di giuliomozzi
I ricordi d’infanzia finora raccolti sono 250 (più esattamente: sono ricordi d’infanzia di 250 persone, perché alcune hanno voluto mandarne più d’uno).
Poiché, ovviamente, l’arrivo di tutto questo materiale richiede una veloce archiviazione; e poiché sempre più ricordi arrivano via passaparola, da persone che magari non hanno nemmeno visto l’invito originale, ripeto qui alcune indicazioni:
Volete partecipare a questo libro da fare? Se sì, vi chiedo di mandarvi il vostro ricordo d’infanzia. Scrivetelo in un documento e mandatemelo in allegato a un’email (giuliomozzi@gmail.com). Se volete aiutarmi della gestione del tutto, date al documento un nome del tipo: NomeCognome_Ricordodinfanzia.doc (o .rtf, .odt ecc.). Dentro il documento mettete il vostro nome, il vostro indirizzo elettronico, il vostro indirizzo di casa. Se volete restare anonimi, mettete solo il vostro indirizzo elettronico.
E, per maggiore chiarezza, raccomando due cose da non fare:
1. Non chiamate il vostro documento “ricordodinfanzia.doc”, ma nemmeno “quanderopiccolo.rtf” o “lamiabellissimainfanzia.odt”, eccetera. Chiamatelo “NomeCognome_Ricordodinfanzia.doc” (o .rtf, o .odt), eccetera.
2. Non mettete i vostri recapiti nell’email: metteteli dentro il documento.
24 luglio 2012 alle 10:40
…ma dovevi bastonare un povero cane per fare un esempio?…dai scherzo, an ma
24 luglio 2012 alle 10:47
E chi l’ha bastonato? Io non ho ricordi d’infanzia, Anna. Ho inventato.
24 luglio 2012 alle 11:07
Lui, cara Anna, è nato Grande!
24 luglio 2012 alle 11:08
bhe se l’invenzione è sintomo di un desiderio inconscio, o comunque di un “quadro di riferimento” inconscio… peggio che andar di notte… nel tuo profondo VOLEVI che fosse bastonato (da qualcun altro, poi!! dall’”adulto”! Il “secondo adulto”: vedi poi)… nel contesto “onirico” del ricordo inventato, poi, spiccano due importanti elementi di senso – la bici senza rotelle (autonomia conquistata, e sembrerebbe messa in pericolo dall’attacco del cane) e il monumento ai caduti (riferimento al “sostegno lontano” di generazioni passate, legame forte, emotivamente forte, con i propri morti). Per altro la difesa dal cane (nero: Ade, la Falciatrice, la Morte del sé indipendente e libero) arriva in due tempi, con due adulti, di segno diverso: il “Padre Buono” che tu investi (vedi oltre sul “senso di colpa”) e che tuttavia trattiene il cane dall’attaccarti, e il “Padre crudele” che in un eccesso di difesa della tua incolumità bastona l’animale (ipotizzo un tuo senso di colpa: non sei forse tu, la tua paura – di perdere l’autonomia, di morire – a “dare” il bastone nella mano del crudele padrone? E d’un tratto non è che quell’eccesso di difesa ti sembri eccessivo?)…
24 luglio 2012 alle 11:09
non si capisce che avevo ‘intuito’ la finzione? aiuto come scrivo male, ciao Giulio
24 luglio 2012 alle 11:35
In effetti la ‘bacchettata’ scherzosa ha senso proprio in virtù del fatto che il ricordo in esempio non è reale bensì un’invenzione.
Comunque il ricordo è realissimo, ma non è di Giulio Mozzi: è di Robert Plant, o di Jimmy Page.
24 luglio 2012 alle 12:31
che dire, Giulio e gli animali… i tuoi ricordi e invenzioni d’infanzia galleggiano lì, dentro i vasi della Stanza degli Animali di tuo padre. Quando scrivi “la mia mente è una stanza imbiancata con una porta di legno da cui filtra la luce” mi sembra già di sfogliare questa raccolta di memorie collettive: tante porte da cui filtrano brevi fotogrammi luminosi. Una bella idea, davvero.
24 luglio 2012 alle 12:48
Anna, ma non si capisce che avevo intuito che avevi intuito? Ma qui siamo in pubblico, e – come puoi intuire – non potevo contare sull’intuizione di tutti.
