di giuliomozzi
1. Si dice: “Chi è scrittore se lo sente dentro”. Lui, benché si sia ascoltato attentamente, non se lo sente dentro.
2. Si dice: “La scrittura è una passione divorante”. Lui, tutto sommato, non si sente molto divorato: al massimo, mordicchiato qua e là, e saltuariamente.
3. Si dice: “Per il vero scrittore, scrivere è una necessità”. Lui per i primi trent’anni della vita (vabbè, facciamo ventiquattro: prima dei sei non sapeva proprio scrivere) non ha quasi mai scritto se non per lavoro (lavoro giornalistico). E stava benissimo.
4. Si dice: “Per il vero scrittore, la scrittura è la vita”. Lui pensa che no, che nella sua propria vita ci sono faccende più importanti, e gioie più grandi.
5. Si dice: “Quella dello scrittore è una vocazione”. Lui ha la vocazione del percussionista, ma purtroppo come percussionista è scarso. Non sempre, ahimè, vocazione e talento sono compresenti.
6. Aldo Busi dice (qui): “Prenda me, come parlo, come mi muovo, come gestisco il mio corpo, prenda le mie opere e da lì capirà chi è scrittore e chi non lo è”. Prendete Giulio Mozzi, come parla, come si muove, come gestisce il suo corpo; prendete le sue opere, e da lì capirete che non è uno scrittore.
7. A Giulio Mozzi non interessa essere ciò che non è.

29 marzo 2012 alle 07:25
@Giulio. Ogni tanto sei simpaticissimo.*-°
29 marzo 2012 alle 08:53
Spassosissimo. E onesto.
29 marzo 2012 alle 09:04
E quel che è peggio: non essendo uno scrittore ti metti pure a insegnare scrittura.
Che mondo, signora mia, che mondo.
29 marzo 2012 alle 09:18
Io penso che la vera opera d’arte di Giulio Mozzi sia “Vibrisse”. paola
29 marzo 2012 alle 09:25
allora si può dire che giulio mozzi fa lo scrittore, se scrittore non è? ma qui cominciamo a ragionar di filosofia e di identità e poi le cose si complicano.
29 marzo 2012 alle 09:44
Sì, ma quale Giulio Mozzi? … ce n’è tanti…
29 marzo 2012 alle 10:32
nelle domande ci sono molte risposte, le migliori le dai tu con la tua auto-ironia.
29 marzo 2012 alle 10:49
giulio, anch’io ho una fortissima vocazione di chitarrista ma sino scarsetta. vuoi far parte della mia band virtuale di scalcagnati? suoniamo e cantiamo un po’ di folk, un po’ di irlanda, un po’ di dylan, con risultati disastrosi.
29 marzo 2012 alle 11:40
Giulio Mozzi, o del realismo ben temperato: definire è morire, vivere è curare. ( titolo provvisorio per una non biografia irrealizzabile )
29 marzo 2012 alle 12:32
Sostenere che Giulio Mozzi non è uno scrittore mi pare davvero arduo e io mi rifiuto di accettarlo. Resta il fatto che essendo lui stesso medesimo a dichiararlo in calce, e su vibrisse, diventa inevitabile constatare, con il dovuto rispetto, che la sua ironica e autoironica dichiarazione, fa di lui uno scrittore vero a tutti gli effetti.
Per me, naturalmente. Mica sono uno scrittore che pretende di dettare il verbo. Mi limito a esprimere opinioni opinabili con cui spesso, a distanza di brevissimo tempo, neppure io mi trovo in accordo (a parte ricordare di averlo detto o scritto).
29 marzo 2012 alle 12:40
Io ho la vocazione di fare niente tutto il giorno, tutti i giorni.
La noia mi affascina, l’ozio mi entusiasma, la pigrizia mi infervora, l’ignavia mi culla.
Per me auspicherei un eterno purgatorio di cazzèggio ininterrotto, svizzero, neutrale.
Purtroppo pare che la nostra società punisca severamente, mi verrebbe da dire dantescamente, una simile vocazione, e io non posso far altro che strozzarla, lavorando e talvolta scrivendo; ma lavorare stanca, diceva un mio conterraneo, e scrivere sfinisce.
L’esilio, questo mi ci vorrebbe, una sant’elena di nullafacenza, dove poter perfino ascoltare Ser Mozzi che fa un assolo alla batteria.
