”? Impossibile, a mio giudizio, almeno a partire da Hegel (ma la tragedia greca ben prima sapeva)… non siamo poi ancora a fare i conti con i termini della alienazione, del rapporto sadomasichistico nei rapporti di lavoro (o umani), o di… sudditanza (tra generazioni, tra capi e sottoposti ecc.)? Oh sì non ci siamo spostati in modo eccessivo da lì… e farci i conti non vuol dire anche – ora e domani – cercare di “pensare diverso”? Siamo lontani dalla esasperazione del “moloch” per cui ci si sfianca? (il profitto per dirne una, o la conquista di status sociale, per dirne un’altra, o la “passione di essere accettati comunque” per dirne un’altra ancora…) Oh non mi pare. E Federica mi sembra che dica, tra l’altro: bene ragazzi bisogna tornare a pensare e praticare l’autonomia e la creatività, la collaborazione piuttosto che la dinamica potente/impotente (il potente che rende impotente), ben sapendo che la dialettica servo-padrone ha due “corni” se vogliamo, e non uno solo… a me questo mi piace. A me mi piace. Mi fa riflettere poi non tanto nel senso di dire: “merda di servi”, “merda di potenti”! Ma quanto sono anche io e in che modo persino subdolo servo (o potente) – atteggiamento se vuoi “protestante”…
    .

  10. enrico Dice:

    un altro brevissimo accenno, Larry: non si accorge che siamo attroniati da bambini che non possono correre su un prato perché si sporcano (o rischiano di sbucciarsi un ginocchio)? è lecito chiedersi questi bambini che uomini, e che uomini sociali, diverranno domani? Quale ecco – quale “implosione” stiamo preparando? Non parla di questo Federica (anche)? Non le pare utile, parlarne, rifletterci?

  11. gian marco griffi Dice:

    Siamo fritti.

  12. Giulio Mozzi Dice:

    Larry, se tu leggi “vile” e intendi “debole”, indubbiamente hai ragione. Ma non vedo ragioni per intendere “debole” laddove è scritto “vile”.

  13. LM Dice:

    Cordiale Enrico, anch’io una volta mi appassionavo di egheliana dialettica servi padroni, facendomela insegnare dall’interpretazione di Alexandre Kojève. E’ chiaro che non ci capivo molto. Ma ora ancora meno, perché sono totalmente rimbecillito, e mi limito a leggiucchiare articoli in qua e in là su internet. Quando mi va, se me lo permettono, dico la mia, anche se può sempre essere che dico una cretinata. E dunque… La viltà è una roba morale. Siamo d’accordo? Contro la quale la Sgaggio vorrebbe più nobiltà. E già la parola dice molto. In ogni caso, vorrebbe sempre una roba morale. Quindi la Sgaggio indica negli atteggiamenti morali positivi la soluzione agli atteggiamenti morali negativi. Invece io penso (come Nietzsche) che la morale è una questione di gusto. Agli atteggiamenti morali (spirituali?) bisogna contrapporre atteggiamenti materiali, politici, giuridici. Si tratta di tornare a misurarsi mediante la forza reciproca, in base alla consapevolezza della propria forza politica, come componenti di qualche organismo che ci include, partito, associazione, sindacato ecc; e si tratta di tornare a farsi scudo del diritto. Certo, se io lavoratore, per esempio, diritti non ne ho perché il mio contratto Co Co Pro vale quanto una tirata di cesso… Certo, se il mio caporedattore può fare qualunque sopruso perché tanto da lì nessuno lo muove e perché nessuno più sciopera… Certo, se la mia eventuale carriera dipende dal Barone universitario al quale non posso rifiutare il favore di rivedere le bozze del suo ultimo intervento, che va corretto appena appena… (sostanzialmente vuol dire che va scritto da cima a fondo). L’Italia oggi è così, inutile far finta di no. Personalmente mi rifiuto di combattere per il futuro e qui e là, preferisco farmi da parte. Dovesse però essere che cambio idea e torno a fare il Don Chisciotte, non si tratterebbe di incitare al coraggio del singolo, ma di (ri)portare le questioni sul piano della politica e del diritto: il servo si potrà ribellare soltanto se il diritto potrà dargli ragione, una volta preso coscienza che la bilancia della giustizia, in democrazia, non può pendere dalla parte dei padroni. Se no, secondo me, il servo ha il dovere POLITICO di essere vile. Come in Italia, dove, ribadisco, i nostri saggi genitori e zii e nonni si sono adeguati quasi sempre alla viltà; educandoci, del resto, alle convenienze della viltà (sperando in cuor loro di essere invece riscattati?). D’altra parte, Enrico, io sono stato ribelle (se posso dire nobile lo dico), e lo sono ancora, pagando quello che c’era e c’è da pagare. A maggior ragione non me lamento, né me la piglio con la viltà degli altri, servi o padroni che siano. Mi scuso per la lunghezza.

  14. enrico Dice:

    Vediamo, Larry. Vediamo. Io cerco. Come soggetto politico, impegnato nel consorzo sociale, io cerco di far sì che i miei sogni e i sogni altrui, la creatività mia e quella altrui trovino la via della realizzazione – qui mi pare il tema toccato dalla Gaggio. Amo i progetti che hanno un senso che vada oltre la creazione di un valore economico-monetario. Non di solo pane. Quando in contesti di scambio sociale e professionale, vedo umiliazione, gestione arbitraria del potere, infamia di pratiche disumanizzanti, soggezione delle persone al Lavoro, all’Azienda, al Mercato… quasi mai penso allo sciopero, ai sindacati o a chiamare l’avvocato… cioè non penso alla forza (è sparita, tolta – non c’è – dove sono i Tq e San Precario?)… a volte ci vorrebbe, ci vorrebbe… vorrei avere più forza, sì, e mi pare paradossale che le forze politiche o sindacali non possano “coinvolgermi”… ma io penso soprattutto che ho una “mandato” etico, politico: testimoniare come posso INDIVIDUALMENTE che “è possibile altrimenti” e agire come posso di conseguenza… in fede… enrico e

  15. federicasgaggio Dice:

    Grazie, Giulio.
    Vedo ora.
    E grazie a tutte le persone che hanno commentato.

  16. Greco Sabrina Dice:

    “Agli atteggiamenti morali (spirituali?) bisogna contrapporre atteggiamenti materiali, politici, giuridici.”

    Mi scuso con lei, Larry, che sicuramente ne sa più di me, ma “un atteggiamento materiale, politico, giuridico”, di cosa si sostanzia, secondo lei? I due aspetti non sono interlacciati?

    “non si tratterebbe di incitare al coraggio del singolo, ma di (ri)portare le questioni sul piano della politica e del diritto”

    Sino a quando l’individuo verrà convinto ad accettare la situazione di essere sociale fantasma, senza diritto alla partecipazione, con una giustizia auspicabile per favore e non per diritto…
    Sino a quando la volontà popolare sovrana verrà sostituita dal concetto di una subordinazione a qualcuno che decide quando in realtà è semplicemente destinatario di un mandato di rappresentanza… ed è vincolato a fare gli interessi di tutti, del Paese, e non i propri, e lo si lascia decidere pure che cosa può o non può essere considerato “diritto” e “politica”… come se ci fosse interpretazione pure in fatto di principi fondamentali, terminologie di linguaggio e patti sociali, storia dell’umanità civile… regole che dovrebbero essere lampanti come fari…
    La questione invece da ristabilire, a mio avviso, è una questione di ruoli secondo i principi democratici.