24 luglio 2012 alle 13:40
in questo curioso gioco di specchi (un ricordo inventato, da Giulio, no reale, forse di Page o forse di Plant, dove qualcuno intuisce e qualcun intuisce che l’altro intuisce ma non riesce a far intendere che intuisce, e qualcun altro invece ipotizza…); in questo gioco di specchi, chi bastona il cane? Chi si sente minacciato dal cane?
24 luglio 2012 alle 14:06
…In questo gioco di specchi, soprattutto, Enrico, …il cane chi è?
24 luglio 2012 alle 14:18
Reblogged this on trecugggine and commented:
Volete inviare i vostri ricordi d’infanzia allo scrittore Giulio Mozzi? Seguite queste indicazioni: scrivete il ricordo d’infanzia in un documento e mandatelo in allegato a un’email (giuliomozzi@gmail.com). Se volete aiutarmi della gestione del tutto, date al documento un nome del tipo: NomeCognome_Ricordodinfanzia.doc (o .rtf, .odt ecc.). Dentro il documento mettete il vostro nome, il vostro indirizzo elettronico, il vostro indirizzo di casa. Se volete restare anonimi, mettete solo il vostro indirizzo elettronico.
24 luglio 2012 alle 14:27
Basta cani!
24 luglio 2012 alle 15:52
toc toc – avanti – dice qualcuno
‘sono l’intuito’
ciao Giulio an ma
24 luglio 2012 alle 16:09
Perché l’intuito – da “intus ire” – è esattamente colui che entra…
24 luglio 2012 alle 17:27
Bau!
24 luglio 2012 alle 17:46
oh intuito sempre a far scherzetti, intuito, sempre a far scherzetti da cane! sempre a far scherzetti! Ma io anche ti rimando a casa tua sai, intuito, sempre a entrare sempre a entrare… va’ che ti isegno anche a uscire intuito… extuito… va’ che t’insegno anche a uscire come sei entrato eh. sempre scherzetti… “bau!”
24 luglio 2012 alle 20:12
E se lo sa come uscire ma non vuole? Tu poi che fai?
24 luglio 2012 alle 20:28
No… dicevo…
25 luglio 2012 alle 08:26
Inomma, lei scriverà un libro con scritti di altri????
Racconti di 10 righe?
Terrificante!
25 luglio 2012 alle 09:11
Io invece stanotte ho pensato a un titolo per il libro sui ricordi d’infanzia:
“Sono l’ultimo a crescere”
p.s.: lo so, Giulio nel post iniziale ha detto che il titolo del libro è “Il ricordo d’infanzia” ma penso sia un titolo di lavorazione.
25 luglio 2012 alle 09:57
requiem per un cane
sangue di cane
ma quale sarà, la caninità del cane?
allora mi sovviene che nella lingua ebraica, la parola cane si dice ‘kelev’
ma poichè la lingua ebraica è una lingua bizzarra (mozzi docet) kelev si può leggere anche ‘kol lev’ che significa ‘tutto cuore’
dunque, la caninità del cane è il suo essere un ‘tutto cuore’?
altrove, il poeta vincenzo costantino cinasky attribuisce al cane niente più che una ‘riconoscenza impiegatizia’
così. perchè in questo periodo i miei pensieri sanno di cane (ooooooooot)
25 luglio 2012 alle 11:37
oh manu! dal cane al cuore! stessa iniziale stessa finale! ci avevo mai pensato io? Mai!
25 luglio 2012 alle 11:40
oh squisita saggezza della lingua!
25 luglio 2012 alle 12:32
No, Samarcanda: non “scriverò” ma “comporrò” un libro con testi scritti da molte persone. Testi che non saranno “racconti”.
Federico: “Il ricordo d’infanzia” non è un “titolo di lavorazione”. E’, per me, il titolo iniziale e finale della cosa.
25 luglio 2012 alle 19:27
oh, quanto e quale tono enfatizzante, di sorpresa, enrico
25 luglio 2012 alle 21:14
Io stamattina invece, Federico, ho pensato, sorridendo e divertendomi bonariamente, a chi conosce lo scrittore Giulio Mozzi che, leggendo in libreria il titolo “Sono l’ultimo a scendere”, avrà pensato “Ah, il capitano ha scritto un altro libro”, e a chi, non conoscendo Giulio Mozzi, avrà forse pensato “Ah… questo è lento… chissà quanto ci mette…”, e non avrà forse comperato il libro (gusti).