29 marzo 2012 alle 13:40
Io devo quotare minimonecessario.
E poi lo sanno tutti che il ghost writer di Giulio Mozzi è l’oca Martina.
29 marzo 2012 alle 13:58
Per l’oca Martina, vedi.
29 marzo 2012 alle 14:10
Ecco. Appunto.
Quello è lo stato serale dell’oca Martina, dopo che il Mozzi l’ha tenuta per dodici ore nel suo rifugio antiatomico a scrivere libri, correggere bozze e stendere i post del blog.
Ogni due mesi, si sussurra in certi ambienti, ha bisogno di un trapianto di peluche.
29 marzo 2012 alle 15:11
Per quanto riguarda i primi 5 punti, questo Lui chi sarebbe? Si deve ricondurre al Giulio Mozzi del titolo o a chi altri?
A quando invece un post by Giulio Mozzi dal titolo ‘Le sette (o anche più, oppure anche di meno) ragioni per le quali si può affermare che Giulio Mozzi è uno scrittore”?
29 marzo 2012 alle 16:57
Mozzi ha la suprema decenza di rendere interessante e a tratti godibile un mondo (quello letterario) in mano a perfetti trogloditi morali e, soprattutto, estetici. Standing ovation.
29 marzo 2012 alle 17:26
Poichè nessuno di noi è posto da sè nell’essere, ognuno di noi ignora ciò che è. Per lo più crede di essere ciò che immagina.
Ecco che lo scrittore è un creatore d’identità patentato.
Crea voci narranti che pongono nell’essere personaggi, i quali sono gli unici a credere veramente di essere ciò che sono.
29 marzo 2012 alle 18:05
A volte anche i personaggi si tradiscono (non sono cioè ciò che credono di essere).
29 marzo 2012 alle 22:21
Mi sembra che ci sia un po’ di corazziniano in tutto ciò (o, a scelta, di palazzeschiano). O anche di nathanzuckermanniano, nel Ghost Writer. Come l’oca Martina.
29 marzo 2012 alle 22:45
Mi riconosco in pieno in ciò che Giulio dice di sé. Quindi sono doppiamente felice di aver riposto la penna (o la tastiera… o tempora o mores….).
Quanto a Giulio Mozzi… forse non sarà uno scrittore ma è comunque qualcosa (qualcuno) di meraviglioso.
Forse sono di parte… pazienza.
Per Luigi Tuveri :Mi limito a esprimere opinioni opinabili con cui spesso, a distanza di brevissimo tempo, neppure io mi trovo in accordo (a parte ricordare di averlo detto o scritto).
Mi riconosco moltissimo anche in questo… ah che sollievo, pensavo di essere una minus habens
30 marzo 2012 alle 00:24
essere ciò che si è, non proiettandosi addosso etichette, significa: amarsi veramente, saper valorizzare i propri reali talenti. Niente è più emancipativo, fecondo e creativo dell’avventura di essere se stessi, di farsi un’iniezione di consapevolezza e amore (sono due cose diverse?)
30 marzo 2012 alle 08:24
Io dico che in Giulio c’è una genialità che vedo in Ennio Flaiano. E non è poco!
Stefano
30 marzo 2012 alle 09:13
madameitalienne sono/è Feliciana…. è uscito questo vecchio nicknamen che avevo usato per un blog, non so come cavarmelo di torno, sono un po’ impedita con l’elettronica
30 marzo 2012 alle 13:43
Salve.
Ho una curiosità: se Giulio Mozzi non è uno scrittore, perché Giulio Mozzi scrive libri?
30 marzo 2012 alle 15:55
Giulio Mozzi scrive e pubblica i suoi scritti. E riceve pure dei diritti sulla pubblicazione. Indi Giulio Mozzi è uno scrittore.
30 marzo 2012 alle 20:26
scrittore: s.m. 1. Chi si dedica all’attività letteraria in quanto mosso da un intendimento d’arte. [.... ] 2. Scrivano, copista. (Devoto-Oli)
Se è vero che il significato 2 ha interessato un parte della vita di Giulio (addetto stampa se ricordo bene) è da chiedersi se il suo dedicarsi adesso all’attività letteraria sia mosso o meno da ” un intendimento d’arte”.
Resta da verificare cosa descrivono altri dizionari…….
