Una vita spericolata
I
Appena entrato in casa mi accorgo che c’è qualcosa fuori posto.
Un bisbiglio fitto a due voci, che termina in una chiusa perentoria, ben distinguibile: «Lascia parlare me!»
Entro in salotto. Alla luce soffusa dell’alogena, sul divano sono sedute in due.
L’altra è un topino infagottato in uno degli accappatoi di Lisa, da cui sporgono polpacci magri e piedi piccoli. La faccia è pallida e smunta, dalla forma vagamente triangolare. I capelli bagnati, neri e scomposti, coprono in parte un viso dai tratti gradevoli ma gli occhi che si accendono a intermittenza sulla mia figura svelano una certa inquietudine.
«Lei è Marina», dice mia figlia con tranquillità. Seduta accanto a lei, per statura la sovrasta di un palmo. In effetti è sempre stata molto più alta della media delle sue coetanee, alle medie la chiamavano «torre di controllo».
«Marina resta qualche giorno con noi», prosegue, con quel tono che ha più l’aria di un avvertimento che di una richiesta. E intanto cinge l’altra ragazza con un braccio, entro cui Marina si rannicchia volentieri. Ma lo sguardo dell’ospite resta sollevato su di me, in evidente attesa di una reazione.
«Bè», faccio io: «che dire? Fa sempre piacere essere considerati appena più importanti di una caffettiera in casa propria. Comunque piacere, mi chiamo…»
E le tendo la mano, che la ragazza afferra debolmente con la sua, freddissima.
Poi, per toglierla d’imbarazzo, volto le spalle e mi avvio verso la cucina.
La tavola è ancora apparecchiata, ci sono resti di pane, croste di formaggio, noccioli di olive. Merenda mediterranea, sbrigativa e nutriente. La ragazza è piuttosto male in arnese, e visto dove Lisa l’ha raccattata credo anche di sapere qual è il problema, ma voglio sentirlo raccontare da lei.
«Mentre metto in ordine qui» dico, «tu Lisa prepara cuscino e coperte per il divano. È abbastanza comodo, Marina, ci ho dormito anch’io più di una volta»
È successo quando mia moglie, un paio di giorni prima di andarsene, mi ha escluso dal letto coniugale, ma questo Lisa se lo ricorda anche troppo bene.
Mi raggiungono in cucina e sono entrambe in pigiama. Lisa le ha dato uno dei suoi che non mette più ma l’ha conservato perché le piaceva molto: è un pigiama estivo, blusa a mezze maniche e calzoncini, rosa, con gli elefantini bianchi dalla proboscide allargata in trombetta. Sul corpo magro di Marina fa uno strano effetto, che mi arriva alla bocca dello stomaco quando rivedo sugli avambracci scoperti le solite vene mitragliate di buchi. Ho preparato una tisana ai frutti di bosco, con un cucchiaino di miele, è il mio concetto di coccole per l’ospite notturno, adesso mi aspetto ampie e dettagliate spiegazioni.
II
Sedute sugli sgabelli di cucina, una e l’altra di fronte a me, la tisana si raffredda e nessuna delle due l’ha ancora toccata.
«Marina vuole smettere di farsi, ma dove vive adesso non può continuare a stare» esordisce Lisa, e poi guarda l’altra, che annuisce e ripete: «Non posso stare»
«Il motivo», riprende mia figlia, «è che il ragazzo con cui vive è più fatto di lei, e ultimamente campano male. Lui ruba e lei si prostituisce»
«Faccio marchette», specifica Marina con commovente serietà, pensando evidentemente che il tontolone di fronte abbia bisogno di puntuale perifrasi.
Dal canto mio penso che ce n’è di gente strana al mondo. Come si faccia a eccitarsi e riuscire a fare sesso con un topino del genere, non riesco a immaginarlo. Le gambette ossute, il seno impercettibile sul torace smunto, l’espressione da vittima designata, più che altro risvegliano sentimenti paterni o al massimo suggeriscono l’idea di un ricovero immediato per denutrizione.
«Ma lui da due giorni è in galera. L’hanno arrestato. E lei non vuole farsi trovare quando esce. Non ne può più di questa vita»
«Basta con questa vita» ripete Marina, scuotendo il capo.
Una parla e l’altra fa eco, ma cosa siete, Gianni e Pinotto o il Gatto e la Volpe?
Per uscire in fretta da questa sceneggiatura faticosa prendo il pallino e provo a rilanciare con una domanda istituzionale, rivolta direttamente all’ospite:
«E i tuoi genitori?»
Qui Marina capisce che non può continuare col controcanto. Lancia uno sguardo allarmato a Lisa, che le risponde con un cenno d’incoraggiamento.
Prima sorseggia lentamente dalla sua tazza, poi riemerge e comincia a parlare con una voce lievemente strascicata, un tono indifferente, come se ripetesse un racconto imparato a memoria, forse già recitato in altre occasioni burocratiche.
Il padre non c’è più (morto? partito? allontanato dal tetto coniugale? non sembra fare troppa differenza per lei, che non specifica), la madre ha una merceria nel varesotto, dove vive. Marina se n’è andata di casa da un anno, dopo aver rubato denaro e gioielli, e la madre le ha fatto sapere che per lei è come morta. Un fratello sposato. Neanche lui la vuole più vedere, dopo che gli ha sfasciato l’auto che le aveva prestato. Era strafatta, naturalmente, e ha quasi ucciso un pensionato che attraversava sulle strisce pedonali. Carabinieri, assicurazioni, un casino.
Insomma da loro non ci torna, e comunque Marina è maggiorenne, ha 21 anni anche se non li dimostra.
«Okay», faccio io: «del resto nelle tue condizioni non potrebbero aiutarti un granché. Quello che ti serve è un’assistenza specifica, un programma. Una comunità terapeutica, per intenderci»
Lisa è visibilmente contrariata: «Ma perché, scusa, non possiamo darle una mano noi? Le ho detto che sei un rompiballe ma buono, e ne sai un botto»
Saperne un botto è un complimentone per Lisa, riservato solitamente al suo adorato maestro di chitarra, a Nicky Vendola e pochissimi altri. Tuttavia mi tocca deluderla.
«Proprio perché ne so un botto, come dici tu, so che Marina ha bisogno di un sostegno continuo e professionale, e non dico per i prossimi giorni, ma per i prossimi mesi. Attenzione, non ho detto che non può stare qui. Ci sta oggi, domani e anche dopo, ma intanto mi attacco al telefono e mi do da fare per trovare un aggancio con una Comunità.»
Però Marina si è drizzata sullo sgabello, e appoggia con decisione le palme sul tavolo. «Io non ci voglio andare in comunità. Ci è andato un mio amico prima di Natale, è scappato dopo un mese. Un incubo, sveglia alle sei, un sacco di lavoro, e poi ti regolano la vita come un orologio. Una specie di galera»
«Guarda che le Comunità terapeutiche non sono tutte uguali. E comunque se vuoi uscire da questa situazione hai bisogno di un aiuto che sia quello giusto»
Non è affatto convinta. Il topino sta cacciando fuori i suoi bravi artigli, e mi guarda malissimo. Chissà se è vero che vuol farla finita con la roba, o se cerca solo un posto per vivacchiare in attesa che esca di galera il suo bello. Lisa mi guarda anche peggio: è proprio inorridita da questo padre cinico e sospettoso. Ma come, lei porta a casa l’animaletto azzoppato e randagio, e io chiamo il macellaio? Non parlo per metafore, una volta un gattino rachitico e cieco da un occhio se l’è portato a casa sul serio. L’abbiamo curato, e siamo anche riusciti a trovargli un padrone affettuoso. Dev’essere stato allora che ho guadagnato un sacco di punti ai suoi occhi, i punti che adesso sto perdendo. Non sono un cinico, mai stato: a otto anni mettevo briciole di pane sul davanzale per i passeri, e a venti ho accarezzato l’idea di andare a lavorare in un dispensario nell’Africa equatoriale (c’era di mezzo uno schianto di studentessa in medicina, lo ammetto) ma poi, non chiedetemi come e quando, la vita mi ha collocato in quell’ampia zona di buon senso condiviso che ti fa dubitare dei miracoli per principio. E che impone il ricorso alle armi pesanti, quando è il caso.
«Marina, quand’è che ti sei fatta l’ultima pera?»
La domanda è raggelante. Un flusso d’odio misto a ossigeno liquido mi arriva dalla parte di Lisa, che evito di guardare. Lei non sa niente degli incantesimi del veleno, e neanche di Marina: l’ha incontrata qualche giorno fa al bar dove lavora, ha ascoltato la sua storia, si è proposta come ancora di salvezza per la derelitta.
Marina invece, sa bene di che parlo. Abbassa gli occhi.
«Stasera», confessa.
«Quindi adesso stai bene. Potresti giurare su quanto hai di più caro che è stata l’ultima pera. Ma è già successo, vero? Oggi stai bene, ma domani come starai? E dopodomani? Non aver paura, nel week end io e Lisa saremo qui con te, a impedirti di andare al parco a comprarti la dose. Ma dopo? Io lavoro e Lisa quest’anno ha gli esami di maturità. Lo capisci che ho ragione?»
Tiene sempre gli occhi bassi: «Si»
Si alzano tutt’e due, vanno a dormire. Lisa chissà se ha capito. Probabilmente si, visto che «ne so un botto». Cose che non s’imparano sui libri, cose che non avresti mai voluto vedere nè sapere, e che invece ti è toccato conoscere, assistendo alla metodica rovina di persone a cui volevi bene, come il povero Nicola.
III
Il sabato mattina torno da scuola a mezzogiorno (di sabato ho solo quattro ore in classe), Lisa si è presa un giorno di vacanza e mi aspetta in cucina.
«Dorme ancora», dice.
Non ne dubitavo. Nella tisana di ieri sera le ho messo trenta gocce di valium, ma quando si sveglia comincerà la via crucis, e bisognerà essere pronti.
In effetti il risveglio è come da copione.
«Sto male», dice Marina ancora in pigiama, stropicciandosi gli occhi.
«Lo sapevamo, no? Comincia col mangiare qualcosa. Ci sono tartine con burro e marmellata, the e succo d’arancia»
Siede sul divano, poi si sdraia, si rannicchia, assume posizione fetale, di nuovo si torce, inizia la sacra rappresentazione del dolore cosmico.
«Non me ne frega un cazzo di mangiare. Sto male»
«Okay, se mangi qualcosa ti do un po’ di valium»
Si rassegna, mi segue in cucina. Il valium in queste condizioni funziona per un paio d’ore, poi è acqua fresca. Infatti, verso le tre ricomincia:
«Sto male. Ci vuole il metadone»
«Il metadone te lo scordi»
Lisa: «Il metadone, cos’è?»
«Fai conto che sia eroina pulita. Lo danno anche in farmacia, con una ricetta speciale, ovviamente»
«E non conosciamo un medico che può farla?»
«Non è questo il punto. È che il metadone non risolve niente, perché è comunque un oppiaceo, dà assuefazione come e anche peggio dell’eroina. Certo, una non deve fare marchette per procurarselo, dopo di che il resto dei problemi rimane tale e quale. Vogliamo aiutarla a liberarsi da questo incubo o farne una tossica di Stato?»
«E allora che si fa?»
«Adesso mi attacco al telefono e sento per una Comunità»
«Conosci qualcuno?»
«Conosco un operatore alla ‘Marco Riva’ di Busto Arsizio»
«Dici che possono prenderla?»