25 luglio 2012 alle 21:47
Manu! mi candido per fondare un partito stilistico culturale nuovo… i neoenfatici! uso abnorme dei punti esclamativi! frasi tornite e perversamente sconnesse! emotività a grappoli a polloni! neoromanticismo tutto anema e core! entusiasmi puerili! neobarocco! espressività e non comunicazione! sincerità a tutti i costi! immagini cangianti! volevamo chiedere l’adesione a Mozzi, ma ci hanno spiegato… ci hanno fatto leggere le regole per scrivere i ricordi de “Il ricordo d’infanzia”… ci siamo rimasti di sale… comunque non ci fermiamo, non ci fermiamo qui! Vuoi manu partecipare anche tu? facciamo delle tessere…
26 luglio 2012 alle 00:10
Ma come fai a ricondurre tutti i ricordidinfanzia a un unico personaggio se i diversi autori dei testi collocano il ricordo in anni diversi? Nel tuo esempio parli del 1967 che probabilmente è un anno della tua infanzia, ma non lo è per i nati negli anni cinquanta ne tantomeno per chi è nato negli anni settanta o ottanta. Il fatto che tu suggerisca di indicare anno e località del ricordo comporta seri problemi a ricondurre tutto a un unico personaggio. Che ne pensi?
26 luglio 2012 alle 07:50
enrico! enrico. proposto a me sa di terapia
al terzo punto esclamativo dovrei procurarmi una flebo. senza contare che la parola ‘tessera’ mi fa venire in mente solo il mosaico. che fare…ecco! passo il tuo invito ad un mio conoscente. sono così abituata a chiamarlo ‘il superlativo’ che non ricordo nemmeno il suo nome. lui è perfetto. io al massimo rivedrò il mio ricordo d’infanzia in chiave esclamativa, così, come esercizio di stile alla queneau, ma in privato, per solidarietà al partito nascente.
grazie enrico, ho fatto un salto sulla sedia a leggere il mio nome seguito da un punto esclamativo!
ecco, ne ho messi tre. vado a stendermi.
26 luglio 2012 alle 12:04
Paolo, infatti non ho intenzione di “ricondurre tutti i ricordi d’infanzia a un unico personaggio”. Ho parlato della speranza di fare un libro composto in modo tale che
Niente più che una suggestione, insomma.
26 luglio 2012 alle 16:10
Direi che il progetto è davvero suggestivo. Penso che fare il libro sarà molto impegnativo. Noi abbiamo già dato, ti abbiamo consegnato il nostro ricordo, a te il compito più gravoso… buon lavoro.
26 luglio 2012 alle 19:03
Ciao Giulio, sono stata nella Sezione antica del tuo Museo. Bellissima idea le foto del tuo luogo d’infanzia.
Sei stato a scuola pure tu!?
(Nell’Album dei ritratti, stupenda la prima foto del ’92, somigli a Jim Morrison)
26 luglio 2012 alle 23:08
Comporre libri con testi di altri! o meglio ricordi di altri. Dunque l’unico impegno sarà organizzarli? e chi ci guadagna? lei o i ricordanti?
Mi viene il sospetto che in mancanza di ispirazione propria, lei cerchi aiuto da altri. Ciò non è davvero cosa da scrittore.
27 luglio 2012 alle 09:16
Samarcanda, ci provi lei.
27 luglio 2012 alle 11:00
Buondio Sabrina, l’accostamento Mozzi/Jim Morrison è un’immagine ai confini della realtà, da X Files; adesso me lo immagino fasciato in pantaloni di pelle aderenti mentre danza tra i navajo strafatto d’erba. People are strange.
27 luglio 2012 alle 11:02
Samarcanda, se tu avessi seguito i link che trovi nell’articolo, avresti trovato la risposta alle tue domande.
27 luglio 2012 alle 19:25
Ma io adoro le immagini ai confini della realtà, Gian Marco.
Giulio Mozzi ha un bellissimo viso (gusti). In quella foto mi ricorda Jim Morrison… grandi Doors. Dirò tre Ave Maria.