30 marzo 2012 alle 20:51
Grandissimo, Giulio. Anche noi stiamo per fare una sortita del genere. E poi come si fa a essere scrittori se la letteratura è morta (diverso tempo fa, ma hanno dimenticato di seppellirla). E come si fa a essere scrittori con tutti questi libri (ne escono 161 al giorno, pare, in Italia. E il contagio si sta allargando a macchia d’inchiostro). Cari saluti un tuo fan massimo pamio
30 marzo 2012 alle 22:43
spunti per continuare la divertente check-list…
http://www.letteratura.rai.it/articoli/scrivere/452/default.aspx
31 marzo 2012 alle 08:23
Roberto, Gianni: se decidiamo che è scrittore chi scrive libri, allora io sono scrittore. Se c’è di mezzo, come fa notare Mimmo, l’intento d’arte, allora non lo sono.
Noubs: non diciamo cazzate, per piacere. Una frase come: “La letteratura è morta” è semplicemente priva di senso.
E’ vero che in Italia si pubblicano 161 libri al giorno, ma in questi 161 sono contati anche:
- i manuali di cucina, di trekking, di sculture con la pasta di sale, di Photoshop, di Pilates, eccetera;
- le guide alla compilazione alla denuncia dei redditi, le guide turistiche, i dizionari di ogni genere e dimensione, i libri con le frasi fatte per chi va all’estero, eccetera;
- i libri di scuola: di italiano, matematica, geografia, storia, filosofia, fisica, biologia, pedagogia, eccetera;
- i testi universitari di ogni genere e specie;
- i libri di antroposofia, di filosofie orientali, di aromaterapia, di urinoterapia, di rebirthing, i manuali di sha-tzu, eccetera;
- le biografie e autobiografie di calciatori, giornalisti convertiti a Medjugorie, cantanti, politici, divi televisivi, ciclisti, motociclisti, nuotatrici, eccetera;
- i libri illustrati prodotti (e prepagati) dalle banche, dalle istituzioni, dai grandi gruppi industriali, dalle amministrazioni locali, eccetera;
- il catalogo dell’Ikea, la Bibbia, i catechismi, i sussidi didattici religiosi, le biografie dei santi in quattro pagine, le storie del paese vendute solo all’edicola del paese, eccetera.
- eccetera;
- e, in un angolo, c’è anche la letteratura. Dove, tra l’altro, in quel fatidico numero di 161 libri pubblicati al giorno, la bizzarra usanza statistica italiana conta non solo le vere e proprie novità, ma anche le nuove edizioni (se Mondadori manda fuori una nuova edizione del “Fu Mattia Pascal” di Pirandello, con una nuova copertina, questo viene contato al pari di un libro nuovo).
31 marzo 2012 alle 09:08
“sono l’ultimo a scendere” , per quanto antologia, è stato generato da una raccolta di scritti che aveva e mantiene, un chiaro intento d’arte: l’ironia è un elemento importante, anche se non necessario, del fare arte.
La saggistica e la manualistica sono anche categorie della scrittura. Un buon scrittore si fa notare anche nelle istruzioni per l’uso di un elettrodomestico. Se tutta la discussione vuole invece rivolgersi allo scrivere “narrativa fantastica” allora si può delimitare il discorso (e le statistiche).
Giulio di sicuro “è stato” uno scrittore, se sia o no ancora “in attività”, questo deve dircelo lui.
31 marzo 2012 alle 11:11
Ennio Flaiano, Diario notturno, Adelphi, p. 113
31 marzo 2012 alle 19:02
“se decidiamo che è scrittore chi scrive libri, allora io sono scrittore. Se c’è di mezzo… l’intento d’arte, allora non lo sono”
dunque, ci è — ‘conforme’;
in ogni caso, non ci fa (chapeau);
soprattutto, non è affatto un letterato (chapeau)
31 marzo 2012 alle 21:15
spesso quando leggo i libri mi capita di scriverli anche, cependent, moi, je ne suis pas un écrivain
31 marzo 2012 alle 21:16
ops cependant
1 aprile 2012 alle 10:42
No, non sono un “letterato”. Non ho quel tipo di preparazione lì. (Per “letterato” intendo: uno che abbia studiato le Lettere).