    Cosa porterebbe le persone in piazza se non la rivendicazione di diritti inviolabili?
    Quello che si sta perdendo, a mio avviso, è l’idea stessa di essere detentori di diritti.
    Il coraggio si fonda nella forza di una consapevolezza, di una possibilità di rivendicazione.

    Cosa porterebbe il singolo a sfidare il datore di lavoro in nome di un diritto violato rinunciando alla paura di un ricatto che non potrebbe essere posto in essere senza violare norme superiori, e la consapevolezza che non è questo il quadro legislativo che può essere ritenuto conforme al diritto laddove pone in una situazione di non tutela il lavoratore…
    Il coraggio di pretendere forme contrattuali giuste, alla base.

    Il coraggio dovuto alla presa di coscienza della propria importanza partecipativa, di essere “soggetti” di diritti, e alla consapevolezza di essere diventati vittime di una situazione non giusta di sopruso, di violenza, di attacco alla democrazia, di usurpazione, situazione che va ripristinata in forza di normative superiori che regolano e informano il sistema e che sono precisamente stabilite?

    Il coraggio di essere padroni di se stessi, delle scelte, del proprio futuro.

  17. Elena Dice:

    Dov’è la contrapposizione, LM? L’articolo esplicita la necessità di coltivare un pensiero vigile e di non rinunciare a una dignità (inalienabile) che si declina anche nella possibilità di immaginare e perseguire una realtà più giusta e conforme alla propria idea di felicità.
    Questo attiene alla sfera morale non meno che a quella politica.
    I diritti che, come osservi, oggi non ci sono, gli “atteggiamenti materiali politici e giuridici” che potrebbero sottrarre le nostre vite all’arbitrio del più forte da cosa possono rinascere se non da uno slancio morale, individuale e quindi (cioè poi, conseguentemente) collettivo?

  18. Andrea D'onofrio Dice:

    Se ho ben capito. La Sgaggio parla di atteggiamenti individuali cui LM contrappone gli atteggiamenti di gruppo (materiali, politici, giuridici ).
    L’idea che la forza del gruppo sia funzione anche degli atteggiamenti indivuali non mi pare contemplata nell’analisi dei LM.
    Secondo me un movimento politico di vili combina poco.

  19. LM Dice:

    Prendiamo il Coriolano di Shakespeare. Leggendolo, da ragazzi, ognuno di noi tende a mettersi dalla parte di Coriolano. Però, se si va a leggere a fondo, da più maturi, il suo ” preferisco servire a modo mio che comandare a modo loro ” (vado a memoria) è quanto di più tirannico si possa dire, e antidemocratico. L’eroico e nobile Coriolano non si inchina ai voleri della plebe. Per Coriolano la plebe è colpevole di mancanza di coraggio (viltà): ” i plebei, era noto, non avevano fatto nulla. Arruolati per la guerra, proprio quand’era in pericolo il cuore dello stato, non vollero neanche uscire dalle porte… “.

    Torniamo all’oggi italico. Credo che ogni nostro gesto produce energia politica. In questi anni, però, assai sciaguratamente, la tanta energia politica prodotta è stata impiegata male: non a favore di lotte per la conquista di nuovi diritti per tutti (salario minimo, salario di cittadinanza, ius soli ecc), ma per indignarci dei comportamenti immorali (vili?) di questo e quello (mi riferisco ovviamente alle scorribande di B., che secondo me sono state date in pasto all’opinione pubblica da lui stesso, per coprire magagne giudiziarie più gravi; d’altra parte, l’opinione pubblica italiana sembra avere un debole per il tipo condottiero puttaniere… Rimanendo nel letterativo, Enrico, quanto è immorale il Premio Strega se il candidato gradito al consorzio TQ arriva solo secondo…). Di più e peggio, si è sprecata energia politica per stare dalla parte della pubblica accusa, attestando fiducia quasi mistica agli atti dei magistrati inquirenti (dei quali la oramai ininfluente letteratura ci aveva insegnato a diffidare a prescindere…), assegnando alla loro supposta onestà un potere salvifico, taumaturgico, palingenetico. Sempre allo spiritualismo, si torna…

    Ps: D’Onofrio, qui non si fanno analisi, si fa chiacchiericcio, mattutino e pomeridiano. Non perché la sede sia squalificata, al contrario. Ma siamo in un blog, in quattro gatti. E’ come scambiarsi due parole in piazza. Secondo me.

  20. Greco Sabrina Dice:

    Simpatico, Larry, il suo dargli del condottiero… :-)

  21. gian marco griffi Dice:

    E deve dunque questa gentaglia aver diritto al voto, se prima te lo danno, e poi, subito dopo, lo rinnegano? E voi, che state a fare? Voi che siete la loro stessa bocca, perché non governate i loro denti?

  22. Andrea D'onofrio Dice:

    @Lm Mi era ventuo il sospetto che le tue fossero chiacchiere, ma mi pareva brutto dirlo.

  23. Greco Sabrina Dice:

    Beh, l’indignazione non è poco, a guardar bene. Dovrebbe però esser l’inizio, la base di partenza. Ad un certo punto la cosa è stata vista come una calamità naturale. Non si sa se ridere o piangere. A me quel che ha impressionato più di tutto è stata la trasformazione operata in squallida regia di uno spettacolino, la “legittimata” messa in scena di un proprio programma, il “trattare” tutti – per mero grande esteso profitto – da stupidi e ignoranti, l’abile strumentalizzazione di facili pedine vestite da regine sul palcoscenico di un “night di pessimo gusto”, ed il passaggio della “notizia” da un telegiornale ad un altro programma della stessa rete, l’ammaestramento del pubblico e non più il rispondere al popolo, …e questo non soltanto da parte sua. Non vogliamo mica credere che abbia fatto tutto da solo… Assolutamente. Ora, il popolo italiano non è mica stupido e ignorante, è stato confuso. Con una bella lavorazione mediatica, è stato portato ad un assopimento graduale, ad una inevitabilità da non discutere, ad un baratto sconvenientissimo, al considerare normalità qualcosa di assolutamente anomalo.
    A parte la fede nella magistratura, quasi sana, se penso ad una figura istituzionale in cui ritrovo un pezzo di storia, questa è il Presidente della Repubblica.

  24. LM Dice:

    Andrea D’onofrio, se fa così se ne fa accorgere che ce l’ha con me e non con quello che scrivo: in qualunque capannello di piazza, tenendo questo comportamento, verrebbe deriso e isolato. Ma qui siamo in rete, nella democratica e progressiva rete… D’altra parte, quelle che lei scrive rivela che trova la piazza il luogo adeguato all’analisi; rivela che lei, probabilmente, è un autorevole analista di piazza. Dato che ci sono le dico che la democrazia – dove tutti i cittadini hanno diritto di voto, a prescindere dalla loro dirittura morale e dai lor meriti – è un po’ la sede naturale della viltà. Tuttavia a me mi piace la democrazia. Saluti.

    Sabrina, l’indignazione è poco, perché è una forza reattiva. Bisognerebbe maturare obiettivi e condurre lotte a prescindere dal fatto che ci indigna l’attuale governante. Sono d’accordissimo sul PDR, ma gli indignati attuali, quelli che più hanno guadagnato dall’ondata indignatoria (i grillologyani), ce l’hanno più di tutti con lui.