«Lì no. È solo per maschi. Però possono darmi un altro indirizzo. Tu intanto stai con lei, fai in modo resti distesa»
Nel giro di un’ora e cinque telefonate riesco a ottenere un appuntamento per lunedì pomeriggio. Bisognerà arrivarci, però.
Intanto Marina ha sbraitato per tutto il tempo all’indirizzo del carceriere, risparmiando Lisa che le sta addosso come una chioccia. Io invece sono stato apostrofato nei modi più pittoreschi: bastardo, frocio, rottoinculo, ipocrita, amico dei preti, merdoso e traditore. Ha la bava alla bocca, poveraccia, e ha vomitato l’intera colazione sul pavimento.
Alle sei finalmente è arrivato Federico, un amico medico che mi ha regalato una visita fuori ordinanza. Le ha misurato la pressione, l’ha visitata per benino, mentre lei implorava il metadone e lui ripeteva il mio predicozzo paro paro.
Il cuore è a posto, non rischia niente di grosso ma sta attraversando la fase acuta, dolori muscolari diffusi, cose così. Federico mi ha lasciato un analgesico potente, che contiene codeina. A lunedì pomeriggio col solo valium non ci si arriva.
Dopo due compresse di quello si è calmata, è entrata in uno stato quasi onirico, occhi aperti e mente vagante, si è messa a parlare a ruota libera.
Aveva un cane da piccola, un bastardo di husky e volpino, si chiamava Bessie. Aveva anche una tartaruga, ma quelle scavano scavano in giardino e un giorno non si è trovata più. Aveva un compagno di scuola alle medie, che l’ha baciata in cantina, e le ha messo le mani sotto la gonna, ma lei non ha sentito niente. Lui ha detto a tutti che era una figa di legno, ha fatto ridere i ragazzi in classe, lei moriva di vergogna e ha capito che aveva qualcosa di strano. Anche adesso, quando scopa col suo ragazzo, sente poco, ma è sempre meglio che fare marchette, con le donne non ha mai provato, non sa se le piacerebbe. Quando smette di farsi va in Spagna. C’è una sua amica che abita in Spagna, lavora in un bar in Costa Brava. In Spagna si vive con poco, la gente non si fa menate come qui, e poi c’è la movida, vuoi mettere?
IV
La domenica sembra andare meglio.
L’analgesico di Federico funziona, i dolori sono scomparsi o ridotti al minimo, ma è chiaro che quello fisico è l’aspetto minore, il più facile da superare. La parte peggiore della «scimmia», come diceva sempre Nicola, è quella «di testa». Sei abituato da mesi, da anni, ad avere un primo pensiero al mattino che è anche l’ultimo della sera. Metterti in moto e trovare i soldi per la roba. È un pensiero che ti riempie la vita, perché assorbe tutti gli altri, spiana le contraddizioni e ti organizza la mente come una piramide al cui vertice sta l’unico Dio: è il vantaggio indiscutibile del monoteismo. Però, se provi a decapitarla questa costruzione, è l’intero senso del mondo che se ne va, e qui non si tratta di negoziare col nichilismo a suon di distinguo come fanno i filosofi del post-moderno, qui è l’anima che affonda nel pantano, il corpo ridotto a una canna svuotata in cui il desiderio soffia l’unica nota, lugubre e assordante, come un ululato.
Nel pomeriggio Lisa prova a distrarla facendole ascoltare un campionario della discoteca di famiglia, dai Beatles di mamma ai Pink Floyd di papà ai suoi adorati Nirvana. Marina sembra apprezzare, sdraiata sul divano con un plaid (ha freddo, dice, come se fosse inverno), annuisce, commenta, poi improvvisamente crolla sul cuscino e piange, in silenzio, piange per mezz’ora, senza agitarsi, come se avesse accettato finalmente di percorrere la via dolorosa che le tocca.
Quando le porto un the con altre due compresse di analgesico, mi guarda fissa e dice: «Era un sacco di tempo che nessuno era così buono con me»
«E il tuo ragazzo?»
Alza le spalle. «All’inizio, magari. Ma con la roba di mezzo è difficile. Se ce n’è per due si gode. Se ce n’è per uno se la fa il più forte. E l’altro esce a rubare uno stereo o a fare una marchetta»
«Okay. Devi stringere i denti e venirne fuori. Ti prometto che la gente che incontrerai dopo sarà diversa, avrai una vita diversa»
Chiude gli occhi, si riadagia sul cuscino e caccia un sospirone.
«In Spagna», dice: «Vado in Spagna, da Chiara. Lavoro in un bar, coi primi soldi mi metto a posto i denti» (ha i molari cariati e qualcuno mancante, anche questo un effetto tipico della roba) «La mattina mi alzo presto e vado al mare. Al sole. Divento abbronzata e bella in carne, come Chiara. E mi faccio un ragazzo bellissimo. Un pescatore, uno che ha la barca e mi ci porta. Sul mare, di notte, che figata dev’essere…»
Si addormenta all’ora di cena e si risveglia mezzanotte.
Io e Lisa ci alterniamo a farle compagnia, ma quando si riaddormenta (dopo un’altra dose di analgesico), sono le tre passate. Io domattina a scuola ci devo andare per forza, ho già chiesto un permesso questo mese e non c’è gente per sostituire gli assenti (grazie ai tagli sulla spesa pubblica di quest’ultimo merdosissimo governo). Decidiamo che Lisa si fa un’altro giorno a casa. Marina non si può perderla di vista, fino all’appuntamento del pomeriggio con quelli della Comunità. C’è solo da fare un po’ di spesa perché poi al pomeriggio è tutto chiuso, ma per quella basta una mezz’ora al minimarket qui vicino. Ci andrà presto, prima che Marina si svegli.
Lisa mi ascolta, attenta, annuisce, poi mi saluta con un bacio (il che accade praticamente ogni morte di papa): è molto compresa nel suo compito, capisce che qui c’è in ballo qualcosa di tremendamente serio, ed è stata lei a metterlo in moto. Speriamo bene.
V
Lunedì.
La campanella suona a mezzogiorno e cinque, io strombazzo al cancello per farmi largo tra frotte di studenti ciondolanti, imbocco la provinciale e stabilisco il mio record personale scuola-casa in otto minuti.
A mezzogiorno e un quarto faccio il mio ingresso.
Lisa è sola, seduta sul divano, impietrita.
«Marina…?»
Non ci prova neanche, a rispondermi.
Faccio il giro della casa, Marina non c’è. E con lei è scomparso il portatile di Lisa.
Torno di là: «È stato quando sei andata a fare spese?»
Annuisce, in silenzio.
«Sicura che dormiva quando sei uscita?»
Errore, è come darle della sbadata, farla sentire in colpa. È chiaro che Marina fingeva di dormire, teneva gli occhi chiusi. La voglia di roba l’avrà svegliata all’alba, si sarà torturata per un po’, poi vista l’occasione propizia non ha resistito.
«Non è una persona cattiva» dice Lisa finalmente. Scandisce le parole, con lentezza, come una verità che vuole imprimere bene nella sua mente e nella mia.
«Lo so. Forse non esistono neanche persone cattive. Ma il male che ti attacca, ti toglie lucidità, ti fa impazzire»
Lisa annuisce. Mi fa impressione in quella sua postura immobile, statuaria.
Continuo: «Forse… Semplicemente non è ancora arrivato il suo momento, capisci? Ma arriverà. Magari domani. Magari quella di oggi è veramente l’ultima pera. Magari l’essere stata qui, sapere che può avere affetto, una vita diversa se la vuole, sarà un motivo in più per uscirne»
«Non lo sapremo mai» dice Lisa.
«È vero. Non lo sapremo mai. Ma è così la maggior parte delle volte. Non puoi mai capire del tutto le persone, e neanche te stesso, non puoi progammare una vita. C’è come un fondo oscuro, inesplorabile, dove nessuno può entrare. Devi solo accettarlo. Da lì in poi si smette d’identificarsi con un computer e si diventa esseri umani. Si accetta il limite della ragionevolezza altrui e il proprio»
Chissà se mi ascolta, ha lo sguardo scolpito in un’immagine d’altrove, che mi è inaccessibile. Quello sguardo, mio Dio, io l’ho già visto, me lo ricordo.
L’estate dopo la quinta elementare. Siamo partiti subito, il giorno dopo la fine della scuola, per la montagna. Neanche il tempo di disfare le valigie, e il residence echeggia di un grido d’orrore: pidocchi.
La mamma l’ha scoperto, vedendo la bambina grattarsi un po’ troppo, e immediatamente ha fatto un salto indietro, adesso è lì in piedi, paralizzata, a un passo dalla figlia che è rimasta con gli occhi sgranati, senza capire.
Mi avvicino, tasto tra i bei capelli lunghi e lisci, fino all’attaccatura. Sposto, osservo. Non c’è dubbio, è piena di uova.
«Marta», dico, «bisogna fare qualcosa, subito. Tagliarle i capelli e cercare i prodotti che servono in farmacia»
Marta annuisce, ma non si muove. È letteralmente impietrita, vorrebbe avvicinarsi alla figlia ma non può, è più forte di lei, i pidocchi no, è una cosa che ha il potere di mandarla fuori di testa, lo so bene. Il giorno che è toccato a lei prenderli a scuola, quand’era bambina, è il suo ricordo in assoluto più atroce.
«Okay», dico, «tu vai in farmacia, io le taglio i capelli»
La bambina mi guarda, incredula: «I capelli?»
Così belli, così lisci. Il suo tesoro, glieli invidiano tutte.
«Ricresceranno in un attimo, fidati»
La mamma esce di corsa, restiamo io e lei.
Io comincio, con la forbice, lei immobile, lascia fare. Le lunghe ciocche cadono sul pavimento, alla fine sembra Giovanna d’Arco prima del rogo, nel film di Dreyer.
Ma quello che mi attraversa l’anima come una lama è il suo sguardo, che non dimenticherò mai. Il doloroso stupore di un’innocenza infranta.
Quella scena, l’ho rivissuta nella memoria, non so quante volte, sempre alla ricerca di un significato che mi desse ragione del suo permanere emblematico, indelebile, a dispetto di molte altre scene familiari che l’hanno vista protagonista, malattie, incidenti, le scenate furibonde che precedettero la separazione e cui lei dovette assistere. Niente, tutto questo è niente rispetto a quell’immagine che ritorna con la forza di un enigma irrisolto.
Solo adesso, mi sembra di capire. Quel giorno Lisa è uscita dall’infanzia, un giardino senza tempo, per entrare in una vita dove ci sono sporcizia, dolore, e soprattutto il tempo che cambia ogni cosa (quei capelli che cadevano, come foglie d’autunno!) e sono stato io ad introdurla, con la forbice in mano. Le madri partoriscono, e resteranno per sempre il luogo dell’origine, la forza vitale cui attingi per vivere, ma spetta ai padri tagliare. Svelare il limite, la ferita, la legge del tempo.
Così, grazie a me, quel giorno Lisa ha cominciato a morire.
Anche oggi, c’è un’innocenza che doveva cadere, quella sociale, e anche qui ho dovuto fare la mia parte, la stessa, maledizione.
Ne uscirà, ne è già uscita.
Mentre siamo a tavola la faccio ridere con una barzelletta nuova di Pagnoncelli, Terza A, un vero compagnone.
Poi butto lì: «Sai, ho pensato per un attimo che i soldi che risparmi fossero per foraggiare Marina»
«Ma come ti viene in mente? Non darei mai a uno i soldi per farsi. E poi Marina la conosco da una settimana. È capitata al pub, non l’avevo mai vista prima»
«Ma allora, i soldi per cosa ti servono?»