1 aprile 2012 alle 12:08
gli è che in Italia (e forse non solo) (da Petrarca in avanti?) poeta, scrittore, letterato tendono a collassare l’uno sull’altro
http://www.granloggia.it/GLDI/default.aspx/1264-scrittori_poeti_e_letterati.htm
perciò va apprezzato chi non è soggetto a simili collassi;
“non sono uno scrittore” lo interpreto come “io non collasso così”
1 aprile 2012 alle 16:15
Ma: per me una frase come “Giulio Mozzi non è uno scrittore” è una frase come “Il melo è una rosacea”. Non implica giudizi.
2 aprile 2012 alle 14:38
Giulio, tu dici: “se decidiamo che è scrittore chi scrive libri, allora io sono scrittore. Se c’è di mezzo, come fa notare Mimmo, l’intento d’arte, allora non lo sono.”
Forse possiamo dire che lo scrittore è la categoria e l’artista è la sottocategoria. Ma per me che non sono una letterata (perché non ho studiato lettere…), cosa intendete VOI per arte? Sto cercando di farmene un’idea personale, ma il chiacchiericcio mediatico che circola attorno a certi eventi (letterari, pittorici, ecc…) mi confonde parecchio le idee.
4 aprile 2012 alle 01:21
Se Giulio non è uno scrittore è pur sempre un autore. Papiri ovunque.
5 aprile 2012 alle 20:48
“Tu SEI una scrittrice”. Frase detta da Giulio Mozzi intorno a un tavolo di un mangia-bevi-scrivi indimenticabile.
6 aprile 2012 alle 19:56
Divertente conversazione. Siamo sempre alla ricerca di definizioni, ovvero di ancore che ci salvino dal fluire magmatico della materia, ma la nostra natura è quella dell’azione: pura azione nel momento presente. Ora, per esempio, mentre scrivo, sono uno scrittore ma tra dieci minuti, in cucina, sarò un bevitore di caffè. Anzi, a ben vedere, sarò un apritore del barattolo e poi un mescitore di acqua eccetera all’infinito: in definitiva non sarò, così come non sono.
Sul piano invece della pur rispettabile realtà convenzionale, quella dei biglietti da visita e delle presentazioni salottiere, non possiamo dire che è scrittore chi vive della propria scrittura perché allora Kafka e Svevo (e molti altri) non lo erano. Forse scrittore è, semplicemente, chi scrive per essere letto, anzitutto da se stesso. E che scriva un manuale di istruzioni o un romanzo è indifferente, quello che conta è l’intenzione e la qualità. Ci sono pessimi romanzi (o inutili, che è lo stesso) e ottimi manuali.
Allo stesso modo, si è musicisti se si suona per studio e per passione e non perché si guadagna con dei suoni o perché sta scritto sulla carta d’identità.
Quello che possiamo fare tutti, scrittori e no, è prendere le distanze dalle nostre presunte identità, sia quelle illusorie che quelle convenzionali, e lavorare alla decrescita dei nostri ego.
7 aprile 2012 alle 19:06
7. a Giulio Mozzi non interessa essere ciò che non è.
è da qui che nasce la ‘pratica’ dello pseudonimo? mi dò un altro nome, indicativo di altra personalità, per non essere giuliomozzi scrittore? o è l’esatto opposto? mi dò un altro nome, indicativo di altra personalità, per essere giuliomozzi scrittore? essere o non essere.. mica ci capisco molto degli aka…e magari non c’entra un’akka
7 aprile 2012 alle 21:05
uno pseudonimo aiuta sempre, come testimonia l’oca martina
9 aprile 2012 alle 21:41
oh ma quanto è auto-ironico mozzi
ma quanto è modesto
non sono scrittore, ma quanto non lo sono? ma lo penso? e quanto lo penso?
mi si vede più se mi metto in un angolo o se non vengo? ma vengo?
oddio oddio ragazzi ci vedo flaiano, e non è poco!
…maledettamente scrittore, e nella fattispecie, tipico italiano falsomodesto
10 aprile 2012 alle 09:24
Modesto io? Ma siamo matti?
17 aprile 2012 alle 13:04
modesto lui? Ma siete matti?
Il miglior modo di farsi notare è quello di cercar di passare inosservati!!
Così il miglior modo per essere lodati è auto-sminuirsi?
Ma non è una forma di narcisismo?
6 novembre 2012 alle 18:29
Per me, da ieri, Giulio Mozzi è un poeta. (Quando qualcuno lo dice a me, io quasi mi offendo)