  25. Greco Sabrina Dice:

    Potere decisionale, Larry. Il potere decisionale (intervento nella realtà storica, sociale, politica, culturale, giuridica, economica) deve rispondere agli obiettivi voluti dal popolo sovrano e deve essere rispettoso dei principi costituzionali in maniera rigorosissima.
    Quando questo non accade non si è più in un sistema democratico perché è evidente che vi è un interesse superiore di altra natura a informare le scelte ai vertici e a trasformare il governo della cosa pubblica in governo della cosa privata.
    Si può sempre arrivare al punto di non ritorno, in cui la “lotta” non è più permessa (storia). I segnali sono riconoscibili, e devono essere riconosciuti.

  26. Greco Sabrina Dice:

    P.S. Certo, l’alternativa esiste sempre, sarebbe cosa buona e giusta evitare i costi altissimi.

  27. Giulio Mozzi Dice:

    Larry, scrivi:

    … siamo in un blog, in quattro gatti…

    Fino a questo momento questa pagina web è stata aperta, tra ieri e oggi, da 286 IP diversi.

    Scrivi anche:

    …Andrea D’onofrio, se fa così se ne fa accorgere che ce l’ha con me e non con quello che scrivo…

    Larry, ma perché mai Andrea D’Onofrio dovrebbe avercela con te? Suvvia…

  28. LM Dice:

    Giulio, se ce l’avesse con i miei enunciati, Andrea D’Onofrio, non scriverebbe ” @Lm Mi era ventuo il sospetto che le tue fossero chiacchiere, ma mi pareva brutto dirlo “. Voleva essere sarcastico? Non ci è riuscito, perché sono io stesso a dire – in questo thread, ma ovunque da due anni, nelle varie piazzette letterarie -, che può essere che le mie parole siano bischerate. Però bisogna dimostrarlo, non basta disprezzare.

    Dalle piazze reali dove andavo prima a far due civilissime chiacchiere passavano anche decine di migliaia di persone al giorno. 286, per me, dei quali solo una decina attivi, vuol dire quattro gatti. Questione di punti di vista.

  29. Giulio Mozzi Dice:

    Vedi, Larry? Fai sempre la stessa cosa.

    Tu scrivi:

    … siamo in un blog, in quattro gatti…

    A me viene la curiosità di sapere quante persone hanno visto la presente pagine. Vado a vedere, e poi scrivo.

    Fino a questo momento questa pagina web è stata aperta, tra ieri e oggi, da 286 IP diversi.

    E tu rispondi:

    286, per me, dei quali solo una decina attivi, vuol dire quattro gatti. Questione di punti di vista.

    Qualcuno ha forse sostenuto che “286 IP” sono tanta gente?

    Quanto ad Andrea D’Onofrio, è evidente che hai scambito un preconcetto positivo nei tuoi confronti con un preconcetto negativo.

    Poi scrivi:

    …può essere che le mie parole siano bischerate. Però bisogna dimostrarlo…

    Io non ho dimostrato che le tue parole sono “bischerate”, ma ho mostrato che hai capito fischi per fiaschi. Può bastare?

  30. enrico Dice:

    Gentile Massino, tanto per sgonfiare una possibile “bolla polemica” mi pare che Andrea reagisca al suo “qui non si fanno analisi, si fa chiacchiericcio”. Se lei si “sposta” (di punto di vista) la sua affermazione può apparire (con quell’ “-iccio”) come una forma di svalutazione di una forma di dialogo – che lei per altro sta praticando (diciamo: tra le tante possibili – e in fondo che cosa c’entra con la qualità, del dialogo, la “quantità dei dialoganti”?). Poi scrive: “Torniamo all’oggi italico. Credo che ogni nostro gesto produce energia politica. In questi anni, però, assai sciaguratamente, la tanta energia politica prodotta è stata impiegata male: non a favore di lotte per la conquista di nuovi diritti per tutti (salario minimo, salario di cittadinanza, ius soli ecc), ma per indignarci” e così via. La prima affermazione (“Credo che ogni nostro gesto” ecc.) va precisamente nel senso della riflessione del’articolo di Federica, e abbraccia in modo sintetico e significativo la metafora portante della “zanzara”, il suo – se vuole – individualismo. La sua posizione nel dialogo “si è mossa”, constato con piacer. Sul resto (ricerca di nuovi diritti versus indignazione) a me – di nuovo – verrebbe da dire: l’uno senza l’altra, perché? Personalmente sostengo che esiste una cosa che chiameremo in maniera giornalistica “berlusconismo” (aggiungendoci venature leghistiche) che va molto oltre Berlusconi, molto oltre, e che è “una” delle culture socio-politiche italiane, un atteggiamento, dei valori, etiche, comportamenti, senso della comunità, dell’altro ecc. Noi potremo trovarne traccia evidente per esempio nel craxi (si configura come un “passaggio di testimone” no), e sapremo che ce lo ritroveremo davanti, io penso “dopo” Berlusconi. La mia figura etica, la mia riflessione etica di questi anni è “cresciuta” (volente o nolente, non so come dirlo) e si è formata, “contro” Berlusconi (contro la Lega). Certo non è tutto lì. Ma non dobbiamo forse ringraziare il “milionario in bandana” per averci fatto capire “cosa non siamo cosa non vogliamo”?

  31. LM Dice:

    Andrea D’onofrio Dice:
    26 luglio 2012 alle 12:25

    @Lm Mi era ventuo il sospetto che le tue fossero chiacchiere, ma mi pareva brutto dirlo.

    Giulio, questo è un pregiudizioi positivo nei miei confronti? Allora devo rivedere tutte le mie categorie interpretative. Mi sa che mi tocca rispolverare i seminari di Lacan… Oppure, fo prima, il Celentano di Storia D’amore. Fa così: ” cosa ho fatto quel giorno quando io la incontrai / in spiaggia ho fatto il pagliaccio per mettermi in mostra agli occhi di lei / che scherzava con tutti i ragazzi all’infuori di me / perché perché perché perché/ io le piacevo “.

    Vede, Enrico, sono convinto, in base all’osservazione degli eventi, che la rappresentazione dell’indignazione sia stata la prima sciagura della cosiddetta seconda Repubblica (che giustamente doveva appartenere a de Benedetti, che invece si deve accontentare delle quote di minoranza, perché è andata tutta in un’altra maniera). I primi a cavalcarla furono i tg di Mediaset, producendo energia politica a favore di nuove discese in campo… Ma venendo a tempi più vicini, vogliamo parlare dell’indignazione delle donne, scaturita nella manifestazione di se non ora quando? Vogliamo parlare della cacciata dalla piazza della prostituta colpevole di aver scopato con Berlusconi? Vogliamo parlare del moralismo talebano (copy Aldo Grasso) della pasionaria Lorella Zanardo? Io non sottovaluto affatto il valore politico dell’indignazione. Ma so che c’è un’indignazione atavica, quella degli oppressi contro gli oppressori. Negli ultimi anni, a me pare, gli oppressori hanno riguadagnato posizioni. Secondo me è anche colpa dello spostamento del sentimento indignatorio dalla lotta per ottenere diritti materiali alle lotte per ottenere diritti cosiddetti civili, perché le prime contengono le seconde, mentre non è vero il contrario. Per capirsi bene, non me ne frega nulla che i gay si possano sposare da eterni precari senza nessuna garanzia lavorativa, passando da un’emarginazione a un’altra emarginazione. D’altra parte sappiamo tutti che i radicali, alle cui battaglie dobbiamo divorzio e aborto (ma senza i voti del PCI operaista non andavano da nessuna parte), sono assolutamente liberisti in economia.