«Per adesso non mi va di dirtelo. Niente di illegale, comunque»
«Non ho paura di quello. Ma mi piacerebbe saperlo»
Sbuffa.
«Non sono mica cazzi tuoi»
Eccola. E adesso arriva l’immancabile.
«Sono maggiorenne, ti ricordi?»
E come, non mi ricordo? Me lo ripeti sei volte al giorno.
Ieri aveva preparato una torta, per Marina.
Lei ne prende una particola.
Io tutto il resto, alla faccia dei suoi segreti e del colesterolo.
Etichette: Valter Binaghi
21 giugno 2012 alle 07:06
A Valter Binaghi, sempre con stima.
E’ decollato. Funziona.
21 giugno 2012 alle 08:58
Ciao Isa.
I critici severi sono sempre i più utili.
21 giugno 2012 alle 10:02
Speriamo sia uscita definitivamente di scena sta Marina: il romanzo stava prendendo una brutta piega (tipo trainspotting)
21 giugno 2012 alle 10:07
refuso: si fa un’altro giorno a casa
21 giugno 2012 alle 15:30
x binaghi:guardi che se legge sull altro pezzo son stato un po piu severo io come”critico”, altro che Isa..:)
21 giugno 2012 alle 23:06
Ben scritto, interessante…..
22 giugno 2012 alle 18:18
allora,giusto per dire la mia,direi che questo pezzo è meglio di quell altro uscito lunedì scorso.-rimane un narratore esterno troppo loquace,in qualche punto un po troppo sentenzioso,e qualche frase troppo lunga
poi una critica,diciam così,”contenutistica”:ma la letteratura italiana potrebbe avere,prima o poi argomenti un po più vari?
insomma adolescenza e giovinezza in provincia,son argomenti oserei dire quasi inflazionati:se andate a vedere 30 libri,romanzi, pubblicati in italia dal 95 ad oggi,sembra che davvero in troppi non riescano a parlare di altro
ovvio che ci son argomenti da sempre piu “incombenti”,da sempre, di altri.-ma davvero a volte per leggere qualcosa di davvero originale,come argomento,bisogna virare sulla narrativa israeliana,o finlandese..anche se gia in uk/gb a meglio.
eh insomma il Martin Amis italiano è ancora di la da venire
insomma in italia ci son molti libri con protagonisti poliziotti e carabinieri,ma non dan mai indietro il senso di cosa è davvero aver una divisa,son solo intreccio giallo ,troppo spesso,e infatti,al di la di qualche exploit,no credo li leggano in molti
c’è qualche libro ambientato nella scuola,ma mai davvero incisivo
di libri su adolescenza e infanzia come gia detto ce ne son anche troppi……
di libri sul lavoro,che dire,piu pamphlet che altro
per leggere un libro decente con un manager come protagonisti,con annessi e connessi ,senza finire nel bozzettoo nei soliti stereotipi alla armani,,si deve tornare al 1995,qualcuno di voi magari ricorderà il libro”il dipendente” di sebastiano nata
morale:scrittori ,editi o meno,un po più di fantasia,per favore
saluti-agrodolci
22 giugno 2012 alle 19:30
Forse dal primo capitolo mi aspettavo di più (il romanzo sa di fiction televisiva, dunque si vende, ma non è roba per me).
Da un punto dfi vista tecnico questo io narrante un po’ ipertrofico dovrebbe fare qualche passo indietro.
Tagliare, tagliare.
22 giugno 2012 alle 19:50
cit capone:
“il romanzo sa di fiction televisiva, dunque si vende, ma non è roba per me”
Non so se vendano molto le simil fiction calcate su altri media(“acciaio” della Avallone ha venduto abbastanza e un po quell’ intonazione aveva,ma è stato anche molto spammato pubblicitariamente, sennò non so come andava a vendite)ne so se sto pezzo ha questa intonazione
certo però qua sopra c’è una voce narrante ” italiano medio” già visto in troppi libri -e che ha il tono di far passare vicende quasi minimal come importantissime:)
capisco che il “mondo” sia fatto anche e sopratutto di vicende minime di tante persone normali,però sto concetto in letteratura in italia lo si è preso con un po troppa enfasi
so che si potrebbe obiettare” e voi?che sapete fare voi ?”:)
giulio mozzi,se vorrà,..ci metta all ‘opera! anche noi,(io o altri che si candidino)qui:)
22 giugno 2012 alle 23:30
Non posso perdonare al signor Binaghi di aver dato della “stellina” a San Cobain. Per il resto, la figura paterna di questo romanzo mi piace molto. Leggerò anche la terza parte.
Alcune critiche non le capisco, forse perché non ho mai visto una fiction televisiva.
23 giugno 2012 alle 00:58
Vorrei scrivere un romanzo nel quale il protagonista si mangia le unghie per trecento pagine e alla fine continua a mangiarsele. È sufficientemente originale come trama?
Courtney Love è la Yoko Ono della mia gioventù.
23 giugno 2012 alle 07:41
Per Davide.
Valter Binaghi ha giustamente puntualizzato che tutto dipende dal romanzo che vuoi scrivere.
Dai primi capitoli, Pigra giovinezza si presenta come un romanzo esperienziale, forse d’iniziazione.
Come, per esempio, Io e te di Niccolò Ammaniti a cui somiglia un po’ per la struttura a sequenze, da film. Anche lì poi c’è Battisti…
Oppure Caos calmo di Sandro Veronesi, in cui pure c’è la prima persona, un papà ingombrante, che parla molto di sè.
A me che ho più di cinquant’anni e una vasta esperienza di letture, questo tipo di romanzo può apparire noioso. Resta viva comunque la curiosità rispetto alla qualità della scrittura e quindi lo leggo.
Per un ragazzo adolescente, la lettura di questo genere di romanzi può essere una esperienza vera, importante.
Il giovane Holden in me ha lasciato il segno. La stessa cosa è successa per il più grande dei miei figli.
Nella mia vita e in quella dei miei figli ci sono altri romanzi esperienziali importanti. A volte erano anche molto popolari. Alcuni non li ho più rintracciati da adulta, e desidero ancora rileggerli.
Il romanzo di Valter Binaghi potrebbe essere interessante da questo punto di vista.
Fin qui, come ho gia scritto, “funziona”.
23 giugno 2012 alle 18:46
Contestare le critiche è di pessimo gusto (a meno che non siano pretestuose) e infatti non lo farò.
Mi limito a informare circa il mio obiettivo con questo romanzo: tono medio (lo sperimentalismo mi ha definitivamente rotto i coglioni) e contenuti psicologicamente profondi, intorno al tema non dell’adolescenza ma della paternità e in generale dell’età adulta.
Come si vedrà, il vero protagonista della storia è il padre, non la figlia, che compare solo attraverso gli occhi di lui.
24 giugno 2012 alle 09:54
Mi perdoni Sr Binaghi, per quanto riguarda il romanzo io non sono in grado di consigliarle niente e mi limito a leggere, ma che cosa intende per “sperimentalismo”?
Inoltre: Pagnoncelli di terza A è il figlio di quello che fa i sondaggi a Ballarò? E la barzelletta, lo ammetta, riguarda la Santanché (il cui cognome – peraltro manco suo – assume maggior rilevanza se scritto con l’accento acuto di “perché?”).
24 giugno 2012 alle 11:36
Per “sperimentalismo” intendo la malintesa eredità delle avanguardie storiche, che porta ancora oggi a strizzare la lingua in modo fine a sè stesso, spesso per sopperire alla mancanza di pensiero, e confondendo l’originale con l’eccentrico.
Per “tono medio” intendo coniugare l’alta leggibilità con l’intelligenza del reale. I miei punti di riferimento nella prosa narrativa, con particolare riguardo al romanzo: Avoledo, Mozzi, Montanari, Biondillo, Zaccuri, Magliani, Krauspenhaar, per citare gli amici, con cui capita anche di discutere di letteratura, e quindi di imparare, direttamente o indirettamente. Più giovani ma interessanti, Paolacci e Dadati.
Tra gli scrittori che non ho (avuto) il piacere di conoscere direi su tutti Pomilio e Pontiggia, poi Doninelli, Ferrante, Veronesi e l’ultimo Starnone.
Pagnoncelli di terza A è Pagnoncelli di terza A.
La Santanchè in un romanzo ci può stare giusto come macchietta, ma forse anche fuori (da un romanzo).
24 giugno 2012 alle 13:14
buondì,
tanto per iniziare,personalmente non ho mai incontrato nessuno al mondo che sostenesse che rispondere alle critiche è di pessimo giusto
detto questo,mi addentro nel”core”:
“”"tono medio (lo sperimentalismo mi ha definitivamente rotto i coglioni)”"” (cit Binaghi)
a dire il vero in italia,a parte qualche fan dello sperimentalismo qua e la(piu noto che dipartimenti di italianistica..che altrove)c’è una giusta enfasi nel fare una”lingua”diversa dalle secche del banale in cui si trovano ad esempio tanti block buster delle vendite anglosassoni (che come linguaggio son rimasti all ’800,piu o meno)
(enfasi che ogni tanto viene premiata..infatti in italia abbiam qu e la romanzi e racconti scritti da Dio,molto curati,piu che altro scritti da donne,ma diciamo che come storie avvincenti ,o meglio interessanti e originali,stiamo a 0,perlopiu,con poche eccezioni..)
da qui a far dello sperimentalismo,ce ne corre
se poi mi si dice che certe cose come quelle di tiziano scarpa o aldo nove o pochi altri hanno ormai annoiato,che dire,con me si sfonda una porta aperta
il problema è che a spingere sul tono medio si finisce sull “italiano medio” ,come linguaggio,e dopo,chissà anche come temi
che è poi la cosa che alla lunga fa venir sonno:
è vero che uno ha il diritto di raccontare (quasi)tutto,ma ci son a argomenti e temi davvero gia trattati 56.000 volte,in letteratura italiana
anni fa,feci notare in pubblico a uno scrittore veneto che far l’ennesimo libro sulla vita dei “ricchi & famosi “,a 10 anni abbondanti da bret easton ellis,poteva far scendere l’occhiolino(ergo,sonno)visto che un argomento nuovo proprio non era
Questi inaspettatamente,concordò(bene,ogni tanto,al mondo,buone notizie)
insisto:ci son 3-4 argomenti/tipologie :
l’adolescenza in provincia(rischio:deja -vu),
il thriller con pretese di racconto sociale(rischio :scoperta della acqua calda),
il romanzo simil esistenzialista con pretesa di opera mondo(rischio:noia a manetta),
la saga familiare,da premio o meno,(rischio:deja-vu più effetto”un pò facile scriver ste robe”)
tutte che sembra seguano in molti,in troppi
credetemi trovar libri che non trattino questi argomenti,scritti ed editi in italia,è meno facile di quanto si creda
peccato(o per fortuna) che i libri migliori quasi sempre siano quelli che si fa fatica a incasellare in una tipologia ,e anche in un genere
24 giugno 2012 alle 13:33
Ho capito. In effetti strizzare la lingua in modo NON fine a se stesso è il succo della letteratura.
Per Pagnoncelli non se la prenda, non mi permetterò mai più di associare un personaggio del suo romanzo a un sondaggista televisivo.
