di giuliomozzi
L’inchiesta sulla responsabilità dell’autore, “lanciata” da Nazione indiana nella prima metà del 2010, viene oggi pubblicata da Nazione indiana come libro digitale gratuito (prelevalo qui).
Trovo la cosa sensata e opportuna. Anche se trovo bizzarra l’idea di spezzare gli interventi, mettendo prima tutte le risposte alla prima domanda, poi tutte le risposte alla seconda, e così via. Mi pare che tutti gli intervenuti abbiano composto, rispondendo alle dieci domande, dei testi unitari; e che questa spezzatura sortisca, semplicemente, l’effetto di rendere pressoché incomprensibile il tutto.
Se le persone che compongono Nazione indiana condividono, come sembrano – a giudicar dalla premessa al testo – condividere, l’opinione di Andrea Cortellessa
(Ogni scrittore, ogni poeta, ogni narratore, portando inevitabilmente con sé la propria voce, aveva risposto, stilisticamente, e perciò in maniera sostanziale, in modo differente l’uno dall’altro. “Stile” cioè, ripetendo le sue [di Cortellessa] parole, “come parte integrante delle risposte.”)
mi domando se si faccia un buon servizio allo stile frammentando i testi.
Ma tant’è. Chi volesse leggere gli interventi ciascuno per intero, senza dover saltare da una parte all’altra del testo, li trova in Nazione indiana, sotto la categoria La responsabilità dell’autore.
Etichette: La respnsabilità dell'autore
4 giugno 2012 alle 20:08
Quando un anno e mezzo fa incontrai Giancarlo De Cataldo in Salento, ne rimasi affascinata. Eleganza e tanta intelligente semplicità. Intervallava il suo discorso con espressioni dialettali, per farsi capire da tutti i presenti.
Quando venne il momento delle domande, gli chiesi quale responsabilità, in quanto autore, sentisse nella urgenza, nel particolare momento storico, quale ritenesse fosse la responsabilità dell’autore.
Egli mi rispose in modo inaspettato. Mi disse che quella posta da me non era domanda facile. Con immediatezza mi parlò di sentire la responsabilità di padre, di marito, di figlio, di magistrato, di cittadino… Io rimasi con nelle mani e nei pensieri una serie di questioni. Una miriade di riflessioni, di spunti, di problemi, “tante responsabilità” andavano a comporre la responsabilità di cui avevo chiesto. Tutto quanto andava a formare la risposta che improvvisamente mi si risolse davanti agli occhi in maniera fulgidamente palese, lampante. Quando chiesi un autografo al suo libro, mi sorrise, poi scrisse: “A Sabrina, dalle acute domande, in amicizia”, tornò a sorridermi; io fui contenta e rassicurata, sentii di aver condiviso, in poche parole dette, in quegli attimi, qualcosa di molto molto importante.
5 giugno 2012 alle 00:17
Giulio, non c’è da stupirsi del modo in cui hanno organizzato il testo. Se t’importa di evidenziare una voce con le sue posizioni e il suo stile pubblichi le interviste una per una. Se invece t’importa evidenziare quant’è stata acuta e provocante la redazione nel porre di tali domande, costringendo ogni autore ad adagiarsi in quel letto di Procuste, allora fai come han fatto loro.
Quelli di Nazione Indiana li conosci meglio di me. Un giorno mi spiegherai perchè uno si sottopone a simili rituali. E’ come quando un cannibale t’invita a cena: ti verrà pure il sospetto che, anzichè l’ospite, tu sarai la pietanza.
5 giugno 2012 alle 08:48
mamma mia, mica hanno puntato un bazooka agli scrittori e li hanno costretti a rispondere supinamente alle loro domande. e lo scopo di una simile inchiesta non è evidenziare una voce, quanto mostrare le voci.
lo stile. stile anguilla, in questo caso.
dunque la responsabilità starebbe nel far fruttare il talento?
5 giugno 2012 alle 09:05
Bella l’iniziativa degli e-book. Unico difetto: hanno pubblicato solo i pareri degli stretti addetti ai lavori, trascurando i commenti di follower fuori dal giro.
5 giugno 2012 alle 09:07
Nessuno è stato “costretto a rispondere supinamente alle domande”, Manu. Ma se uno mi presenta una lista di domande concatenate, mi pare sensato rispondere con delle risposte concatenate. Se poi le mie risposte vengono “scatenate”, ho la sensazione che qualcosa non torni; che un errore si sia introdotto.
Valter, tu non conosci le mie abilità di cuoco. Se un cannibale m’invita a cena, gli porto il manzo bollito con la peperonata; o l’insalata di verdure pallide con arancia e mela, burrata al centro e caco supermaturo esploso sopra la burrata; o… quel che càpita.. E voglio vedere, poi, cosa mangia.
5 giugno 2012 alle 09:14
Sarebbe stato utile fornire almeno una sintesi o una campionatura delle discussioni in calce ai post. Ti pare, Lucio?
Evidentemente per chi ha curato il libro quelle discussioni, semplicemente, non sono importanti. Non hanno rilevanza.
E questo, a essere maliziosi, lo si potrebbe considerare come un esempio di come questi “autori” intendono il rapporto con i “lettori”.
In fondo, io me ne sono andato da N.I. perché non ne potevo più delle discussioni interne sulla gestione dei commenti – discussioni che a me sembravano un tantino isteriche.
(E vedi il recente caso accaduto proprio a Valter Binaghi, da lui raccontato qui).
5 giugno 2012 alle 11:30
Se è vero che una grande responsabilità dell’autore è quella di non annoiare il lettore quelli di nazione indiana sono degli irresponsabili.
6 giugno 2012 alle 00:07
gian marco,mio applauso a piene mani a quanto hai scritto