  32. Giulio Mozzi Dice:

    Larry, se io ho il sospetto che le tue siano tutte chiacchiere, ma me lo tengo per me, e discuto pubblicamente con te come se le tue non fossero tutte chiacchiere, ovvero presto a quello che tu dici un’attenzione maggiore di quella che d’istinto mi verrebbe da prestare – be’, questo è un pregiudizio positivo. Poi, dopo un po’, se mi par di poter constatare che effettivamente le tue sono tutte chiacchiere, lo dico.

    Ora scrivi:

    Negli ultimi anni, a me pare, gli oppressori hanno riguadagnato posizioni. Secondo me è anche colpa dello spostamento del sentimento indignatorio dalla lotta per ottenere diritti materiali alle lotte per ottenere diritti cosiddetti civili, perché le prime contengono le seconde, mentre non è vero il contrario.

    Condivido.

    Ti avevo fatto due domande, nel precedente intervento: puoi rispondere?

  33. enrico Dice:

    Una cosa su cui mi fa riflettere Larry: la dimensione della “indignazione” non mi appartiene molto; forse anche per via della canzone “Le nuvole” di De Andrè. E forse anche perché – distruggere, criticare, indignarsi – piuttosto che: proporre, creare alternativa, muoversi per concretizzare i sogni, i livelli di giustizia e di condivisione ecc. – è fin troppo facile. Bruciare una foresta: un attimo. Crearne una: millenni. Criticare un libro: un’oretta; scriverlo: magari anni… D’altra parte, Larry, leggendo il suo commento ultimo (a parte che non trovo in me ragione di tanta acredine nei confronti di “Se non ora quando” e allegati – e la sua, di acredine – mi pare sinceramente sproporzionata) lei è decisamente uno che ha una posizione etico-morale ben precisa. Dunque non si camuffi in uno strano “cinismo d’entrée” (“io penso… che la morale è una questione di gusto” ha scritto). Lei come differenzia oppressi e oppressori, se non da una posizione di giudizio e “posizione” etica? Lo so fa male: lei è un (vivaddio!) moralista…

  34. enrico Dice:

    postillina: ora non so ma a volte diritti “civili” sono anche diritti “materiali”, e la divisione netta non funziona… se non oggi domani, per così dire… penso per esempio a un amico rumeno che, senza diritti civili di nessun tipo, non poteva averne di materiali, di nessun tipo (per lavorare in regola ha chiesto un nulla osta, che gli è arrivato qualcosa come due anni dopo – con beffa: il lavoro non c’era più!)… e via con i nuovi schiavi (non i “servi” di cui parlava la Sgaggio, ma proprio la manodopera schiavistica, una cosa ben precisa)… oh sì mi sono sentito indignato allora! e ho chiesto al cielo: perché diavolo? perché il mio Paese? ecc.

  35. LM Dice:

    Qualcuno ha forse sostenuto che “286 IP” sono tanta gente?

    Giulio, il mio sistema interpretativo, registrato su modalità senso comune, me lo fa leggere come enunciato contenente una sorta di smentita ai ” quattro gatti ” che dicevo io. A logica hai ragione tu.

    Io non ho dimostrato che le tue parole sono “bischerate”, ma ho mostrato che hai capito fischi per fiaschi. Può bastare?

    Questo non l’hai mostrato, perché, insisto, D’Onofrio intendeva colpire la persona. Che invece se la piglia poco… Salvo per il fatto di aver sempre più affermata la sensazione che la rete è forse peggio della realtà. Sul fatto che dialogare con una persona significa avere di essa un pregiudizio positivo, come tu sostieni (se ho capito bene), mi sembra un po’ gesuitico, ma ci rifletto.

    Enrico, avere un’etica e essere moralisti non è la stessa cosa (è quello che non capisce Lorella Zanardo, per esempio, che critico a ragion veduta ma non è che me ne faccio una malattia). Diritti civili diritti materiali è chiaramente una distinzione idiota. Ne do la colpa allo spazio nel quale stiamo chiacchierando, nel quale non è che si può approfondire più di tanto. Dico solo che se sono per esempio un lavoratore comunista sono nello stesso tempo internazionalista, aderisco a un’etica precisa: lotterò per il salario, ma tenderò ad accogliere lo straniero e a dargli cittadinanza.

    Comunque, allafineallafine, rimango dell’idea che la polemica contro la viltà degli ” schiavi ” è politicamente sbagliata. Rileggendo l’articolo di Federica Sgaggio, d’altra parte, mi pare sia più uno sfogo personale che altro.

  36. Giulio Mozzi Dice:

    Larry, quando ho scritto

    Io non ho dimostrato che le tue parole sono “bischerate”, ma ho mostrato che hai capito fischi per fiaschi. Può bastare?

    mi riferivo (avrei dovuto precisarlo) al mio primo intervento in questa discussione:

    Larry, se tu leggi “vile” e intendi “debole”, indubbiamente hai ragione. Ma non vedo ragioni per intendere “debole” laddove è scritto “vile”.

    Scrivi:

    il mio sistema interpretativo, registrato su modalità senso comune, me lo fa leggere come enunciato contenente una sorta di smentita ai ” quattro gatti ” che dicevo io. A logica hai ragione tu.

    Potresti proporre al tuo sistema interpretativo di registrarsi sulla “modalità logica” piuttosto che sulla “modalità senso comune”. Secondo me la qualità della discussione ci guadagnerebbe.

    Cos’è il “senso comune”? Wikipedia:

    Nelle scienze psicologiche e filosofiche moderne, riferirsi al senso comune equivale ad accettare posizioni pregiudiziali irriflesse, ossia a prendere acriticamente per vera un’opinione o un “sapere” che hanno solo il merito di essere diffusi.

    Su Andrea D’Onofrio (le cui orecchie saranno piene di fischi…). Io ti ho proposto un ragionamento dal quale consegue che D’Onofrio, lungi dal mostrare un pregiudizio negativo nei tuoi confronti, ha mostrato un pregiudizio positivo. Tu non ti curi del mio ragionamento, non mostri che è sbagliato, ma ti limiti a “insistere”, cioè a ripetere la tua convinzione.

  37. federicasgaggio Dice:

    Mi cito, scusatemi:

    «La percezione della propria impotenza, però, incontra un limite – o perlomeno: dovrebbe incontrare un limite – nel momento in cui essa si trasforma da strumento autolesionistico (una faccenda di interesse psicoanalitico o psichiatrico) in strategia di sopravvivenza.
    In una parola: quando cozza contro la vigliaccheria».

    Vigliacco non vale «debole».
    Vale «utile idiota». Vale «volonteroso carnefice».

    Vale a significare colui/coloro (perché c’è una dimensione collettiva che è prima di tutto politica, per quanto piccolo possa essere l’universo collettivo di riferimento) che fanno proprie le ragioni degli oppressori, opprimendo altri e sperando di potersene strategicamente avvantaggiare.

    Se dovessi dire la mia, trovo che – paragonati ai volonterosi carnefici e agli utili idioti – siano soggetti più «deboli» coloro che sono oppressi dai volonterosi carnefici e dagli utili idioti.

    Ma so anche che non posso pretendere che le persone capiscano quello che c’è scritto.