24 giugno 2012 alle 13:42
ops questo mi era sfuggito:
“”"Come, per esempio, Io e te di Niccolò Ammaniti a cui somiglia un po’ per la struttura a sequenze, da film. Anche lì poi c’è Battisti…
Oppure Caos calmo di Sandro Veronesi, in cui pure c’è la prima persona, un papà ingombrante, che parla molto di sè.”"(cit Isa)
mi scusi gentile Isa,ma tra quanto letto qua sopra,e la scrittura veramente adamantina di Verronesi(vedere alcune parti di XY) o quella gagliarda ma sciolta di Ammaniti,c’è un po di differenza eh
per non dire dei “temi”:
quelli di Ammaniti saranno anche un pò “di cassetta”,a volte, ma quelli di Veronesi sono molto di più che romanzi di formazione o similari ..o esperienziali,o di iniziazione..
ad ogni modo,scusate la “durezza” nel “recensire”le parti qui sopra(che non mi fna gridare al miracolo),ma sul web ci son decine ,centinaia ,migliaia di recensioni durette su opere di autori molto noti,ergo,una volta tanto a far il contrario non ci vedo nulla di male
,
24 giugno 2012 alle 13:45
Ma nessuno che racconti, che so, di un fisico nucleare perseguitato da un orso?
24 giugno 2012 alle 13:57
“Ma nessuno che racconti, che so, di un fisico nucleare perseguitato da un orso?”
mah,che so,un fisico nucleare perseguitato da un orso,mi sembra narrativa paradossale,che nessuno fa, ne farà mai..
magari
“un fisico nucleare perseguitato dai new agers”
mi parrebbe una cosa un pò più pop,poi fate voi eh …:)
24 giugno 2012 alle 14:17
promemoria: a natale, ricordarsi di regalare a Calzolari una tastiera che non sia posseduta dal maligno
24 giugno 2012 alle 14:21
grazie mister!:)i regali fan sempre comodo!:)
24 giugno 2012 alle 14:36
Questa cosa delle tematiche/tipologie, mi si scuserà, mi pare proprio una minchiata. Niente impedisce di essere originali, innovativi e per nulla noiosi trattando di paternità, saghe famigliari e robe simili. Tanta parte è costituita dal come, più che dal cosa.
24 giugno 2012 alle 14:46
eh no,”niente impedisce”,come no..
…invece si,esiste “dell inflazione”anche su cose gia raccontate 56.000 volte,ci rendiam conto cosa succederebbe se uno oggi esordisse con un libro “à la jack frusciante?”sbadigli,perlopiù
per non dir del fatto che editors e curatori editoriali stranieri,a volte nelle interviste dei supplementi culturali del week edn su vari giornali,si lamentano del fatto che…
“la narrativa italiana?a parte i soliti pochi noti,non tratta di temi globali,e come tale,è poco interessante ai fini del tradurla all estero..aspettiamo il nuovo umberto eco…”
chiaramente una critichina da niente come no..:)
peraltro quel che dice GMG si elide gia da solo con la marea di critiche piovute negli ultimi anni sugli autori di gialli e noir,fatto,non opinione,accusati proprio di scriver le solite robe(ci han fatto pure dei saggi sopra,anche divertenti,vedi”Sul banco dei cattivi”)
quindi sta cosa della continua ripetizione di tematiche gia usurate mi sa che non l’ho vista solo io:)
quanto a quel che scrive Binaghi,forse ora non va per la maggiore in assoluto,ma davvero mi s’è sembrato di esser tornato indietro di 15 anni o piu,quando andavano quasi di moda(se ne parlava;non è che vendessero molto,intendiamoci..)i libri”à la Transeuropa”
Transeuropa che non è che avesse a catalogo solo brizzi o la ballestra,ma anche tanti autori che scrivevan storie di provincia,minime ma non necessariamente minimaliste,etc etc..quando si parlava di Carver senza averlo mai letto etc etc quando l’espresso,il settimanale,faceva una copertina su Pieraccioni “e il ritorno dei giovani di provincia” etc etc
..qualcuno se le ricorda?:)
24 giugno 2012 alle 16:31
Scusi Davide, ma scrivere un romanzo “alla” jack frusciante (il come si racconta) e affrontare il tema di jack frusciante (il cosa si racconta) son due cose diverse. Per me. Che poi jack frusciante mi facesse cagare negli anni ’90 come mi fa cagare nel 2012 è un dettaglio. Stessa cosa per gialli, noir e compagnia bella.
E comunque, se si vuole criticare questo romanzo (come qualunque altro romanzo), secondo me, si dovrebbe criticare per come è scritto, non per il fatto che affronta un tema già affrontato da centomila libri.
Detto questo, anzi, scritto questo, mi piacerebbe sapere quali diavolo sono i “temi globali” di cui scrivono gli editors e i curatori editoriali stranieri.
24 giugno 2012 alle 16:34
Forse non è molto facile raccontare di vita, di sentimenti, di paternità, di adolescenza, misurarsi con coraggio e onestà coi temi del quotidiano, del reale, della responsabilità, del senso, senza essere banali o superficiali.
Forse non è molto facile scrivere e risultare interessanti.
Forse bisognerebbe avere veramente qualcosa da dire.
24 giugno 2012 alle 16:51
cit.gmg:
“”E comunque, se si vuole criticare questo romanzo (come qualunque altro romanzo), secondo me, si dovrebbe criticare per come è scritto, non per il fatto che affronta un tema già affrontato da centomila libri.”"
no,non è così :ed è presto detto perchè:
per dire,esistono ANCHE correnti di pensiero come dire”contenutistiche”dove alcuni argomenti son ritenuti meglio di altri(e si insegna la cosa nelle università,pensa te,mica a casa del Davide qui..):ora io non concordo(dico:NON) con siffatte teorie,però la lagna opposta del tipo:
“è gia affrontato da centomila libri,cosa vuoi mai che sia,non vedo il problema!importante è come è scritto!” non è proprio una cosa che pensano e con cui si può convincere tutti:)
quanto a: “”"Detto questo, anzi, scritto questo, mi piacerebbe sapere quali diavolo sono i “temi globali” di cui scrivono gli editors e i curatori editoriali stranieri”
qualcuno sulle pagine culturali dei noti quotidiani,lo ha detto chiaro e tondo:
tenersi forte:
“..ad esempio tratta di temi globali e piu interessanti per il mondo anglosassone,dove si traduce molto, uno come salman rushdie,che di anglosassone ha solo la residenza e forse parte del background,che non molti scrittori italiani…con qualche eccezione qua e la”
(i soliti,calvino ,levi,forse moravia,ancora dopo anni svevo,citati,baricco,eco,etc etc..)
sono solo alcuni esempi,eh se ne potrebbero far altri
ma non illudiamoci: cormac mc carthy scrive della provincia texana di 60-30 anni fa,ma è tradotto in tutto il mondo..:)e fanno bene,perchè come racconti epici non son secondi a nessuno,come libri ,e anche come film(vedere il notevole filmone che i fratelli Cohen han tratto da almeno un suo libro,peraltro non è certo un film d’azione”puro”,anzi è abbastanza didascalico,in alcuni passi quasi letterario e poco commerciale)
ma se fai ,ad es un romanzo nella provincia delle Marche ,o nel frusinate degli anni 70,beh se va bene ti traducono in Francia:):):)non perchè ci sia una “classifica”delle aree piu”cool”,ma perchè l’italia non è tutta uguale e alcune zone danno davvero piu spunti di altre,anche solo nell immaginario collettivo
(per dire,gia molte cose/sfondi siciliane o romane all estero interessano anche di piu..e anche nel resto d’italia!proprio perchè piu densi di storia,”ricchi” o proprio piu epici)
morale,:i limiti(o per converso i pregi)del sistema paese si riflettono anche nella sua letteratura
questo è quello che molti scrittori o simil tali non capiscono,che coi dati di fatto non si combatte e che forse per interessare al lettore,non dico si debba pensare soliti a temi “di moda” ma neanche di epicizzare e pensare interessante quello che è nei propri miti elettivi,del singolo,che a volte,son personali e basta
nb:prima che qualcuno dica”ma non so,ma dipende,ma etc” vorrei far notare che la differenza di potenza in alcuni scenari,da pese a paese,la fece gia notare Hemingway quando soggiornava in italia…insomma non proprio l’ultimo arrivato..:)
24 giugno 2012 alle 17:02
Non sono d’accordo su niente. Di certo non sono d’accordo con le pagine culturali dei noti quotidiani che lei cita e che io non conosco minimamente, non leggendole minimamente, e risultando dunque irrimediabilmente ignorante alla voce “teorie letterarie presentata dalle pagine culturali dei noti quotidiani”.
Sti temi globali, comunque, quali sarebbero? Mica mi ha risposto.
24 giugno 2012 alle 17:06
Ho scritto “Non sono d’accordo su niente”, ma vorrei esprimermi meglio: sono in disaccordo su tutto.
24 giugno 2012 alle 17:09
mi scusi ma se uno conosce salman rushdie,e altri, e la letteratura anglosassone,direi che la differenza di temi con l’italia la si vede eh..e anche di libri:)
se poi uno continua a dire”non conosco questo,non mi piace quest’altro non conosco qui,non leggo la,credo io che…” e continua a rispondere con domande ogni volta che gli si MOTIVA una risposta,beh..:)….(l’ironia spero la si colga..)
24 giugno 2012 alle 17:13
e passando ad altro: qui di seguito riporto cosa disse hemingway negli anni 50 intervistato in italia:
“”"”che differenza c’è tra scrittori italiani e scrittori americani?”"”
“”"..mah..io so che in alcune zone degli usa se apri la finestra vedi il Grand Canyon,(inteso come”scenari potenti”probabilmente;ndr)mentre in italia in molte città se apri gli scuri vedi…. il davanzale del vicino..”"”"
come a dire”è un po piu facile scriver cose interessanti da noi”
ma chissà,forse prima o poi i tempi cambiano
24 giugno 2012 alle 17:34
E sia, mi ritiro nella mia cupezza brada e ignorante, vacca di una eva. Mannaggia a me e a tutti i mille bambini nati allo scoccare della mezzanotte del 15 agosto 1947 (tra l’altro, mia mamma è nata il 15 agosto 1947, pensa te).
24 giugno 2012 alle 17:38
E mannaggia anche a Hemingway, che prima ti scrive “Un posto pulito, ben illuminato”, e subito dopo ha il coraggio di dire una puttanata come quella lì.
24 giugno 2012 alle 18:11
Davide, a voler essere buoni le sue sono osservazioni da studente (di letteratura). La narrazione è voce, prima che argomenti, e che ci riesca o no la ricerca di un autore è primariamente intorno alla qualità di una voce narrante. A meno che si punti all’interesse sociologico che a volte muove le classifiche (il romanzo del precario, della casalinga disperata, del politico trombato, della modella anoressica). Non è il mio caso, garantisco.
24 giugno 2012 alle 18:30
Binaghi, a voler esser sinceri, le mie sono osservazioni da appassionato di letteratura;
..che poi a lei un giudizio ultragelido su quanto postato possa non piacere, è un altro discorso,eh:)
quanto a frasi pseudo charmants come :
” La narrazione è voce, prima che argomenti, e che ci riesca o no la ricerca di un autore è primariamente intorno alla qualità di una voce narrante. “”,mi scusi ma da secoli ci si interroga su come definire la letteratura,non è che tutto si risolva con
“”"” La narrazione è voce, prima che argomenti”"”eh
ed ecco perchè:
perchè esistono libro con ottime voci,perlomeno originali,ma che NON parlano di nulla;e nessuno infatti se li ricorda(…)
non credo che qualcuno comprerebbe un libro con un ottima voce ma di cui non si capisce di cosa parli
o che parli di argomenti gia fritti e strafritti,-succede anche per il cinema,diciamo
esistono poi libri magari scritti malino ,perlomeno in maniera ovvia, ma con storie interessanti:ed ecco che si,questi han qualche fans(anche piu di uno..)
qua e la ci son libri con ottime storie,perlomeno originali o intriganti e scritti da dio,ma non capita così spesso
le classifiche non sono smosse solo dall interesse sociologico(forse è successo per saviano,ma non in tanti altri casi)
quanto a hemingway,che faceva capire come mica è così facile trovare argomenti interessanti..e che NON è possibile epicizzare tutto,…beh al suo tempo le classifiche,..non c’erano!:)
24 giugno 2012 alle 18:35
Mi avete fatto pensare a Viaggio in Italia di Goethe.
24 giugno 2012 alle 18:37
x sabrina: BENE
24 giugno 2012 alle 19:36
Sabrina, questa me la devi spiegare
24 giugno 2012 alle 20:59
Nulla, Valter. Non so, leggendo i commenti, i riferimenti ad Hemingway, i discorsi di validità fatti dai diversi punti di vista, le classifiche che non andrebbero stilate o pensate dagli stessi scrittori se non in un contesto di responsabilità, di esigenza storico-culturale, e non di tendenza, il bel tentativo tuo di parlare di temi difficili con le parole della semplicità quotidiana, la potenza della voce, che secondo me aspira ad essere considerata tale quanto più scava, quanto più s’avvicina veramente e sentitamente alla verità (esaltata dallo stile personale e dall’originalità del singolo scrittore), la leggerezza di un parlare che può servire ad aggirare quel che normalmente nasconde, finendo inaspettatamente addosso a qualcos’altro, tutto questo, la nostra Italia col davanzale del vicino a un passo (Venezia è straordinaria per questo), sul quale a differenza di Hemingway (che amo molto) io posso trovarci qualcosa di radicalmente importante e tangibile, e sicuramente, storie lasciate o appoggiate lì o risolte la sera prima e messe a respirare, mi ha fatto pensare al bellissimo Viaggio in Italia di Goethe. E’ una visione di distanze, immaginate e reali, il Grand Canyon o il davanzale.
Ricordo ancora lo stupore del bibliotecario quando mi consegnò il libro che avevo domandato in prestito per la lettura: non era mai stato richiesto, ero la prima in quella Biblioteca a volerlo leggere.
Di te mi piace l’impegno e il coraggio, l’essenzialità, la mancanza di scuse e di fronzoli.
Non capisco il quadro geografico come limite, visto che tutto, da ogni parte, finisce per confluire nella sostanza letteratura-vita, che è fortunatamente patrimonio di tutti, e che racconta l’uomo.
25 giugno 2012 alle 00:10
@sabrina
Se intendi il fatto che ho citato solo scrittori italiani è perchè si parlava di sperimentalismo o di tono medio nella narrativa nostra.
Se vogliamo parlare di voce narrante, quella che mi pare più vicina al mio gusto e prendo consapevolmente a modello in un romanzo come “Pigra giovinezza” è quella di John Fante. Ma dire così non è esatto: meglio dire che ha lo stesso ritmo che sento mio. Perchè la letteratura prima che parola è voce, e più che voce è canto.
25 giugno 2012 alle 09:58
Grazie, Valter. Assonanza.
25 giugno 2012 alle 11:54
Vorrei precisare una cosa importante, perché mi è venuto il dubbio e le ho telefonato: mia madre è nata il 13 agosto. Mi sbaglio sempre. È Salman Rushdie che mi confonde, da quando lo lessi (o meglio, da quando non lo lessi, secondo il sig. Davide). Scusa, mamma.
25 giugno 2012 alle 12:15
Valter, sto pensando a quel che hai detto su John Fante.
Non sono una scrittrice ma guardo con profonda ammirazione Livio Romano e il mio carissimo amico Giuseppe Tramontana. Ciao, un sorriso.
25 giugno 2012 alle 14:09
fammi ipotizzare Davide: sei stato tradito dalla letteratura (italiana) e reagisci con un certo straziante cinismo, una distanza raconorosa, siderale… e devo dire: per niente “ultragelido”… che strano, per niente! Prova a riflettere da un altro punto di vista: ci può essere un autore che ragiona in termini di: temi molto trattati, temi originali, temi tabù, temi scontati?… e poi, dopo ragionamento opportuno, sceglie quei temi lì tipo… tipo… quei temi lì, ecco… quelli “non tipicamente italiani”, quegli altri… quegli altri temi lì, che… può esistere un autore così? E che autore è? Cosa fa “di se stesso” e dei “suoi” temi (infilati nella sua spina dorsale – mi perdonerai il lirismo), quali che siano?
25 giugno 2012 alle 14:25
buondì enrico,e grazie per lo spunto :
no,enrico,nessun”straziante cinismo”,semmai un allegro cinismo:)
se noti,ho paragonato le pagine sopra di VB al tipo di racconti e romanzi giovanil/di formazione che l’editore Transeuropa nella 2a metà anni 90 pubblicava:storie educate ma noiosissime ambientate nella provincia marchigiana o nel sud della lombardia….mi ricordavano gli sceneggiati della rai anni 80(non anni 60,quelli si grandiosi)che passano oggi alle 3 di mattina su rai due…
se leggi “Pericle il nero”di Giuseppe Ferrandino,vedrai che si può far ottima letteratura anche su temi italianissimi,mai detto il contrario
me la pendevo con i temi gia usurati,e la provincia,la giovinezza,le storie minima il,credo siano si argomenti davvero inflazionati
altra considerazione:possibile che dopo anni di situazione lavorativa,per tanti,in italia,in alto mare,in italia,si è dovuto aspettare il 2006-2007 per il libro della Murgia ?
no,se ci fosse una letteratura che non girasse sugli stessi temi (o che si accorge di altri temi solo dopo che son diventati quasi di moda..)un libro del gente sarebbe dovuto uscire un bel po di tempo prima
(questo,se si vuole raccontare la realtà,anche da inquadrature un po meno prevedibile che non i soliti racconti generazionali,o similia))
e si potrebbero far tanti altri esempi
uno,su tutti:anni e anni fa(metà anni 90)Filippo La Porta dedica un suo libro alla letteratura italiana dell epoca e fa un interessante capitoletto su baricco
riporta una curiosa esortazione di baricco stesso agli scrittori o aspiranti scrittori giovani,qualcosa tipo:
“non guardatevi l’ombelico,fate libri potenti e ,pur curando la lingua,anche spettacolari”
ora,La Porta era un filo scettico sulla”spettacolarità”in letteratura(faceva notare che in questo il cinema è piu potente)però tra le righe ammetteva come gia all epoca ci fossero molti libri italiani di scarsissimo respiro…
..le famose storie minimal di provincia,..insomma..ma non solo:)
25 giugno 2012 alle 14:28
ah enrico,dimenticavo:
se chiedi a giulio mozzi,e forse anche qualcun altro se ne ricorda,a novembre dicembe scorso qua sopra pubblicai una lista di ben una decina di buoni libri italiani,tutti non risalenti a piu di 6 anni fa,letti nell ultimo anno o due
come vedi ,nessuna straziante delusione,anzi
ma davvero bisogna discernere e scegliere molto,usciamo dal solito buonismo italico dove un amichevole applauso a volte sembra lo si debba fare sempre
25 giugno 2012 alle 14:49
grazie davide: ma io – per esempio – son lì a dire ai miei allievi di scrittura: “guardatevi per favore l’ombelico”: non esistono i “grandi temi”, senza di voi, SENZA DI VOI, senza la fiducia massima in quello che è la vostra realtà sociale, psicologica, storica, senza un affiatamento con la vostra voce (tono, stile, sintassi, lessico) il vostro maledetto viluppo… non dico che non si possa “lavorare” ad ampliare il respiro (dimenticare l’accademismo idealistico, i condizionamenti realistici e neorealistici, il “televisivo” ecc.), ma – per proseguire la metafora – non a partire dal respiro di qualcun altro (degli “americani” per dirne una – e via con un senso smisurato di inferiorità, tanto da mordersi le mani)
25 giugno 2012 alle 15:35
ri-ciao enrico e grazie per le risposte stimolanti
per punti,così riassumo meglio come la penso
-quando parlo della scena estera,non dico per forza u.s.a,non penso di esser in minoranza numerica se dico che altrove han curato piu le storie che non il famoso sperimentalismo/stile,insomma,credimi non è esterofilia
anni fa ,pensando che fosse solo una storia noir tenebrosa,lessi “Cujo “di stephen king,credendolo prima di aprirlo una variazione “canina”sul tema di frankestein:)o simile
niente di piu sbagliato,era un libro “terror” solo sui generis,il grosso della storia erano le due famiglie in disfacimento,sia quella popolare propietaria del cane impazzito dalla rabbia,sia quella piccolo borghese-artistoide che paga il prezzo di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato
ancor prima che il cane passi da simpatico peloso a vero e proprio flagello,c’è la storia di queste due famiglie,poco amalgamate tutte e due,quella dei meccanici provincia che fan un esistenza come minimo senza fronzoli ,dove figli e moglie han poco peso
e l’altra ,dove pur messi bene a soldi,la moglie 40 enne inizia a rimpiangere il passato,quando,banalmente era la donna piu giovane ammirata da tutti,e non trova di meglio per uscirne che una banale quanto disastrosa relazione extraconiugale
bene,ho fatto leggere questo libro a 3-4 persone in 15 anni e quasi tutti mi han detto,piu o meno
“..le parti della solitudine esistenziale della moglie del meccanico,e ancor piu quelle della moglie del pubblicitario,che rimpiange gli anni dorati in cui l’unica fatica era scegliere fra qualche spasimante,mentre ora con lavoro,figlio impegnativo e marito assente tutto le crolla addosso , beh ecco queste parti qui sono davvero piu deprimenti e fastidiose che non addirittura quelle finali del cane che irrompe e distrugge ”
notare che “deprimenti” e “fastidiose” non volevan esser critiche,semmai un complimento a King che pur facendo un libro”non proprio per tutti” era riuscito a fare una vicenda davvero tragica e amara,eppure credibile,e potente
merito della sua scrittura ,per quanto letta qui in traduzione?sicuro,ma anche merito di come è modulata la vicenda,e per quello ci vuole anche la cara vecchia fantasia
che non tutti hanno ,al netto di tanti discorsi su stile e linguaggio
25 giugno 2012 alle 23:39
Sto libro di King non l’ho letto, ma da come lo racconta sommariamente sembra una cagata. Non mi viene in mente una cosa più scontata della donna che rimpiange la gioventù, è frustrata e si tromba uno alle spalle del marito. Mentre ovviamente il meccanico è un meccanico, e ha una famiglia da meccanico. Il disfacimento della famiglia è un tema talmente abusato da far venire la nausea (secondo i suoi standard). Il cane che da simpatico peloso diventa un testa di cazzo assassino (che poi è l’invenzione, per così dire, del romanzo) non mi pare un tema globale, per quanto sia funzionale agli scopi di King (il lettore si inquieta, si spaventa, si sciocca, se riflette sul fatto che il suo bel cagnolino lo può ammazzare dall’oggi al domani), ma se per lei lo è mi sta benissimo. Non ho capito dove sta la fantasia così enorme in questo libro. Se Cujo è un gran libro (e non ho dubbi che lo sia, se conosco minimamente King) lo è per come lo ha costruito e scritto King, per quello che di nuovo aveva da scrivere sul tema della famiglia e del male, non certo per la storiella delle famigliole e del povero San Bernardo divenuto cattivo suo malgrado. (Per caso la morale del libro è: gli animali sono cattivi involontariamente, perché malati o costretti a esserlo, gli esseri umani sono cattivi volontariamente?).