  38. Greco Sabrina Dice:

    Larry, io posso denunciare un datore di lavoro se, omosessuale, subisco clamorosamente una discriminazione (violazione principio personalista, principio di uguaglianza, libertà individuale e libertà collettive), ma non posso denunciare un datore di lavoro intimamente convinto che l’omosessuale sia un essere inferiore. E’ molto difficile.
    Arrivare all’intervento istituzionale giuridico che sancisce l’unione di due persone omosessuali potrebbe – forse – portare a far pensare, a livello di coscienza collettiva, che quelle due persone umanamente e civilmente hanno un progetto di vita (condivisibile o meno, non importa) che deve essere in ogni caso rispettato e riconosciuto nelle pieghe in cui concretamente si manifesta la partecipazione civile.
    L’amore fa scandalo. Non la violenza, l’amore. Paradossalmente. E paradossalmente si risponde a quella manifestazione di amore con una violenza che si crede giusta e benedetta.
    Per cui potrebbe essere importante ragionare in questi termini laddove risulti lampante che il grado culturale di una civiltà non sia tale da far assumere atteggiamenti e comportamenti di tolleranza e rispetto.

  39. LM Dice:

    In questo post, Giulio, non ti rispondo più, mi sono scocciato dei tuoi giochini (spero che non te la pigli: neanche tu hai risposto alla mia ultima obiezione nella discussione sul romanzo di Valter Binaghi). Non rispondo neanche al disprezzo di Federica Sgaggio, che del resto ha tutto il diritto di rispondere con disprezzo.

    Sabrina, che dicevi dell’amore?

  40. Greco Sabrina Dice:

    Sa, Federica, in una bella canzone, “Le radici ca tieni”, i Sud Sound System cantano (dialetto salentino): “la cultura vera è cu sai capire ci tene veramente bisuegnu, ci ete lu chiu debule”. :-)

  41. enrico Dice:

    Sembra, Federica, che tu abbia incontrato sulla tua strada di recente un “utile idiota”, un vigliacco, un kapò. C’è una grande… una grande rabbia nelle tue parole. (Non mi abbandona, riflettendo su questa figura del “vigliacco” provvisto di piccolo/grande sotto-potere, l’immagine “fisica” quasi della “maschera” di Emilio Fede – il lenone, il giornalista… lo vedo seduto al tavolo della villa di Arcore, prima che si dia inizio alle danze, ha una busta di soldi sulle gambe, sotto la tovaglia…)

  42. Greco Sabrina Dice:

    Dicevo, Larry, che questo mondo gira al contrario, ma prima o poi lo faremo girare come dovrebbe. Lo andiamo a vedere dalla luna? :-)
    Oh, miseria umana. Oh, grandezza divina e umana. Ciao.

  43. enrico Dice:

    shakespeariana Greco!

  44. gian marco griffi Dice:

    “Questo mondo gira al contrario, ma prima o poi lo faremo girare come dovrebbe”.
    Impossibile. Perché il mondo gira nel verso giusto, sei tu che vorresti farlo girare al contrario. Il problema è non accettare che il verso giusto del mondo sia esattamente l’opposto di ciò che vorresti (o vorremmo, mi ci ficco dentro anch’io).
    L’unica chance è un grosso meteorite, gli americani che di questi tempi non hanno i soldi per mandarci sopra Bruce Willis, una bella inversione dei poli.
    This is the way the world ends / Not with a bang but a whimper.

  45. gian marco griffi Dice:

    PS: ciò non toglie che non si debba “lottare” per cambiare, tutt’altro; qualche piccola conquista, talvolta, la si ottiene. Il bello della rivoluzione è farla, raramente goderne i frutti (che spesso son già marci prima di germogliare). Hasta la victoria.

  46. Greco Sabrina Dice:

    “Impossibile”? Federicaaaaaa……. :-)

    Gian Marco, ho capito cosa vuoi dire. Ci son stati uomini che hanno cambiato il mondo. Altro che piccole conquiste. Ci son stati popoli che si sono liberati, parole scritte con il sangue sulle pagine di storia. I frutti di cui godo mi son stati dati, ed io nelle mani cosa ho, cosa potrò dare a quelli che verranno? Cosa potrò dire. Tu dov’eri, cosa hai fatto.

    Il mondo visto dalla luna mi suggerisce versi. Il verso giusto è quello che punta come l’ago di una bussola alla vita. Mi sono appena svegliata, Pardon.

  47. gian marco griffi Dice:

    Comunque per combinazione stanotte mi son trovato in compagnia di una zanzara; dopo un’ora ho acceso la luce, ci ho messo un po’ ma alla fine l’ho vista e l’ho spiaccicata al muro, con buona pace di mia moglie che s’incazza come una bestia perché poi le tocca pulire.
    E’ anche vero che le zanzare di Asti non sono malariche (spero), mentre quelle del proverbio africano presumibilmente sì.
    Ma voi comunque affannatevi pure, tanto io, che sono l’Uomo, figlio dell’Uomo, non cambierò mai, e vi schiaccerò sempre.
    Lascio che mi rompiate le palle una notte, che mi lasciate qualche bubboncino che in mezza giornata è già sparito, lascio che conquistiate qualcosa che vi possa sembrare un successo, un progresso, ma che è sempre la medesima cosa vista in altro modo, perché io sono l’Uomo, e non cambierò mai. La penicillina l’hanno inventata per me, non per voi. E anche il malarone. Il mondo è mio (con voce cavernosa). Chiusa con risata folle, o cachinno isterico.
    Ps: e negli ultimi vent’anni in testa non ho portato una bandana, come voi vi ostinate a credere, ma talvolta un berretto da operaio, talvolta un panama o un borsalino.

  48. Greco Sabrina Dice:

    Hasta la victoria.

  49. enrico Dice:

    Gentile Larry, mi perdonerà se la chiamo in causa ancora ma ecco, rilggendomi la “storia” snodatasi in questi commenti ho capito una cosa (o credo di averla capita). Non sono le sue opinioni legittimissime e discutibili (come tutte le opinioni) a ingenerare nell’altro una “difesa” (sarcasmo o aggressività); è quando svaluta l’atto stesso del dialogare e del confrontarsi, e quindi il piano di relazione con l’altro, che poi l’altro risponde – piccato. Ecco per esempio che lei interpella D’Onofrio così: “D’Onofrio, qui non si fanno analisi, si fa chiacchiericcio, mattutino e pomeridiano” perché siamo in un blog, e perché siamo quattro gatti: questa svalutazione (ed è tale) “lascia strascichi” e poi il prosieguo del dialogo continua a risultarne in qualche modo intaccato. Scena seconda: lei scrive: “Rileggendo l’articolo di Federica Sgaggio, d’altra parte, mi pare sia più uno sfogo personale che altro”. Dopo che quell’articolo ci ha portato (ha portato lei e altri) a interrogarci su questioni capitali come moralità/etica/politica, natura dei “diritti”, senso dell’indignazione, moralità e “forza”, amore e umanità, storia politica di un anno italiano ecc. ecco che lei salta fuori (anche qui, sorprendentemente, in fine di commento, cioè come in un colpo di coda che – si ha la sensazione – lei non domina propriamente) con una svalutazione tranchant e ingenerosa del tutto (in questo caso, dell’origine del confronto). Mi faccia continuare con una immagine. Lei è appeso a una fune, ed ecco: la taglia! Forse non vedendo che a quella fune è appeso lei come altri, cioè lei CON altri. A mio modo di vedere, lei deve mettere a fuoco questo problema, perché – lei è una persona intelligente mi pare – esso la danneggia enormemente. Ed è, sinceramente, un peccato.

  50. Greco Sabrina Dice:

    Enrico, Hope has a Place.

  51. vbinaghi Dice:

    L’indignazione singolare, di più il coraggio di mettersi e mettere tutto radicalmente in discussione, quando sono sinceri come nel caso di Federica, suscitano un giusto entusiasmo, la volontà di aderire. Purtroppo a questo punto inizia la politica, cioè la raccolta di consenso su strategie credibili e soprattutto efficaci per rimettere in sesto questo cazzo di paese.
    Ci sono due o tre cose che mi sembrano ormai punti fermi.
    Le forze politiche che hanno governato negli ultimi vent’anni sono totalmente screditate e impresentabili.
    O perchè frutto di un’esplicito concentrato di interessi particolari senza la minima visione di un paese e della circostanza storica in cui viviamo (centrodestra)
    O perchè, nei decenni in cui hanno fatto opposizione “professionale”, hanno guadagnato tali e tante rendite di posizione da identificare la propria strategia politica nel mantenimento delle medesime, accettando di fungere da antitesi dialettica di un sistema in cui è comunque e sempre il profitto capitalistico a fare la sintesi (centro-sinistra)
    O perchè, come ha scritto Larry, hanno optato per l’unica via che garantiva immediata visibilità, operando uno “spostamento del sentimento indignatorio dalla lotta per ottenere diritti materiali alle lotte per ottenere diritti cosiddetti civili”. (sinistra radicale)
    O perchè hanno pescato nel torbido del peggiore populismo xenofobo e vittimario, garantendosi l’appoggio della parte più ignorante del popolo (Lega e destra radicale)
    O perchè sono la malattia di cui pretendono di essere la cura (monetarismo e liberismo rappresentati dall’attuale governo dei “Tecnici”, sono esattamente ciò che ci ha portato a tale crisi, non solo economica ma anche morale e civile)
    Per me, oggi, avere coraggio di sporcarsi le mani e di puntare a un operazione rivoluzionaria, contro il senso comune e il politically correct che domina in Rete ben più che altrove, significa appoggiare il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo il cui programma di politica economica, per dire, è quello di Joseph Stigliz.

  52. LM Dice:

    Sabrina, penso che il mondo è bello proprio perché gira all’incontrario, per tutti quanti (e pure ” il treno dei desideri all’incontrario va… “). Quelli che lo vogliono far girare regolare, a loro favore, di solito fanno danni. Non mi garbano.

    Enrico, ci rifletto. Ma la lettura del post originale, al lordo dei successivi commenti, chiarisce che è lo sfogo per una faccenda personale. Che le mie erano analisi, l’aveva detto D’onofrio. Io mi ero limitato a dire che lo spazio dei commenti di un blog non è il luogo più adatto per fare analisi, definendo le mie parole, retoricamente, chiacchiericcio da capannello di piazza (ma in piazza ci si va con il corpo… che rappresenta l’intera propria storia… è più difficile fare gli smargiassi…).

    Valter, spero tu stia scherzando. Grillo è un fascista di prima specie; il suo economista ufficiale, pubblicato anche poco giorni fa, Eugenio Benettazzo, è praticamente il teorico economico di Forza Nuova. Grillo non sa nemmeno cos’è, la democrazia, né quella diretta né quella indiretta. Lo vedrai, nei prossimi mesi e anni: il consenso che ha personalmente guadagnato lo dirigerà su opzioni autoritarie, magari dietro al volto di un imprenditore buono. Tempo fa nutriva speranze su Draghi, lo stesso Monti, Montezemolo. A suo tempo su Berlusconi… Non tanti giorni fa ha detto che in Iran si sta bene… che la Lega Nord è stata fregata perché fa opposizione… che la mafia è meglio dello Stato… vabbene, si è anche dichiarato a favore del matrimonio tra… busoni (così definì Vendola pochi mesi fa). Per non dire delle offese di taglio berlusconiano alla Bindi… L’unico politico decente sulla piazza è secondo me Landini. Non perché dica o faccia sempre cose giuste, ma perché difende gli interessi degli operai, sapendo che le lotte si possono anche perdere, ma bisogna per forza farle come soggetto collettivo. Da singoli è davvero inutile fare lotte. Da singoli si possono però scrivere i romanzi…

  53. vbinaghi Dice:

    Io mi sono letto il programma del movimento 5 stelle e di fascista non ci ho trovato niente. Benettazzo non so chi sia, Stigliz invece l’ho letto e nel programma l’ho ritrovato.
    Il resto delle cose che scrivi sono estrapolazioni da discorsi a braccio e chiacchiere di regime, non argomenti.
    Se uno mi registra quando parlo potrebbe anche sentire che la Lega Nord è stata inquisita pesantemente nel momento in cui ha manifestato l’unica opposizione fermissima al governo Monti, il che non significa che io sia leghista, o che in Iran si sta meglio che nella striscia di Gaza, il che non significa che io sia per la teocrazia degli ayatollah.
    Aspetto argomenti, di quelli seri.
    Quanto a Landini, è tutto meno che un politico: chiedere la luna quando sai che non te la daranno mai non fa di te un astronauta.

  54. enrico Dice:

    Singolarmente, Valter, non trovo nel programma 5 stelle nessun rilievo su nuovi diritti, lavoro, società multietnica, e una enfasi sospetta sulla internettizzazione della società o suo “rinnovamento” (mi ha fatto sorridere la proposta dell’inglese all’asilo) – però posso sbagliare e aver trascurato qualcosa… anche l’enfasi “d’entrée” anti-casta mi è sempre parsa un filo demagogica… in generale, si ha l’impressione che l’interessante esperienza del Movimento sia ancora in una posizione fin troppo reattiva e isolata rispetto alle correnti politiche della tradizione poliica italiana, al patrimonio “sano” della riflessione etica politica democratica e repubblicana del nostro Paese. Forse non si poteva fare altrimenti, e mandare tutti a fanculo (destra, sinistra, tutti), ponendosi come i grandi rottamatori di una esperienza complessivamente fallimentare. Come è accaduto. Forse. Ma – mi pare – una forza che unisca e colleghi piuttosto che miri a “fare piazza pulita” per così dire, mi sembrerebbe più interessante (l’assenz<a di un tipo di forza siffatta lascia in Italia la sensazione di un enorme, spaventoso vuoto). Il Movimento nasce con vocazione astensionista – ricordo. E poi diventa "partito" (intendo: si pone come soggetto politico alle elezioni). Muta pelle. C'è da sperare che sappia dialogare e porsi come coagulo di esperienze diversee positive (per esempio: beni comuni, diritti del lavoro precario/flessibile, ostacolo e inversione si tendenza rispetto al neocapitalismo più rapace e insofferente di regole ecc.). Mi auguro inoltre che abbandoni i suoi aspetti legati al carisma e alla "oltranza provocatoria" (e a volte, a mio avviso, becera) del suo "capo".

  55. Greco Sabrina Dice:

    Larry, un paio di cose.
    Quali sarebbero i posti dove fare analisi? Si demanda? Si rimanda? Passiamo la mano? Se son chiamata a dire la mia, sostanzialmente il luogo non mi interessa, né è determinante il numero dei presenti.
    Li conosco e li ho conosciuti coloro che cambiano discorsi a seconda della compagnia e di quel che è meglio dire nella tal occasione. Quelli con i microfoni in mano per essere applauditi (consenso, potere), camaleonticamente bisbiglianti e ambigui, col capo reclinato, in posti appartati, quando si tratta di interessi privati da guadagnare o da tutelare.