Sa perché il tema del disfacimento della famiglia (la “saga famigliare” di cui scriveva in un commento precedente) è tanto trattato in letteratura? Perché gli esseri umani, da tempo immemore, si associano in famiglie, e in molti casi finisce che queste famiglie vadano a rotoli. Quindi la letteratura registra cento o mille famiglie che vanno a rotoli e ci illustra perché, come, quando, dove, e finché ci sarà qualcuno che saprà raccontare una famiglia che va a rotoli in modo diverso da chi lo ha preceduto, varrà la pena di leggere un libro che ci racconta la storia di una famiglia che va a rotoli (incipit di Anna karenina, no?). Ha mai letto Faulkner? Ha mai letto eugene o’ neill? La letteratura è fatta di parole una dopo l’altra, non di temi o argomenti migliori o più originali di altri. Se sei capace di mettere quelle parole una dopo l’altra in maniera tale da entusiasmare, emozionare, far piangere o ridere, terrorizzare o inquietare o quello che vuoi tu, puoi scrivere anche un romanzo su un ragazzo che incontra una ragazza, si innamora, fa figli, va in pensione, finisce in una cassa da morto, fine del romanzo. E questo è tutto.
26 giugno 2012 alle 00:48
Gian Marco, sei straordinario.:-)
26 giugno 2012 alle 06:46
caro gian marco griff,lei deve aver davvero uno sguardo che sgrossa con l’accetta,almeno su discorsi letterari o simili:)perchè non solo da una mezza sinossi,volutamente incompleta,la vedo dura cassare un autore un tantinello piu importante di molti scritti,sulla provincia o meno:) da blog o di writers wannabe:) (ovunque,mica solo in italia)MA NON C’è NIENTE DI SCONTATO nel parlare ANCHE di persone,o proprio donne,che finiscon in depressione perchè la vita..scorre..:)è tutt ‘altro che banale come argomento,chieda un po a psicolgi e psicoterapeuti che tipo di paranoie si prendono molti loro utenti,diciamo così e sentirà che quel tpo di ,chiamiamola ,depressione,non solo è enormemente diffusa,ma è una delle cause di infelicità piu comuni:)-che poi a qualche uomo la cosa faccia cinicamente sorridere,è un altro discorso,la gente ormai “sorride” di tutto
si faccia un giro su ibs e sulle recensioni,in italiano al libro e vedrà perchè ANCHe è un gran libro:)
perchè ha 3 storie in una(ala morale sugli animali non centra)perchè il plot con due storie parallele(quella delle due famiglie+ la 3a,diciamo,storia che non svelerò)è un tantinello piu difficile da fare ,e prende un tantino di piu,nel senso di far voltare pagina al lettore ,che non i soliti brani capitoletti di italiani in scala 1: 1 dove c’è una storia e mezza,SE VA BENE (dico,se va bene..)
mi scusi ma i brani di vB riportati qua sopra,a cui peraltro non chiedo di scivere thriller(infatti non lo è manco il libro di SK,visto che non è certo un giallo o simili)sembran ricognizioni intimiste in scala 1 a 1
con pochi accadimenti..che è il grosso problema di tanti altri libri italiani,in cui non succede nulla,ma proprio nulla
quanto al solito discorso tirado in ballo anna karenina,che è di un po di tempo fa..,mentre il libro di stephen king è del 1979(e qualcosa mi dice che è un po piu adente ai tempi attuali..)scusi ma i conigli bianchi li tiran fuori da cilindro solo in italia,segue refrain(“eh,una volta..si che eran libri”)ma ormai è una retorica che non convince piu neppure mia nonna:)
la società è cambiata,da mò….con buona pace di anna karenina,e di chi l’ha scritta
per sabrina,il discorso di gmg non è assolutamente “straordinario”,è il solito discorso italiano dove,aggiornandosi forse poco e volendo accreditare il passato come sempre migliore del presente(probabilmente perchè non si ha idea di quanto prodotto nei tempi recenti,per una specie di snobismo tutto italiano,ma che esiste solo in italia, e i risultati si vedono..:)si finisce per perder di vista il tutto,facendo solo retorica del tipo”eh ma una volta..”
sempre per sabrina:2 donne che conosco,che han letto il libro di sk sopra, erano decisamente furiose ,DOPO:e te credo,vuoi metter legger anna karenina,che mica è tanto disturbante:
ma come fa stephen king in questo e in altri libri,beh,quello si che è”disturbante” e fa crollare qualche certezza(che tra l’altro sarebbe uno dei compiti,ogni tanto della letteratura)con buona pace di quel che dice gmg,e del suo dar per scontato un po troppo.
e infatti un mio conoscente di treviso dopo aver letto cujo ,mi disse:
“l’ultima tipologia di persone a cui consiglierei di leggere cujo sono le donne 40-50 anni magari gia un po malinconiche di loro,questo libro sarebbe una mazzata totale,altro che stefano benni ,erri de luca.,o altre letture educate che si fanno in italia,”(le sue risate non ve le posso ovviamente far sentire,ma il discorso,era proprio quello..):):):):)
26 giugno 2012 alle 06:56
ah ,per suffragare ulteriormente la cosa(si sa,dar qualche coordinata in piu non fa mai male..):
nella nota serie televisiva”lost”,forse nella 3a serie,c’è una scena in cui è citato un libro si stephen king..:)scena curiosa che val la pena di citare
c’è benjamin linus,il capo dei “cattivi”,”the others/gli altri”,che è nel suo “circolo letterario”(si in qualche episodio si vede,anvedi questi americans,han messo un circolo letterario in un telefilm per il grande pubblico…)
a un certo punto,c’è un altro personaggi,che dice
“allora,di che libro parliamo per la nostra selezione,questo lunedì?..benjamin,che dire del tuo libro nuovo..?”
BL fa una smorfia,prende in mano”Carrie” di Stephen king,il libro,e dice qualcosa tipo:
“non so se ho voglia di parlarne,non che sia male,ma..questo libro è talmente fastidioso che dovrebbero proibirlo per legge..signori,sono serio,leggete per credere,se ne avete proprio voglia “:):)
ok:)missione compiuta:)….e noi in italia che ci trastulliamo con storie molto piu inoffensive..salvo poi lamentarci che certe cose le leggono in due gatti:)(nb:quel libro è del 1974..mica post modernismo o frutto dei biechi anni 80…)
26 giugno 2012 alle 09:40
Gentile Davide, ho scritto “straordinario”. E questo è tutto.
Pensi a “1984″ di Orwell…
26 giugno 2012 alle 10:27
comunque signori e signore, Cujo o non Cujo, Anna o non Anna (Karenina) il romanzo di Valter adotta un io narrante INTERNO (eh già come Il giovane Holden, per fare un abusato esempio)… secondo me il tema è: come è questo io narrante? ci è simpatico, ci inquieta, ci nausea? “Chi” è? Poi – a parer mio – si passa, in seconda battuta, alla storia raccontata, in questo caso… L’io narrante, per esempio, è un gran simpaticone, un “piacione”, acculturato (usa tante figure retoriche, e forme sintattiche non convenzionali), e la sua narrazione è una continua “strizzata d’occhio”, una chiamata in “correo”, ha una sua – passatemi il termine – pesante leggerezza (ha la pancetta?)… dove c’è un narratore interno c’è anche un ipotetico interlocutore che lo ascolta, in questo suo fluviale monologare (provatevi in una serata tra amici a dare a uno di loro, TUTTO QUEL TEMPO)… siamo noi lettori coinvolti, noi lettori senza volto, o anche no, chi, in sostanza, lo ascolta?… (Holden Caulfield: “Vi aspettate che io vi racconti la mia storia, ma io non ci penso neanche ecc…”, citazione a senso, eh…). Anche in “Pigra govinezza” c’è questo “voi”, che mi pare i francesi chiamino narratorio, o forse si dovrebbe parlare di lettore implicito? Ancora: il lettore (in carne e ossa per così dire) è nell’obbligo di chiedersi, qui: con quale sentimento accolgo la narrazione di ‘sto padre, se la letteratura è (anche) un passaggio emotivo… M’immedesimo, mi annoia, mi diverte, non lo capisco, lo capisco fin troppo bene, mi sta antipatico ecc… dare a valter quello che è di valter, se no si parla fin troppo di cujo, no?…
26 giugno 2012 alle 10:28
narratario, non “narratorio” (sob)
26 giugno 2012 alle 10:43
Senta, Davide, io sarò anche un rozzo falegname della letteratura, ma lei, di quello che ho scritto, non ha proprio capito niente.
Per discutere è prima necessario comprendere ciò che l’altro-da-sé dice, o scrive, quindi o lei prova a capire, oppure è del tutto inutile proseguire. Mi pare si discutesse di temi globali, argomenti letterari, non di King o di Anna Karenina. Oltretutto, non capendo niente di quello che ho scritto, ha confermato che non è tanto il cosa si racconta a contare in letteratura, ma il come.
Una domanda: lei dev’essere indubbiamente un vero appassionato di letteratura, uno con cui berrei un paio di birre blaterando di modernismo, postmodernismo e via dicendo, ma perché ride sempre?
26 giugno 2012 alle 15:10
mister G,mi fa molto ridere sempre questa sua aria “irata”:)guardi però che non è mica una guerra:)
sinceramente tutti sti termini roboanti credo di averli usati in dosi omeopatiche,ma le confermo,che si,quando sento citare anna karenina(o altre cose dell ’800)…mi porto la mano ai capelli(siam in italia,nel 2012,capisco che la retorica ,anche inconsapevole,faccia fico,ma i tempi evolvono)
x enrico:ma si che si deve parlare anche di quel che ha pubblicato valter,ovvio..però un po di,ehm,mi si passi il paragone..”letteratura comparata”qua e la la si deve fare,sennò i forum si trasformano in un coretto di”io penso che” /”ma forse è che/suppongo che ” etc etc..e insomma è ben noto che si tenda sempre ,in pubblico,a edulcorare un pò il giudizio ,a blandire,perlomeno
poi chiaro,le critiche van ben motivate ,ovvio
da par mio penso che insistere sempre sulla correttezza formale di un testo sia un errore:in libreria si vendono -30 % di libri degli anni passati,c’è un diffuso malcontento su quanto produce la letteratura italiana tutta,et etc,insomma suvvia un pò di severità non guasta,altrimenti si rischia sempre di far pensare che sia un attività dove con un po di capacità si riesca sempre a interessare almeno qualcuno(niente di piu sbagliato)
il discorso su stephen king era infatti questo (e stiam parlando di sue opere degli anni 70 eh!secoli fa,o quasi,insomma,tutt’ altro che di libri modaioli ):possibile che si accorgessero gia là,all epoca,che bisognasse fare libri un pò robusti,con storie un minimo composite,uscendo dalle sacche delle vicende”minime”o e della bella pagina per forza?
opinioni mica solo mia eh,ci son 3-4 critici spaccaballe che si sgolano sulla cosa da circa 15-20 anni…
e ora,curioso apologo:anni fa Bret Easton Ellis viene in italia per promuovere un suo libro.Fa un giro di interviste a un certo punto un giornalista gli fa
“mister,pare che in italia,si stronchi poco,si dice che la critica e i recensori sui giornali siano anche troppo bonari sulla letteratura italiana..”
lui,il caro Bret:
“..beh,che dire, beati voi..in Usa invece son ferocissimi,ci lamentiam del contrario…cioè del fatto che son troppo severi..”
salta fuori che un critico letterario usa,recensendo Ellis,a un certo punto pare gli abbia scritto:
“avanti mister Ellis,la pianti con i personaggi con le cravatte gucci e i completi armani,si dia ad altro,suvvia..”
delicato?mica tanto-e dire che il buon B.E.E qualche libro valido lo ha fatto davvero,però là da loro la severità,c’è,eccome
nel mentre, noi facciam i soliti italiani “delicati”
26 giugno 2012 alle 16:36
Ma te possino..adesso c’ho pure l’aria irata e sembro in guerra. Se io scrivo una cosa e lei non capisce una mazza di quello che ho scritto come devo rispondere, con un duepunti e un chiusa parentesi? Legga il contesto entro il quale ho citato l’incipit di Anna Karenina, provi a sforzarsi di capire invece di portarsi la mano ai capelli.
Se lei vuole criticare la letteratura italiana e il romanzo di Binaghi, la critichi per come affronta gli argomenti, non per gli argomenti in sé. Criticare l’argomento di un romanzo (o di un racconto) anziché il modo in cui l’argomento è affrontato o trattato non è neppur cosa da studente o appassionato di letteratura, è cosa da studente o appassionato di grandi classici Disney.
26 giugno 2012 alle 17:00
vede davide: non mi pare che lei abbia ancora parlato del romanzo di Valter, né motivando né citando (ha accennato a qualcosa che riguardava una comparazione tra l “pigra” e la letteratura di Transeuropa – non un’opera, non uno scrittore)… e infatti, in che senso lei abbia fatto “letteratura comparata” a me sfugge (manca l’oggetto da comparare sembrerebbe)… mi sembra che la sua posizione, più volte ribadita, sia la seguente: la letteratura italiana (di cui il romanzo di Valter sarebbe una metonimia: ma non si spiega compiutamente perché) sarebbe asfittica e monotematica (od oligotematica). E lei non è il solo a dirlo, così argomenta. Un corollario del suo ragionamento sarebbe: che noi italiani non siamo severamente autocritici con noi stessi, ma dei “teneroni”. E quindi lei ha deciso di estirpare la tenerezza nel suo cuore, e dire che… la letteratura italiana (di cui il romanzo di Valter sarebbe una metonimia: ma non si spiega compiutamente perché) sarebbe asfittica e monotematica (od oligotematica). Sa davide che anch’io non vedo possibile evoluzione della discussione? Ma sarò forse io a non vederla… ci aiuti, dunque!
26 giugno 2012 alle 20:54
ciao enrico,
scusami ma io,criticando,qualcosa propongo comunque!non capisco come non si veda la cosa(cmq complimenti a voi per la qualità del dibattito,sono vieppiù soddisfatto)
e la mia non è una bancata alla letteratura italiana”tutta”,libri validi ce ne sono,l’ho scritto sopra,da qualche parte
e ora,qualche titolo di libri perlopiù italiani che ho apprezzato:
così chiunque se gli /le va,può andar a leggersi le sinossi o cmq leggere dei libri in questione,anche dalle poche o meno righe sul web,dai riporti delle trame,forse si capirà cosa intendo quando dico che amo una letteratura più robusta e con trame cmq piu forti/originali senza cadere nelle trappole dei soliti thriller o noir
“storia della mia purezza” ,di francesco pacifico,mondadori
“non saremo confusi per sempre” di marco mancassola,einaudi
“pessimi segnali” enzo fileno carabba, marsilio
“il bambino indaco”,di marco franzoso,einaudi
“una mercedes bianca con le pinne”,di james hawes,bompiani(libro inglese edito anni fa ma in italia ha un discreto numero di fans)
“il cadetto” ,di cosimo argentina,marsilio (il piu bel romanzo scritto sul sud italia e sulla puglia in particolare,che abbia mia letto)
“la cospirazione delle colombe” di vincenzo latronico,bompiani
“in tutti i sensi come l’amore “di simona vinci,einaudi (raccolta di racconti)
eh insomma enrico,come vedi,non son a criticare tutto,e un buon numero dei libri sopra sono italiani,e pur recenti,tranne qualche eccezione
cos’hanno in comune?che non son libri così facili da fare,una”storia” c’è,ne sono incasellabili troppo facilmente in una tipologia,insomma non son libri”monodimensionali”
(“”"di solito i testi più interessanti sono quelli che non si lasciano incasellare così facilmente,come genere”"”- saverio fattori)
27 giugno 2012 alle 09:44
farò tesoro dei tuoi consigli davide; e persino capisco questo aspetto della insoddisfazione per la mancanza di una “trama robusta” p.e. in molte delle opere apparse in “Vibrisse” (almeno così mi pare). Anche Valter, di cui apprezzo la scrittura intelligente e cangiante, e quella che lui stesso chiama “la ricerca della voce”, non mi pare – essenzialmente – un narratore (conduzione e occultamento dello “svelamento”, suspence, tensione drammatica, “action”, akmé, svolte impreviste ecc.). Mi pare che la sua ricerca va in altre direzioni (e lui ce lo potrà confermare o meno).
Detto questo, davide, a volte bisogna “cambiare prospettiva”. E cioè (“de comparatione”) si può anche smettere di criticare Picasso perché non è Van Gogh (sostituisci questi due nomi con due nomi di artisti qualsiasi!). O criticare Valter perché non è Stephen. Perché non cercare di capire che cosa fa Picasso preso “per se stesso” – il suo impasto (e qua mi discosto dalle analisi che qui ha condotto mgm) di contenuti e di forme, di storie e di modalità?
27 giugno 2012 alle 17:41
ari-ciao,enrico,avevo scritto 30 righe di risposta ma la connessione è caduta proprio mentre pigiavo invia commento,sigh:)
riprovo :se capisco bene quel che dici,insomma intendi che ognuno ha il proprio percorso
NON son d’accordo,perchè ognuno può anche tendere a pensare che il proprio percorso è stupendo e irripetibile,anche quando non lo è
qualche esempio:
anni fa leggo un intervista di andrea de carlo.
a un certo punto egli dice ,dopo una domanda precisa:
“cosa leggo di letteratura contemporanea,magari italiana?Pochissimo,pochissimo..”
ecco,se così è davvero,lui si sbaglia
perchè se c’è uno a cui le idee son finite da tempo,è proprio De Carlo(dopo Uto,ha fatto poco di interessante,e se si leggono le recensioni dei libri dopo,siam in parecchi a pensarla così)
gli farebbe davvero bene planare a leggere ogni tanto,al buon de carlo,su quel che si scrive in italia negli ultimi 10 anni
se non si segue ALTRO dall altro-da sè-,di nuovi input non ne arrivano,e a quel punto non solo lo stile ma anche le idee,e le trame, ne risentono,con buona pace della ricerca ossessiva della propria”voce” che ,per ovvi motivi statistici,non sempre può essere originale per forza,e cmq come già detto è solo uno degli ingredienti
(continua)
27 giugno 2012 alle 21:25
Io penso che se una voce è autentica, è originale per forza. L’originalità, a mio avviso, ha diversi gradi di potenza, di efficacia, di innovazione.
28 giugno 2012 alle 07:36
……parole come”autenticità” “voce”"innovazione”"originalità” etc etc si posson giostrare un pò troppo facilmente,poi per suffragare tesi ci voglion anche esempi concreti,sennò è retorica,che di per se male non fa,ma dubito aggiungo qualcosa al dibattito
28 giugno 2012 alle 13:32
“Amore sappi
Beato chi ha le musiche importanti”
Francesco Guccini, “Parole”.
28 giugno 2012 alle 13:51
ti sbagli davide e lo dico “fuori dai denti della letteratura”: ogni percorso è meraviglioso e irripetibile – tu puoi paragonarlo – oh sì – è interessante, persino bello farlo, persino utile – ma se tu dici “sono tutte margherite” e non vedi “quella margherita” (lì e non là, che mia figlia coglierà, che ha preso tanta linfa e tanto fiore, che sa del sole la sua porzione) oh che malinconia diventa il nome unico delle categorie quantificabili e paragonabili – oh che triste il mondo dove le margherite sono solo una miriade di margherite…
28 giugno 2012 alle 15:05
Davide, la domanda è inessenziale. Ma: ci tieni così tanto a scrivere i tuoi intreventi in un italiano così scorretto? A me non pare che la scorrettezza aggiunga forza ai tuoi argomenti.
28 giugno 2012 alle 15:15
Sbaglierò Giulio, ma sembra che davide abbia scelto quella cifra stilistica lì… forse – azzardo – per sentirsi lui “inimitabile” e “imparagonabile” (meraviglioso paradosso rispetto alle sue tesi!)… ed è pur vero, che inimitabile, imparagonabile, irrimediabilmente soggettivo e originale, lo sarebbe anche se mettesse accenti e spazi in modo (sigh) pubblicamente… conveniente… insomma in modo corretto – che questa, davide, sia una piccola sfida intellettuale? Con tutto il rispetto… enrico e
28 giugno 2012 alle 16:02
ari-salve signori e scusate per i refusi,ma il part time mattiniero in ufficio non mi dà molto tempo per scrivere se non in maniera un tantino veloce,se non nelle pause,da lì i refusi,cmq cercherò di far di meglio:)
per enrico: no scusa Enrico ma quando sento risposte come la tua sopra,,tipo “tutto è bellissimo”/”tutto è irripetibile ,tutto meraviglioso” sento un vago sapore tra la new age alla Brigliadori e il ciellinismo
,spero insomma in realtà che tu lo dica in maniera ironico-satirica
sennò sarebbe preoccupante:)
eh insomma ,mica sono per le “gerarchie”ogni 20 secondi ,ma neanche per le epifanie viste anche dove non ci sono:)
stesso discorso o quasi per sabrina,che ha ,a quanto vedo,una marcata vocazione al”sublime” e all edulcorazione un pò del tutto,peccato che siamo in italia ,e come diceva qualche amico straniero all università di Bologna 10 anni fa :
“piantatela con sta storia del Belpaese e guardatevi intorno,sto paese è da rifare al 49%..”
(casomai la cosa non si sia capita,sono pronto a spiegarvela..:))
28 giugno 2012 alle 16:44
Se c’è uno che non vede “tutto bellissimo, irripetibile, meraviglioso”, quello sono io, un poveruomo circondato dalle macerie di una bellezza e di una gioia di vivere che altre persone, beate loro, sanno riconoscere e anche godere. Io no, o raramente. Sempre lì ad analizzare, pensare, riflettere, studiare, mannaggia a me. Il mio pessimismo cosmico, shopenhaueriano, leopardiano, cioraniano, ha baratri incommensurabili, forre, abissi.
Ma quando sento o leggo uno che dice o scrive “peccato che siamo in Italia” riferito alla letteratura, un moto di sconclusionato patriottismo irrazionale mi parte dal coccige e sale lungo la spina dorsale, come una goccia di sudore che risale la schiena, mi arriva dritta dritta alla testa, penetra nel cervello e puff, mi fa cantare l’Inno d’Italia dalla prima all’ultima strofa, incluse le coorti, gli scipioni il sangue d’Italia il sangue polacco e l’aquila d’austria che le penne ha perdute.
Poi, naturalmente, recito a memoria Leopardi.
In questo momento sto ancora cantando l’Inno.
PS: ma c’è davvero bisogno che uno studentello straniero venga a dirci che l’Italia è da rifare al 49%?