    “E’ che il pubblico vuole si parli più semplicemente, così chiari e precisi e banali da non dire niente”?

    Quanto a desideri, bisognerebbe vedere cosa si intende per l’incontrario.
    Preferisco quelli che fanno danni (beata umanità), che si sporcano le mani, che ci provano, a quelli pieni di vacuità che in partenza ne fanno di più perchè hanno rinunciato, fan finta di vivere vantando meriti discutibili e ostacolando beatamente (perché ne hanno paura) quelli che vogliono vivere veramente e ne hanno il coraggio, quelli trincerati dietro un perbenismo ipocrita comodo di posizione, che tradiscono tutti, a cominciare, nella migliore delle ipotesi, da loro stessi, e ricattando con il già dato e strumentalizzando ruoli e storie, senza nessuna pietas. “Quando vivere è un problema rifacciamo da capo la scena…”.
    Guardiamo un po’ di travi. Potremmo rimaner stupiti vedendo il fulgore di certe pagliuzze.
    Caro Larry, il soggetto collettivo è fatto di singoli, non è un’entità astratta, e tutte le rivoluzioni hanno avuto un leader.

  56. Greco Sabrina Dice:

    “Chiedere la luna quando sai che non te la daranno mai non fa di te un astronauta.” Bentornato.

  57. gian marco griffi Dice:

    Però: Alonso Chisciano fugge nei poemi cavallereschi, Candido in Leibniz, Madame Bovary nei romanzi rosa, oggi si potrebbe scrivere un romanzo su un tipo che ammattisce e crede di vivere una rivoluzione civile e morale.

  58. vbinaghi Dice:

    Dunque, io a questa cosa del movimento 5 stelle è sei mesi che ci guardo, non avevo questa gran voglia di aderire, ma mi pare l’unica possibilità rimasta per fare politica.
    A quelle che Enrico chiama “correnti politiche della tradizione italiana” ci ero legato anch’io: cose come il socialismo, il cattolicesimo sociale. Ma chi ne ha avuta la rappresentanza le ha mandate a puttane, questo è quanto.
    O qualcuno crede davvero che un’alleanza Casini-Bersani possa partorire di meglio dei precedenti governi Prodi?
    E dov’era il signor Vendola mentre negli ultimi dieci anni i padroni dell’ILVA (cui l’impresa pubblica è stata svenduta per due lire) producevano di giorno e inquinavano di notte e nella sanità pugliese si allargava un buco che è un cratere?
    E’ tutta gente che difende rendite proprie o dei propri sponsor, e l’unica cosa che può salvare un paese in queste condizioni è che i beni comuni tornino sotto il controllo delle comunità locali, cose come l’acqua, la terra, l’agricoltura, le competenze artigianali e industriali.
    Il movimento 5 stelle lo vedo come uno spazio all’interno del quale possono sorgere liste civiche fatte da persone vere e non da prestanome di questa o quella mafietta. Certo, trasformarsi in partito nazionale con un programma per il paese è altra cosa.
    L’ultima volta è stato un imprenditore chiacchierato che si fatto un partito-azienda. Con Grillo ci sono milioni di persone, e quel che fa e dice è sotto gli occhi di tutti, nel Web.
    Nei prossimi mesi dovrà succedere, ci staremo attenti e decideremo, ma certo non ci lasceremo consigliare da gente come Ferrara Mieli o Lerner (tutti insieme l’altra sera da Mentana a tessere l’elogio di Draghi), maitre a penser di una repubblica in burletta, che da vent’anni fanno il gioco delle parti.
    Come dico e scrivo da mesi, la gente della Val di Susa e la lotta NO TAV sono la cosa più importante successa in Italia negli ultimi anni, perchè dimostrano che la radice della politica è la comunità, e diverse comunità possono concertare uno Stato, mentre il percorso inverso è fascismo e usurpazione.
    Se Grillo ha capito e sostiene questo, io sono con lui.
    Se no morirò come un eremita col fegato scassato e ai miei figli dirò di emigrare.

  59. Greco Sabrina Dice:

    “E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore.” A Larry.

  60. Greco Sabrina Dice:

    Coraggioso Valter Binaghi. Occorrerebbe che gli esponenti del mondo culturale prendessero chiaramente posizione in merito alla politica.

  61. LM Dice:

    @Sabrina, sì, anch’io ebbi il costoso vizio della lacrima. Ma adesso no, mi viene più da ridere (ed è anche più compatibile con le mie risorse). Quanto alla luna, ci sta che ci s’incontri lì, qualche volta. Ma sia chiaro che io ci vado per svagarmi, non ne voglio sapere di escursioni a fini conoscitivi e di visite ai parchi letterari extraterrestri.

    @Valter

    Ho dato un’occhiata al cosiddetto programma del M5S. Se tu chiami programma quell’elenco di propositi, passami la battuta, capisco meglio cosa ci differenzia nella definizione di Romanzo. Ad ogni modo, ci sono una marea di luoghi comuni della politica, cose che del resto già si fanno sia in sede di governo nazionale che di govermo locale. Qui ti elenco, invece, una serie lunghissima di incongruenze:

    - Separare le carriere dei medici pubblici e privati, non consentire a un medico che lavora in strutture pubbliche di Operare nel privato

    Non è un modo per far scappare i medici importanti nel privato, lasciando ai poveri che sono obbligati a rivolgersi alle strutture pubbliche i medici in teoria peggiori?

    - Integrazione Università/Aziende

    è quello che vogliono le confindustrie ovunque, che ovviamente va a danno dell’autonomia della libertà di ricerca.

    - Abolizione del valore legale dei titoli di studio

    un vecchio pallino dei liberali e di pannella; quello che vuole la confindustria; ora nell’appena presentato programma del neoliberista Oscar Giannino.

    - Risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica

    lo dice la costituzione, art 33, ma era il cavallo di battaglia del PSI, Craxi compreso (e comunque della massoneria, quella che ha 33 gradi… che da sempre si batte perché le scuole cattoliche non ricevano finanziamenti).

    - Limitare l’influenza dei direttori generali nelle ASL e negli ospedali attraverso la reintroduzione dei consigli di amministrazione

    vuol dire che si vogliono ASL e ospedali amministrati da nominati dai partiti, come era prima, con tutto quello che comporta in termini di corruzione e aumento della spesa pubblica.

    - Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari

    se va bene è la spending review che sta facendo Monti, se va male è taglio netto al welfare e licenziamento dipendenti pubblici

    - Abolizione delle stock option

    non sanno di cosa parlano… è come dire abolizione del premio di produzione.

    - Introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato

    Quanto vale un manager lo stabilisce il mercato, no i partiti o movimenti. Se no bisogna fare la rivoluzione e cambiare sistema. Ma Grillo dice che siete dei conservatori, gente perbene, padri di famiglia.

    - Impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom Italia)

    Sarebbe a dire che chi compra una società deve cacciare il contante! Neanche la mafia ci ha pensate così forti…

    - Impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi reati

    questa me la spieghi tu, perché io non la capisco.

    - Introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite

    starebbe a dire che se tu fai un investimenti e compri titoli in una banca, se vinci ti tieni, se perdi la banca ti deve rifondere. Delirio puro.

    - Vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale

    e con quale vantaggio? Le banche, non è meglio che subentrino nel capitale di un’azienda e farla andare avanti piuttosto che farla fallire e mandare tutti a casa? Semmai il problema vero è che le banche fanno pochi investimenti in aziende.

    - Impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno

    L’unico modo è nazionalizzare le aziende precotte. Rivolete la SME, le cui aziende perdevano migliaia di miliardi all’anno (lire), producendo anche panettoni, e lo Stato ripianava pronto cassa, aumentando il debito pubblico; ma ai partiti conveniva perché assumevano i loro clienti elettori… e poi c’erano le tangenti che arrivavano direttamente nelle loro casse.

    - Abolizione della legge Biagi

    non potevate dire che volete la parte omessa della Legge Biagi, quella sulle nuove tutele? (di nuove tutele non ne parla, il programma del M5S, pur fatto da tanti precari. Di lavoro in generale, parla poco, il programma. Non è strano?)

    - Abolizione delle scatole cinesi in Borsa

    vuol dire qualcosa?

    - Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati

    se sono stato condannato per oltraggio o resistenza a pubblico ufficiale durante una manifestazione tipo No Tav, non posso essere eletto…

    - Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum

    il senza quorum è una colossale minchiata. I referendum propositivi credo richiedano una riforma costituzionale.

    - Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini.

    Massì, tanto il nostro parlamento è così lento che tre mesi più tre mesi meno. E poi, i commenti (neanche il parlamento fosse un blog…) andranno recepiti, esaminati… O no?

    - Eliminazione dei contributi pubblici per il finanziamento delle testate giornalistiche

    ti è chiaro che i giornali dei padroni andranno in edicola anche in perdita mentre quelli liberi tipo Manifesto dovranno chiudere?

    - Nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l’azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10%

    Delirio puro.

    - Le frequenze televisive vanno assegnate attraverso un’asta pubblica ogni cinque anni

    nessuno ci investirebbe una lira, perchè in cinque anni il rischio di non rientrare è enorme

    - Abolizione della legge del governo D’Alema che richiede un contributo dell’uno per cento sui ricavi agli assegnatari di frequenze televisive

    vuol dire che la legge spregiativamnete attribuita al governo D’Alema le tv debbono pagare per le frequenza 10 milioni ogni miliardo di ricavi. Mediaset, dunque, se davvero è l’uno per cento, paga allo stato 30-40 milioni l’anno. Prima non pagava nulla, mi pare di ricordare.

    - Un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale, indipendente dai partiti

    un enorme regalo a Mediaset e sky

    - Depenalizzazione della querela per diffamazione e iconoscimento al querelato dello stesso importo richiesto in caso di non luogo a procedere (importo depositato presso il tribunale in anticipo in via cautelare all’atto della querela)

    per cui chi non ha soldi non si può difendere dalla diffamazione. Fantastici!

    Infine, non so se ti sei accorto che nel programma non è contemplata la giustizia (sarà un caso?) né la cultura (non è un caso, perché davvero non sanno nemmeno che cos’è: lo dico da consumatore abituale del blog di Beppe Grillo). A conferma di quello che dico metto l’Ansa sotto, appena letta, la quale spiega che il sindaco ha deciso il programma. Eh sì, è tutto un programma il Sindaco che sceglie la programmazione artistica di un teatro importante come quello di Parma. Fai te…

    (ANSA) – PARMA, 29 LUG – Sono Rigoletto e La Battaglia di Legnano, i titoli in cartellone per l’edizione 2012 del Festival Verdi di Parma. Oggi il programma e’ stato reso noto, in particolare con un cambiamento rispetto alla prima stesura dove era presente Otello. Su decisione del sindaco Federico Pizzarotti l’opera e’ stata sostituita sono il Rigoletto, decisione scaturita dalla volonta’ di riportare in scena a Parma il baritono Leo Nucci. Il debutto dell’edizione 2012 del Festival sara’ l’1 ottobre con Rigoletto.

  62. Greco Sabrina Dice:

    Ma lì si parla il linguaggio lunare… Larry.
    Oh, mon dieu, un altro artista di pianobar…

  63. vbinaghi Dice:

    Se avessi conoscenze e argomenti per controbattere le critiche di Larry (alcune ne ho, sia chiaro, per esempio sul valore legale del titolo di studio: che un diplomato con 100 e lode significhi la stessa cosa in tutte le scuole italiane vallo a raccontare alla tua nipotina) probabilmente un Movimento politico lo fonderei io oppure da almeno trent’anni farei un altro mestiere.
    Preferisco dire 5 cose chiare (non come le stelle, ma insomma)
    1) per intanto, in Parlamento c’è un’aria irrespirabile e piuttosto che rivotare questi mi taglio la mano
    2) sui programmi del Movimento 5 stelle cercherò di capire quanto posso prima di metterci la firma
    3) l’anima comunitaria, glocalistica ed ecologica del movimento mi basta per ora per trovarlo degno di interesse e di attenzione più di qualsiasi altra cosa che bolle in pentola
    4) Buoni padri di famiglia, certo. Ma qualcuno ha scritto: “Guardati dall’ira dei miti”. Per me la riduzione di stipendi e pensioni a un tetto massimo e l’innalzamento dei minimi a un livello dignitoso è la primissima cosa da fare, e che “quanto vale un manager (ma anche Cristiano Ronaldo) lo decide il mercato” per te sarà magari un dogma, per me è pura merda.
    5) io la faccia ce l’ho messa, perchè sono stufo del vittimismo e dell’indignazione a buon mercato che si sente e si legge da anni in Rete e fuori. Ho detto cosa mi è simpatico e di cosa voglio approfondire la conoscenza. Tu invece Larry, chi sei? Dove stai di casa? In quale direzione ti stai muovendo? Non dirmi però che sei un libero pensatore che fa parte per se stesso, perchè in questo paese presunto che è il Web italiano di geni incompresi e inassimilabili ce n’è veramente troppi. Forse è proprio questa la malattia: “tutti uniti, in ordine sparso” E meglio ancora: “amico di tutti, nemico di nessuno”. Bè, io non sono amico di tutti. E il mercato come paradigma delle relazioni umane è il mio nemico, da quando avevo sedici anni.

  64. vbinaghi Dice:

    PS – Non mi pare giusto monopolizzare il blog di Giulio Mozzi con una discussione che a questo punto riguarda solo me e le mie simpatie politiche. Quindi ho copincollato i miei commenti e ne ho fatto un post sul mio blog, “Doctor Blue”. E’ meglio che chi vuole continuare questa diatriba sul 5 stelle lo faccia di là.

  65. enrico Dice:

    Metadiscussione: Massino, a mio avviso, ci dà però un bell’esempio di “coinvolgimento” nel confronto: va a leggersi ciò che Binaghi ha posto in discussione e ne dà una disamina interessante e dettagliata… bravo!

  66. enrico Dice:

    postillina: visto che a Giulio interessano le “retoriche”, mi interessava il suo spassionato parere (certo che siamo molto in là nell’off topic! Ma insomma!). Cosa dire di un manifesto politico che rifugge quasi completamente dal livello argomentativo-discorsivo, per snocciolare una serie di “obiettivi” politici nudi e crudi, in una articolazione nuda e cruda di punti elenco? Se la “forma” dice qualcosa di importante sulla sostanza, e sul soggetto che la “secerne” per così dire, qui cosa dice?

  67. Greco Sabrina Dice:

    Larry, Enrico… controproposte? Alternative?

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 4.006 follower