Io proverei a spiegargli nel dettaglio ciò che sarebbe da migliorare (tutto o quasi), ma prima lo prenderei a calci nel culo, perché la penna può più della spada, ma un calcio nel culo è un calcio nel culo.
28 giugno 2012 alle 17:17
ottima la reazione,Griffi,ma forse il tale innominato sopra non solo non era uno studentello .gia all epoca (infatti è ora un professore associato in università del suo paese, tosto tosto,colà si diventa professori universitari anche a 41 anni,mica come qui a 67…..
punto B,i difetti che trovava costui all italia,essendo costui estremo -orientale,non erano quelli,dopotutto romantici,con cui amano sciocchezzare e guardarci quasi con ammirazione i tedeschi,i francesi,i britannici e forse in parte gli statunitensi…..
quanto alla letteratura italiana ,in parte ,come vede sopra,la salvo in buona parte
è quando sento parlare di”voci”per che mi viene decisamente l’urticaria
nb:nel paese del tale succitato di spade fino a 120 anni fa se ne intendevano,e lui stesso quando proponendo soluzioni NON all italiana …per l’italia….,suggeriva:
“so che non lo farete mai,ma io consiglierei di tagliare qualche testa in giro,in italia ,(parlando della situazione diciamo politico-sociale,già allora,1999-2001,ndr)e non solo metaforicamente”
(infatti dicevamo a costui che era una soluzione improponibile…al che seguiva il suo sguardo accigliato ,modello Toshiro Mifune in “tora tora tora”:))
28 giugno 2012 alle 17:29
nb:costui diceva”è da rifare al 49% il vostro belpaese” nel 2000 circa…,non nel 2012,insomma all’epoca mica tutti lo sostenevano…(oggi?si-ma si sa,c’è chi ha l’occhio lungo e chi no))
28 giugno 2012 alle 17:30
Qualcuno sarebbe così carino da dirmi se è possibile disattivare gli avvisi email dei nuovi commenti?
Per piacere…
28 giugno 2012 alle 17:39
Il professorone non ha pensato di mandarci Kenshiro e tutta la scuola Hokuto? Avrebbero fatto esplodere un bel po’ di teste. “Omae wa mo shindeiru”.
Basta solo che non cominci a citare Haruki Murakami altrimenti le mando a casa Godzilla.
28 giugno 2012 alle 18:19
mai letto murakhami io,preferivo Mishima,i saggi perlomeno:)
cmq come vedi il tizio,senza esser stato alla scuola di Hokuto,sull italia ci aveva ben( mal )visto,per tempo
una delle sue critiche classiche era all eccesso di manfrine italiche ,a tutti i livelli(“culturame” incluso)
28 giugno 2012 alle 18:26
Davide, lei è un ottimo esempio di manfrina italica.
28 giugno 2012 alle 18:28
oh proprio no,sir:)se legge bene tra le righe il messaggio è ESATTAMENTE l’opposto:)!!!!”voci”incluse eh
28 giugno 2012 alle 19:28
no no io sono proprio new age davide embeh? filosoficamente, poi, nulla è ripetibile sai? dunque è irripetibile! Il romanzo di Valter è irripetibile… potrei riscriverlo, parola per parola, come Menard il Don Chisciotte in un racconto di Borges, ma non potrei propriamente “ripeterlo”, no non potrei, a meno che ci sia il Labirinto, l’Eterno Ritorno dell’Identico ecc ecc… tu, caro davide, sei ripetibile? Oh penso di no, penso di no… sul “tutto è meraviglioso” sono new age embeh?
28 giugno 2012 alle 20:19
Non edulcoro nulla, Davide. Riconosco. E’ lei che amareggia.
28 giugno 2012 alle 20:43
P.S. Non dia per scontato che il ruolo sia sempre significato di intelligenza, Davide.
Un professore universitario è una persona con competenze specialistiche (ci si augura sempre), non un dio in terra.
L’intelligenza va sempre dimostrata, a partire da un atteggiamento di umiltà nei confronti del proprio sapere, che dovrebbe essere considerato non meta acquisita ma materiale in continuo superamento che abbisogna continuamente di confronto, e utilizzato sempre guardando da diversi punti di vista, nel rispetto delle persone preparate che hanno operato scelte professionali e di vita diverse e che non è detto non possano vantare altrettanta cognizione, se non maggiore.
28 giugno 2012 alle 22:21
yawn.
edulcorare/ripetere/espettorare.
tùcaro dàvide sèiri petibile?
hà rukimùra kamiàltri, menti.
lèman…doàcasa
god
zilla!
28 giugno 2012 alle 23:43
“(…) dico.
dice il mostro intergalattico. “
28 giugno 2012 alle 23:59
N.B. Rif. G. Mozzi, “Sono l’ultimo a scendere”, Mondadori, pag. 243.
29 giugno 2012 alle 16:53
il tipo giapponese di cui diceva sopra ogni tanto diceva,a me ed altri amici ..”..certo che in italia avete le donne dall’aspetto piu curato al mondo..il problema è che sono anche le più petulanti al mondo”(temo avesse ragione,ndr..:))
un caso classico è la scrittura di sabrina greco,che si sforza di esser sempre ,come dire,positiva,dimenticandosi che ogni tanto al mondo bisogna anche saper dire,motivandolo,NO,invece che applaudire tutto,ma proprio tutto
se qualunque cosa che sa vagamente de “core”(detto alla romanesca)va applaudita,beh tanto vale allora leggere le prime opere di susanna tamaro,che li de “core”ce n’era assai
(l’ironia,suppongo si senta..)
venendo a opinioni piu strutturate,quali quella di enrico:
enrico,non è necessario tirare in ballo i massimi sistemi ,indirettamente o meno,per cercar di elevare scritti ,quali quelli sopra ,che piu di tanto non posson esser stiracchiati
in un altro thread vedo che c’è addirittura un passaggio con la citazione di qualche verso dei Dire Straits…c.v.d come volevasi dimostrare:anche nei gia citati libri Transeuropa molti dei giovani scrittori delle antologie mettevano citazioni musicali con qualche strofa dei testi dai loro idoli,tradotti,ogni 4 pagine..ovviamente non si parla di emulazione,lo han sempre fatto in tanti ed è lecito,ma dà davvero un aria di deja vu
lo scrittore marco drago al proposito in una recensione di libri similari, scriveva qualcosa tipo(cito a memoria,vado a braccio,eh!):
“i libri dei 20-30 enni da qualche tempo in qua son pieni di citazioni dai testi dei loro idoli musicali..problema è che alla lunga i romanzi/racconti sembrano un diario della Smemoranda(presente?ndr)mentre la letteratura dovrebbe esser qualcos’altro …”
29 giugno 2012 alle 17:37
Calzolari, mi sa che ha sbagliato indirizzo: quello era Jack Frusciante. Ma non è che si è fermato lì e ai suoi bigini di storia letteraria del Liceo?
29 giugno 2012 alle 17:42
no guardi in jack frusciante(transeuropa,1994,poi baldini & catoldi 1995..tutto torna..) i “Dire straits” non erano citati-
…in un suo pezzo di là mi par di si,o sbaglio?i fatti sono cose un pò diverse dalle opinioni,dico bene?:)
29 giugno 2012 alle 17:51
dimenticavo:la nei pezzi 3 e 4 è un tal citare strofe di canzoni celebri che ci si perde un po:)da li a fare “musica” con la parola scritta,però ce ne corre eh,-daniele del giudice(in parte)o ,che so,simona vinci nelle pagine migliori o ancora altri son ben altra cosa,come musicalità dei loro scritti
29 giugno 2012 alle 20:45
Davide, mi piace il suo pulpito. Continuo ad osservarne la mirabile struttura.
Dimentica che non ci conosciamo. E dimentica pure che, evidentemente, per conoscersi un po’ senza essersi mai incontrati personalmente, deve esserci una empatia reale molto forte. Tra noi, è chiaro, essa non c’è. Mortificata.:-)
29 giugno 2012 alle 20:50
P.S. Quando scrivo, l’unico mio sforzo è quello di dire ciò che esattamente avevo in mente di dire. (La sto aiutando)
30 giugno 2012 alle 00:07
Davide, ma quando manda affanculo qualcuno poi si mette a ridere?
“fanculo!”
30 giugno 2012 alle 10:14
Davide non manda più affanculo nessuno da quando La Porta, in un’intervista sull’inserto culturale, ha detto che il “vaffanculo” è stato l’invito più inflazionato nei testi pubblicati da Transd’europa” nel periodo ’92-’97.
Inoltre Hemingway, intervistato mentre sparava agli indiani dalla finestra del bagno, affermò che gli italiani, in generale, non hanno mai avuto abbastanza palle per mandare qualcuno affanculo come si deve.
3 luglio 2012 alle 16:38
Gian Marco, scrivi: “PS: ma c’è davvero bisogno che uno studentello straniero venga a dirci che l’Italia è da rifare al 49%?”.
Io piuttosto mi domanderei:
- se ciò che quella frase afferma è vero;
- se esiste un modo per determinare se ciò che quella frase afferma è o non è vero;
- se la percentuale è esatta (ultimamente ho sentito parlare da certi di 52,3%, da altri i 46,8%),
- se, infine, quella frase abbia un senso (io sospetto di no).
3 luglio 2012 alle 16:49
x giulio :
quel “da rifare al 49%”suppongo volesse dire che il paese si teneva gia a galla stento anni fa(essendo il 51% la maggioranza ,per un soffio,era per dire che il paese c’era ancora ma ridotto al minimo come funzionamento,”animo” e tante altre cose….)
il tale veniva dalle estremo oriente,dove su certe cose sono da sempre molto critici..tant’è CHE ANCHE IL DALAI LAMA VENUTO A DARE CONFORTO ALLE POPOLAZIONI EMILIANE TERREMOTATE pochi gg fa,SE NE è USCITO CON UNA FRASE CURIOSA CHE POCHI HANNO SOTTOLINEATO,OVVERO,PAROLE SUE:
“…GLI ITALIANI TENDONO A SEDERSI A VOLTE,..NON SEDETEVI,GUARDATE AL FUTURO,RIPARTITE!!”
tutte cose ovvie,ma le prime parole”gli italiani tendono a sedersi”,le ha pronunciate la massima guida religiosa tibetana…mica un figlio arrogante di un manager giapponese!
come si vede,son gia due “indizi”,(parole simili dette da due persone diversissime,neanche connazionali …)insomma,il sotto scritto è tutt ‘altro che antipatriottico,ma come ebbi gia a dire mesi fa,in autunno,su questo forum,riportati le parole delo stesso tale,nipponico,:
“avete donne ultrapetulanti,forze del ordine troppo buoniste,classe politica orrenda,lavoro pagato poco,troppa gente in giro poco disciplinata….non so come ve la caverete…”
e lo diceva nel 99-2001,eh vedesse ora egli la situazione,…rimarrebbe basito:)
suvvia,molte di queste critiche le fece anche il new york times o il washington post nel 2006,il famoso titolo”italia,un paese fermo”,quindi le critiche sopra son tutt’ altro che peregrine,caro giulio…..
3 luglio 2012 alle 17:04
a onore degli americani,dopo che fecero la famosa sparata,essi stessi per primi ammisero che dopo il loro articolo in italia c’era stato un discreto dibattito e prese di posizione molto varie,insomma non il classico chiudersi a riccio,e questo oltreoceano fu molto apprezzato
ennesima riprova che se un paese x è molto scettico su un paese y,non è che negando l’evidenza il paese y ci guadagni in immagine..
che poi il paese x ,o gli usa proprio,siano il paradiso in terra,beh quello non lo sostiene nessuno:)